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Vecchio 15-07-11, 20:28   #1 (permalink)
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Mauro Camisani Calzolari: Aprire un conto corrente all'estero.

Aprire un conto corrente all'estero.
Sottolineo immediatamente che questo post non fornisce le indicazioni pratiche per accendere un conto corrente o un conto deposito all'estero.
E non vuole neanche fornire indicazioni per investimenti finanziari profittevoli. Questo post, che dovrebbe intitolarsi Aprire un conto corrente all'estero e stare a posto, vi dirà soltanto quante imposte paghereste sugli interessi da risparmio maturati all'estero e anche che portare denaro all'estero è legale e non rende evasori. Al fisco Italiano si paga il 27%, esattamente come per un c/c o un conto deposito in Italia.
Quel 27% assume significati diversi nell'Unione Europea, nel resto del mondo e in particolari Paesi come Svizzera, San Marino, Principato di Monaco e compagnia bella.
La normativa della ritenuta fiscale del 27% è rappresentato dal combinato disposto degli articoli 23 e 165 del TUIR, il d.p.r. 22 Dicembre 1986, n. 917. Il primo articolo, rubricato Applicazione dell'imposta ai non residenti, recita: «Ai fini dell'applicazione dell'imposta nei confronti dei non residenti si considerano prodotti nel territorio dello Stato: a) i redditi fondiari; b) i redditi di capitale corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti, con esclusione degli interessi e altri proventi derivanti da depositi e conti correnti bancari e postali ». Il secondo articolo, al secondo comma poi recita: «I redditi si considerano prodotti all'estero sulla base di criteri reciproci a quelli previsti dall'articolo 23 per individuare quelli prodotti nel territorio dello Stato». Semplificando le parole del legislatore otteniamo che gli interessi e gli altri proventi che il contribuente italiano ricava da investimenti di risparmio all'estero si considerano prodotti in Italia, e quindi sono imponibili in Italia. Quasi inutile aggiungere che questo particolare tipo di redditi di capitale in Italia non può che scontare l'aliquota unica del 27%. In realtà, in alcuni casi ben definiti dalla legge all'articolo 18 del TUIR, i redditi di capitali possono anche scontare l'imposizione progressiva dell'IRPEF, cioè la tassazione ordinaria. Ma introducendo adesso questo concetto il post si complicherebbe molto, e quindi meglio rimandare la questione più avanti.


SEGRETO BANCARIO E QUADRO RW


La compilazione del quadro RW è un onere che i contribuenti possono facilmente evitare se scelgono di spostare denaro all'estero attraverso gli intermediari italiani; così l'onere di comunicazione delle operazioni che superano i 10000 euro spetta agli intermediari e non ai contribuenti: quindi se io mi faccio un bonifico di 30000 euro dal mio conto corrente accesso presso una banca italiana all'altro mio conto corrente acceso presso una banca all'estero non devo assolvere nessun obbligo. In seguito, sempre ai fini del monitoraggio fiscale e del quadro RW, tutto dipenderà dal modo in cui spendo quei soldi (mero consumo o investimenti). A questo proposito è utile richiamare il comma 4 dell'art. 4 del d.l. 167/1990, proprio quello sul monitoraggio fiscale che recita: «gli obblighi di indicazione nella dichiarazione dei redditi previsti nei commi 1 e 2 [compilazione del quadro RW n.d.a.] non sussistono per i certificati in serie o di massa ed i titoli affidati in gestione od in amministrazione agli intermediari residenti, soggetti all'imposta sostitutiva di cui all'articolo 2, commi 1-bis e 1-ter, del decreto legislativo 1 aprile 1996, n. 239, indicati nell'articolo 1, per i contratti conclusi attraverso il loro intervento, anche in qualità di controparti, nonché per i depositi ed i conti correnti, a condizione che i redditi derivanti da tali attività estere di natura finanziaria siano riscossi attraverso l'intervento degli intermediari stessi».
Infine è chiaro che spostare denaro in Germania e spostarlo in Svizzera può non essere la stessa cosa. Infatti il secondo Paese, su richiesta del cittadino italiano, può concedere il segreto bancario, o meglio può non concedere al Fisco italiano lo scambio di informazioni che invece assicurano per legge comunitaria gli intermediari tedeschi. E allora sì che diventa molto importante il canale attraverso cui si trasferisce ricchezza all'estero; se utilizzo la mia banca italiana non dovrò avere grosse preoccupazioni, ma se utilizzo un intermediario non residente per il mio trasferimento, chiedo il segreto bancario al gestore straniero e non compilo il quadro RW allora ho creato un fondo nero. E questo non va bene per un contribuente onesto! Ma trasferire ricchezza all'estero non è sempre così rischioso e l'evasione fiscale può essere evitata facilmente. Se voglio investire in Svizzera, secondo un accordo del 2004, posso semplicemente chiedere che l'intermediario elvetico adotti nei confronti del Fisco italiano il regime dello scambio di informazioni. Dunque nessun fondo nero, nessuna evasione fiscale!


