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#4 (permalink) |
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Gennarino Fan's Club
Data registrazione: Mar 2000
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Scusa, nello scrivere le mie considerazioni ho dimenticato di rispondere.
Il rendiconto annuale e la relazione semestrale dei fondi prevedono l'obbligo di indicare i primi 50 titoli in portafoglio (per peso, ovviamente) o comunque i titoli che hanno un peso superiore allo 0.50% del patrimonio. Anni fa il rendiconto era trimestrale, e non semestrale, e c'era l'obbligo di indicare tutti i titoli posseduti, con addirittura la specifica movimentazione trimestrale (saldo iniziale, acquisti, vendite, saldo finale) titolo per titolo. Una SGR che tiene alla trasparenza, però, dovrebbe rispondere al sottoscrittore dei fondi che desidera informazioni specifiche, e soprattutto su un simile caso. Probabile che non ci siano bonds nel portafoglio del fondo (anche in virtù dell'assenza di rating), tanto sono stati ammollati ai borsini. |
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#6 (permalink) |
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Data registrazione: Jul 2002
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DOPO IL CRACK Rispettati i tempi della legge 270: in un anno cedute le principali attività. Del Monte e De Rica cedute al di sopra delle medie di mercato
«Cirio, entro giugno il via ai rimborsi» DOPO IL CRACK Rispettati i tempi della legge 270: in un anno cedute le principali attività. Del Monte e De Rica cedute al di sopra delle medie di mercato Entro giugno i creditori di Cirio (dipendenti, fornitori e titolari di obbligazioni), riceveranno una parte di quanto loro dovuto. «È un impegno che ci prendiamo pubblicamente - dicono Luigi Farenga, Mario Resca e Attilio Zimatore, i tre commissari nominati a gestire, sanare e liquidare il gruppo che fu di Sergio Cragnotti -. Entro la prima metà di quest’anno procederemo con il primo riparto parziale a favore dei creditori Cirio». Nelle casse dell’ex impero agro-alimentare stanno per arrivare circa 700 milioni di euro, frutto delle vendite fin qui realizzate e di quelle che giungeranno a compimento nel corso delle prossime settimane. Delle prime fanno parte Cirio e Del Monte Food, delle seconde il 39,9% delle azioni di Del Monte Pacific quotate alla Borsa di Singapore, alcune attività italiane come Cisim Food (ristorazione aeroportuale), opere d’arte e un castello, quello di Brignano, che nei Promessi Sposi il Manzoni indicò come la residenza dell’Innominabile. «Una delle maggiori difficoltà che abbiamo incontrato in questi quasi 18 mesi di lavoro in comune - dice Resca - è stata proprio far chiarezza in un patrimonio estremamente confuso, che andava dalle proprietà immobiliari ai quadri, da una squadra di calcio a una cartiera in Spagna, fino alla più grande piantagione mondiale di ananas. Tutto sotto lo stesso cappello». Farenga, Resca e Zimatore hanno iniziato la loro attività nell’agosto 2003, all’indomani del no delle assemblee al piano di salvataggio approntato dalla società. E dall’8 gennaio 2004 hanno avviato l’amministrazione secondo i criteri della legge 270/99, che prevedevano 12 mesi di tempo per vendere e recuperare parte degli attivi, in modo da evitare il fallimento. «Abbiamo rispettato i tempi - dice Resca -. Cirio e Del Monte sono state vendute a un buon prezzo e rapidamente. Per la cessione di Del Monte Pacific serve invece ancora qualche settimana, ma si tratta di una società in bonis e per la cui cessione il più è stato fatto». Quel 6 novembre 2002, quando il gruppo Cragnotti annunciò l’incapacità di rimborsare un prestito obbligazionario in scadenza per complessivi 150 milioni di euro, appare oggi lontanissimo. Cragnotti è finito anche in carcere ed ora, a 65 anni, è fuori dalla società che fu sua. Una società che ha smesso di vendere debiti e promesse ed ora è stata asciugata e risanata. Operazione di pulizia e di marketing, perché