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Vecchio 11-11-11, 12:00   #1 (permalink)
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GDO: lavoro raddoppiato ma nessun miglioramento contrattuale: chi mi tutela?

Buongiorno, cercando in rete casi simili al mio sono capitato in questo forum, e precisamente in questo dibattito:
vertenza al datore di lavoro..avvocato o sindacato?
Lì si parlava di un demansionamento, nel mio caso invece mi ritrovo a rivendicare un miglioramento contrattuale perché i miei carichi di lavoro sono decisamente aumentati: per questo ho pensato di aprire una nuova discussione.

Nel giugno 2008 sono stato assunto in una filiale di nuova apertura per una catena di negozi di elettronica, come addetto vendite del reparto musica-film (quinto livello del commercio).
Il reparto contava 2 venditori, e prevedeva un appoggio al reparto dei videogiochi, gestito da un altro commesso.

In fase di colloquio pre-assunzione mi era stato prospettato un percorso di inserimento nell’azienda che si sarebbe dovuto articolare col seguente iter: un iniziale periodo di 6 mesi sotto l’agenzia interinale che mi aveva inizialmente contattato, poi altri 6 mesi a tempo determinato sotto l’azienda e quindi, qualora il mio operato si fosse rivelato valido, l’assunzione definitiva a tempo indeterminato.

Dopo la fase dell’allestimento e le prime settimane successive all’inaugurazione sono stato nominato responsabile di reparto; poi, nel marzo 2010, a causa della mancata riconferma del collega del reparto videogiochi, mi è stato assegnato anche questo settore.
Contestualmente, la mia collega di reparto ha cominciato ad essere spostata in appoggio ad altri reparti o alle casse, con la motivazione che il fatturato dei reparti musica-film e videogames non raggiungeva le stime previste dall’azienda, e quindi non ci si poteva permettere più di una persona per la gestione di quelle merceologie.

Mi sono quindi ritrovato a dover gestire in completa autonomia un’area di oltre 300 mq, area che, come ho accennato, inizialmente era stata concepita e realizzata per essere occupata da tre persone.
Aggiungo che, prima dell’apertura, avevo fatto due settimane di formazione presso un’altra filiale, dove però mi avevano illustrato solo le procedure per la gestione del mio reparto: mi sono quindi ritrovato a dover autoformarmi per il reparto videogiochi, dato che sino alla mancata riconferma del collega preposto le mie mansioni di appoggio non prevedevano un’accurata conoscenza dei prodotti in vendita, così come non mi erano mai state spiegate le procedure per la gestione delle assistenze, dei rapporti coi fornitori etc. etc.

Apro una breve parentesi: prima ho spiegato l’iter di assunzione che l’azienda mi aveva prospettato, che di fatto non era poi stato seguito.
L’azienda infatti aveva progressivamente rivelato il suo effettivo piano di gestione del personale: sfruttare la possibilità concessa dalla legge di tenere il personale a tempo determinato (col sistema degli “stacchi” di 20 giorni tra un rinnovo e l’altro) per la durata massima di tre anni, e poi decidere se trasformare i contratti in indeterminati oppure lasciare definitivamente a casa i propri dipendenti.

Alla fine del maggio di quest’anno quindi, una settimana prima della scadenza del mio ennesimo contratto a tempo determinato, sapendo che sarei passato a quello indeterminato ho inviato una mail al capoarea che mi aveva assunto (nell’azienda non c’è un vero e proprio ufficio strutturato per le risorse umane) e, per conoscenza, al titolare dell’azienda, in cui ringraziavo il gruppo per la decisione di confermarmi a tempo definitivo, ma osservavo altresì che le mie condizioni di lavoro erano decisamente mutate rispetto al momento della mia prima assunzione (ripeto, ero diventato responsabile di due reparti e gestivo autonomamente un’area inizialmente occupata da tre persone), sia sul piano quantitativo che qualitativo.

