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Vecchio 18-11-08, 09:44   #1 (permalink)
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CRISI BORSE: per le banche pronti 15 mld (Stampa)
ROMA (MF-DJ)--Nel piano anti-crisi del Governo, che prendera' forma nel Cdm di venerdi' con uno o piu' dl, ci sarebbero 3 mld di euro per le famiglie e "una quindicina, a certe condizioni", per le banche. "Tra le decisioni di venerdi' - si legge sulla Stampa - entrera' anche il soccorso alle banche se si riuscira' a risolvere in tempo i problemi tecnici". Occorre configurare "lo speciale prestito obbligazionario subordinato perpetuo in modo tale che possa essere conteggiato nel Core Tier 1", parametro che la Banca d'Italia invitera' ad elevare al 7,5 o 8%. La somma totale non e' ancora certa, si legge sul quotidiano, perche' "dipende da quanto le banche chiederanno; partendo da circa 3 mld per Unicredit e 4 per Intesa Sanpaolo, si potrebbe arrivare a una quindicina di miliardi, massimo 20". red/rov (END) Dow Jones Newswires November 18, 2008 03:04 ET (08:04 GMT) Copyright (c) 2008 MF-Dow Jones News Srl.
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Vecchio 18-11-08, 09:46   #2 (permalink)
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Vecchio 18-11-08, 10:32   #3 (permalink)
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Vecchio 18-11-08, 12:17   #4 (permalink)
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Che bel buongiorno che hai dato doberman
Scusate se faccio sempre domande banali, ma cosa implica l'articolo postato da lothar? In parole molto semplici please
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Vecchio 18-11-08, 12:37   #5 (permalink)
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Scusate se faccio sempre domande banali, ma cosa implica l'articolo postato da lothar? In parole molto semplici please
che le banche italiane non hanno nessun probema
ringrazia la sorveglianza di draghi e le parole sagge dette 6 mesi fa
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Vecchio 18-11-08, 12:42   #6 (permalink)
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Scusate se faccio sempre domande banali, ma cosa implica l'articolo postato da lothar? In parole molto semplici please

Da ilsole24ore:
Les Echos: i banchieri italiani fingono di non avere bisogno di aiuto
di Elysa Fazzino


«I virtuosi ridicoli»: evocando "Le preziose ridicole" di Molière, il quotidiano finanziario francese Les Echos punta il dito sulle banche italiane perché, a suo parere, fingono di non avere bisogno di aiuto mentre in realtà ne approfitterebbero volentieri. «Fingere di non volere quello che si desidera di più al mondo» è un classico della commedia dell'arte, scrive Les Echos in un commento. «Se i grandi banchieri della Penisola, con il loro broncio piuttosto sdegnoso davanti alle mani tese insistentemente dagli Stati europei, vogliono far capire che non hanno un bisogno pressante di aiuto, i loro bilanci dichiarano il contrario». Secondo il quotidiano, le misure di rafforzamento dei fondi propri di Unicredit, fino a 6,3 miliardi di euro, e «la soppressione di un generoso dividendo di 3,7 miliardi di euro in contanti» da parte di Intesa SanPaolo «non riusciranno neppure ad alzare i loro ratio di solvibilità fino alla media europea». «E non perché non abbiano fatto ricorso al gioco della maschere contabili»: questo gioco, continua il commento, ha evitato a Unicredit «l'umiliazione di registrare il più debole utile imponibile dalla sua nascita».

La crisi, secondo Les Echos, ha comunque avuto il merito di dissipare un «quiproquo». Unicredit sembra «potere trarre riserve dalla riduzione di costi in Germania e potersi appoggiare alla resistenza dell'Europa centrale», mentre Intesa, «impotente davanti all'aumento delle sofferenze in Italia e spogliata dei gioielli dei dividendi, manca singolarmente di fiato». Sul sito del quotidiano il titolo di cronaca sulle trimestrali: «Unicredit studierà i progetti di sostegno governativo».

Per il Financial Times, «la crisi finanziaria si estende alle banche italiane»: così Paul Betts in un commento, che si può leggere sul sito del quotidiano finanziario londinese. Anche se Unicredit e Intesa SanPaolo non hanno mai amato essere paragonate l'una con l'altra, «l'ironia è che entrambe hanno registrato un identico calo del 54% nell'utile del terzo trimestre». I dividendi in contanti sono tradizionalmente «una misura di quanto un'impresa o una banca ha fiducia nel futuro». La decisione di non pagarli quest'anno è un segnale di preoccupazione per il futuro. E' vero, scrive Betts, che le banche italiane sono state meno esposte ai prodotti strutturati tossici. «Il problema è che questo è diventato un problema del passato e l'attenzione ora è concentrata sulla forza patrimoniale dei gruppi bancari». In altre parole, «tutti sono nella stessa barca» e le grandi banche italiane, che hanno storicamente bassi "tier one capital ratio", sono sotto pressione per rafforzare il patrimonio di base.

Le banche italiane – continua Betts - devono affrontare il fatto che il Paese sta andando in recessione. Questo potrebbe colpire il loro business e sta provocando tensioni interne. La credibilità di Alessandro Profumo ha subito un colpo e ai vertici di Intesa SanPaolo si cerca di chi è la colpa. Il commento osserva che le banche italiane hanno chiuso i rubinetti dei prestiti all'industria. «Ecco perché il governo è preoccupato e ci si aspetta che intervenga con un proprio piano di sostegno bancario».

In un altro commento intitolato «Banca d'Italia», nella rubrica Lex, il Financial Times scrive: «Che peccato che nessuna delle due banche abbia potuto incassare il proprio investimento nella banca centrale per rafforzare il proprio capitale». Sotto tiro, è «l'anomala struttura azionaria» italiana, in base alla quale le banche commerciali posseggono l'istituzione che le regola. Un sistema che per legge dovrebbe finire quest'anno, anche se ci sono dissensi sul valore effettivo della banca centrale.

Si occupano dell'Unicredit anche vari siti Usa, che registrano il calo degli utili della banca italiana. Il Wall Street Journal ricorda che i risultati battono le stime dei mercati, poiché il titolo aveva già assorbito il piano di rafforzamento del capitale. Segnalato anche il "no comment" di Profumo sulla possibilità che Unicredit faccia ricorso ai piani di salvataggio di altri Paesi per rafforzare il proprio capitale.

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Commento personale: dopo il rifiuto della germania ad un fondo comune, siamo costretti a difenderci come possiamo, senza aumentare esplicitamente il debito pubblico.

Cosa possiamo fare noi piccoli investitori?
Semplice: investire in titoli italiani, perchè, in caso di ,assolutamente improbabile, default del ns. stato, perderemmo comunque i titoli esteri.
Lothar96 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 18-11-08, 12:48   #7 (permalink)
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Cosa possiamo fare noi piccoli investitori?
Semplice: investire in titoli italiani, perchè, in caso di ,assolutamente improbabile, default del ns. stato, perderemmo comunque i titoli esteri.
come non quotarti

Parere personale eviterei di prestare i titoli alle banche per aumentare dello 0,2 % lordo il rendimento
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