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mannaggia al gain
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Contributi figurativi
scusate cerco qualcuno competente che mi sappia dare delle risposte
mia moglie nel 1992 ha ricevuto un attestato di qualificazione professionale biennale, io con delle piccole ricerche ho saputo che pagando e non so quanto dovrebbe ricevere i contributi figurativi. Qualcuno mi sa dire quanto costano? e come mi dovrei muovere per averli? grazie in anticipo per le risposte (sempre che ci siano) qui vi posto il decreto Il 31 Ottobre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto legislativo numero 564 che riordina tutta la materia dei versamenti figurativi e dei riscatti ; riassumiamo le regole generali delle novità. Le nuove norme, che sono entrate in vigore dal 1° Gennaio 1997, favoriscono in particolare i giovani e le mamme che lavorano. E mettono nella lista dei contributi riscattabili a carico dell’interessato anche i buchi di chi lavora saltuariamente , i periodi di formazione professionale e le aspettative prese per motivi di studio, purché siano previsti dai contratti di lavoro, privi di copertura assicurativa e successivi al 31 Dicembre 1996. Su questa materia, però, sono necessari ulteriori chiarimenti che dovranno arrivare dal Ministero del Lavoro. Mini giro di vite, invece , per le aspettative politico sindacali : verranno concesse solo a chi ha lavorato effettivamente almeno sei mesi. Cambiamenti di rilievo anche per la copertura dei periodi di malattia. Oggi l’accredito figurativo non può superare le 52 settimane nell’intera vita assicurativa di una persona. Dal primo Gennaio 1997 tale limite comincerà a salire di due mesi ogni tre anni fino a raggiungere il tetto di due anni. Attenzione però superato l’anno gli ulteriori periodi di malattia varranno per la pensione solo al 50% , con l’eccezione dei malati terminali. L’accredito figurativo per l’astensione obbligatoria (2 mesi prima e 3 dopo il parto) e facoltativa (fino a un massimo di 6 mesi entro l’anno di vita del bambino) non richiedono più alcuna anzianità pregressa. Prima invece , ci voleva almeno un contributo settimanale. La novità maggiore riguarda le donne che non lavorano più: con almeno cinque anni di anzianità effettiva, infatti, l’astensione obbligatoria è coperta virtualmente anche per chi ha smesso l’attività. Mentre per i mesi facoltativi (e per i permessi dovuti alla malattia del bambino fino al terzo anno di età) è possibile avere la copertura previdenziale pagando un riscatto, sempre purché la madre ex lavoratrice abbia versato contributi per almeno cinque anni in passato. Dal primo Gennaio, per evitare abusi l’accredito figurativo per le aspettative sindacali verrà concesso solo se chi lo chiede è stato assunto con un atto scritto e ha lavorato veramente per almeno sei mesi. Infine, per le madri giovani che cominciano ora a lavorare e che quindi avranno la pensione calcolata con il nuovo sistema contributivo, c’è qualche agevolazione aggiuntiva. Eccole: un bonus figurativo di 170 giorni per ciascun figlio per assenze dal lavoro fino al sesto anno di età del bambino; una copertura di 25 giorni (per un massimo di due anni) per assistere figli con più di sei anni, coniugi o genitori inabili e poi, indipendentemente dall’assenza dal lavoro, ogni madre avrà diritto ad un anticipo rispetto all’età minima del pensionamento pari a 4 mesi per ogni figlio (ma c’è un tetto massimo fissato a un anno). In alternativa a quest’ultimo bonus si può scegliere una pensione un po’ più ricca, chiedendo di applicare al montante finale un coefficiente maggiorato di un anno (fino a due figli) o di due anni (da tre figli). MAPPA DEI FIGURATIVI SERVIZIO MILITARE GRATUITO ASSENZA PER MATERNITÀ GRATUITO MATERNITÀ FUORI DAL RAPPORTO DI LAVORO ( periodo obbligatorio ) GRATUITO MATERNITÀ FUORI DAL RAPPORTO DI LAVORO ( periodo facoltativo ) ONEROSO ASSENZA PER MALATTIA BIMBO MINORE DI 3 ANNI GRATUITO ASSENZA PER ASSISTENZA FAMILIARI DISABILI (80%) ONEROSO ASSENZA PER MALATTIA O INFORTUNIO GRATUITO DISOCCUPAZIONE INDENNIZZATA GRATUITO CASSA INTEGRAZIONE E MOBILITA’ GRATUITO INTERRUZIONE PERIODI DI LAVORO DISCONTINUO O SALTUARIO ONEROSO CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE ONEROSO STUDI UNIVERSITARI ONEROSO ASPETTATIVE PER CARICHE POLITICO/SINDACALI GRATUITO |
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mannaggia al gain
Data registrazione: May 2007
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finalmente qualcosa ho trovato
