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Vecchio 05-11-11, 02:12   #1 (permalink)
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CACCIA AI CORVI che fanno terrorismo finanaziario contro l'Italia

Censuriamo i corvi che fanno disinformazione
e terrorismo finanziario contro il nostro Paese



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Vecchio 06-11-11, 16:53   #2 (permalink)
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Ecco ciò che succederebbe in caso di insolvenza del Paese. I corvi deliranti leggano bene

Che faccia ha l'apocalisse per la casalinga di Voghera? Per quanto insolita, la domanda ha il suo senso. In questi giorni è tutto un rimbalzare da giornali e televisioni di espressioni del tipo "rischio-Grecia", "paese sull'orlo del default" e altre formule tanto inquietanti quanto misteriose per l'uomo della strada. La vera preoccupazione dei cittadini, più che le questioni macroeconomiche, sono le ricadute sulle proprie tasche. La vera domanda è: quali sono gli effetti per le persone se uno stato fallisce?

I numeri della crisi

Innanzitutto vediamo la situazione: dopo la Grecia, adesso tocca a noi fare la parte dei sorvegliati speciali in Europa. Pochi numeri spiegano perché:

3,9%: è il rapporto tra deficit e Pil. Il deficit è il "rosso" dello Stato, cioè la differenza tra quello che incassa e quello che spende. Secondo il "patto di stabilità", l'accordo che sta alla base dell'euro, questo rapporto non deve superare il 3%.
120,6%: è invece il rapporto tra il debito e Pil. Il debito è quanto lo Stato deve ai suoi creditori, cioè tutti coloro (dai piccoli risparmiatori e alle grandi istituzioni finanziarie, agli Stati esteri) che comprando titoli di Stato finanziano la spesa pubblica. In moneta sonante stiamo parlando di quasi 1.900 miliardi di euro. Il tetto massimo per questo rapporto fissato per i paesi dell'euro doveva essere del 60%.
4,5%: è il famigerato spread Bund-Btp, ovvero la differenza di rendimento tra il titolo pubblico decennale tedesco (Bund) e l'equivalente italiano (Btp). Che ha toccato appunto il record di 4,5 punti percentuali di differenza "a favore" del titolo italiano: il Btp promette il 6,3%, un rendimento troppo alto che indica solo il rischio di non poter essere pagato.


La scure sui costi e i Bot spazzatura

Più direttamente lo Stato può ridurre le sue spese. Le voci di costo che in genere (e sicuramente in Italia) pesano di più sui conti pubblici sono tre: le pensioni, la sanità, le retribuzioni dei dipendenti pubblici.
I primi a cadere sotto la scure saranno gli organici e i salari della Pubblica amministrazione, con pesanti conseguenze sui servizi erogati. La stessa sorte toccherà a sanità e pensioni, che già ora in Italia pesano un quarto del Pil.
La bancarotta ricadrà poi su tutti coloro che hanno investito in titoli di Stato (Bot, Cct ecc.). Il Tesoro non potrà più pagare gli interessi (la cedola periodica) e al momento della scadenza del titolo non si potrà più tornare in possesso dell'investimento iniziale. Qui interviene la ristrutturazione del debito. Lo Stato propone un differimento della restituzione: una parte oggi, una parte domani. Chiaramente un evento del genere porta al crollo del valore del titolo, con possibilità pressoché nulle di rivenderlo.


L'assalto alle banche

L'insolvenza dello Stato si estende quasi automaticamente alle banche. Se i titoli di Stato diventano carta straccia, sono loro le prime a risentirne perché, non ricevendo più gli interessi sul portafoglio, si trovano inevitabilmente a corto di liquidità e rischiano di fallire a loro volta.

Tutto questo innesca un rischiosissimo effetto-domino perché in economia l'elemento psicologico ha un peso enorme: se si diffonde la voce di insolvenza delle banche, tutti i loro clienti correranno a ritirare i depositi prima che sia troppo tardi. Parte l’assalto agli sportelli e non c'è istituto che possa resistere al prelievo contemporaneo di buona parte dei suoi clienti.

In una situazione di questo genere saltano anche i sistemi di sicurezza esistenti, come il Fondo di garanzia sui conti correnti, operante in Italia come in tutti i paesi europei. Il Fondo copre l'insolvenza delle banche fino a un ammontare di 103 mila euro per conto corrente e il suo funzionamento dipende da un accordo interbancario. Ma può funzionare in caso di default di una sola banca, non dell'intero sistema creditizio.
Lo scenario è apocalittico ma per ora lontano. L'Italia non è la Grecia. Ma questo è vero anche per le dimensioni e il peso della nostra economia, ben più grossa di quella ellenica. E che un paracadute europeo forse non basterebbe a salvare.


