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Vecchio 26-03-06, 18:07   #41 (permalink)
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Originalmente inviato da balcarlo
Intorno a 90 potrebbe essere interessante un'entrata?
Secondo me, occorre muoversi con molta cautela sull'ISK, anche perchè se compri la valuta, è perchè hai intenzione di comprare bond denominati in ISK...

Nella situazione attuale, questo ti espone a rischi significativi non solo sul cambio, ma anche sull'emittente: è sotto tiro anche lo stato islandese, che pure ha un rating molto elevato ed è un esempio di virtuosismo finanziario. Salvo che tu non vada a comprare titoli in ISK di enti sovranazionali o di società non islandesi.

Può darsi che il mercato provi a consolidare quota 90 corone per 1 euro, come può darsi che vada a sondare i massimi sopra quota 95. C'è anche Danske Bank, il più pessimista fra gli analisti, che pronostica una caduta fino a quota 105 da qui a fine anno.

Il mio suggerimento è di monitorare la valuta e vedere se tiene a quota 90 o meno prima di entrare. Più prudente sarebbe un ingresso sopra quota 95, sui massimi dello scorso ciclo di forza dell'euro, sempre verificando se tende a tenere la quota oppure no.

In alternativa, considera un bond in euro fra quelli emessi da soggetti islandesi: almeno corri il rischio emittente ma non quello di cambio

Io avevo indicato un perpetual, che è uno strumento un po' particolare, ma credo ce ne siano anche a termine, a tasso fisso.

Certo, vanno un po' cercati....

Ultima modifica di i98mark : 26-03-06 alle ore 19:18
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Vecchio 27-03-06, 14:45   #42 (permalink)
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Oggi l'ISK rimbalza e prova a riportarsi attorno a quota 0,0115... o 86 corone x 1 euro approfittando della giornata di relativa debolezza dell'Eur...

18:20 ISK sempre lì, Islandsbanki 98-98,75

Ultima modifica di i98mark : 27-03-06 alle ore 18:23
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Vecchio 29-03-06, 18:23   #43 (permalink)
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ISK/Eur attorno a 0,0116 - 0,0117 ossia poco sotto le 86 corone x un euro.

Mi invento analista tecnico e dico: segnali di forza sotto quota 85 corone x un euro, altrimenti forse potrebbe aver trovato un trading range fra 85 e 90 corone x un euro...

Si vedrà se, in caso di forza dell'euro, l'ISK andrà a sondare i minimi dei giorni scorsi e li terrà...

Islandbanki 98-98,6 dopo un minimo a 98,4...

Ultima modifica di i98mark : 31-03-06 alle ore 12:56
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Vecchio 30-03-06, 09:32   #44 (permalink)
y2k
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Originalmente inviato da y2k
Mi permetto un'intromissione non troppo aderente con il thread.

Di recente ho avuto occasione di leggere alcune analisi in base alle quali una futura, possibile, forte rivalutazione dello yen, porterebbe i carry trader a smontare tutte le posizioni lunghe spingendo al ribasso contemporaneamente Equity, Bond e Materie Prime.
Ora, quello che vorrei conoscere, oltre ad un vostro commento, è qualche link (se possibile in italiano ... ma va bene anche in inglese) per approfondire l'argomento.
Inoltre, quali sarebbero gli Assets che uscirebbero vivi al verificarsi di una situazione come quella sopra descritta.

Allego un link di una delle varie letture che ho
trovato.
http://www.abaxbank.com/docs/Researc...site%20Rex.pdf

Grazie per eventuali interventi.

Bye!Y2K
Altra breve lettura, che ritengo interessante, relativa anche all'Islanda.
http://www.abaxbank.com/docs/Researc...0reykjavik.pdf

Bye!Y2K
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Vecchio 30-03-06, 21:00   #45 (permalink)
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Giornata non malvagia per l'ISK che però non scende sotto le 85 corone per un euro... giù a picco l'Islandbanki/Glitnir, che chiude a 97-97,5
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Vecchio 31-03-06, 10:38   #46 (permalink)
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Riporto una Reuter di ieri: la banca centrale islandese ha alzato ieri il tasso di interesse di 75 bp a quota 11,50%, nello sforzo di contenere l'inflazione derivante dalla svalutazione della corona ed allo stesso tempo di sostenere il corso della valuta contro dollaro ed euro.