Sul piano quantitativo perché credetemi se vi dico che mi sono ritrovato di punto in bianco a dover lavorare letteralmente per due, perché per quanto la merce da gestire fosse leggermente diminuita (complice la crisi), mi ero comunque visto raddoppiare l’area di mia competenza.
Sul piano qualitativo perché avevo acquisito delle competenze per il rep. giochi che prima non avevo (competenze acquisite peraltro con un’autoformazione fatta spesso a casa, fuori dall’orario di lavoro) e perché, pur essendo l’unico dipendente a non avere dei colleghi, mi occupavo anche di aiutare altri reparti (per es. nello scaricare la loro merce, oppure nel sostituire le cassiere quando erano troppo impegnate per fare i finanziamenti alla clientela, etc.).

Aggiungo fra l’altro che sono l’unico venditore a fare tre turni settimanali di “spezzato” (cioè con un’ora di pausa, che spesso peraltro accorcio per non restare indietro col lavoro), mentre i miei colleghi hanno solo quello del sabato.
Inoltre sono l’unico capo reparto ancora al quinto livello, ed ho un carico di stress notevolmente superiore a quello dei miei colleghi, dato che tutto grava sulle mie spalle (per es., quando vado in ferie non c’è un sostituto fisso al mio posto, ma viene chiamato qualcuno in appoggio solo per le emergenze, e quindi al mo rientro mi ritrovo ogni volta a dover recuperare tutto il lavoro accumulatosi nel frattempo – merce che dorme in magazzino, prezzi dei prodotti da variare in gran quantità, disordine estremo tra gli scaffali etc.).

Alla mia lettera non ha risposto nessuno; in questi mesi ho fatto spesso notare la cosa al mio direttore, che mi ascolta ma in fondo non è un problema suo.
Qualche settimana fa ho rispedito un’altra lettera al capoarea ed al titolare della catena in cui manifestavo il mio dispiacere per il fatto che fossero passati cinque mesi senza che nessuno mi avesse risposto, e dove ribadivo quindi le mie richieste (il passaggio al quarto livello ed un aumento significativo di 300 euro, vista la situazione).

Ma anche questa mail non ha ricevuto alcuna attenzione.

Ormai sono certo che se continuo così finirò per ammalarmi, né posso semplicemente limitarmi a “lavorare per uno”, la filiera della gestione della merce è tale che se rallento i miei ritmi di lavoro sono io stesso poi a pagarne le conseguenze, dato che non c’è nessuno che mi aiuta.
Vorrei perciò sapere se c’è qualche modo per tutelare la mia persona e veder riconosciute le mie richieste.

Ho letto il consiglio dei Tello di accantonare l’ipotesi sindacato/avvocati per rivolgersi direttamente all’ispettore del lavoro, pensate che una soluzione simile potrebbe essere utile anche nel mio caso?

Mi scuso per la prolissità ma volevo illustrare chiaramente la mia situazione, ringrazio sin d’ora chi vorrà aiutarmi.
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Vecchio 11-11-11, 14:35   #2 (permalink)
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Rispondo sempre io.
Mi dispiace ma credo che il tuo caso non sia di pertinenza dell'Ispettorato. Il "carico di lavoro" quantificabile è solo quello orario. A tot ore devono corrispondere tot euro. Tu significhi che lasciato da solo, per assistere decentemente la clientela, sei costretto a fare i salti mortali, e che a questo ritmo stressante ti ammalerai. Sarà anche vero, ma dal punto di vista dell'Ispettorato la cosa è irrilevante: se lavori il numero di ore corrette non vi è alcuna violazione. Nessuno, se non la tua coscienza, ti obbliga a saltare da un punto all'altro del reparto per assistere la clientela. Ti pagano per il numero di ore per le quali stai in negozio. Non importa "quanto" lavori in queste ore.

Forse un avvocato, ma devi aspettare pareri di altri utenti, sarebbe in grado di configurare una specie di danno da "stress lavorativo". Per me non c'è. Il tuo è un rischio elettivo, nel senso che nessuno ti obbliga a fare la trottola per i clienti. Se sei da solo i clienti devono aspettare oppure andare in un altro negozio.
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Vecchio 11-11-11, 21:47   #3 (permalink)
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Ti ringrazio per la risposta, in realtà non è vero che io lavoro le 40 ore previste dal mio contratto, spesso ne faccio di più; e poi il fatto che io fossi inizialmente stato assunto per coprire un'area di 150 mq in coppia con un'altra persona, ma da quasi due anni ormai debba gestirne in realtà una di 300 da solo, non conta nulla?
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Vecchio 11-11-11, 22:26   #4 (permalink)
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e poi il fatto che io fossi inizialmente stato assunto per coprire un'area di 150 mq in coppia con un'altra persona, ma da quasi due anni ormai debba gestirne in realtà una di 300 da solo, non conta nulla?
No, non conta nulla. L'indicazione delle mansioni nel contratto di lavoro è finalizzata unicamente alla definizione del livello di inquadramento retributivo. Il datore ha sempre la possibilità di variarti le mansioni. L'importante che le nuove mansioni siano equiparabili a quelle indicate nel contratto.