UNIONE EUROPEA (tranne Austria e Lussemburgo)


Accendere un conto corrente in un Paese membro dell'UE è davvero molto semplice e sicuro. In questi casi le possibilità di evasione fiscale sono ridottissime perché all'interno della Comunità gli Stati assicurano un reciproco e automatico scambio di informazioni con cadenza almeno annuale.
La normativa di riferimento è la cosiddetta Direttiva risparmio 2003/48/CE, che al punto 8 delle considerazioni introduttive, nonché al paragrafo 1 dell'art. 1, molto chiaramente ci fa capire che: «l'obiettivo finale della presente direttiva è consentire che i redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi corrisposti in uno Stato membro a beneficiari effettivi che siano persone fisiche, residenti in un altro Stato membro, siano soggetti a un'imposizione effettiva secondo la legislazione nazionale di quest'ultimo Stato membro». Riassumendo tutti i concetti esposti fin'ora, l'accensione e il mantenimento di un conto corrente in uno Stato UE si realizzerà secondo le modalità che seguono:
trasferimento del denaro attraverso una banca italiana;
scelta dell'accredito degli interessi sul conto corrente italiano;
ritenuta del 27% applicata non dalla banca straniera, ma dalla banca italiana al momento dell'accredito degli interessi.


AUSTRIA, LUSSEMBURGO, SVIZZERA, SAN MARINO E ALTRI


Sempre la Direttiva risparmio 2003/48/CE all'articolo 10 prevede un regime transitorio per Belgio, Lussemburgo ed Austria in ragione delle loro particolari caratteristiche strutturali (impedire da un giorno all'altro al Lussemburgo di adottare il segreto bancario vorrebbe dire distruggere uno Stato che basa quasi esclusivamente la sua economia sulla finanza). Il regime transitorio prevede ancora oggi due alternative per questi Stati membri e per gli investitori che qui vogliono fare affari:
adottare il regime dello scambio di informazioni, con modalità identiche a quelle spiegate prima per gli altri Stati UE. Se il contribuente che trasferisce denaro in questi Paesi chiede all'intermediario di applicare il regime dello scambio di informazioni allora tutto ritorna ad essere chiaro e semplice come descritto poco sopra.
applicare in forma anonima una ritenuta alla fonte del 35%, cosiddetta euroritenuta, sugli interessi in uscita. Se il contribuente che trasferisce denaro in questi Paesi chiede all'intermediario di NON applicare il regime dello scambio di informazioni pieno e automatico allora deve beccarsi una ritenuta alla fonte altissima, anche se in Italia poi usufruirà di un "credito di imposta pieno" da far valere come rimborso nei confronti del Fisco.
Un esempio può spiegare meglio il concetto del cosiddetto credito di imposta così come delineato dall'art. 165 del TUIR. Io, persona fisica residente in Italia, trasferisco 10 mila euro in Austria e non autorizzo la banca austriaca a scambiare automaticamente informazioni col Fisco italiano. Supponiamo che dopo un certo periodo io consegua sul mio deposito in Austria interessi pari a 100 euro. La banca austriaca avrà l'obbligo di accreditare sul mio conto corrente italiano non 100 euro, ma 65 euro (i 100 al netto della ritenuta di 35). Tuttavia la Direttiva risparmio 2003/48/CE dice in sostanza che un italiano deve pagare sugli interessi da risparmio il 27% e non di più. Allora succede che io inserisco in dichiarazione dei redditi il mio reddito lordo di 100 euro, da cui derivano 27 euro di imposte. Ma io ho già versato 35 euro al Fisco austriaco perciò l'Italia mi concede un credito di imposta pari a 35 euro, l'intero ammontare delle imposte pagate all'estero. Il risultato finale mi vede creditore nei confronti del Fisco italiano per 8 euro: 27 – 35 = – 8. A conti fatti, io mi ritroverò in tasca 65 + 8 = 73 euro, cioè 100 al netto del 27% di imposta definitiva.
ATTENZIONE! L'esempio appena proposto serve solo a spiegare il funzionamento del cosiddetto credito di imposta previsto dalla Direttiva risparmio. In realtà, poiché il credito di imposta non viene concesso per le imposte sostitutive, in Italia succederà che il contribuente sconta comunque l'aliquota del 27% applicata dalla banca per gli interessi in ingresso e solo successivamente chiederà a rimborso al Fisco l'euroritenuta del 35%. Un meccanismo diverso dal credito di imposta di cui parla la Direttiva risparmio, ma che ha un effetto uguale: far pagare il 27%.

