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Vecchio 27-02-06, 16:05   #1 (permalink)
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Diversificazione obbligazioni

Salve a tutti, è la prima volta che scrivo nel forum anche se lo leggo da tempo e ho raccolto delle buone idee per gli investimenti.
Avendo da tempo deciso di investire la parte obbligazionaria del mio portafoglio in titoli obbligazionari e non in fondi che a mio parere sono troppo costosi per scadenze brevi. Dato che i soldi mi potrebbero servire per l'acquisto di una casa nel breve termine (1 a 3 anni) mi tengo su titoli di stato indicizzati italiani (cct) e vorrei diversificare l'emittente. Ci sono dei titoli di stato di paesi apparteneti all'unione europea che hanno le stesse caratteristiche dei CCt? Mi piacerebbe una emissione o tedesca o spagnola comunque in euro.
Grazie in anticipo
mirko10 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 04-03-06, 09:21   #2 (permalink)
Mai -dire- no
 
L'avatar di Maino
 
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Originalmente inviato da mirko10
Salve a tutti, è la prima volta che scrivo nel forum anche se lo leggo da tempo e ho raccolto delle buone idee per gli investimenti.
Avendo da tempo deciso di investire la parte obbligazionaria del mio portafoglio in titoli obbligazionari e non in fondi che a mio parere sono troppo costosi per scadenze brevi. Dato che i soldi mi potrebbero servire per l'acquisto di una casa nel breve termine (1 a 3 anni) mi tengo su titoli di stato indicizzati italiani (cct) e vorrei diversificare l'emittente. Ci sono dei titoli di stato di paesi apparteneti all'unione europea che hanno le stesse caratteristiche dei CCt? Mi piacerebbe una emissione o tedesca o spagnola comunque in euro.
Grazie in anticipo
Benvenuto mirko10, non dare una risposta al tuo primo messaggio mi sembrava maleducato, per cui, anche se in modo incompleto, ti dico la mia.

Se il tuo orizzonte temporale è 1-3 anni per un eventuale acquisto di una casa, fai senz'altro bene a posizionarti sul tasso variabile attraverso i cct.

Con questo arco temporale davanti, a mio avviso ha poco senso diversificare l'emittente... tieni presente che l'Italia garantisce i rendimenti più alti (o quasi) dell'unione europea
I tedeschi offrono di meno
Gli Spagnoli non saprei, ma penso che siamo molto vicini.

Diversificare l'emittente è sempre buona cosa, ma in questo caso mi sentirei di "derogare" : vuoi che lo stato italiano fallisca nei prossimi 3 anni?

ti saluto e ti auguro una felice esperienza col forum !

maino
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Vecchio 04-03-06, 12:40   #3 (permalink)
Reset Globale!
 
L'avatar di prince63
 
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Originalmente inviato da mirko10
Salve a tutti, è la prima volta che scrivo nel forum anche se lo leggo da tempo e ho raccolto delle buone idee per gli investimenti.
Avendo da tempo deciso di investire la parte obbligazionaria del mio portafoglio in titoli obbligazionari e non in fondi che a mio parere sono troppo costosi per scadenze brevi. Dato che i soldi mi potrebbero servire per l'acquisto di una casa nel breve termine (1 a 3 anni) mi tengo su titoli di stato indicizzati italiani (cct) e vorrei diversificare l'emittente. Ci sono dei titoli di stato di paesi apparteneti all'unione europea che hanno le stesse caratteristiche dei CCt? Mi piacerebbe una emissione o tedesca o spagnola comunque in euro.
Grazie in anticipo
Benvenuto mirko10,
sottoscrivo il consiglio di Maino!
Ciao
prince63 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 04-03-06, 16:03   #4 (permalink)
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L'avatar di roguetrader
 
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confermo quanto detto da maino: la maggior parte dei paesi europei ha rating superiore a quello italiano e quindi offre rendimenti più bassi. Un'alternativa potrebbe essere la Grecia che mi sembra abbia rating A, quindi 2 notch sotto quello italiano (AA-). Non so se la Grecia offra emissioni a tasso variabile, però ha un buon rendimento sul tasso fisso, anche su scadenze 2-3-4 anni. Da valutare comunque le commissioni applicate dall'intermediario, che spesso possono vanificare l'extra rendimento offerto dai titoli esteri (governativi e non).
roguetrader non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 05-03-06, 14:13   #5 (permalink)
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L'avatar di FaGal
 
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LA STAMPA lunedì 27 febbraio 2006
18 L’OBBLIGAZIONARIO TORNA IN PRIMO PIANO. LA DOMANDA È MOLTO ALTA ANCHE SE I RENDIMENTI NON SEMBRANO DECOLLARE. TUTTE LE EMISSIONI DA SEGUIRE - Bond di Stato alla guerra dei 30 anni - Stati Uniti e Russia tornano sul mercato a lungo. L’offerta italiana si conferma consistente

C’È una Guerra dei 30 Anni sui mercati obbligazionari internazionali, per fortuna incruenta e anzi potenzialmente benefica per il pubblico: più scelte, più opportunità, soprattutto per i fondi pensione e per gli investitori istituzionali che sono i principali destinatari delle emissioni di titoli a reddito fisso di lungo periodo.