In altre parole se nel contratto c'è scritto che sei addetto alla vendita nel reparto musica il datore può impegnarti in qualunque altro reparto come addetto alla vendita. Quello che non può fare è chiederti di pulire a terra oppure di dirigere il punto vendita. Sei stato assunto come addetto alle vendite. Quello devi fare. Nè meno e nè più. Ma in quale reparto (ovvero in quali "reparti") tu lo debba fare spetta al datore deciderlo.
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Vecchio 11-11-11, 22:39   #5 (permalink)
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Mi ricordo di un caso analogo al tuo che trattai anni fa. Venne in ufficio una cassiera che si lamentava di prelievi che il datore effettuava sulla busta paga a titolo di ammanchi di cassa. Accadeva che il supermercato aveva ridotto le casse aperte da tre ad una (la sua) e la poveretta, per cercare di smaltire in fretta la clientela (ed evitare che magari i clienti indispettiti dalla attesa cambiassero supermercato), battendo di fretta e furia faceva molti più errori del consentito e il datore operava i prelievi per ammanco.

L'Ispettorato, salva una specie di moral suasion (operavo in una piccola cittadina e una telefonata spesso risolveva tante cose), non apri la pratica. Nessuno imponeva alla cassiera di agire con maggiore velocità (la stessa cassiera verbalizzò di non avere mai ricevuto inviti in tal senso) e quindi gli ammanchi erano a lei sola imputabili. Lei "correva" per il bene del supermercato: ma nessuno glielo aveva chiesto od imposto.

Morale della favola? Chi te lo fa fare di ammalarti? Rallenta. Se i clienti abbandonano il punto vendita perchè tu non sei pronto a soddisfare le loro richieste non sarà colpa tua. E' una scelta imprenditoriale: il datore saprà che per coprire 300 mq non è sufficiente una persona. E si è assunto (è una sua libera scelta imprenditoriale) il rischio di perdere una fetta di clientela.
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Vecchio 11-11-11, 22:44   #6 (permalink)
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La questione dell'orario superiore alle 40 ore la devi descrivere meglio.

Se si tratta solo di qualche ora in più, specie nei periodi di forte affluenza (natale, etc), nessun ispettore interverrà. Anche se la legge dice una cosa, il buon senso spesso porta a chiudere un occhio.
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Vecchio 12-11-11, 09:41   #7 (permalink)
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Caro Tello, ti ringrazio molto per l’attenzione, sei davvero gentile.

Mi suggerisci di rallentare, è la prima cosa alla quale avevo pensato ovviamente ma ne va della qualità del mio lavoro, è questo che mi impedisce di farlo e che l’azienda sfrutta a proprio vantaggio: mi spiego con un esempio.

Lunedì sono rientrato dopo una settimana di ferie (peraltro imposta): i reparti erano in disordine, si erano accumulate le variazioni dei prezzi di una settimana, in magazzino era arrivata parecchia roba, c’erano da preparare dei resi di merce abbastanza consistenti, in più cominciavano già ad arrivare le novità della settimana etc.
Quel giorno il mio turno sarebbe dovuto essere 9.30-18.30, e quello del giorno seguente 9.30-14.30.

Risultato: lunedì e martedì sono entrato in negozio alle 9.30 e ne sono uscito alle 20.00.

Non l’ho certo fatto perché sono masochista: le ore in più le recupererò, dato che non me le pagano, ma non avrei avuto alcun interesse nel farle, anche perché non mi dicono di stare a casa un giorno ma di recuperarle in maniera centellinata, una a settimana.
Non avrei quindi avuto alcun interesse ad accollarmi un simile tour de force, perché l’ho fatto allora?