Una disciplina esattamente uguale a quella appena descritta è applicabile a Stati limitrofi a quelli della UE con i quali la Comunità ha sottoscritto particolari accordi. Questi Paesi sono: Principato di Monaco, San Marino, Liechtenstein, Principato di Andorra e Svizzera.
Due informazioni a conclusione. Il Belgio, ormai dal 2001, ha scelto definitivamente di adottare solo il regime dello scambio di informazioni così come tutti gli altri Stati UE.
Sono in corso dibattiti sulla revisione della Direttiva risparmio che permette agli intermediari dei Paesi a fiscalità privilegiata di aggirare le norme con molta facilità. Cosa succede se una banca svizzera opera attraverso una filiale situata fuori dalla Svizzera e fuori dall'UE? Non applica la direttiva, cioè non applica lo scambio di informazioni e neanche la ritenuta del 35%!


RESTO DEL MONDO


Quando si decide di portare i soldi nel resto del mondo la faccenda si complica. Infatti in questo caso occorre fare molta attenzione alle aliquote applicate dallo Stato estero sugli interessi perché il credito di imposta generalmente non compete per i redditi che in Italia scontano imposizioni sostitutive. E inoltre è sempre meglio scegliere Paesi stranieri con cui l'Italia ha sottoscritto una Convenzione contro le doppie imposizioni. Tuttavia queste precauzioni non vi metteranno al riparo dalla probabilità altissima di pagare sia la ritenuta alla fonte all'estero, sia la ritenuta del 27% in Italia: una doppia imposizione bella e buona! Occorre sottolineare, infatti, che le Convenzioni contro le doppie imposizioni, che prevedono crediti di imposta e possibilità di rimborso, in genere si applicano ad IRPEF e IRES, non alle sostitutive o alle altre forme di imposizione proporzionale definitiva. La Convenzione tornerà utile piuttosto per avere un appiglio giuridico in caso di controversie tributarie con il Paese estero.
camfin non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-07-11, 20:35   #2 (permalink)
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Grazie per il post completo e super professional . Hai chiarito tanti dubbi
il deluso non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-07-11, 22:34   #3 (permalink)
CHIESA PAGA LE TASSE
 
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Vecchio 15-07-11, 22:48   #4 (permalink)
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Sbaglio o questo articolo l'ho visto nel sito il contribuente onesto.com?
iguanito non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-07-11, 23:16   #5 (permalink)
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Se non siete residenti avete il diritto di aprire solamente un conto estero. Inoltre, soltanto valute straniere od Euro importati possono essere pagati all’interno di un conto estero pagando un tasso d' interesse superiore rispetto ai conti residenziali.

Non c’è alcuna costrizione fiscale sull’interesse guadagnato sui depositi in un conto di un non residente come quello esistente per i conti in Euro dei residenti (quando la ritenuta viene dedotta alla fonte). Se non siete residenti è possibile sopravvivere senza un conto italiano usando soldi in contanti, travellers’ cheques e carte di credito, anche se questo non è consigliabile e costituisca un'operazione piuttosto cara. Se possedete una seconda casa in Italia, potete avere tutta la documentazione (per esempio, libretto di assegni e resoconti). Alcune banche italiane forniscono anche comunicazioni scritte in lingua inglese.

Sarete considerati residenti valutari se il vostro più importante centro di interesse stia in Italia, cioè nel caso in cui viviate o lavorate nella penisola permanentemente (o quasi). Per aprire un conto di tipo residenziale, dovrete generalmente avere un permesso di residenza (certificato di residenza) o una prova cospicua che lavoriate in Italia.