____________________________


E’ questo che volete, brutti corvacci??... e allora continuate pure con i vostri proclami terroristici.
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Vecchio 06-11-11, 16:57   #3 (permalink)
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Ecco ciò che succederebbe in caso di insolvenza del Paese. I corvi deliranti leggano bene

Che faccia ha l'apocalisse per la casalinga di Voghera? Per quanto insolita, la domanda ha il suo senso. In questi giorni è tutto un rimbalzare da giornali e televisioni di espressioni del tipo "rischio-Grecia", "paese sull'orlo del default" e altre formule tanto inquietanti quanto misteriose per l'uomo della strada. La vera preoccupazione dei cittadini, più che le questioni macroeconomiche, sono le ricadute sulle proprie tasche. La vera domanda è: quali sono gli effetti per le persone se uno stato fallisce?

I numeri della crisi

Innanzitutto vediamo la situazione: dopo la Grecia, adesso tocca a noi fare la parte dei sorvegliati speciali in Europa. Pochi numeri spiegano perché:

3,9%: è il rapporto tra deficit e Pil. Il deficit è il "rosso" dello Stato, cioè la differenza tra quello che incassa e quello che spende. Secondo il "patto di stabilità", l'accordo che sta alla base dell'euro, questo rapporto non deve superare il 3%.
120,6%: è invece il rapporto tra il debito e Pil. Il debito è quanto lo Stato deve ai suoi creditori, cioè tutti coloro (dai piccoli risparmiatori e alle grandi istituzioni finanziarie, agli Stati esteri) che comprando titoli di Stato finanziano la spesa pubblica. In moneta sonante stiamo parlando di quasi 1.900 miliardi di euro. Il tetto massimo per questo rapporto fissato per i paesi dell'euro doveva essere del 60%.
4,5%: è il famigerato spread Bund-Btp, ovvero la differenza di rendimento tra il titolo pubblico decennale tedesco (Bund) e l'equivalente italiano (Btp). Che ha toccato appunto il record di 4,5 punti percentuali di differenza "a favore" del titolo italiano: il Btp promette il 6,3%, un rendimento troppo alto che indica solo il rischio di non poter essere pagato.


La scure sui costi e i Bot spazzatura

Più direttamente lo Stato può ridurre le sue spese. Le voci di costo che in genere (e sicuramente in Italia) pesano di più sui conti pubblici sono tre: le pensioni, la sanità, le retribuzioni dei dipendenti pubblici.
I primi a cadere sotto la scure saranno gli organici e i salari della Pubblica amministrazione, con pesanti conseguenze sui servizi erogati. La stessa sorte toccherà a sanità e pensioni, che già ora in Italia pesano un quarto del Pil.
La bancarotta ricadrà poi su tutti coloro che hanno investito in titoli di Stato (Bot, Cct ecc.). Il Tesoro non potrà più pagare gli interessi (la cedola periodica) e al momento della scadenza del titolo non si potrà più tornare in possesso dell'investimento iniziale. Qui interviene la ristrutturazione del debito. Lo Stato propone un differimento della restituzione: una parte oggi, una parte domani. Chiaramente un evento del genere porta al crollo del valore del titolo, con possibilità pressoché nulle di rivenderlo.


L'assalto alle banche

L'insolvenza dello Stato si estende quasi automaticamente alle banche. Se i titoli di Stato diventano carta straccia, sono loro le prime a risentirne perché, non ricevendo più gli interessi sul portafoglio, si trovano inevitabilmente a corto di liquidità e rischiano di fallire a loro volta.

Tutto questo innesca un rischiosissimo effetto-domino perché in economia l'elemento psicologico ha un peso enorme: se si diffonde la voce di insolvenza delle banche, tutti i loro clienti correranno a ritirare i depositi prima che sia troppo tardi. Parte l’assalto agli sportelli e non c'è istituto che possa resistere al prelievo contemporaneo di buona parte dei suoi clienti.

In una situazione di questo genere saltano anche i sistemi di sicurezza esistenti, come il Fondo di garanzia sui conti correnti, operante in Italia come in tutti i paesi europei. Il Fondo copre l'insolvenza delle banche fino a un ammontare di 103 mila euro per conto corrente e il suo funzionamento dipende da un accordo interbancario. Ma può funzionare in caso di default di una sola banca, non dell'intero sistema creditizio.
Lo scenario è apocalittico ma per ora lontano. L'Italia non è la Grecia. Ma questo è vero anche per le dimensioni e il peso della nostra economia, ben più grossa di quella ellenica. E che un paracadute europeo forse non basterebbe a salvare.