Perché in questo modo in due giorni ho “ripristinato i reparti” allo stadio in cui li avevo lasciati o, meglio, allo stadio in cui avrei dovuto ritrovarli se qualcun altro in mia assenza avesse svolto le mie veci, e questo mi sarebbe servito per non dover arrancare poi nei giorni seguenti tra le cose nuove che avrei dovuto fare e quelle vecchie da smaltire.

Perché qui sta il punto, lo stress mi deriva dal fatto che, se lavorassi “per uno”, cioè ai ritmi di quando in reparto eravamo in tre, avrei costantemente due terzi di arretrati che comunque mi resterebbero sul groppone e prima o poi dovrei comunque trovare il modo di smaltire.

Faccio un altro esempio con una giornata tipo: arrivo in negozio, per prima cosa devo aggiornare i prezzi e mi escono 500 variazioni, nel frattempo mi chiamano dal magazzino per scaricare delle lavatrici perché i colleghi sono impegnati, poi mi richiamano in magazzino perché sono arrivate le novità del giorno da esporre (che vanno prima controllate nelle quantità, prezzate ed antitaccheggiate), e mentre le sto preparando mi richiamano in negozio a intervalli regolari (prima perché c’è un cliente che vuole informazioni su una console, poi perché c’è bisogno di fare un finanziamento in cassa, poi perché un altro cliente ha riportato un gioco che non funziona etc.), senza contare che devo pure ritirare dagli scaffali parecchia merce per un reso da fare entro il fine settimana, etc. etc.

Ora, prendiamo il caso delle variazioni: 500 variazioni puoi farle in un paio d’ore se conosci esattamente dove sta tutta la merce in questione, ma questo comporta che il reparto mantenga sempre l’ordine che tu hai stabilito, altrimenti ci metti il doppio del tempo e le altre incombenze cominciano ad accumularsi (stessa cosa vale anche se devi fare un grosso reso fatto di titoli tutti diversi l’uno dall’altro).
Tu mi dirai: “E lascia che si accumulino!”, ma il fatto è che in questo lavoro ci sono tutta una serie di cose da fare giornalmente che, per così dire, sono sempre le stesse nella forma ma si rinnovano continuamente nel contenuto, per cui più resti indietro e maggiore poi è lo sforzo per recuperare, tanto più se non hai nessuno che ti dà una mano.

Tutto questo è molto stressante perché ogni giorno arrivi al lavoro sapendo che dovrai fare questo e questo e questo con una procedura che nel tempo hai affinato in maniera molto strutturata per ottimizzare i tempi e renderti più agevole il lavoro, per cui è tuo proprio interesse evitare ogni rallentamento.
Insomma, hai elaborato un meccanismo che deve essere sempre oliato per scorrere in modo da non farti pesare il pensiero di avere 1000 cose ancora da fare, una spada di Damocle che giorno dopo giorno dopo giorno si fa sempre più pressante, perché all’inizio ondeggiava su tre persone ma ora pende solo sopra di te.

Perché poi se il fatturato scende ti chiamano in riunione e ti dicono che bisogna impegnarsi di più altrimenti saranno costretti a lasciare a casa qualcuno e nessuno è inamovibile, anche quelli a tempo indeterminato; e se gli fai presente che non ti chiami San Francesco né hai il dono dell’ubiquità e da due anni le cose da fare per te sono aumentate (dato che sei da solo) ti guardano attoniti come se non capissero, come pesci rossi dalla boccia infrangibile della loro autorità, e come se niente fosse ricominciano a “spronarti”…

Vedi, è tutto molto sottile, tanto per restare all’esempio di prima loro non ti dicono di stare un’ora in più (te lo chiedono “ufficialmente” solo a Natale etc.), ma poi si lamentano se le cose non vanno come loro prevedono, e se tu gli fai notare il perché ti dicono che sei polemico e invece devi essere costruttivo, propositivo.