L'effetto non secondario della pioggia di bond ultralunghi è due volte positivo. Da una parte consente di diluire su scadenze più maneggevoli dai governi emittenti i rispettivi indebitamenti. Dall'altra, in questa particolare congiuntura, riesce pure a mantenere relativamente bassi i tassi internazionali grazie al drenaggio dell'enorme liquidità che il mondo sta accumulando per vari fattori: dai profitti petroliferi dei paesi produttori ai tassi di crescita quasi a due cifre delle nuove economie indiana e cinese e degli altri mercati emergenti; dalle riserve di contanti delle corporation americane alla vecchia tendenza al risparmio degli europei che stanno scoprendo finalmente l'inevitabilità della previdenza complementare.

Mentre il Tesoro italiano è presente da anni, con costanza, con il suo BTP trentennale, ed anzi ha recentemente aggiunto la variante indicizzata, il governo americano e quello russo sono così scesi in campo a febbraio, a distanza di ore l'uno dall'altro, con due emissioni di lunghissimo termine.

BTP italiano. L'ultima tranche del titolo, cedola del 4% e scadenza nel febbraio 2037, è stata collocata 10 giorni fa al prezzo di 98,35 per 2000 milioni di euro, contro una domanda di 3233 richiesti: il rendimento è salito di 27 centesimi dal mese prima al 4,13% attuale, più alto pure del 3,966% dell'asta di ottobre 2005. Nei giorni successivi il prezzo del bond sul secondario si è mantenuto attorno a 98,35-98,38, per un ritorno del 4,10%-4,15% circa, inferiore ai rendimenti delle emissioni degli anni precedenti, sempre oltre il 5%: 5,138% nel gennaio 2004, 5,10% nel gennaio 2003, 5,75% nel marzo 2002, 5,73% nel febbraio di cinque anni fa. Un investitore che ha acquistato il BTP a 30 anni nel febbraio del 2001, oggi ha una garanzia di rendimento per i prossimi 25 anni che è più elevata di 1,60 punti rispetto a chi ha comprato il BTP a 30 anni all'asta del 15 febbraio 2006. Ciò si riflette direttamente sui prezzi al mercato secondario di tutte le emissioni precedenti, anche in rapporto alle rispettive cedole fisse previste dai regolamenti. Così, il Btp maggio 2031, cedola 6%, quotava il 19/2/06 130,5; il Btp febbraio 2033, 5,75%, 127,6; il Btp agosto 2034, 5%, 115,5; il Btp settembre 2035, 2,35%, 112; il Btp febbraio 2037, cedola 4%, 98,73.

Bond americano. Washington aveva sospeso i bond a 30 anni dai suoi programmi nel 2001, sommerso dal surplus di bilancio creato dal boom della fine degli Anni Novanta. Cambiato il vento, il governo Bush aveva deciso nel 2005 che avrebbe rispolverato il suo trentennale, e l'ha fatto a metà febbraio 2006 con un'asta da 14 miliardi di dollari. L'attesa del pubblico prometteva un sicuro assorbimento, ma l'esito è stato sorprendentemente positivo anche sotto l'aspetto del tasso emerso: tanta è stata la domanda, che il tasso lordo è risultato infatti del 4,5%, identico a quello sul costo del dollaro a breve che Alan Greenspan ha lasciato in eredità nella riunione di fine gennaio al nuovo capo della Fed Ben Bernanke. In pratica il mercato si è accontentato dello stesso tasso dei bond federali a 10 anni, che sono il benchmark internazionale, e addirittura di qualcosa di meno dei bond biennali (al 4,60%) confermando il fenomeno, detto della inversione della curva, che si verifica quando i rendimenti dei titoli brevi sono superiori a quelli dei titoli lunghi. Negli anni passati, l'anomalia di guadagnare di meno impegnandosi con obbligazioni di scadenza più lontana era giudicata un segnale di imminente recessione: oggi non più, almeno a dare fiducia a Bernanke che l'ha sostenuto con chiarezza nella sua prima deposizione al Congresso.