![]() Sempre meno italiani fanno domanda per “comprarsi” gli anni di studio e anticipare così la pensione. Cosa c’è da sapere, quanto costa e perché conviene farlo in fretta . Sempre meno italiani sfruttano la possibilità di anticipare o rimpolpare la pensione riscattando gli anni di studio, che attraverso questa operazione vengono considerati come anni di lavoro ai fini previdenziali. All’Inps nel 2008 erano arrivate 60 mila domande di riscatto. Nel 2009 le richieste sono scese a 30 mila e l’anno scorso non sono arrivate che 15 mila domande. Molti non hanno chiari i meccanismi di questa operazione. Sono riscattabili tutti gli anni regolari del corso di laurea, sia triennale che specialistica, ma non quelli fuori corso. Anche i diplomi di laurea o universitari possono essere riscattati, così come quelli di specializzazione, i dottorati di ricerca e quelli rilasciati dagli istituti di alta formazione artistica e musicale. Sono valide anche le lauree ottenute all’estero (solo se riconosciute in Italia), quelle in teologia o in altre materie ecclesiastiche conferite da facoltà riconosciute dalla Santa Sede. Il costo del riscatto si calcola partendo dallo stipendio di chi fa richiesta nei 12 mesi precedenti alla presentazione della domandaPer chiedere il riscatto bisogna in ogni caso essersi laureati e non bisogna avere lavorato durante gli anni da riscattare, perché in questo caso quei periodi sono già coperti da contribuzione. Conviene decidere presto se si vuole sfruttare questa possibilità, perché (quasi sempre) più passano gli anni più il riscatto si fa caro. Il costo dell’operazione (tecnicamente «l’onere del riscatto») si calcola a partire dallo stipendio di chi fa richiesta nei 12 mesi precedenti alla presentazione della domanda. Per il calcolo si utilizza il metodo retributivo per gli anni in cui era ancora in vigore (fino al 1996) e quello contributivo per gli anni successivi. Per chi si è laureato prima del ’96 l’operazione è più complicata: l’Inps tiene conto di diversi fattori come l’età, il periodo da riscattare, il sesso, l’anzianità assicurativa, le retribuzioni percepite negli ultimi anni. Per i più giovani (o per chiunque abbia iniziato a lavorare solo dopo il ’96) il calcolo è più semplice: si guarda lo stipendio degli ultimi 12 mesi e vi si applica l’aliquota contributiva in vigore. Questa cifra deve essere moltiplicata per il numero di anni da riscattare. L’aliquota per i dipendenti è circa del 33%, per gli autonomi del 20%. Un neo-laureato che da dipendente guadagna 20 mila euro lordi all’anno paga circa 6.600 euro di contributi ogni anno. Questa sarà la cifra base sulla quale calcolare il costo del riscatto degli anni di studio: 6.600 euro per un anno, 13.200 per due anni, 19.800 euro per tre anni e così via. Non è obbligatorio lavorare per chiedere il riscatto. Dal giorno successivo alla laurea si può chiedere di “comprarsi” gli anni di contribuzione anche se non si ha un’occupazione. In questo caso l’Inps utilizza come riferimento lo stipendio minimo per artigiani e commercianti, che per il 2010 è pari a 14.500 euro (sempre lordi) all’anno. Il costo del riscatto (possibile solo per chi non è mai stato iscritto a nessun ente previdenziale) in questo caso è di 4.800 euro per ogni anno di studio. Meno si guadagna, paradossalmente, meglio è. Soprattutto quando si punta al riscatto per accorciare la durata della propria vita professionale. Se invece l’obiettivo è l’aumento del valore dell’assegno di pensionamento, allora un riscatto ultra-economico potrebbe non essere molto efficace, perché con il sistema contributivo cioè che conta per l’assegno finale è l’ammontare totale dei contributi effettivamente versati durante l’intera vita lavorativa. È possibile presentare domanda di riscatto anche online, sul portale dell’InpsPer chi è all’inizio della propria carriera il costo del riscatto è di solito abbastanza consistente. Lo Stato cerca di venire incontro ai contribuenti con due tipi di incentivi. Il primo è la possibilità di dedurre dal reddito l’intero importo dei contributi versati, e nel caso di giovani che non lavorano sono i genitori a potere dedurre i contributi del figlio per il 19%. Il secondo è la possibilità di pagare l’importo a rate mensili, fino a un massimo di 120 rate in 10 anni. Per risparmiare esiste la possibilità di riscatto parziale, che permette di pagare i contributi per un periodo limitato di anni di studio, anche uno solo. Gli iscritti al portale dell’Inps possono presentare la loro domanda di riscatto direttamente on line (il modulo è qui) e sempre on line possono procedere con i pagamenti. Chi non è iscritto può compilare il modulo che si scarica allo stesso indirizzo e spedirlo all’istituto di previdenza oppure rivolgersi a un patronato per l’assistenza. I tempi iniziali non sono brevi. Una volta fatta la domanda bisogna restare in attesa della risposta ufficiale dell’Inps, che può arrivare anche dopo più di un anno. A questo punto c’è però un’improvvisa accelerazione: dal momento in cui si riceve la risposta dell’Istituto ci sono 60 giorni a disposizione per iniziare con pagamenti. L’Inps interpreta il mancato saldo come rinuncia al riscatto. Se una volta ricevuta la risposta si