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Vecchio 20-12-11, 19:00   #1 (permalink)
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L'oro di Bankitalia per finanziare il fondo salva-Italia

L’oro di Bankitalia per finanziare il fondo salva-Italia
Fabrizio Goria
23,48 miliardi di euro. Questa è la cifra che l’Italia deve versare per il fondo speciale per il salvataggio europeo (di cui beneficeremo anche noi). Dovremo sborsare questa cifra al Fondo monetario internazionale (Fmi). Il problema è capire come farlo. Tre le possibile vie: una nuova manovra economica, un esonero dal pagamento della quota o, come risulta a Linkiesta, la parziale vendita della riserve auree, che sono tra le più ricche del mondo.

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ECONOMIA
20 dicembre 2011 - 16:15
23,48 miliardi di euro. Questa è la cifra che l’Italia deve versare per il fondo speciale per il salvataggio europeo. Lo dovrà fare s******** questa cifra al Fondo monetario internazionale (Fmi). Il problema è però capire come farlo. Sono tre le possibile vie: una nuova manovra economica, un’esonero dal pagamento della quota o, come spiega un ex funzionario del Fmi a Linkiesta sotto esplicita richiesta di anonimato, la parziale vendita della riserve auree. Un’operazione, quest’ultima, che potrebbe far ottenere a Roma circa 18,6 miliardi di euro.

Il Fmi sa che l’Italia non ha margini operativi per questo esborso. Ma sa anche che l’eventuale esonero avrebbe un significato simbolico senza precedenti per l’Europa. Ecco quindi che la strada potrebbe essere quella della parziale vendita delle riserve auree in possesso della Banca d’Italia. Secondo gli ultimi dati del World Gold Council (WGC), l’Italia ha 2.451,8 tonnellate di oro. Più di lei solo gli Stati Uniti (8.133,5 tonnellate), la Germania (3.396,3 tonnellate) e lo stesso Fmi (2.814 tonnellate). Secondo l’ultima rivalutazione, completata a novembre, le riserve auree in dotazione a Palazzo Koch valgono 102,575 miliardi, con un incremento del 22,25% rispetto allo stesso periodo del 2010. Al 30 novembre dell’anno scorso, infatti, l’ammontare complessivo era quantificabile in 83,905 miliardi di euro. A Linkiesta un ex funzionario del Fmi spiega che «non ci sono molte altre possibilità. Considerando le riserve auree italiane, è facile pensare che questa sia la via meno onerosa, anche se la più dolorosa sul versante reputazionale».

Vendere le riserve in oro non è facile. Il WGC regolamenta in modo molto stringente queste operazioni, tramite il Central bank gold agreement (CBGA3), cioè l’accordo entrato in vigore il 27 settembre 2009 e che rimarrà attivo fino al 26 settembre 2014. Secondo il CBGA3 uno Stato non può cedere più di 400 tonnellate l’anno e nei cinque anni di valenza dell’accordo non si possono eccedere le 2.000 tonnellate vendute. In questo caso, l’Italia potrebbe vendere fino a 14.109.584,8 once. Considerato che l’ultimo rapporto del WGC prevede che si utilizzi quota 1.722 dollari l’oncia come prezzo benchmark dell’oro, le 400 tonnellate vendibili per anno valgono 24,297 miliardi di dollari, cioè 18,583 miliardi di euro. Una cifra che farebbe comodo per fornire al Fmi la cifra stabilita in sede europea.

Dell’utilizzo dell’oro come strumento per alleviare le sofferenze italiane ne aveva parlato anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. In un’audizione alla Camera di dieci giorni fa, Visco aveva spiegato che l’oro è da considerare «come difesa estrema per casi drammatici». La sua vendita non è facile e rischia di causare uno shock per il mercato mondiale, oltre che potrebbe contribuire a creare un pericoloso precedente. Inoltre, la vendita di oro potrebbe avere un impatto considerevole anche sul rating italiano. In agosto infatti è arrivato il downgrade del rating sovrano del Venezuela da parte di Standard & Poor’s in seguito alla decisione di Hugo Chavez di rimpatriare 11 miliardi di dollari di riserve auree. La certezza, nel caso italiano, è capire quanto deve essere drammatica una situazione per giustificare un’azione come la parziale vendita delle riserve in oro.