È meglio aprire un conto affidandosi personalmente a una banca in territorio italiano piuttosto che all'estero. Chiedete ai vostri amici, ai vicini o ai colleghi, i loro consigli ed recatevi in seguito alla banca prescelta per procedere con la presentazione.Dovete avere almeno 18 anni e fornire una prova di identificazione, per esempio, un passaporto ed il vostro indirizzo italiano (generalmente, è sufficiente la bolletta della luce o del gas). Prima di scegliere una banca, è consigliabile confrontare gli addebiti per i trasferimenti di moneta internazionale ed altri servizi che possono essere elevati.

Se volete aprire un conto con una banca italiana mentre state all’estero, dovete ottenere un modulo per la richiesta da una filiale di banca italiana. Dovete scegliere una filiale dall’elenco fornito, che dovrebbe essere vicina alla vostra residenza o al luogo di lavoro in Italia.

Se aprite un conto bancario per corrispondenza dovete fornire una referenza alla vostra banca, incluso un attestato della firma o la firma testimoniata da un notaio od avvocato. Avrete bisogno anche di una fotocopia delle pagine rilevanti del vostro passaporto ed una tratta (banker’s draft) in Euro per aprire il conto. È particolarmente sconsigliabile chiudere il vostro conto bancario all’estero anche quando abitate permanentemente in Italia a meno che non siate assolutamente certi che non ne avrete più bisogno. È più economico conservare del denaro in moneta locale in un conto nel paese che visitate regolarmente invece di pagare la commissione per convertire in Euro. Molti stranieri che vivono in Italia mantengono almeno due conti: un conto estero per le transazioni internazionali ed un conto locale con una banca italiana per le transazioni quotidiane.

Tutte le banche offrono carte di credito e di debito o la carta Bancomat per ottenere contanti in tutta Italia ed all’estero, di solito tramite le reti CIRRUS e NICE. Non è raccomandabile, tuttavia dipendere solamente sui Bancomat per ottenere del denaro in contanti poichè spesso non ci sono soldi a sufficienza e le macchine sono guaste. Tenete in considerazione inoltre che il prelievo quotidiano con una carta di debito si aggira generalmente ai 300 Euro.

Conto Corrente
Per poter effettuare le transazioni quotidiane in Italia si ricorre generalmente ad un libretto degli assegni o a un conto corrente/interno. I residenti extracomunitari devono avere la residenza italiana ed un codice fiscale per aprire un conto corrente (c/c). Le coppie possono aprire un conto corrente cointestato ed alcune banche offrrono conti speciali ed offerte per bambini, pensionati, studenti e donne. Dovete sempre guardarvi intorno e confrontare gli addebiti ed i benefici prima di aprire un conto. Quando aprite un conto corrente, dovete anche richiedere un conto corrente con una carta Bancomat che può essere usata per pagare i beni e le bollette in territorio italiano. Riceverete un libretto di assegni e la vostra carta Bancomat che generalmente vi sarà recapitata personalmente dalla banca dopo circa due o tre settimane dall'apertura del conto. L’interesse viene pagato sui conti con assegni trimestralmente anche se la somma si aggira intorno allo 0,5%.

Molte banche offrono conti in cui il bilancio al di sopra della somma della vostra scelta (ad esempio, 2.500 Euro) viene automaticamente investito in fondi di investimento aperti. Esiste un addebito di circa 1 Euro per un libretto di assegni contenente 10 assegni, anche se alcune banche ora li rilasciano gratuitamente, ed un addebito per ogni assegno emesso (che si aggira intorno agli 0.80 Euro, quando vengono inclusi gli addebiti di assicurazione e di servizio).

I costi per il conto corrente variano in relazione a diversi fattori così come il numero degli assegni che emettete e dalla media di bilancio mantenuta e può essere negoziabile. I costi dei conti sono più alti per i non residenti rispetto a quelli per i residenti. Ciascuna registrazione sul vostro conto bancario vi costa tra 0.80 e 1.50 Euro, sebbene la maggior parte delle banche vi permette 100 movimenti gratis all’anno (che comprendono ogni prelievo eseguito con il Bancomat).

Gli assegni possono essere sbarrati o non sbarrati. Richiedono inoltre la controfirma sul retro prima che possano essere pagati. Tenete in considerazione che gli assegni non sbarrati sono liberamente negoziabili ed anche quelli sbarrati possono essere firmati a terzi (fino a 10.350 Euro). Tuttavia, potrete scrivere "non trasferibile" sul retro per prevenire ogni forma di truffa. In Italia, sono inoltre disponibili carte di garanzia, ma poca gente accetta assegni personali anche con la carta di garanzia ed è improbabile che sarete in grado di usare il vostro libretto di assegni nei negozi fuori della vostra zona locale tranne che con i servizi pubblici ed altri esercizi con cui trattate regolarmente.