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Vecchio 06-11-11, 17:44   #4 (permalink)
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Più direttamente lo Stato può ridurre le sue spese. Le voci di costo che in genere (e sicuramente in Italia) pesano di più sui conti pubblici sono tre: le pensioni, la sanità, le retribuzioni dei dipendenti pubblici.
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infatti io credo che questa cosa ora deve finire. Ben vengano le critiche ma via i corvi senza senso. QUelli che per fini di gloria personale per aver individuato la calamità scrivono in modo terroristico e senza senso e senno.

Ribadisco anche a coloro che aprono conti in svizzera di andarsense fuori dal paese....
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Vecchio 06-11-11, 17:48   #5 (permalink)
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Vecchio 06-11-11, 17:56   #6 (permalink)
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ma quanto arriva per i testimoni di Geova questa roba qui???
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Vecchio 06-11-11, 17:59   #7 (permalink)
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Lou ... Ma Lou Lou Lou .... ....

I corvi?!


Al netto delle implicazioni delle grosse bnk estere e forsanche italiane che prob riducono l' esposizione sui tds nostrani ....


Ma: I corvi stanno ben dalla tua parte o Carissimo: anni di continue e sciagurate campagne stampa di scellerate spallate di milioni di intercettazioni telefoniche sbattute in pasto ai media, senza uno straccio di che, di giornali e pagine di giornali estere (Guardian) noleggiate per dare addosso al Governo durnate il G20 di immobilismo forzato per via di questa pervicacemente folle lotta senza quartiere...Dove molto probabilmente chi tira le fila ( e risiederà in Swiss) starà facendo soldi a palate ... alla faccia tua (tessera numero uno I mean)

Cosa credevi succedesse? Nulla


Ed adesso preso al laccio come un tordo, ti lamenti.... e te ne vai in cerca di corvi ...




Sei un fine umorista...

Però se pensi davvero che sia un problema ornitologico ...
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Vecchio 06-11-11, 18:02   #8 (permalink)
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Scusate tanto, ma i "corvi" sono quelli che vorrebbero sbarazzarsi del sistema di produzione capitalista ormai corto-circuitato definitivamente?
Ma non vi state rendendo conto che, allo stato attuale, quindi senza nessun default sta già avvenendo quanto affermate che avverrebbe in caso di default?
Non è già in atto l'attacco alle pensioni? e l'attacco ai salari dei dipendenti pubblici? E l'attacco ai servizi erogati dalla P.A.? La perdita di valore dei titoli di stato? la perdita di valore dei titoli bancari?
Sono tutte cose già in corso e che inevitabilmente si accentueranno nel futuro (non si tratta di essere corvi, è un trend già abbondantmente in corso).
L'alternativaè tra un massacro sociale (che comunque difficilmente preserverà dal default..il caso Grecia è tutt'altro che chiuso) oppure incanalarsi verso un default "controllato" con l'obiettivo di risarcire totalmente gli investitori retail e far pagar il prezzo alle banche che andrebbero nazionalizzate come successo a Dexia.
Sara78 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 06-11-11, 18:03   #9 (permalink)
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ma quanto arriva per i testimoni di Geova questa roba qui???
Boh, nel secolo avevano individuato delle date, dal 1914 agli anni 80,dopo averle toppate, mi pare che da almeno 20 anni non parlino più di data precisa , ma di ultimi tempi, che poi sarebbero questi in cui stiamo vivendo.
Ho un paio di amici tdg ma non li vedo da qualche anno.
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Vecchio 06-11-11, 18:11   #10 (permalink)
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Capitooo??... brutti uccellacci della malora!!...

Se l'Italia va in fallimento



Default. Ok, ma cosa comporterebbe per me?
Forse sarà il caso di cominciare a rifletterci. I nostri politici non sembrano un granché consapevoli di ciò che sta accadendo. Ma anche i cittadini paiono abbastanza distratti. E c’è perfino chi invoca il default come una manna che risolverebbe tutti i problemi del paese. Dunque, forse, è giunta l’ora di porsi seriamente la domanda: cosa succede a me se l’Italia va in default?

Difficile rispondere, salvo dire che

sarebbe l’evento più traumatico affrontato dal paese dai tempi della seconda guerra mondiale.