preferisce non andare avanti con il riscatto, la rinuncia non è comunque definitiva. È sempre possibile ripresentare la domanda, ma sarà probabilmente diverso il costo dell’operazione (fanno sempre fede gli incassi degli ultimi 12 mesi). Conviene fare il riscatto? Dipende dalle situazioni. Se l’obiettivo è anticipare l’anno del pensionamento allora praticamente non esistono alternative. Se invece si punta ad aumentare il valore della pensione conviene parlarne con il commercialista, perché è possibile che le offerte dei fondi di previdenza complementare con gli stessi costi ci garantiscano rendimenti migliori. Sono riscattabili tutti gli anni regolari sia della laurea triennale che della specialistica, ma non quelli fuoricorso«Mio figlio ha richiesto all’INPS i conteggi per il riscatto della laurea. Ha 28 anni e lavora in banca. Per 87 settimane sono stati richiesti 18.700 euro rateizzabili e deducibili in 10 anni. Alla luce delle attuali normative pensionistiche è un’operazione che ha un senso?» (lettera alla Stampa del 18/4). Risposta di Glauco Maggi: «Le attuali normative pensionistiche potranno di sicuro cambiare nei prossimi 30-40 anni. È probabile che andranno nel senso di pensionamenti a età più alta, in linea del resto con la longevità che cresce (quasi 80 anni per gli uomini e 84 per le donne, all’ultima rilevazione). Gli anni riscattati ora, soprattutto a un costo contenuto poiché calcolato sulla paga di un ventottenne, potranno essere usati per il conteggio degli anni necessari a maturare l’anzianità lavorativa, che sarà sempre comprensiva degli anni di lavoro più quelli riscattati. Lo Stato non tradirà chi acquisisce diritti ufficiali. Se ci sono i soldi per pagare (di fatto è una forma di risparmio previdenziale), per me l’operazione ha senso». |
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mannaggia al gain
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Possono essere riscattati i periodi successivi al 31.12.1996 se relativi a periodi:
* di interruzione o sospensione del rapporto di lavoro; * di formazione professionale, studio e ricerca; * di interruzione tra un lavoro e l'altro; * intercorrenti nel lavoro con contratto a part- time verticale o ciclico. Per gli stessi periodi, in alternativa l’assicurato può essere autorizzato, avendone i requisiti, alla prosecuzione volontaria. SOGGETTI INTERESSATI Possono riscattare i corsi universitari di studio gli assicurati iscritti * all’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, * alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria. Non sono previsti requisiti minimi di contribuzione per esercitare la facoltà di riscatto ed è quindi sufficiente l’iscrizione ad uno dei predetti fondi. I PERIODI RISCATTABILI Periodi di formazione professionale, studio e ricerca, e di inserimento nel mercato del lavoro. Possono essere riscattati se è stato conseguito, ove previsto, il relativo titolo o attestato e se finalizzati alla acquisizione di titoli o competenze professionali richiesti per l'assunzione al lavoro o per la progressione in carriera. L’esatta individuazione dei corsi professionali, di studio e di ricerca e delle tipologie di ingresso nel mercato deve essere oggetto di apposito decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Periodi di attività da lavoro dipendente svolto in forma stagionale, temporanea o discontinua. Gli interessati devono provare la regolare iscrizione nelle liste di collocamento e il permanere dello stato di disoccupazione per tutto il periodo per cui si chiede la copertura mediante riscatto. Periodi di interruzione tra un rapporto di lavoro e un altro. Sono i periodi che si collocano tra attività lavorative subordinate discontinue, stagionali o temporanee, a condizione che non siano già coperti da altra contribuzione obbligatoria o figurativa. Il richiedente deve comprovare lo stato di occupazione a tempo parziale per tutto il periodo per cui si chiede la copertura dei periodi di interruzione mediante riscatto. Periodi di interruzione e sospensione del rapporto di lavoro Sono quelli previsti da specifiche norme di legge o da norme contrattuali (es.: periodi di aspettativa non retribuita per malattia o per motivi personali, periodi di sciopero, periodi di assenza per servizio militare, ecc.). Devono risultare da apposita dichiarazione rilasciata dal datore di lavoro con la precisazione che i periodi sono privi di retribuzione imponibile soggetta a versamento di contributi. LA DOMANDA Deve essere presentata, senza termini di decadenza, alla sede Inps territorialmente competente allegando la prevista documentazione. La domanda di riscatto non può essere accolta se per i periodi oggetto della richiesta l'interessato ha già effettuato il versamento di contribuzione volontaria. La domanda può essere presentata anche dai superstiti. |
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