Bond russo. Il Tesoro di Mosca ha offerto a metà febbraio titoli a 30 anni per 8 miliardi di rubli, circa 238 milioni di euro. L'emissione è la testimonianza del progresso dell'economia russa dalla crisi del 1998, quando il governo non poté pagare le cedole dei suoi bond sui mercati internazionali. Il fallimento costò caro anche agli investitori italiani che avevano sottoscritto obbligazioni Mediobanca collegate al debito moscovita. Oggi la situazione dei bilanci del Paese è raddrizzata, e anche grazie ai profitti petroliferi il bilancio federale ha un surplus di 53 miliardi di dollari e il ministro delle Finanze ha annunciato d'aver rimborsato ai creditori 12 miliardi di dollari di bond in anticipo sulle scadenze. Il bond russo a 30 anni, che dà una prima cedola annua del 6,95% e le successive del 6,90%, pesa per un centesimo del volume dei titoli pubblici in rubli oggi in circolazione, e gode di rating «da investimento» delle tre principali agenzie di qualità del credito. Standard & Poor’s ha assegnato BBB+ al debito a lungo termine in rubli, ossia il terzo livello sopra la soglia che divide i titoli non speculativi dai junk bonds. Moody’s e Fitch sono stati meno generosi di un gradino, dando rispettivamente Baa2 e BBB (per entrambi è il penultimo livello da investimento). Glauco Maggi
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Vecchio 05-03-06, 22:12   #6 (permalink)
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appiattimento ed inversione della curva

Vorrei cortesemente avere una spiegazione di cosa può accadere quando si verifica una inversione della curva dei tassi. Da profano direi che conviene acquistare titoli a breve perchè ottengo rendimenti di poco inferiori a quelli trentennali e soprattutto corro meno rischi, investendo a breve termine. Però affinchè ci sia una inversione della curva vuol dire che moltissimi acquisti riguardano i titoli trentennali. Ed è questo che non riesco a capire: perchè molto denaro viene posizionato a 30 anni se posso avere quasi lo stesso rendimento rischiando molto ma molto di meno sul breve termine?????
Allora ho provato a pensare: moltissimi investono a 30 anni perchè ritengono convenienti i rendimenti -seppur bassi - in quanto si prevede una riduzione del tasso ufficiale di sconto che porterebbe ancora più giù i rendimenti a lungo termine. Ma lo scenario attuale è l'opposto in quanto sia USA che UE stanno aumentando i tassi di riferimento. Allora ecco la mia domanda: perchè moltissimi investono a 30 anni oggi??? Grazie se qualcuno potrà darmi una spiegazione razionale, o almeno che io possa capire.
carlino non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 05-03-06, 22:18   #7 (permalink)
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Vorrei cortesemente avere una spiegazione di cosa può accadere quando si verifica una inversione della curva dei tassi. Da profano direi che conviene acquistare titoli a breve perchè ottengo rendimenti di poco inferiori a quelli trentennali e soprattutto corro meno rischi, investendo a breve termine. Però affinchè ci sia una inversione della curva vuol dire che moltissimi acquisti riguardano i titoli trentennali. Ed è questo che non riesco a capire: perchè molto denaro viene posizionato a 30 anni se posso avere quasi lo stesso rendimento rischiando molto ma molto di meno sul breve termine?????
Allora ho provato a pensare: moltissimi investono a 30 anni perchè ritengono convenienti i rendimenti -seppur bassi - in quanto si prevede una riduzione del tasso ufficiale di sconto che porterebbe ancora più giù i rendimenti a lungo termine. Ma lo scenario attuale è l'opposto in quanto sia USA che UE stanno aumentando i tassi di riferimento. Allora ecco la mia domanda: perchè moltissimi investono a 30 anni oggi??? Grazie se qualcuno potrà darmi una spiegazione razionale, o almeno che io possa capire.

non è una considerazione errata, anzi...domani qualcosa probabilmente
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Vecchio 06-03-06, 07:46   #8 (permalink)
nel blù ..
 