L'incremento è più alto delle attese e ha portato ad una crescita dei costi di copertura del debito a 5 anni delle banche private islandesi (credit default swap) Kaupthing (3 bp a quota 86) e Landsbanki (2 bp a quota 83).

La crescita del rischio è imputabile alle maggiori difficoltà nel fare valere i crediti vantati dalle 2 banche particolarmente attive nel settore immobiliare islandese

Invariato il costo dei cds sul debito di pari durata di Islandsbanki (che ha recentemente cambiato nome in Glitnir).

Il link:

http://today.reuters.com/investing/f...S-EUROPE-5.XML

La corona stenta a recuperare terreno: la mossa della banca centrale islandese pare sia servita per ora a stabilizzare il cambio poco sopra quota 85 corone per 1 euro.

Il perpetual Islandsbanki/Glitnir è oggetto di vendite speculative...
Bid 95,1 ask 96,9

Calerà presto il rating delle banche islandesi o recupereranno i corsi dei bond da loro emessi ? Certo, se non è panic selling questo, poco ci manca

Aggiungo un link ad un articolo del Financial Times, relativo al fenomeno del carry trade sulle valute islandese, neozeladese, ungherese, turca, australiana

http://news.ft.com/cms/s/867217e4-bf...0779e2340.html

altro link, sempre ad articolo Financial Times in chiaro, sulla vicenda islandese e sull'atteggiamento che le 3 banke private intendono tenere rispetto alla copertura delle proprie esigenze di finanziamento:

http://news.ft.com/cms/s/21fbda28-be...0779e2340.html

Ultima modifica di i98mark : 31-03-06 alle ore 10:58
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Vecchio 31-03-06, 11:09   #47 (permalink)
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eventuali strategie operative?
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Vecchio 31-03-06, 11:54   #48 (permalink)
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Originalmente inviato da prince63
eventuali strategie operative?
L'impressione è che il selling non sia ancora alla fine... monitoraggio stretto, con la calcolatrice in mano, occhio fisso sulle notizie...

La situazione non può andare avanti a lungo così: o arriva un downgrade sul rating della banca (insieme con le altre) o si assiste ad una risalita dei corsi...

Mi sentirei più tranquillo su una tasso fisso che su un perpetual, che è una via di mezzo, come andamento dei corsi, fra un bond e un'azione...

Personalemente, non sono ancora entrato

Aggiungo: magari i corsi risalgono e si sarà persa un'occasione, ma le cattive notizie qui potrebbero non essere ancora finite...

ora 96,75-96,9
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Vecchio 31-03-06, 12:04   #49 (permalink)
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Sto ancora cercando bond a tasso fisso, banche islandesi, valuta euro, ma non trovo nulla.

Per il fisso pare prediligano il CHF, in euro hanno scadenze molto lunghe se non perpetual (visto un Kaupthing 2045 Vrn ISIN XS0211361315)...

continuo la ricerca...

Niente: il più corto (si fa per dire) è quello sopra, altrimenti solo perpetual. Landsbanki, che delle 3 ha il rating più basso ha un 6,25 che scambia 95 - 96

