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Vecchio 18-06-11, 14:47   #1 (permalink)
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Camfin: Analisi economica globale

Analisi Economica Globale- 2011

L’economia mondiale si sta avviando verso un'altra crisi quella finale nella quale sprofonderà al massimo entro la fine 2012. Tutti i palliativi finanziari che i governi “occidentali” stanno rovesciando nel sistema economico, con massicce iniezioni di liquidità finalizzate sia a sostenere la domanda interna che ad aiutare le banche in crisi a causa delle proprie speculazioni, possono al massimo rinviare un regolamento dei conti che appare inevitabile per lo stato comatoso generale.
I segnali di quello che accadrà sono molti ed inequivocabili. (Il FMI a comunicato che la crescità economica sta rallentando) questa analisi e da tenere nella giusta considerazione. Il più eclatante è l’indebitamento generale. Tutti sono indebitati con tutti. Gli Stati con gli Stati, con le banche centrali e con la gente che comprano i titoli pubblici. le popolazioni e le imprese a loro volta sono indebitati con le banche. Queste si sono ulteriormente indebitate per poter partecipare alla generale speculazione finanziaria che è collassata su se stessa nel 2007-2009 causando una recessione della quale ancora non vediamo la fine. E adesso le banche stanno cercando di ricapitalizzarsi, non disponendo del patrimonio necessario per operare e sopravvivere.
Tutti sono indebitati con tutti perché hanno investito i soldi che non avevano in operazioni e speculazioni che poi sono fallite. E tutti sono partecipi di un gioco del cerino o della sedia che alla fine lascerà tutti scottati o a terra per la mancanza di una protezione o di un rifugio.
Come nei mesi precedenti alla crisi finanziaria del 1929 che innescò la Grande Depressione e provocò la Seconda guerra mondiale, e nonostante l’esperienza del passato che dovrebbe indurre alla cautela, continua a persistere la deteriore convinzione che i soldi nascano sugli alberi e che una crescita economica ed una finanziaria possano essere infinite. La speculazione finanziaria ha svolto certamente un suo ruolo essenziale, anche i politici hanno le loro colpe con le promesse ma mantenute di una soluzione per prevenire se non quella oggi di allargare il debito pubblico generale nel salvare l'insalvabile, (vedi alcuni paesi Europei) si comprende che ancora un'altra crisi potrà succedere. Non ci può essere infatti una crescita continua perché le materie prime sono limitate e perché le persone non hanno risorse infinite a disposizione da spendere. le popolazioni non possono essere spinti dagli stessi governanti a comprare i prodotti di un’azienda, con la considerazione che altrimenti questa chiuderebbe. Il tutto nell’ottica di un ribaltamento della legge di Say (una legge peraltro discutibile), all’interno del quale è la domanda di prodotti a creare l’offerta.
Ma a differenza del 1929 e della crisi non ancora terminata del 2007-2009; gli effetti di una nuova crisi finanziaria sarebbero molto maggiori di allora, per il fatto che altri Paesi, come la Cina e l’India, ne verrebbero coinvolti. Paesi che, partecipando da protagonisti al grande gioco del capitalismo internazionale (la Cina è la seconda potenza economica globale dopo gli Usa), finiranno per svolgere il ruolo di moltiplicatori della crisi in conseguenza della interdipendenza che le loro economie hanno con il resto del mondo. In particolare quella finanziaria. Basterebbe ricordare il fatto che Pechino è il primo possessore dei titoli del debito pubblico statunitense, un fatto che ha permesso a Cina e Usa di stabilire solidi legami economici e politici. Anche se, è bene sempre tenerlo presente, negli ultimi tempi Pechino è divenuta molto più prudente diminuendo le quantità di titoli americani acquistati.