Le altre vie sono note. Da un lato, i 23,48 miliardi di euro possono essere il frutto di una ulteriore manovra finanziaria. Dall’altro, c’è l’esonero dal pagamento della quota. Tuttavia, sembrano essere impraticabili. Un nuovo pacchetto di austerity, più un incremento della tassazione diretta o indiretta rischia di deprimere ancora di più un’economia, quella italiana, che nel 2012 è data in recessione dai maggiori consensus economici internazionali. Di contro, l’Ue potrebbe decidere di estromettere l’Italia dal computo finale del pacchetto approvato ieri. Questa scelta, tuttavia, metterebbe Roma in una luce diversa rispetto al resto d’Europa, dato che i tre Paesi salvati finora, Grecia, Irlanda e Portogallo, hanno ricevuto questo trattamento. Una quarta via, sicuramente più di facile gestione, potrebbe esserci. Una revisione delle quote del capitale di Banca d’Italia, attualmente in mano alle banche italiane. Nel 2009 l’allora governatore Mario Draghi aveva provato a dare una nuova disciplina a questa materia, ma il discorso si era arenato dopo il no del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Le prospettive del piano di salvataggio europeo sono comunque destinate a essere peggiorate. Secondo quanto calcolato dagli economisti di Bloomberg Brief (vedi grafico qui sotto) il pacchetto di sostegno per l’Italia potrebbe essere di 600 miliardi di euro. Una cifra comprensiva degli aiuti di Ue, Fmi e Bce, come avvenuto per Grecia, Irlanda e Portogallo. In più, considerando un possibile aiuto per Belgio e Spagna, è facile superare quota 1.000 miliardi di euro. Troppo, sia per il Fmi sia per l’Europa.

fabrizio.goria@linkiesta.it

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Vecchio 20-12-11, 22:11   #2 (permalink)
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Spero che non lo facciano, sarebbe come vendere il colosseo ai cinesi, forse peggio.
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Vecchio 22-12-11, 15:37   #3 (permalink)
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IN ITALIA FINISCONO 116 MILIARDI