Altro esempio (e poi chiudo perché sto tracimando).
Lo scorso Natale propongono a tutti i venditori di lavorare 48 ore a settimana per il mese di Dicembre, ma non potendocelo imporre io mi rifiuto perché mi sembra una presa in giro: ma come, ti dico da mesi che non ce la faccio a star dietro ad ogni cosa tutto da solo e tu, quando per giunta entriamo nel periodo clou, anziché affiancarmi un interinale mi chiedi di lavorare ancora di più?
Ma così avrai più tempo per fare tutto”, questo mi risposero, e poiché io continuavo a rifiutarmi mi ricordarono che c’era la crisi ed io ero a tempo determinato e quindi che ci pensassi bene, loro certo non potevano impormelo ma che ci pensassi su comunque…

Indovina un po’?
Dopo queste velate intimidazioni che potevo fare?

Questo è il loro do ut des

Dieci anni fa in una situazione simile mi sarei licenziato (magari proprio sotto Natale) e mi sarei trovato un altro lavoro (mi era già capitato di andarmene da altri posti per "sfruttamento"), ma ora con la crisi attuale mi sto rassegnando a dover restare dove sono ancora a lungo, dato che le mie continue ricerche si rivelano sempre infruttuose.
Per questo sto cercando di migliorare la mia situazione, perché non ho altre alternative: questo l'azienda lo sa benissimo, e se ne approfitta non degnandosi nemmeno di rispondere e discutere le tue richieste.

Lo so che ha sempre funzionato così dappertutto e soprattutto in questi ultimi tempi, e che è difficile poi dimostrare oggettivamente simili forme di comportamento, ma pensavo che almeno il dato patente e incontrovertibile della modifica della mia iniziale condizione potesse avere qualche valore per rivendicare un miglioramento della mia posizione.

Insomma, se all’inizio mi dicono “Lavorerai in un reparto di tot mq con una collega” ma poi mi ritrovo a gestire un’area doppia da solo, e si pretende pure che tutto proceda come se non fosse cambiato niente, credevo ci fosse appunto un modo per vedere giustamente riconosciuto il mio lavoro.

Perché vedi, nell’ultima mail che gli avevo mandato avevo pure scritto una cosa del tipo “Va be’, mi rassegno a dovermi arrangiare ed a lavorare il doppio, dato che pretendete certi risultati ma non volete affiancarmi nessuno; però, in fondo, se una volta avevate 3 stipendi da 1000 euro l’uno per i rep. musica e giochi, io è da due anni che, da solo, vi faccio risparmiare 2000 euro al mese… Non vi sembrerebbe giusto quindi riconoscermi questo risparmio, dandone a me 300 in più?”.

Perché non so se sono riuscito a spiegare la natura del mio lavoro, ma il paradosso è che per lavorare “meglio” (per me intendo in questo caso, come qualità della mia vita lavorativa) devo lavorare di più, se rallento la qualità del mio lavoro peggiora e aumenta lo stress, quindi non mi resta che “superlavorare” - il che equivale comunque ad altrettanto stress…
Bel circolo vizioso vero?

Ma niente ispettorato quindi, non sarebbe di loro competenza.

Se provassi a chiedere consulenza a un sindacato?
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Vecchio 12-11-11, 10:42   #8 (permalink)
....(__________)....
 
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Personalmente inizierei ad abbassare i ritmi, fai le cose con calma , se non riesci a fare tutto fregatene, stai sereno e calmo, non essere frenetico, respira profondamente,non offendere nessuno, ma invece di correre modera la velocità dei tuoi passi, se proprio proprio non ti dovessero rinnovare il contratto, meglio per te, avresti per qualche mese indennità di disoccupazione e potresti trovare di meglio.
Loro fanno semplicemente i loro affari, tu dovresti semplicemente farti i tuoi, in pace con la tua coscienza, se sei bravo e sveglio qualcosa dico che comunque lo trovi da fare.
O preferisci rimanere schiavo a vita ??
Ricorda che più dai disponibilità più questi te ne richiedono.
Personalmente quando lavoravo e non stavo più bene mi licenziavo, e ho sempre trovato da fare, tocca solo a te decidere.
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Vecchio 12-11-11, 13:45   #9 (permalink)
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...
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Vecchio 12-11-11, 14:54   #10 (permalink)
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Più che un aiuto giuridico forse hai necessità di un altro posto di lavoro.
Anche se ipoteticamente ti raddoppiassero o triplicassero la retribuzione, c'è qualcosa di perverso nel rapporto di lavoro per come ce l'hai narrato.

E' l'unica catena di negozi di elettronica in zona?
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