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Vecchio 31-03-06, 14:17   #50 (permalink)
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Zero gradi, cielo parzialmente coperto, in questa sera di fine marzo il sole del grande nord tramonta già tardi, alle 20 e otto minuti. Sui monitor delle banche scorre la quotazione della corona. Ci vogliono 86 corone per comprare un euro, cinque settimane fa ne bastavano 75. Domani mattina la banca centrale alzerà i tassi, si dice, per la tredicesima volta e li porterà all'11.25 per cento. Una pessima notizia per chi ha comprato con il mutuo le nuove casette costruite intorno alla città nei due anni passati. Le case salivano continuamente di prezzo e sembravano l'investimento migliore. Ora qualcuno farà fatica a pagare le rate e per le banche si prospettano tempi difficili.
Qui sono abituati a una grande volatilità dell'economia e del cambio. Ancora negli anni Ottanta la corona seguiva l'andamento delle quotazioni del merluzzo, oggi è l'alluminio che fa il bello e il cattivo tempo. Ci sono stati investimenti colossali negli ultimi anni. La produzione di alluminio divora energia come nient'altro al mondo e qui c'è una quantità immensa di energia geotermica. L'Islanda è un'isola vulcanica.
C'è un'espressione che si incontra spesso nel mondo del carry trade, “la terra più fertile si trova sulle pendici dei vulcani”. Il carry trader sa di vivere in un tempo preso a prestito, sa che un giorno tutto potrebbe crollargli addosso, ma è proprio questo, più ancora dell'extrarendimento, che gli dà adrenalina e lo riscatta dalla noia del vivere.
In molti sono venuti a coltivare il loro capitale fin quassù, anche italiani. Attirati dai tassi alti, da un cambio stabile e dall'immagine eccellente di questo paese un tempo povero e agitato e oggi prospero, vivace, sofisticato e proiettato verso il futuro. Ora, in poche settimane, si trovano a perdere il 13 per cento sul cambio e subiscono in più la flessione dei bond.
Qualche economista molto (troppo) veloce già ha preparato una lista di proscrizione fatta di paesi con un elevato disavanzo delle partite correnti, cambio gonfiato dal carry positivo, tassi artificiosamente bassi che favoriscono l'indebitamento dei privati e la bolla immobiliare. Le liste che girano partono da qui, dall'Islanda. La prendono alla lontana e proseguono in sordina, coinvolgendo l'Ungheria, la Turchia, l'Australia, la Nuova Zelanda. Dietro questi nomi di media grandezza si intravedono però i bersagli grossi. Il Regno Unito e poi, gran finale, il cuore stesso del sistema, gli Stati Uniti.
Il primo tassello del domino, dicono, è caduto, gli altri vacillano e per il 2007 ci divertiremo con gli Stati Uniti. La Fed ci prende in giro dicendoci che ha quasi finito, è già dall'ottavo rialzo che si dice che siamo al traguardo (ricordate la teoria del nono inning, quello finale, proposta da Fisher della Fed di Dallas nel giugno 2005?) e ci troviamo al quindicesimo, con il sedicesimo già scontato e altri dietro in coda. Presto o tardi, continua il ragionamento, i creditori faranno con gli Stati Uniti quello che fanno oggi con l'Islanda. Smetteranno di metterci altri soldi, faranno crollare il cambio, i bond e la borsa.
In questo ragionamento c'è qualcosa di vero mescolato con molto di falso e di strumentale.
Cominciamo con quello che c'è di vero e partiamo dall'Islanda. Sul sito del Fondo Monetario c'è un rapporto di 57 pagine del settembre 2005. E' la discussione tra il governo di Reykjavik e lo staff del Fondo. Il governo è ottimista, pensa che riuscirà a tenere sotto controllo l'inflazione e a ridurre il disavanzo delle partite correnti senza ridurre troppo la crescita e senza svalutare più di tanto. Lo staff è molto più preoccupato e prospetta il rischio che accada esattamente quello che è successo nelle ultime settimane. “Una correzione brusca del cambio, dice lo staff, potrebbe produrre un molto più grande ritracciamento della domanda interna, tenuto conto dell'elevato livello di indebitamento”.
Il sito del Fondo è ricchissimo di materiale, è gratuito e non richede password o noiose registrazioni. Andrebbe obbligatoriamente consultato prima di avventurarsi in paesi poco noti. Cinque minuti di consultazione ogni mille euro che si vogliono investire, qualcosa del genere.