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Vorrei cortesemente avere una spiegazione di cosa può accadere quando si verifica una inversione della curva dei tassi. Da profano direi che conviene acquistare titoli a breve perchè ottengo rendimenti di poco inferiori a quelli trentennali e soprattutto corro meno rischi, investendo a breve termine. Però affinchè ci sia una inversione della curva vuol dire che moltissimi acquisti riguardano i titoli trentennali. Ed è questo che non riesco a capire: perchè molto denaro viene posizionato a 30 anni se posso avere quasi lo stesso rendimento rischiando molto ma molto di meno sul breve termine?????
Allora ho provato a pensare: moltissimi investono a 30 anni perchè ritengono convenienti i rendimenti -seppur bassi - in quanto si prevede una riduzione del tasso ufficiale di sconto che porterebbe ancora più giù i rendimenti a lungo termine. Ma lo scenario attuale è l'opposto in quanto sia USA che UE stanno aumentando i tassi di riferimento. Allora ecco la mia domanda: perchè moltissimi investono a 30 anni oggi??? Grazie se qualcuno potrà darmi una spiegazione razionale, o almeno che io possa capire.
Domanda intelligente: neanch'io mi sentirei di investire a 30 anni con un premio negativo. Non esiste un unico motivo secondo me, il mercato non è un entità pensante ma l'incontro di una moltitudine di attori. Allora quello che possiamo dire è che ci sono motivi legati ai fondamentali e motivi legati alla liquidità. Per i fondamentali apparentemente si prevede un lungo periodo di tassi molto bassi e questo non è di buon auspicio per l'economia (tassi bassi acoompagnano un'economia sofferente). D'altra parte sono presenti flussi di liquidità (pare soprattutto dall'estremo oriente) sull'area del dollaro che probabilmente non tengono conto dei fondamentali ma delle esigenze di investimento delle banche centrali e dei risparmiatori privati (è noto come i fondi pensione/assicurativi prediligano gli investimenti a lungo) che dopo le scottature dei mercati azionari hanno preferito un ritorno al flusso cedolare fisso.
Volante 1 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 06-03-06, 08:44   #9 (permalink)
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L’analisi Ora la liquidità può essere una virtù
I tassi del Vecchio Continente non raggiungeranno quelli dello Zio Sam. Ma andranno inesorabilmente nella stessa direzione, se è vero che i nostri arriveranno al 3% entro fine anno e quelli americani al 5%. Il tempo delle bocce ferme è finito. Quel 2% «congelato» dalla Bce nel giugno del 2003 è ormai un ricordo. Si è svegliato, scaldato dalle speranze di ripresa e dai timori energetici. Tra Natale ed oggi è già diventato un 2,50%. E in sei mesi, appunto, il mercato già scommette che diventi un 3%. E dopo? C’è chi si immagina la Federal Reserve americana in retromarcia (tassi di nuovo giù) se la stretta creditizia facesse troppo male ai consumi. E così anche in Europa la (breve) stagione dei rialzi potrebbe finire.
La domanda sorge spontanea. Che fare in questi mesi? La vita degli investitori non sarà semplice.
Anche se parliamo di un rialzo che lascerà i tassi bassi (il 3% è comunque nella lista dei minimi storici), gli effetti sulle quotazioni dei titoli a cedola fissa saranno inevitabilmente negativi. Scenderanno le quotazioni di quelli con scadenza a due tre anni perché i loro rendimenti dovranno adeguarsi ai nuovi tassi ufficiali. E la stessa sorte toccherà anche ai titoli con durata più lunga, con effetti assoluti superiori perché la volatilità è elevata. Tutte le emissioni a tasso fisso perderanno valore e chi ha questi strumenti in portafoglio si troverà, fra qualche mese, più povero di oggi, perché il flusso cedolare non ammortizzerà le perite che in misura marginale.
Chi non perderà? Chi avrà investito in Bot (titoli senza cedola) o emissioni a cedola variabile, vale a dire Cct o altre obbligazioni fatte per salire sullo spostamento al rialzo dei tassi.
Allora bisogna preoccuparsi? I cassettisti - quelli che hanno la ferma intenzione di non vendere fino a scadenza - devono star tranquilli. Continueranno ad incassare le stesse cedole e alla fine riscuoteranno cento. Certo le remunerazioni fisse dei Btp sembreranno un filo più magre, perché si confrontano con tassi di mercato un poco più robusti.
Se si dispone di liquidità, che deriva da risparmi o dal rimborso di titoli scaduti in questi giorni, sarebbe consigliabile invece aspettare. Parcheggiarli per tre o sei mesi, comprando Bot o pronti contro termine, per poi acquistare titoli con durata medio lunga, una volta che le quotazioni saranno ulteriormente scese e, di conseguenza, i rendimenti saranno saliti a livelli ancor più interessanti. Se si è attenti ai mercati e si vorrebbe, di volta in volta, strutturare il portafoglio, sulla base delle prospettive, oggi la ricetta più razionale prevede un 55% di emissioni con scadenza entro un anno, il 35% investito invece in strumenti a cedola variabile e solo un 10% di reddito fisso con durata a cinque, sei anni. Perché le quotazioni scenderanno in misura inferiore rispetto a quelle dei titoli decennali.