Non perché non vi siano esempi in età contemporanea di paesi che non sono stati in grado di onorare i propri impegni finanziari (Corea del Nord, Argentina, Russia solo per citarne alcuni), ma perché il default sul debito italiano sarebbe veramente un evento epocale, una crisi finanziaria come il pianeta non ha conosciuto dai tempi dei grandi conflitti mondiali. L’Italia possiede il primo debito pubblico in Europa per un valore pari a circa 1900 miliardi di euro. Il mercato BTP era considerato, fino a non poco tempo fa, come uno dei più liquidi su cui investire. Dunque nelle grandi istituzioni della finanza vi sono depositati enormi quantità di titoli pubblici italiani che, a Wall Street, senza tanti giri di parole, vengono già apertamente paragonati ai tanto famigerati titoli tossici di tre anni fa (i subprime, ricordate?). Ed infatti già è partita la gran corsa a liberarsene il più in fretta possibile. I record registrati dallo spread del BTP decennale sull’equivalente bund tedesco stanno a rappresentare proprio questa corsa alla salvezza dal rischio di un default dell’Italia. Nessuno sa di preciso cosa accadrebbe. Tutti però sanno che sarebbe devastante.
Ma aldilà delle ripercussioni sulla finanza globale (come, ad esempio, la fine dell’euro e una crisi finanziaria globale senza precedenti) che già di per se dovrebbero destare enormi preoccupazioni (una tale crisi infatti avrebbe immediate e devastanti ripercussioni sull’economia globale con l’avvio di una crisi economica che colpirebbe tutte le principali economie del mondo, in particolare la nostra), cosa accadrebbe ai cittadini normali? Ripeto, difficile rispondere, ma sarà meglio cominciare a farsi un’idea, anche a costo di essere brutali.
Come prima cosa partirebbe la corsa agli sportelli delle banche. In verità, come ci raccontano le cronache, questa corsa è già partita in sordina, soprattutto per portare fuori dalle filiali tutta quella liquidità che è a maggior rischio di essere soggetta ad imposte di emergenza come i patrimoni evasi. Partita la corsa, le banche si ritroverebbero presto a corto di liquidità e i cittadini finirebbero rapidamente per trovare le serrande alle filiali con la scritta “chiuso fino a data da destinarsi”. A questo punto, i risparmiatori, finalmente resisi conto della serietà della cosa, correrebbero ai supermercati per fare provviste, salvo rendersi conto che le loro carte di credito e i bancomat non vengono più accettati. E mentre il commercio andrebbe in tilt, le banche si vedrebbero costrette a chiudere le linee di credito verso le aziende. Come noto, le nostre aziende sono straordinariamente sottocapitalizzate e dipendono in modo essenziale dal credito. Comincerebbero a saltare i pagamenti. Prima si tagliano i fornitori con aggravio ulteriore della posizione di cassa delle aziende. Ma ad un certo punto, arriverebbe il giorno degli stipendi, e sarebbero fortunati coloro che si trovassero a ricevere solo una decurtazione nella busta paga. Peggio andrebbe ai dipendenti pubblici e ai pensionati. Con lo stato incapace di reperire liquidità sui mercati, si andrebbe a raschiare il barile e sarebbero in tanti a rimanere completamente a secco. Nel frattempo l’Italia sarebbe già fuori dall’Euro, costretta a reintrodurre la lira. Evviva, grideranno in molti, soprattutto le imprese esportatrici, a partire da quelle manifatturiere che costituiscono il nerbo dell’economia nazionale. Con il ritorno alla lira, in automatico partirebbe la svalutazione che renderebbe più competitivi i nostri prodotti sui mercati internazionali. Certo! Peccato però che il debito pubblico, oggi al 120% del PIL, è stato in buona parte emesso in euro. Quindi, altrettanto automaticamente, si assisterebbe ad una rivalutazione del debito che non farebbe fatica a raggiungere il 200% del PIL, rendendo, a quel punto, qualsiasi futura azione di ristrutturazione l’equivalente di una carneficina. E non parliamo del peso che graverebbe sulle generazioni future.
E tutto questo non sarebbe che l’inizio. Con il commercio in tilt, le aziende a secco e lo stato incapace di pagare anche la cancelleria, seguirebbe una crisi devastante con un’inflazione a due-tre cifre, milioni di nuovi disoccupati, il crollo dei valori immobiliari e i risparmiatori sul lastrico. Ed un giorno avremmo anche la notizia di pugliesi sui gommoni che schivano le vedette della guardia costiera albanese per raggiungere le coste di quel ormai prospero paese….
Ripeto, si tratta di una brutalizzazione. Molti di questi eventi comincerebbero a manifestarsi già prima di un default. Ma che dite? Vogliamo provarci seriamente ad evitare questo scenario?

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