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Vecchio 29-11-11, 16:52   #1 (permalink)
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L'avatar di sese
 
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Ho capito perchè scendono le obbligazioni

Specie le corte...

Se saltiamo, saltiamo in 1 anno.
Perchè pagare 92 uno zero coupon che se ti rimborsa ti da 100 (+10%) e se fallisce se ti va bene ti da 50?
Quando se ti compri un'azione e ci salviamo fai +100%, e va male incassi 30 o qualcosa del genere o rimani azionista di una realtà cmq come Unicredito?
sese non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-11-11, 17:03   #2 (permalink)
Taxation=theft
 
L'avatar di rainbowdandy
 
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Perchè pagare 92 uno zero coupon che se ti rimborsa ti da 100 (+10%) e se fallisce se ti va bene ti da 50?
Quando se ti compri un'azione e ci salviamo fai +100%, e va male incassi 30 o qualcosa del genere o rimani azionista di una realtà cmq come Unicredito?
se va male vai a 0 con l'azione altro che 30.
rainbowdandy è  collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-11-11, 21:29   #3 (permalink)
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L'avatar di alex 64
 
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Perchè pagare 92 uno zero coupon che se ti rimborsa ti da 100 (+10%) e se fallisce se ti va bene ti da 50?
Quando se ti compri un'azione e ci salviamo fai +100%, e va male incassi 30 o qualcosa del genere o rimani azionista di una realtà cmq come Unicredito?
--forse prendendo Eni se va male incassi 30.....con Unicredito se va male
il rischio di prendere da zero a 10 e' quasi sicuro....
alex 64 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-11-11, 23:01   #4 (permalink)
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L'avatar di lafontaine
 
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Perchè pagare 92 uno zero coupon che se ti rimborsa ti da 100 (+10%) e se fallisce se ti va bene ti da 50?
Quando se ti compri un'azione e ci salviamo fai +100%, e va male incassi 30 o qualcosa del genere o rimani azionista di una realtà cmq come Unicredito?
Se poi la realtà come Unicredito ti piazza, come ha già deciso, un aumento di capitale da 7 billion, probabilmente non sarà molto piacevole rimanere azionista di cotanta realtà.
lafontaine non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 30-11-11, 08:06   #5 (permalink)
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L'avatar di bene71
 
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DIECI GIORNI ALL’ EBA!
Scritto il 30 novembre 2011 alle 07:13 da icebergfinanza