l’industria agro-alimentare che era finita nascosta da una montagna di debiti ha sempre continuato a rappresentare un business solido e redditizio. Se solamente fosse stato seguito. «Di quanto di buono c’era in quel gruppo - dice Farenga - non manca nulla. Anzi, c’è tutto e vale più di quanto valesse un tempo». «Quando abbiamo iniziato la nostra attività di commissari - spiega Zimatore - i fornitori per consegnarci la merce, e badate che stiamo parlando di pomodori, esigevano fidejussioni a garanzia del pagamento futuro. Siamo riusciti a ottenere la loro fiducia, innestando un ciclo virtuoso, senza fare ricorso al sostegno del sistema bancario e senza neppure poter contare sui circa 55 milioni di crediti che il gruppo vanta nei confronti dell’erario italiano». Ceduta Del Monte Food per 275 milioni di euro (a Del Monte Fresh), Cirio-De Rica-Sopragol per 168 milioni (a Conserve Italia), e il Panificio Moderno per 6 milioni (a Tognetti), la cassa del gruppo attende ora circa 145 milioni dalla cessione della partecipazione in Del Monte Pacific. Con la vendita delle piccole società italiane e delle attività immobiliari (2 stabilimenti dismessi a Pagani e Sezza, il castello di Brignano, palazzo Giovannelli a Venezia, oltre alle opere d’arte), si dovrebbero raggiungere i 700 milioni. Una cifra considerevole, ma sempre pari a un terzo del totale dei debiti rilevato al termine della gestione Cragnotti, quando a fronte di un miliardo di euro di fatturato vi erano 2,2 miliardi di passività (bilancio 2002), con bond emessi per complessivi 1,125 miliardi e 510 milioni di crediti del gruppo nei confronti delle società finanziarie della famiglia Cragnotti. «L’entità della voragine che si era formata - dice Resca - rese impossibile il salvataggio del gruppo. E francamente dopo le prime settimane di lavoro nessuno di noi pensava di riuscire a realizzare dalle vendite una somma molto superiore ai 250 milioni di euro, 300 milioni nell’ipotesi più rosea. Abbiamo ormai in cassa più del doppio e lo riteniamo un risultato estremamente importante, soprattutto perché ottenuto con la forza di quanti hanno creduto nell’azienda, manager e dipendenti prima di tutti gli altri». E per capire bene il turn around basta riflettere sui numeri: «Le vendite sono state realizzate a 0,8 volte il fatturato, con multipli del mol (margine operativo lordo, ndr ), pari per Del Monte a 16 volte e per De Rica a 12 volte - dice Franco Gaudenti, partner di Envent, l’advisor finanziario delle vendite Cirio -, contro una media di mercato che si colloca sul 7,5%». Il futuro di Cirio si giocherà a partire dalla seconda metà dell’anno. Avviati i rimborsi ai creditori, i commissari saranno chiamati a seguire soprattutto le attività di revocatoria, le azioni di responsabilità e il recupero crediti. Tempi biblici annuncia la giustizia italiana. «Noi percorreremo tutte le strade possibili - dice Resca - siamo convinti di poter portare a casa qualcosa anche dalla brasiliana Bombril. Abbiamo già avviato alcune azioni legali, altre le stiamo studiando. Se ci saranno margini per farlo, anche Cragnotti verrà perseguito civilmente e con lui ex consiglieri ed ex amministratori». Le speranze per chi sottoscrisse le 7 emissioni obbligazionarie emesse dalle cinque società del gruppo Cirio (3 basate in Lussemburgo, una in Olanda e una in Italia), non mancano. Certo, l’investitore rientrerà solo in parte del suo capitale, ma quest’ipotesi non è mai stata concreta come ora. «Per esperienza - dice Farenga - so che quando si arriva a pagare i creditori chirografari si è raggiunto un buon risultato. Quando poi questi vengono pagati con percentuali non infime come avverrà per Cirio, con rientri tra il 10 e il 95%, allora il risultato è più che buono. Certo, il bondholder vedrà il suo credito variare in funzione della società che ha emesso il bond e della sottostante attività…». L’obiettivo primario posto all’attività dei tre commissari (mantenimento dei livelli di occupazione e dell’italianità della proprietà), è stato raggiunto. E nel complesso, conclude Zimatore con uno sforzo di ottimismo, «per come si erano messe le cose nell’estate del 2003 i risultati ottenuti in questi ultimi 12 mesi rappresentano una sorpresa estremamente positiva». Stefano Righi http://www.assinews.it/rassegna/arti...e170105ci.html |