Per ottenere del denaro (liquido) da un conto corrente bancario, dovrete completare un modulo o scrivere un assegno girato a voi stessi (me medesimo, generalmente scritto come m.m. oppure me stesso) che può essere generalmente fatto solo presso la vostra propria filiale. Tutti gli assegni devono essere scritti in Italiano e non in inglese e con inchiostro blu o nero. Quando scrivete l’ammontare in lettere non deve essere usata nessuna lettera maiuscola e tutte le lettere si susseguono collegate. Quando scrivete la cifra in italiano (od in ogni altra lingua del continente europeo) dovreste scrivere un tratto discendente sul numero 7 in modo da evitare confusione con il numero 1 che viene spesso scritto con un tratto ascendente e sembra un 7 per molti non europei. Come molti altri europei gli italiani scrivono la data, riportando prima il giorno seguito dal mese e dall’anno. Per esempio, 1.9.04 è il primo settembre del 2004 e non il nono giorno di gennaio dell'anno 2004. La forma convenzionale degli USA 1/9/00, con prima il mese e le sbarre tra i numeri è sconosciuta e non deve mai essere usata!

La maggior parte delle banche ora possiede dei cassieri che possono cambiare gli assegni in denaro liquido, quindi eliminando le precedenti due tappe dell’operazione dove si presentava l’assegno o modulo di richiesta ad uno sportello e dopo vi veniva data una ricevuta per prendere i soldi dalla cassa.

È illegale emettere assegni a vuoto in Italia, per cui potrete essere perseguitati e/o puniti. Dovreste fare anche attenzione a non firmare assegni scoperti che possono costare cari (comportano un alto tasso d'interesse). Anche posticipare la data degli assegni è illegale e tutti gli assegni possono essere presentati per il pagamento dal giorno in cui essi sono stati scritti indipendentemente dalla loro data.

Il tempo speso per chiarire gli assegni (dopo che i fondi sono stati accreditati sul vostro conto ed inizia il reddito d’interesse) varia da due giorni per un assegno emesso sulla stessa banca ad una settimana o più per un assegno emesso su una banca differente. Potete fermare il pagamento di un assegno solo quando esso è stato perduto o rubato (non semplicemente perché voi avete cambiato idea) facendo un chiaro rapporto alla questura.

Gli estratti conto vengono emessi mensilmente o trimestralmente (potete di solito scegliere) e comprendono nella parte in alto del foglio, i dettagli riguardanti il vostro conto corrente come il numero della vostra banca, della filiale e del conto corrente. Questa informazione è richiesta quando i pagamenti devono essere effettuati direttamente a o dal vostro conto per esempio, con un ordine di pagamento o con domiciliazione. Le bollette regolari (così come, le bollette dei servizi pubblici, luce, gas, ecc.) sono pagate dalla domiciliazione, per cui vi è una tassa di circa 0,80 Euro. Se non siete un residente si consiglia di avere una somma di emergenza sul conto per le spese inaspettate (od inaspettatamente elevate). Le bollette possono anche essere pagate in contanti alle banche con richiesta di bonifico.
camfin non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 14-08-11, 16:46   #6 (permalink)
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la recente manovra finanziaria,ha modificato qualche punto di quanto scritto sopra
oppure è tutto immutato ?

grazie e complimenti per la chiarezza!
blondel non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-08-11, 18:25   #7 (permalink)
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Originalmente inviato da blondel Visualizza messaggio
la recente manovra finanziaria,ha modificato qualche punto di quanto scritto sopra
oppure è tutto immutato ?

grazie e complimenti per la chiarezza!
La manovra correttiva, DL06/07/11 n.98 entrata in vigore il 17/07/11 ha introdotto l'aumento dell'imposta di bollo per i depositi di titoli:
Depositi di titoli con giacenze inferiori a 50.000,00 Euro. 34,50 Euro annui
Depositi di titoli con giacenze pari o superiori a 50.000,00 viene previsto un progressivo aumento dell'imposta di bollo, per gli anni 2011-2012
Per i depositi pari a 50.000,00 euro o inferiori a 150.000,00 euro l'imposta è fissata a 70,00 euro
Per i depositi pari a 150.000,00 euro o inferiori a 500.000,00 euro l'imposta è fissata 240,00
Per i depositi pari o superiori a 500.000,00 euro l'imposta è fissata a 1.100,00 euro.
camfin non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-09-11, 15:10   #8 (permalink)
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UNIONE EUROPEA (tranne Austria e Lussemburgo)

