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greed is good
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Articolo: Borsa, sistema finanziario nella morsa del debito
Ho evidenziato i passaggi interessanti, che in qualche modo danno una spiegazione logica (simile a quella data dai guru del FOL
) circa il calo dei titoli con buona solidità BTP, CCT e AAA (quelle vere). Borsa, sistema finanziario nella morsa del debito di Walter Riolfi 8 marzo 2008 Non c'è dubbio che, alla fine, ci ritroveremo con un sistema finanziario migliore. Ma nel frattempo si sta vivendo un dramma e nessuno ha idea di quanto possa durare questo "frattempo". Fino a quando non avremo smontato il debito esistente sui mercati del credito, azzardano gli analisti. Sarebbe la tragedia. Perché cancellare in pochi mesi quella montagna di debiti accumulata negli ultimi 15 anni, moltiplicata a dismisura da tutte le emissioni di carta sintetica e di derivati, al punto che talvolta non si capisce più cosa ci sia sotto, significa semplicemente l'implosione del sistema. In origine erano i mutui subprime e quello che era stato derivato e costruito sopra. Poi la bufera ha cominciato a spazzare i prestiti, che servivano a finanziare l'euforia del private equity e dei Lbo. Ha contagiato il credito al consumo, i debiti sulle carte di credito, i prestiti agli studenti, i bond mucipali. E infine ha travolto anche i mutui, quelli abbastanza buoni, gli Alt-A. E non ha risparmiato nemmeno quelli più sicuri. L'abbuffata di «triple A» ha visto i prezzi calare, in un mercato sempre meno liquido, da 100 fino a 60 nelle ultime due sedute. E le «triple B», non esattamente spazzatura, sono crollate a 12 centesimi: praticamente nulla. Ormai va giù tutto, come un castello di carte. Il virus mortale Persino i gestori che avevano capito tutto, o quasi, sono falliti: come quello dell'inglese Peloton che era andato "lungo" di triple A (le aveva comperate) e "corto" (vendute allo scoperto) di triple B. Aveva compreso che il meccanismo funzionava e aveva una sua logica. Ma non aveva capito due cose: uno, che in un mercato al parossismo, quando tutti cercano disperatamente di far liquidità vendendo la roba buona, le triple A finiscono per perdere più della spazzatura; due, che continuare a comprare a debito non era più salutare. Perché è il debito il vero virus che sta sconvolgendo tutti i mercati finanziari. È paradigmatico il ruolo del debito. Una virtù, come la celebravano i cantori della leva finanziaria nei tardi anni 90, e ancor di più dopo il 2004: dimentichi d'averla invece demonizzata dopo lo scoppio della bolla speculativa del 2000. Ora il debito è un virus mortale, come sanno almeno una dozzina di hedge fund esposti con le banche per finanziare le loro attività di arbitraggio: quelle più sicure, più tranquille, perchè si gioca sulle piccole differenze di prezzo, coprendosi da un lato e vendendo dall'altro. Al punto che questi fondi sono stati definiti a «bassa volatilità». Ma siccome per lucrare decentemente sulle piccole differenze di prezzo occorre lavorare all'ingrosso, ecco che il tutto era stato amplificato dalla leva finanziaria, che poteva arrivare anche a 10 volte. Nel momento in cui la banca, che ha già i suoi problemi, comincia a chiedere i soldi indietro o il reintegro dei margini, non c'è più nulla da fare. Dove avrebbe sbagliato il fondo del prestigioso gruppo Carlyle che rischia di finire in liquidazione? Nel comprare titoli di debito e di credito a bassissimo rischio come ha fatto? No, ha sbagliato soprattutto ad acquistarli facendosi prestare 150 milioni che adesso le banche rivogliono indietro: in parte, almeno. È la «spirale dei margini», spiegano gli analisti: più scende il valore dei titoli in portafoglio (e anche se è roba buona scende semplicemente perchè c'è la corsa alla liquidità) e più la bancapretende il reintegro dei margini di garanzia. Alla fine di questa spirale c'è spesso il fallimento. E alla fine di tutti questi processi c'è il rischio di una implosione del sistema finanziario. Il salvagente delle azioni La Fed non può fare molto. Ha tagliato i tassi aggressivamente e continuerà a farlo con altrettanta determinazione anche nella prossima riunione. Ma i tassi dei mutui casa, quelli della clientela primaria, sono più alti di quando era cominciata la crisi. E così succede per tutti gli altri finanziamenti. La ricchezza media di un proprietario di casa Usa (il valore della casa meno il debito) è scivolata al 47,9%; ma per i più sfortunati questa percentuale è diventata negativa. Il 2% dei 46milioni di mutuatari Usa è definitivamente insolvente; quelli in serio affanno sono il 5,82%. Se scende ancora il prezzo delle case, e scenderà, questi numeri potrebbero raddoppiare. Più che alla Fed, le incolpevolifamiglie e le molto meno incolpevoli istituzioni finanziarie stanno guardando al Governo: perchè solo la politica può ora alleviare i danni. Se il credito è la linfa dell'economia, come con enfasi ripetono gli economisti, è l'intero sistema che va in crisi, come dimostrano i cali generalizzati delle Borse. Stupisce, semmai, che queste non siano scese di più. Vi sono aziende che, a giudicarle dal prezzo dei loro bond, le si direbbe fallite; ma dal valore delle loro azioni, le si direbbe sane, per quanto un poco sottovalutate. A parte i titoli di Stato, le orse sono gli unici mercati rimasti in piedi, perché gli investitori continuano ad attribuire alle azioni un valore e soprattutto perchè sulle Borse è relativamente marginale la presenza del debito. Diversamente dal 2000, le azioni rimangono la sola cosa che in qualche modo galleggia nel naufragio della finanza. Ma tutto dipende da quanto durerà ancora questa bufera. Intanto gli indici stanno scivolando verso i minimi di gennaio: l'S&P ha perso il2,8%,il Nasdaq il 2,6% e lo Stoxx il 3,4% (-3,6% Parigi, -3,5% Francoforte, -4,2% Milano, -3,1% Londra). |
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