Da "IL SOLE 24 ORE" di giovedì 22 dicembre 2011
La mossa Per ottenere i finanziamenti, utilizzate come collaterale anche emissioni governative, bancarie e corporate In Italia finiscono 116 miliardi Banche in massa dalla Bce, usando non solo i 40 miliardi di bond garantiti dallo Stato Morya Longo Fabio Pavesi È meglio ottenere, prestiti al tasso dell`1%, oppure pagando interessi del 7-8%? La risposta è banale, ovvia: è meglio 1`1%. È per questo che ieri le banche italiane hanno risposto in massa all`offerta della Banca centrale europea, che erogava fmanziamenti illimitati della durata di tre anni: gli istituti di credito italiani hanno infatti "prelevato" a Francoforte n6 miliardi di euro. Cioè il 23% dei 489 miliardi che la Bce ha erogato alle banche di tutta Europa. E il motivo è ovvio: la Bce applica aiprestiti un tasso d`interesse agevolato dell`1%, mentre le banche italiane se cercassero finanziamenti analoghi sul mercato a stento riuscirebbero a ottenere il 7%. È per questo che ieri gli istituti di credito ne hanno approfittato. La domanda, ora, è: che uso faranno di questi n6 miliardi? Le possibilità sono varie: rimborsare e/o riacquistare le obbligazioniin scadenza nel 2012-2013, comprare BTp, aumentare il credito a imprese e famiglie. Oppure, più banalmente, tenerli sotto il materasso: cioè depositarli nuovamente in Bce e aspettare tempi migliori.
Il grande "bancomat" Andiamo con ordine. Francoforte ieri ha erogato finanziamenti La fotografia agevolati a tutte le lbanche europee.
Gli importi erano illimitati, il tasso era bassissimo. Una sola era la condizione: che le banche dessero in garanzia alla Bce dei titoli obbligazionari. Per tutelarsi, infatti, l`Eurotower chiede un ammontare di titoli maggiore rispetto al finanziamento che eroga: per ottenere mo euro, dunque, ogni banca deve dare - a spanne - almeno no-no euro di obbligazioni in garanzia.
È per questo che, per le banche, è di vitale importanza avere da stanziare più bond possibili:
perché maggiore è l`ammontare di titoli, maggiore è la quantità di fmanziamenti agevolati che si possono ottenere.
I titoli stanziabili come garanzia sono divario tipo: bond governativi, bancari o aziendali e altro.
Da ieri, in Italia, c`era una possibilità in più: le banche potevano per effetto del decreto del Governo Monti - offrire anche nuove obbligazioni emesse da loro stesse con la garanzia dello Stato. Negli ultimi giorni le banche italiane si sono affrettate a "creare" più obbligazioni possibili garantite dallo Stato (in totale gli istituti italiani ne hanno emesse per 4o miliardi di euro): l`obiettivo era proprio di aumentare al massimo le possibilità di ottenere fmanziamenti in Bce. Sommando questi bond a tutti gli altri che le banche già avevano da stanziare in Bce, gli istituti italiani sono dunque riusciti a raggiungere il loro obiettivo: "prelevare" da Francoforte n6 miliardi.
Salvarsi e salvare lo Stato Laprima cosa che le banche faranno con questi soldi sarà di eliminare i rischi del 2012. L`anno prossimo solo le prime 5 dovranno rimborsare 88,2 miliardi di obbligazioni in scadenza. Questo era un problema fino a due giorni fa, perché - in assenza di investitori disposti appestare soldi- rifmanziare quelle scadenze sarebbe stato difficile. Ora, con n6 miliardi a disposizione, quel rischio non c`è più. Stessa musica per i12013. Anche qui ci sono altri 88 miliardi di bond in scadenza. Totale:176 miliardi di debito bancario (e solo deiprimi 5 istituti) che può essere coperto evitandola scure del mercato con la nuova liquidità. Le banche potrebbero anche fare di più:
ricomprare, a prezzi di saldo, i bond che giungeranno a scadenza in futuro.
Ma le possibilità non finiscono qui. Gli istituti potrebbero anche comprare titoli di Stato italiani. Finanziandosi con un tasso dell`1%, potrebbero insomma acquistare BTp che rendono il 6,5%: il guadagno, per loro, sarebbe automatico.
E anche l`Italia beneficerebbe di questi acquisti, perché i rendimenti dei BTp potrebbero scendere alleviando i dolori del mini- stero dell`Economia. Ma le banche lo faranno? I dubbi sono tanti.
Innazitutto perché sono giàpiene zeppe di BTp (ed è per questo che la Borsa le penalizza da mesi).
La fine del credit crunch? In alternativa le banche potrebbero invece "girare" i benefici artificiali della Bce sui loro clienti: famiglie e imprese. Questo, almeno, è ciò che tanti chiedono. E ciò che tanti banchieri auspicano.
Ma sarà veramente così? Nella teoria sì, ma nella pratica non sarà facile. Quei 116 miliardi diminuiscono infatti i costi della raccolta per le banche, ma non in maniera così evidente. Quei n6 miliardi sono infatti poco più del 5% del monte raccolta delle banche italiane (2.20o miliardi): se abbassa no il tasso medio, oggi all`1,9%, del costo dei depositi retail, possono fare poco su quegli oltre 8 o o miliardi di funding via obbligazioni sul mercato internazionale che ha tassi b en più alti. Insomma:
116 miliardi sono tanti, aiutano le banche. Ma difficilmente saranno sufficienti per abbassare in maniera significativa i tassi applicati a imprese e famiglie. Sono un passo avanti, certo. Ma non la medicina che guarisce tutti i mali dell`economia.
niongo@ilsole24ore.comtpavesi@ilsole24ore.com RIPRODUZIONE RISERVATA I bond garantiti „ Le banche italia ne hanno emesso bond garantiti dallo Stato per oltre 40 miliardi conferendoli come collaterale alla Bce. Assieme agli altri titoli già apportati, il sistema Italia ha richiesto a Francoforte 116 miliardi di euro I bond bancari in scadenza Nella tabella a fianco è rappresentato il totale dei bond in scadenza peri principali gruppi bancari italiani: fra 2012 e2013 i primi 5 istituti del Paese devono rifinanziare debiti per oltre 175 miliardi di euro In miliardi di euro UniCredit Intesa Ubi banca 2012 ` 2013 34,0 25,9 36,0 10,01 9,8 22,0 20121 2013 2,71 5,5 Mps Banco popo Totale 88,3 Fonte: elaborazione 1l Sole 24 Ore su dati societari L`UTILIZZO Le opzioni: rimborsare il debito in scadenza, comperare titoli pubblici o aumentare il credito a famiglie e imprese Obbligazioni emesse ieri dalle banche italiane.
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