Per quanto preoccupato per la situazione a 12 mesi, il Fondo manifesta comunque una fiducia non diplomatica nel futuro dell'Islanda. A patto, si capisce tra le righe, di passare per un'ordinata svalutazione (che molto probabilmente, aggiungiamo noi, non è finita qui). L'Islanda, dopo tutto, ha importato ingenti capitali dall'estero per costruire fabbriche di alluminio, non, come l'America, per finanziare consumi. Queste fabbriche presto saranno produttive, l'alluminio verrà esportato e il disavanzo delle partite correnti si ridurrà drasticamente già nel 2007.
Allargando il discorso agli altri paesi della lista nera è vero, in generale, che non si può tirare troppo la corda con la crescita a debito. Dopo qualche tempo, infatti, ci si accorge che il cambio alto soffoca la competitività. Questo è ormai molto vero per l'Ungheria e per la Nuova Zelanda e comincia a essere in parte vero per l'Australia e la Turchia.
E' però falso che questi paesi (e i loro creditori) debbano per forza subire la forma più dolorosa di aggiustamento, quella fatta di maxisvalutazione, recessione, crollo del valore degli asset e, nei casi più drammatici, default sul debito. Inoltre, non sta scritto che debbano obbligatoriamente infettarsi l'un l'altro, come accadde nel 1995 e nel 1997-98.
Gli aggiusamenti possono benissimo procedere uno alla volta, soprattutto se permangono condizioni generali di ampia liquidità. E' quindi molto meglio che comincino a realizzarsi quest'anno, in condizioni generali ancora favorevoli, piuttosto che nel 2007 e 2008, che saranno sicuramente più impegnativi.
Per chi vuole continuare a coltivare le pendici dei vulcani, quindi, non è ancora l'ora dell'eruzione, ma è certamente l'ora di una maggiore attenzione e agilità. Il carry trading, da qui in avanti, non è da vietarsi in assoluto, ma andrà fatto selettivamente e a tempi alternati. Su caduta brusca del cambio, come è stato il caso per l'Australia in queste ultime sedute, si può entrare, salvo poi uscire quando l'overshooting ha termine.
Nel 2006, questa è la nostra ipotesi, non vedremo grandi ondate di paura, ma ne vedremo alcune piccole. Ci sarà quasi sempre da approfittarne, perché in condizioni di liquidità ancora buona non si danno avvitamenti. In una prima fase si scende per ragioni fondamentali e per paura, ma la paura scompare rapidamente.
Detto questo, ricordiamo che il momento migliore per comprare bond e valute è quando un paese che ha svalutato da qualche mese (meglio se da qualche trimestre) e ha quindi imbarcato inflazione decide di rimettersi in ordine alzando i tassi reali e, in questo modo, provocando una rivalutazione. Purtroppo non ci sono in giro molti paesi che stiano attraversando questo momento di grazia, Per l'Islanda è troppo presto, per l'Ungheria è tardi. Turchia e Brasile sono già abbastanza avanti, ma il carry è così invitante che ci si può rimanere dentro, con l'accortezza di fare un po' di trading. Fra qualche mese, sulla Turchia, sarà meglio fare il punto. Nel 2007 le elezioni le regaleranno un presidente islamista (ora lo è solo il governo e, da qualche giorno, la banca centrale). Il presidente, in Turchia, non è decorativo. Significa forze armate, kemalismo, laicità, equilibrio dei poteri.
Tornando alle liste di proscrizione di cui si diceva, i bersagli grossi inglese e americano non corrono pericoli seri come minimo per quest'anno. Stare lunghi di dollari, tuttavia, diventa mese dopo mese sempre meno interessante. Anche mettersi lunghi di bond appare molto prematuro. La decelerazione che l'economia americana subirà nei prossimi mesi (dal 5 al 3 per cento di crescita annualizzata) darà ogni tanto spazio a qualche recupero dei corsi, ma il fatto grosso è che le risorse inutilizzate (disoccupati e impianti fermi) continueranno comunque a diminuire e finchè diminuiranno i bond rimarranno sotto pressione. In compenso la borsa americana, per quanto in questo momento affaticata, ha ancora spazio strutturale per salire, anche se sempre più lentamente.
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