James.K.Galbraith figlio del grande economista americano nel suo libro lo stato Predatore ci dice … che* il segno del moderno capitalismo americano non è né la benefica concorrenza né la lotta di classe, né una onnicomprensiva utopia del ceto medio. È la predazione invece ad essere diventata la caratteristica dominante, un sistema cioè nel quale i ricchi banchettano a spese del sistema, in decadenza, costruito per il ceto medio.
La classe di predatori non è costituita dalla totalità dei ricchi: può anche essere osteggiata da molte persone di ricchezza equiparabile.
Essa è tuttavia la forza egemone, quella che definisce le caratteristiche. I suoi attori controllano completamente lo stato nel quale viviamo.
« C’è una ragione per la vulnerabilità degli imperi. Per difendersi dall’opposizione serve la guerra, una costante, implacabile, infinita guerra. La guerra è una rovina, dal punto di vista legale, morale, ed economico. Può rovinare i perdenti, come nel caso della Francia di Napoleone, o della Germania imperiale nel 1918. Ma può rovinare i vincitori, come successe agli Inglesi e ai Sovietici nel 20° secolo.
E questa è una guerra cari compagni di Viaggio, una guerra nella quale americani ed inglesi sono professionisti, non solo attraverso la speculazione ma anche attraverso i loro media, media controllati ovviamente da quella forza egemone che ha sequestrato il futuro delle Nazioni e delle giovani generazioni.
Quello che è affascinante è che quando scrive il Financial Times o l’Economist o il Wall Street Journal bracci armati della speculazione, nel nostro Paese sono in molti quelli che corrono ad enfatizzare le idiozie che vengono riportate soprattutto negli editoriali lasciando stare le semplici notizie.
Il Telegraph per esempio parla di ordine diramato da parte degli inglesi a tutte le ambasciate in Europa con piani di evacuazione, per il collasso dell’euro a seguito di possibili sommosse popolari, si proprio il Telegraph da sempre feroce nei confronti dell’Euro a prescindere. IL Financial Times di business plan delle aziende europee per prepararsi ad una nuova moneta…
Sono mesi che i cronisti inglesi fanno terrorismo mediatico cercando disperatamente di nascondere la devastazione di una nazione di carta, che vive di sola finanza rinnegando quotidianamente qualsiasi riforma o regola che possa mettere fine a questa finanza demenziale.
Ma torniamo a noi lasciando inglesi e italiani interessati a seminare il panico per i propri interessi e i propri affari e vediamo quanto ho riportato ieri…
«Va riconosciuto il problema di fondo: la fragilità delle banche, che sono in una fase di furiosa cessione degli attivi, soprattutto titoli di Stato, perché hanno una leva di debito eccessiva. Oggi in media europea il loro capitale effettivo è appena il 4% degli attivi. Le banche europee hanno in totale 1.200 miliardi di capitale per 27 mila miliardi di attivi. Basta un’ oscillazione dei prezzi degli attivi del 4%, che di questi tempi può avvenire in una settimana, perché una banca diventi di fatto insolvente. Vanno ricapitalizzati in fretta gli intermediari finanziari, altrimenti le cessioni di titoli di Stato o di altri crediti non finirà. Euro o non euro».
In questi giorni il Wall Street Journal ha riportato che alcuni stati stanno sollecitando le proprie banche a sostenere i titoli di stato dei propri paesi in difficoltà.
Ora come molti di Voi ricorderanno ho sollecitato nelle scorse settimane alcuni amici che lavorano nei maggiori desk italiani a valutare la possibilità di disfarsi delle plusvalenze in atto sui titoli tedeschi e inglesi e americani per trasferirsi nelle opportunità che a questi prezzi offrono i nostri titoli di stato italiani al di là di quello che sussurra qualche analista od economista fai da te.
Ovviamente questa immensa opportunità è stata disintegrata dalle demenziali regole manipolate emesse recentemente da quello strano organismo che corrisponde al nome di EBA, si proprio quello che fa i test sulla solvibilità delle banche promovendo le banche irlandesi e Dexia fallite , che ha imposto alle banche di valutare al prezzo di mercato i titoli di stato posseduti mentre nulla in tal senso è stato richiesto per la montagna di immondizia strutturata e derivata che le maggiori banche mondiali continuano a detenere, ricordo indelebile della follia subprime e dell’idiozia delle cartolarizzazioni.
Mentre qualche oca giuliva in Italia perdeva tempo a starnazzare che le banche italiane sono le peggiori al mondo, le demenziali regole dell’EBA, imposte dalla Germania e dalla Francia il cui sistema finanziario è sull’orlo del collasso, dicevo le demenziali regole contabili impongono alle banche dei paesi sotto attacco speculativo di valutare al prezzo di mercato i loro attivi sovrani.
Semplificando per i non addetti ai lavori, se una banca italiana detiene 100 titoli di stato italiani che valgono 80 sul mercato, 40 titoli di stato tedeschi che valgono 120 e 10 titoli strutturati legati all’immobiliare subprime che valgono 30 avrà iscritto in bilancio un valore di 13800 perchè le regole contabili lasciano discrezione di valutazione, ovvero l’idea che questi titoli strutturati non vengano valutati a prezzo di mercato ma a quello che verrà rimborsato alla scadenza anche se in realtà è probabile che quel titolo varrà ZERO!
Nel frattempo* se una banca tedesca detiene 100 titoli tedeschi che valgono 120,* 40 titoli italiani che valgono 80 e 100 titoli strutturati tossici di cui le banche tedesche sono ricolme i il valore a bilancio sarà di 25.200, quasi il doppio di quello della banca italiana pur in presenza di titoli estremamente pericolosi.
Ecco perchè oggi le banche italiane e forse anche le assicurazioni, sono costrette loro malgrado a scaricare titoli di stato sul mercato anche se non bisogna dimenticare che, come ci ha segnalato un caro lettore e Riccardo Sabatini sul Sole 24 Ore che ..
La recente decisione dei regolamentatori europei di imporre un maggiore capitale di vigilanza (Tier 1 al 9%) e di valutare al valore di mercato tutti i titoli di Stato in portafoglio ha gettato nello scompiglio i 70 maggiori istituti di credito del Continente.
Ma di che si tratta, è un ordine perentorio, un paterno consiglio, una disposizione di vigilanza? Che strano che possa sembrare, non è nulla di tutto questo.
Anzi. Per il momento non è proprio nulla e fa capire come la reazione delle Authority di fronte all’incedere della crisi stia procedendo in modo caotico.
Vale la pena ripercorrere questa vicenda.
La ricapitalizzazione delle banche è nata come “esercizio” dell’Eba (il regulator comunitario del credito) ed è stata presentata al Consiglio europeo di fine ottobre assieme ad altre misure: schemi di garanzia sulle passività bancarie, un intervento risolutivo sulla Grecia, un rafforzamento del fondo europeo sulla stabilità finanziaria (Efsf).
Peccato che su tutte queste altre proposte il Consiglio europeo non ha trovato un sufficiente consenso al suo interno.
È rimasta così la sola decisione della ricapitalizzazione presentata sul sito dell’Eba, con i primi indirizzi operativi, come se avesse una piena validità giuridica.
Ma, appunto, non è così.
Tranne che in casi di emergenza (articolo 18 del regolamento Ue), l’Eba non ha poteri imperativi.
L’articolo 16 le consente di emanare raccomandazioni rivolte, attraverso le singole autorità di vigilanza, alle banche del Continente.
Quest’ultime o si adeguano o devono spiegarne il motivo (principio del comply or explain). Su simili indirizzi la stessa Eba «deve, dove appropriato» aprire pubbliche consultazione e valutare i costi e i benefici.
Un simile iter normativo non è stato completato ma neppure iniziato visto che gli organi decisionali dell’Eba non si sono ancora riuniti per approvare una formale raccomandazione.
Tutto lascia credere che ci sarà ma i contenuti potrebbero essere diversi da quelli che finora sono stati resi noti. Per esempio deve essere precisato se, nell’operazione sul fair value, potranno essere rivalutati i crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni.
Ciò che rappresenterebbe un ulteriore vantaggio per le banche tedesche nei confronti di quelle spagnole e italiane.
Insomma, nell’occasione il mercato è stato male informato. Si potrebbe dire manipolato se non ci fosse di mezzo un’Autorità di vigilanza.
Ma come i lettori di Icebergfinanza ben sanno la manipolazione e l’inganno anche nelle Auutorità di vigilanza è di casa. Quello che affascina è che l’ EBA è preseduta da un italiano Andrea Enria come pure la Banca centrale europea, ma per fortuna a differenza di Draghi, Enria non ha mai “collaborato” con Goldman Sachs! Speriamo che basti per avere un sostegno nazionale quando verrà il momento di cancellare queste regole contabili demenziali che non hanno fatto altro che accelerare la valanga finanziaria.
…Circa la natura della crisi che ci colpisce dal 2008, Enria ha parlato di due crisi, diverse ma collegate tra loro: “Quella privata e poi quella pubblica, degli Stati, con il denominatore comune del debito”. La fase attuale, quella dell’indebitamento pubblico, “è in parte figlia della prima, che vide molti Stati impegnarsi pesantemente nei salvataggi delle banche”, ma è anche “frutto di errori politici(…) Oggi la situazione è molto difficile: “Ci sono 800 miliardi delle banche che vanno rifinanziati, ma il mercato è chiuso, e se non si riapre l’impatto sarà molto grave, con una fortissima riduzione del credito all’economia”.
Un po quello che vi sta dicendo da mesi Icebergfinanza con la sua metafora dell’Arca di Noè!

