Il tutto mi puzza di dirigismo....
In pratica si vuole stroncare il fai da te tra bolli e aumento delle rendite e costringere tutti i buoi dentro al loro carrozone.


Investimenti graziati dalla manovra, fisco generoso anche con i piani di accumulo
Grandi speranze. l'Economia crede talmente alle magnifiche sorti e progressive dei piani di accumulo, tanto da inserirli in extremis, nel Dl 138/201, tra le forme di investimento che resteranno tassate al 12,5 per cento. Nel testo della manovra di Ferragosto che circolava subito dopo il varo da parte del Consiglio dei ministri le forme che restavano fuori dal 20% erano solo le obbligazioni e altri titoli di Stato ed equiparati, le obbligazioni emesse dagli Stati e i titoli di risparmio per l'economia meridionale. Ma nella versione inviata il giorno dopo al Quirinale (e pubblicata poi sulla Gazzetta ufficiale di sabato 13 agosto) è comparsa la voce «piani di risparmio a lungo termine appositamente istituiti» tra quelle non soggette all'imposta del 20 per cento.
La ragione di tanta attenzione va letta nella delega fiscale: già nel testo depositato negli scorsi mesi da Tremonti per la riforma fiscale era prevista una serie di eccezioni all'imposta del 20% (che la manovra di ferragosto ha anticipato), dove campeggiavano appuntoni "piani a lungo termine", familiarmente chiamati piani di accumulo o Pac. I piani di risparmio a lungo termine - una possibilità che per ora il nostro sistema non contempla - sono di fatto una novità e un modo per invogliare l'investimento duraturo nel risparmio gestito, già sperimentata in altri Paesi europei e negli Stati Uniti. Una proposta era già stata fatta da Assogestioni, l'associazione dei fondi guidata da Domenico Siniscalco. All'estero gli esempi non mancano. I plans d'epargne in Francia e gli individual saving account in Gran Bretagna godono di una trattamento fiscale di favore. Per non parlare del piani 101K, tradizionale veicolo della previdenza individuale negli Stati Uniti.
L'impegno di Tremonti nel mantenere l'aliquota ridotto è quindi una vera scommessa su un settore che deve ancora nascere: si può quindi già ipotizzare la nascita di un nuovo comparto di prodotti individuali a lungo termine-previdenziali che farebbero concorrenza alle attuali forme di previdenza complementare. Attualmente la durata media di permanenza in un fondo comune – ha stimato Assogestioni – è di 2 anni e nove mesi. Allungandone la durata i gestori potrebbero allocare al meglio le risorse affidate loro e retrocedere ai loro clienti migliori performance. Almeno in teoria (quella della "frontiera efficiente" uscita un po' malconcia dalla crisi dei mercati finanziari). «Generalmente le scelte di investimento degli investitori italiani - ha osservato Siniscalco in una recente audizione parlamentare - sono afflitte dalla brevità dell'orizzonte temporale considerato e dal conseguente fenomeno di market timing avverso». Significativi incentivi fiscali potrebbero dunque spingere i risparmiatori «verso più adeguate strategie di investimento».
Il Pac si può scegliere in alternativa al Pic (Piano di Investimento di Capitale) che consiste nell'impiego in un'unica soluzione di un capitale (che già si possiede) tipicamente in uno o più fondi. La formula Pac consiste invece nel sottoscrivere "a rate" quote di fondi comuni o di Etf e rappresenta una soluzione interessante per chi non dispone di un capitale iniziale ma desidera costruirne uno nel tempo, investendo i risparmi con versamenti periodici (mensili, bimestrali o trimestrali) anche di piccole somme. È un tipo di investimento adatto a chi pensa al futuro investendo in modo graduale nei mercati. Ma la formula è adatta anche alla previdenza integrativa: versando costantemente piccoli importi per un periodo di tempo abbastanza lungo - in un fondo azionario, bilanciato o di altro tipo - si può costituire un capitale che potrà essere riscattato al momento della pensione, oppure reinvestito per generare una rendita finanziaria.
Il vantaggio più rilevante che questa formula offre sta però nel fatto che l'acquisto delle quote del fondo o dell'Etf scelti avviene, periodicamente, a prezzi di mercato diversi, mediando così il valore di acquisto delle quote in portafoglio e attenuando la volatilità dell'investimento, con l'effetto di ridurne il rischio complessivo. In altri termini, anche se uno degli investimenti in quote avviene a prezzi alti e poi i mercati finanziari hanno una flessione, i versamenti successivi saranno effettuati a prezzi più convenienti. Ma perché il meccanismo funzioni occorre una durata adeguata, di almeno un decennio, anche se può essere sospeso per periodi o riscattato interamente. L'importante è però evitare di sospendere i versamenti nei momenti in cui i mercati scendono per riattivarli quando il peggio è passato.