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Bond, se il futuro rende di meno
Mercati Oggi i Cct e i Btp molto brevi offrono il 3% netto
Presto anche in Europa i decennali potrebbero farsi superare dai titoli corti. Come reagire In bilico tra fisso e variabile per fronteggiare l’incertezza delle previsioni economiche. Con un occhio di riguardo al «lungo» per sfruttare l’attimo fuggente che distingue i titoli euro da quelli americani. Ma vediamo le ipotesi sul tavolo: se la fiducia sulla crescita economica tedesca per i prossimi sei mesi si dovesse attestare ai minimi assoluti, non ci sarebbero ragioni per continuare ad alzare i tassi. Al tempo stesso, se l'incremento del Prodotto interno lordo d'area euro toccherà quota 2,7%, come prevedono gli analisti, il rischio inflazione è dietro l'angolo e la ricetta migliore, per le autorità monetarie, è quella di continuare ad attuare una politica di rialzo dei tassi ufficiali. Per il risparmiatore prudente, per chi desidera che il capitale di cui dispone non subisca danni, non ci sono grandi alternative. La protezione viene offerta dalle obbligazioni a tasso variabile, la cui caratteristica è la difesa del patrimonio nelle fasi in cui i tassi aumentano. L'unica emissione pubblica italiana che paga interessi variabili, con cadenza semestrale, è il Certificato di credito del Tesoro, Cct, la cui quotazione, da inizio anno, è invariata, ma le cui cedole semestrali lorde sono aumentate dall’1,20% di un anno fa fino all’1,45% di marzo scorso per poi toccare l’1,80% attualmente. In pratica hanno assorbito per intero l'aumento del tasso di riferimento d'area euro, salito dal 2% d'inizio dicembre al 3% in vigore da inizio agosto scorso. Sia nel caso del tasso ufficiale, sia nel caso del flusso cedolare, l'incremento è stato del 50% del valore iniziale. Il livello delle cedole e il prezzo di mercato consentono all'investitore d'incassare, da questa tipologia d'emissioni, il 3,50% circa lordo e poco più del 3% netto. E i Btp? Facciamo un paragone con il tasso fisso: uno strumento a cedola fissa con durata semestrale, un Btp con scadenza marzo 2007, la cui durata finanziaria è paragonabile a quella di un qualsiasi Cct, paga il 3,45% lordo di rendimento e il 2,85% netto. La differenza è quasi impercettibile. Ebbene: sia la quotazione del primo strumento, sia la quotazione del secondo non dovrebbero subire variazioni, nel corso dei prossimi mesi: il prezzo del Cct è sostanzialmente stabile, perché le tensioni del mercato vengono trasferite al valore delle cedole, quello del Btp brevissimo non varia, perché l'arco temporale che lo separa dalla data di rimborso è di pochissimi mesi. Verrebbe spontaneo dire. «Bene, nel portafoglio metto solo questi due». Attenti, però: sarebbe una scelta di profilo molto basso, che non espone a rischi, ma che non offre rendimenti. Meglio sarebbe adottare una strategia più articolata, che preveda, accanto ai titoli brevi e a quelli a cedola variabile, una presenza di emissioni a durata medio lunga. Perché? Proprio per «cavalcare» l'incertezza delle previsioni evidenziata sopra: da un lato abbiamo i titoli che non espongono al rischio tassi se la ripresa dell’economia dovesse farli salire ulteriormente. Dall'altro abbiamo titoli a maggiore componente di rischio, se invece la tendenza dei tassi dovesse subire un'inversione. Quante possibilità hanno di verificarsi le due ipotesi? Quasi alla pari, cinquanta e cinquanta, perché le previsioni si equivalgono. Una leggera preferenza per un portafoglio con strumenti fissi e lunghi è però opportuna, per una ragione molto importante. La curva dei rendimenti d'area euro sta sempre più assomigliando a quella americana o a quella inglese che è inclinata all’ingiù. Che cosa vuol dire? Che i rendimenti dei titoli brevi, con scadenza due o tre anni, stanno superando quelli delle emissioni lunghe, come le decennali. In Europa, per ora, i titoli lunghi offrono invece, come è naturale che sia, rendimenti superiori. Ma mentre qualche mese fa pagavano 75 centesimi di punto in più (maggio 2006), oggi la differenza è quasi impercettibile: 10 centesimi. Difendere il patrimonio anche con emissioni a lunga durata, dunque, potrebbe risultare la strategia corretta. Prima che anche i nostri Btp si mettano a fare gli americani. |
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