Si l’Italia e fallita, l’Italia è finita, le sue banche sono fallite!* Per chi volesse contribuire liberamente al nostro lavoro un’analisi dettagliata sulla reale situazione fondamentale del nostro Paese è a Vostra disposizione, per andare oltre la nebbia di questo tempo, oltre le chiacchere e le urla di coloro che hanno tutto l’interesse che questo Paese fallisca.
E chi l’avrebbe mai detto che la terribile e esoterica agenzia di rating americana sussurra…
Standard & Poor’s ha applicato i nuovi criteri per la determinazione del rating a 37 grandi banche. E ha avviato un’ondata di downgrade e tagli delle prospettive che riguardano colossi del credito su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Immuni ai cambi Intesa Sanpaolo e Unicredit, per le quali l’agenzia ha lasciato invariate le proprie valutazioni ad ‘A negativo/A-1′ per tutte e due.
CONTO SALATO PER LE BANCHE AMERICANE. Le banche americane sono quelle che hanno pagato il conto più salato: S&P ha tagliato infatti la propria valutazione su, fra le altre, Goldman Sachs, Citigroup, Bank of America, Merrill Lynch, Wells Fargo e JPMorgan.
Il rating di Goldman Sachs è stato rivisto ad ‘A-’ da ‘A’. Analogo il taglio per Bank of America, Citigroup, Morgan Stanley e Wells Fargo. Il rating di JPMorgan è stato rivisto al ribasso ad ‘A’ da ‘A+’.
«SIAMO COMPLETAMENTE IN DISACCORDO». Citigroup ha reagito immediatamente: «Siamo completamente in disaccordo». S&P è l’unica agenzia ad aver tagliato il rating degli Stati Uniti. I downgrade con le revisioni degli standard erano ampiamente attesi. Ma potrebbero avere ugualmente effetto su un mercato debole e volatile.
Agli inizi di novembre S&P aveva annunciato una revisione dei rating di molte istituzioni per meglio riflettere il legame fra la capacità di credito di una banca e l’economia in cui opera.
I tagli di S&P hanno seguito l’annuncio di Moody’s che nelle ultime ore ha annunciato una revisione del rating sul debito subordinato di 87 banche europee in 15 paesi.
MOODY’S PRONTA A TAGLIARE ANCHE IN ITALIA. Moody’s ha evidenziato che il maggior numero di rating a essere rivisto sarà in «Spagna, Italia, Austria e Francia».
«Moody’s ritiene che il supporto sistemico al debito subordinato in Europa stia diventando», ha affermato l’agenzia in una nota, «meno prevedibile con la politica che mostra meno volontà o meno spazio di manovra per sostenere tutte le classi di creditori».
Dieci giorni all’ alba, dieci giorni all’ EBA, dieci giorni per osservare cosa accadrà dietro le quinte del più grande spettacolo degli ultimi cento anni, la guerra delle monete, la prima guerra economico/finanziaria globale della storia, una guerra che non mancherà di riscrivere i testi di storia e forse anche quelle di economia anche se a proposito di economia come dice Galbraith…
« I principali membri attivi della professione di economista, la generazione che ha attualmente 40-50 anni, si sono uniti in una specie di politburo del pensiero economico corretto. In generale, come ci si deve aspettare da qualsiasi club di gentiluomini, si sono messi dalla parte sbagliata in tutte le questioni politiche importanti, e non solo di recente ma da decenni. Predicono disastri quando non succedono. Negano la possibilità di eventi che invece accadono. Si esibiscono in una sorta di fatalismo sulla “inevitabilità” di un problema (la disuguaglianza salariale) che subito dopo inizia a diminuire. Si oppongono alle riforme più fondamentali, più decenti e importanti, offrendo al loro posto dei placebo. Sono sempre sorpresi quando qualcosa di negativo (come una recessione) accade veramente. E quando finalmente si accorgono che certe posizioni sono divenute insostenibili, non rimettono in discussione le loro idee. Semplicemente, cambiano discorso. »
([7])
*Oggi sarò in una grande scuola di Trento, tra i giovani, tra le future generazioni. Dopo*l’incontro*di due settimane fa*continua il nostro viaggio, tra la Speranza, perchè loro sono il futuro, la speranza in un cambiamento, la fiducia e il coraggio di credere che qualcosa domani possa cambiare. Domani verranno comunicati altri due appuntamenti con ” Viaggio attraverso la tempesta perfetta” per gli amici di Trento
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Iceberg finanza, dell'amico mazzalai, una certezza in questo mondo pieno di conflitti di interesse
bene71 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 30-11-11, 10:10   #6 (permalink)
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Se poi la realtà come Unicredito ti piazza, come ha già deciso, un aumento di capitale da 7 billion, probabilmente non sarà molto piacevole rimanere azionista di cotanta realtà.
favolosa, bollino in arrivo
Kafir2 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 30-11-11, 15:34   #7 (permalink)
Ponzi's scheme
 