...Riassumendo tutti i concetti esposti fin'ora, l'accensione e il mantenimento di un conto corrente in uno Stato UE si realizzerà secondo le modalità che seguono:
trasferimento del denaro attraverso una banca italiana;
scelta dell'accredito degli interessi sul conto corrente italiano;
ritenuta del 27% applicata non dalla banca straniera, ma dalla banca italiana al momento dell'accredito degli interessi.
Non posso credere che se apro un c/c per esempio in Spagna e deposito lì per esempio €10.000 che frutteranno nel c/c Spagnolo per esempio 200€/anno lorde (ho tirato a caso un tasso lordo del 2%) io debba poi andare ogni anno ad accreditare questi €200 in una Banca Italiana per essere in regola con la legge?!?

O non ho capito un tubo di quello che hai detto, ma io credo che la Banca Spagnola vedendo che sono cittadino Italiano NON residente in Spagna applicherà semplicemente una ritenuta all fonte su quei €200 forse più alta della ritenuta che applicherebbe ad uno Spaganolo e poi finita lì, ed io sono in regola.
Cioè i €200 di interesse verranno tassati per esempio al 27% (ne rimangono €146) ma poi questi €146 restano nel conto Spagnolo e sono puliti, NON è che uno sia costretto a versarli su un conto Italiano.
mirkosalva non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-09-11, 16:29   #9 (permalink)
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Originalmente inviato da mirkosalva Visualizza messaggio
Non posso credere che se apro un c/c per esempio in Spagna e deposito lì per esempio €10.000 che frutteranno nel c/c Spagnolo per esempio 200€/anno lorde (ho tirato a caso un tasso lordo del 2%) io debba poi andare ogni anno ad accreditare questi €200 in una Banca Italiana per essere in regola con la legge?!?

O non ho capito un tubo di quello che hai detto, ma io credo che la Banca Spagnola vedendo che sono cittadino Italiano NON residente in Spagna applicherà semplicemente una ritenuta all fonte su quei €200 forse più alta della ritenuta che applicherebbe ad uno Spaganolo e poi finita lì, ed io sono in regola.
Cioè i €200 di interesse verranno tassati per esempio al 27% (ne rimangono €146) ma poi questi €146 restano nel conto Spagnolo e sono puliti, NON è che uno sia costretto a versarli su un conto Italiano.
Hai la scelta dell'accredito degli interessi sul tuo c/c italiano;
la ritenuta del 27% verrà così applicata non dalla banca straniera, ma dalla banca italiana al momento dell'accredito degli interessi.
camfin non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-09-11, 18:00   #10 (permalink)
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Citazione:
Originalmente inviato da camfin Visualizza messaggio
Hai la scelta dell'accredito degli interessi sul tuo c/c italiano;
la ritenuta del 27% verrà così applicata non dalla banca straniera, ma dalla banca italiana al momento dell'accredito degli interessi.
Grazie avevo glissato sull parola "la scelta".
È che hai spiegato molto bene e ti ringrazio di questo, ma faccio fatica a seguire alcuni punti perché tendo a cercare degli esempi pratici. Tecnicamente io per esempio lascierei l'interesse nel c/c Spagnolo piuttosto che farlo accreditare su un c/c Italiano, poi quando voglio posso sempre prelevare dal c/c Spagnolo e bonificare verso l'Italia visto che i soldi sono giù stati tassati io sono in regola.

Un altro punto che non mi è chiaro riguarda invece i titoli, supponiamo
1) apro il c/c in Spagna,
2) faccio un bonifico dall'Italia verso quel c/c (sono sereno, sono soldi guadagnati e non ho nulla da nascandere).
3) Su quel c/c Spaganolo apro pure un deposito titoli e con i soldi sul c/c Spagnolo compro un po' di azioni per esempio. Queste staccheranno dividenti e magari dopo anni pure una plusvalenza quando le vado a vendere.

Qui come mi dovrei comportare?
La banca Spagnola immagino che come quella Italiana tasserà alla fonte i dividendi e la plusvalenza. Ma io poi devo anche dichiarare qualcosa in Italia oppure essendo già stato tassato alla fonte dalla Banca Spagnola sono in regola?
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