In alternativa il 5% di questo ultima minoranza di Btp e corporate affidabili potrebbe essere destinato a monete estere, con rendimenti elevati. Fiorino ungherese, dollaro canadese o americano, rand del Sud Africa. Ma il consiglio vale solo per cacciatori di rischio smagati. E con i nervi saldi.
DAVIDE ANGELINI corriere
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Vecchio 06-03-06, 13:18   #10 (permalink)
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Originalmente inviato da FaGal
L’analisi Ora la liquidità può essere una virtù
I tassi del Vecchio Continente non raggiungeranno quelli dello Zio Sam. Ma andranno inesorabilmente nella stessa direzione, se è vero che i nostri arriveranno al 3% entro fine anno e quelli americani al 5%. Il tempo delle bocce ferme è finito. Quel 2% «congelato» dalla Bce nel giugno del 2003 è ormai un ricordo. Si è svegliato, scaldato dalle speranze di ripresa e dai timori energetici. Tra Natale ed oggi è già diventato un 2,50%. E in sei mesi, appunto, il mercato già scommette che diventi un 3%. E dopo? C’è chi si immagina la Federal Reserve americana in retromarcia (tassi di nuovo giù) se la stretta creditizia facesse troppo male ai consumi. E così anche in Europa la (breve) stagione dei rialzi potrebbe finire.
La domanda sorge spontanea. Che fare in questi mesi? La vita degli investitori non sarà semplice.
Anche se parliamo di un rialzo che lascerà i tassi bassi (il 3% è comunque nella lista dei minimi storici), gli effetti sulle quotazioni dei titoli a cedola fissa saranno inevitabilmente negativi. Scenderanno le quotazioni di quelli con scadenza a due tre anni perché i loro rendimenti dovranno adeguarsi ai nuovi tassi ufficiali. E la stessa sorte toccherà anche ai titoli con durata più lunga, con effetti assoluti superiori perché la volatilità è elevata. Tutte le emissioni a tasso fisso perderanno valore e chi ha questi strumenti in portafoglio si troverà, fra qualche mese, più povero di oggi, perché il flusso cedolare non ammortizzerà le perite che in misura marginale.
Chi non perderà? Chi avrà investito in Bot (titoli senza cedola) o emissioni a cedola variabile, vale a dire Cct o altre obbligazioni fatte per salire sullo spostamento al rialzo dei tassi.
Allora bisogna preoccuparsi? I cassettisti - quelli che hanno la ferma intenzione di non vendere fino a scadenza - devono star tranquilli. Continueranno ad incassare le stesse cedole e alla fine riscuoteranno cento. Certo le remunerazioni fisse dei Btp sembreranno un filo più magre, perché si confrontano con tassi di mercato un poco più robusti.
Se si dispone di liquidità, che deriva da risparmi o dal rimborso di titoli scaduti in questi giorni, sarebbe consigliabile invece aspettare. Parcheggiarli per tre o sei mesi, comprando Bot o pronti contro termine, per poi acquistare titoli con durata medio lunga, una volta che le quotazioni saranno ulteriormente scese e, di conseguenza, i rendimenti saranno saliti a livelli ancor più interessanti. Se si è attenti ai mercati e si vorrebbe, di volta in volta, strutturare il portafoglio, sulla base delle prospettive, oggi la ricetta più razionale prevede un 55% di emissioni con scadenza entro un anno, il 35% investito invece in strumenti a cedola variabile e solo un 10% di reddito fisso con durata a cinque, sei anni. Perché le quotazioni scenderanno in misura inferiore rispetto a quelle dei titoli decennali.
In alternativa il 5% di questo ultima minoranza di Btp e corporate affidabili potrebbe essere destinato a monete estere, con rendimenti elevati. Fiorino ungherese, dollaro canadese o americano, rand del Sud Africa. Ma il consiglio vale solo per cacciatori di rischio smagati. E con i nervi saldi.
DAVIDE ANGELINI corriere
Quando si dice la solita frase fatta "i cassettisti non corrono rischi" non sarei perfettamente d'accordo. Un cassettista che acquista oggi un titolo trentennale che garantisce fino alla scadenza un rendimento di poco superiore al 3% netto fa un buon affare? Non ne sarei convinto. Mettiamo che i tassi saliranno... diciamo anche fino al 5-6% allora il nostro cassettista avrebbe fatto un pessimo affare tenendo in portafoglio titoli al 3%. Mi sbaglio?? Vorrei una spiegazione al riguardo della solita frase "il cassettista NON CORRE RISCHI".... grazie.
carlino non  è collegato   Rispondi citando
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