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Data registrazione: Apr 2009
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Storia del rating - Italia dal 1996 al 2006
1) S&P’S STORIA DEL RATING DELL’ITALIA dal 3 Maggio 1996 al 19 ottobre 2006
Standard & Poor’s da AA- ad A+ Nota: 1) blue = positive rating action, red = negative rating action. Data Local Currency credit rating long term outlook Oct 19, 2006 A+ Stable Aug. 8, 2005 AA- Negative July 7, 2004 AA- Stable Jan. 15, 2003 AA Negative May 6, 1998 AA Stable May 3, 1996 AAA Stable Fonte: Standard & Poor’s Sovereign Ratings History Since 1975 al 19 dicembre 2006 Note: Watch Neg.- On CreditWatch with negative implications. Watch Pos.-On CreditWatch with positive implications. Watch Dev.-On CreditWatch with developing implications. SD-Selective Default. NM-Not meaningful. In 1981, Standard & Poor’s added a plus (+) sign to ‘A-1′ rated short-term issuers with extremely strong safety characteristics. 2) FITCH STORIA DEL RATING DELL’ITALIA dal 26 Ottobre 1995 al 19 Ottobre 2006 Fitch da AA ad AA- Data Local Currency rating long term outlook/watch 19 Oct 2006 AA- stable 29 Jun 2005 AA negative 17 Jun 2002 AA stable 21 Sep 2000 AA- stable 14 Jul 1998 AA- - 26 Oct 1995 AAA - fonte : Italia Debito Pubblico e Rating: La Spesa della Pubblica Amministrazione « Wallstreetrack |
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Data registrazione: Apr 2009
Messaggi: 1,201
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Come stabilizzare il debito pubblico
Quali sono le opzioni a disposizione di un governo che voglia stabilizzare e poi ridurre il rapporto debito/PIL? Si conoscono tre modi per raggiungere tale obiettivo: Ridurre il deficit, cercando di ottenere un avanzo, comprimendo le spese delle PA e aumentando le imposte; questa è la via più difficile per la stabilizzazione del debito, in quanto aumentare le imposte è impopolare e ridurre la spesa è difficile. Finanziare il debito con emissione di moneta. La Banca Centrale può acquistare titoli del debito pubblico e accrescere l’offerta di moneta. Tale politica, tuttavia, comporta un aumento dell’inflazione. Ripudiare il debito, ovvero non rimborsare i titoli del debito pubblico. Solo governi in grossa difficoltà hanno fatto ricorso a tale misura, in quanto è ritenuta un atto sleale, che lascia profonde tracce sulla reputazione di un governo. Tale misura è stata messa in atto talora in seguito a guerre e rivoluzioni, quando è stato possibile dare la colpa del debito a eventi esterni o a precedenti governi. o Tutti e tre questi metodi comportano una forma di tassazione; nel primo caso si tratta di un normale aumento delle imposte, nel secondo caso vengono tassati coloro che posseggono moneta e titoli non indicizzati, nel terzo caso vengono tassati i detentori di titoli del debito pubblico. L’unica via oggi percorribile in Italia è la prima, dato che i vincoli posti a livello europeo e l’esistenza della Banca Centrale Europea non consentono il finanziamento del debito con emissione di moneta. Se si vuole arrestare la sua crescita abnorme, che continuerà per la componente micidiale dei tassi di interesse Bce e dell’aumento dei rendimenti sui titoli di Stato come i Bot annuali, arrivati oggi a sfiorare il 4 per cento, occorre un piano quinquennale di riduzione, cominciando a dismettere le riserve, l’ oro e il patrimonio immobiliare della Banca d’Italia, non più necessari a garantire la circolazione monetaria. Una strada maestra verso la quale si sono indirizzati i Governatori delle Banche Centrali Europee più virtuosi dell’Italia, per effettuare politiche economiche concrete di risanamento, al di là di annunci, proclami e politiche di sacrifici alle quali sono sempre chiamati gli altri. Il rimbalzo “ciclico” è in atto, ma questo – avverte il Fmi – non deve sviare l’attenzione da quelle che sono le “criticità di lungo termine dell’economia italiana”: malgrado la ripresa delle esportazioni e alcuni segnali di “ristrutturazione economica, l’andamento del debito pubblico-pil e l’andamento di produttività e competitività sul medio termine restano motivo di preoccupazione per varie cause. |
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