L'avatar di calculus
 
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Vi espongo ciò che penso io.

Noi lavoriamo nell'ambito dell'incertezza.
Bene. Così come un medico o un broker di New York.
Noi però, a differenza di loro, ci scontriamo con la pura realtà.
Ovvero: se il medico sbaglia a perdere la vita è il paziente. Se il broker sbaglia a parargli er **** c'è la sua banca o comunque l'istituto presso cui lavora (e ne conosco molti...)

Noi no. Noi ci scontriamo con la realtà e se sbagliamo sono i ns ptf o quelli dei nostri cari a rimetterci.
Bene. Io non mi sento di mettere in saccoccia nulla per ora.
Certo che, sicuramente ci sarà qualcuno che farà grandi affari se tutto si risolve a pizza e coca cola però un rischio, anche se basso, c'è. Punto. Questa è probabilità. La storia si ripete. Molto spesso però (vedere giornata di oggi) i rally cominciano con una tale intensità e senza figura tecniche di inversione che è quasi impossibile entrare senza farsi male.

E voi?
calculus non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 30-11-11, 16:07   #8 (permalink)
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è una possibilità...
la realtà è che ce ne sono tante di ragioni, il mercato e le opinioni sono varie , ovviamente...
rocho non  è collegato   Rispondi citando
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