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Data registrazione: Jul 2002
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Cirio, scade venerdì la prelazione dei Lorenzo per Del Monte Pacific
Sca de dopodomani il diritto di prelazione della famiglia Lorenzo sulla Del Monte Pacific, l’ultima grande cessione del commissario della Cirio Mario Resca. Per ora la famiglia già socia della società che ha delle piantagioni di ananas nelle Filippine non avrebbe ancora preso una decisione ma per la stampa orientale starebbe tentando di tutto per mettere insieme una cordata. Una ricerca sul filo di lana che difficilmente dovrebbe andare in porto lasciando il campo libero alla First Pacific che ha già firmato un contratto . (m. sid.) corriere |
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Data registrazione: Jul 2002
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Per Consob vittoria a metà su Cirio
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e021205ba5.pdf |
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Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
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Ricorsi Bond Cirio: Consob segna punto a favore
Dà ragione, quasi in toto, alla Consob la prima sentenza sulle sanzioni alla banche collocatrici dei bond Cirio. Multe che si sono abbattute su 400 banchieri italiani nel febbraio scorso e contro le quali sono piovuti i ricorsi. La corte d’Appello di Ancona ha riconosciuto l’intero impianto accusatorio, dimezzando tuttavia l’importo della sanzione alla Banca Popolare del capoluogo marchigiano. corriere |
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Data registrazione: Nov 2005
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io dei rimborsi non vedo nessuna traccia.
anche se dicono il contrario... Da MiaEconomia.it Cirio, primi sorrisi per gli obbligazionisti (15/11/2005) Da una parte i primi rimborsi del piano di riparto, dall’altra una sentenza che dà ragione ai 35 mila obbligazionisti rimasti invischiati nel default dei bond della Cirio. Piccoli sorrisi anche per gli investitori nelle obbligazioni dell’ex società di Sergio Cagnotti che dopo mesi di attesa intravedono qualche risultato. Ha iniziato Antonio La Malfa, il giudice delegato per la procedura Cirio al tribunale fallimentare di Roma, che ha dato il via libera al primo piano di riparto parziale di Cirio Del Monte Italica: tre emissioni di bond per complessivi 500 milioni, che saranno rimborsati al 6,2%. Ma la vera novità riguarda la cessione del 40% nella Del Monte Pacific di proprietà del gruppo Cirio alla First Pacific Company. Si parla di 163,6 milioni di dollari,che dovrebbero andare a rimborsare gli obbligazionisti Del Monte Finance Luxembourg e Cirio Del Monte Nv. Il mercato valuta positivamente l’operazione anche perché la cifra stabilita è superiore del 25% rispetto alla quotazione attuale dei titoli Del Monte ed è pari a 2,1 volte il fatturato della stessa. Passando alle azioni legali è da segnalare il successo ottenuto da un risparmiatore che si vedrà restituire 125 mila euro dalla Banca Veneto. La sentenza è molto importante perché condanna l’istituto di credito nonostante la risparmiatrice avesse mostrato un alta propensione al rischio. Per il giudice ''la dichiarata esperienza e la propensione al rischio del cliente non esimono comunque l'intermediario finanziario dal fornire un’informazione precisa sulle caratteristiche delle singole operazioni d'investimento''. Secondo il giudice di Treviso, quindi, la banca è tenuta all’informazione, con la diligenza di un operatore che deve essere particolarmente qualificato e informato. |
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