I timori della Cina
Da un lato, in Cina, c’è infatti la consapevolezza (fondata) che la quotazione del dollaro non riflette la forza reale dell’economia Usa, che si basa soprattutto sulla domanda interna. Una domanda che però è drogata per il fisiologico indebitamento delle famiglie americane, da sempre abituate a chiedere prestiti per la casa, l’auto e i beni voluttuari. Una economia quella Usa che non riesce più ad esportare come una volta, con una bilancia commerciale in perenne rosso e con un debito pubblico a dir poco spaventoso. Il made in Usa non tira infatti più e la spesa statale è sempre abnorme e in continua crescita, in particolare per la necessità dell’establishment di investire massicciamente in alta tecnologia per garantire la supremazia in campo militare e per finanziarie le “missioni di pace” e le “crociate” in tutto il mondo.
Dall’altro lato però, la dirigenza comunista-capitalista cinese è altrettanto cosciente che ci sono ben poche alternative al dollaro. L’euro, che pure in pochi anni si è molto apprezzato nei confronti della banconota verde, si regge in piedi soprattutto grazie alla forza trainante della Germania e di una Francia che fatica non poco a starle dietro. Ma gli altri Paesi membri, a causa dei forti debito e disavanzo interni, sono costretti a continui equilibrismi per tenersi entro i limiti, o poco più su, stabiliti dal Patto di stabilità (rapporto tra disavanzo e Pil sotto il 3%). Il crack delle finanze greca ed irlandese, le difficoltà di Portogallo, Spagna ed Italia, fanno toccare con mano che la struttura alla base dell’euro è debolissima e che il sistema della moneta unica potrebbe saltare in aria. Oppure potrebbe salvarsi creando in alternativa due fasce di Paesi, i primi “virtuosi” i secondi “cicale”, i primi con un euro di serie A, i secondi con un altro di serie B. Ad aggravare questa divaricazione, c’è anche il fatto che, anche in conseguenza delle differenti aspirazioni e situazioni economiche interne, i Paesi europei, le solite Germania e Francia in testa, sono ormai da tempo impegnate in una politica estera che male si concilia con gli interessi degli altri Paesi membri dell’Unione e che bypassano in tutta tranquillità i dettati della Commissione europea. Una struttura sprofondata da sempre in una autoreferenzialità dalla quale non può e non vuole uscire, perché il suo compito precipuo è quello di abbattere le frontiere nazionali, gli Stati in quanto tali, e creare un unico grande mercato, nel quale possano circolare liberamente materie prime, prodotti, capitali e forza lavoro.
In Europa quindi, i tecnocrati di Bruxelles (Commissione) e di Francoforte (Bce) dicono una cosa e i Paesi membri, quelli che se lo possono permettere, vanno da tutta alta parte. E’ insomma un ritorno dell’economia reale e produttiva rispetto a quella finanziaria e un riaffacciarsi delle identità nazionali rispetto a quelle virtuali. Eclatanti in tal senso sono i rapporti preferenziali stabiliti da Berlino con Mosca, sia sul piano energetico (North Stream) che su quello della realizzazione delle infrastrutture, grazie ai quali si sta creando un grande spazio geopolitico, una alleanza naturale in virtù della quale si scambiano energia e tecnologia.
Se le prospettive dell’Unione europea e dello stesso euro sono così incerte, pensano i cinesi, tanto vale tenerci il buon vecchio dollaro che sarà pure carta straccia (considerato che gli Usa sono pieni di debiti fino agli occhi) ma che è pur sempre la moneta della prima potenza economica del mondo e soprattutto la prima potenza militare. Continuiamo a crescere, cerchiamo di diventare la prima potenza economica del mondo, quella militare forse seguirà, è il pensiero della nomenklatura cinese, e poi sarà il nostro yuan a fare la parte del leone come moneta di riserva in tutti i forzieri delle Banche centrali del mondo. Del resto, si compiacciano i cinesi, la crescita dell’economia mondiale è oggi possibile grazie alla nostra crescita. Se non assorbissimo una buona fetta della domanda mondiale di beni, tutto il meccanismo si fermerebbe. Certo, notano a Pechino, anche altri Paesi come l’India (+8,5% annuo) e Brasile (7%) come la Germania (+3,5%) hanno una crescita non indifferente ma siamo sempre noi in testa con il 9% a guidare il gioco. E poi, insistono, consideriamo il valore in termini assoluti della nostra economia, che sta inseguendo da vicino quella Usa.

I fattori interni
Ma se è la Cina a tenere ancora in piedi l’intera baracca, si deve tenere conto del fattore citato all’inizio. Gli Stati si sono dovuti indebitare in misura crescente, sia per mantenere il sistema di assistenza e sicurezza sociale (quello che un insopportabile termine anglosassone definisce Welfare) sia per sostenere finanziariamente le aziende nazionali a concorrere in situazione di parità con quelle straniere sul mercato internazionale,. In Cina o in altri Paesi il costo del lavoro è infatti molto minore (fino a 8-10 volte) rispetto a quello delle economie più avanzate come la nostra. Le economie “occidentali”, tipo quella italiana, sono quindi strette tra l’impossibilità di tagliare troppo la spesa pubblica, misura che scatenerebbe rivolte sociali, e la necessità di reperire risorse per creare le condizioni favorevoli ad una ripresa e di aiutare le imprese a sopravvivere in una situazione di quasi parità. Nei Paesi più industrializzati la soluzione trovata è stata quella più semplicistica consistente nella riduzione del costo del lavoro, legando i contratti alla produttività e agli straordinari e aumentando la flessibilità e la diffusione del precariato. Ma con sempre meno risorse a disposizione di chi lavora, troppa gente si troverebbe ridotta alla fame e il legame offerta-produzione si bloccherebbe. Ma è proprio il traguardo verso il quale ci stiamo indirizzando e che finirebbe per creare una forza rivoluzionaria diffusa che una possibile crisi petrolifera e una conseguente Depressione diffusa spingerebbero nelle piazze.


The world’s economy should be in for a rough time by the time 2013 comes around, according to economic seer Nouriel Roubini.

N. Roubini, parlando a Singapore, ha detto che la disoccupazione e il debito pubblico negli Stati Uniti combinato con un'Europa gravata da Grecia, Portogallo e Irlanda potrebbe portare a un collasso economico.
Indicò anche il Giappone che sta in una fase di recessione e le banche della Cina gravate da prestiti, e una bolla immobiliare porterà ad un crollo questo è imminente.
Lui avvertì che il disavanzo di bilancio trilioni di dollari negli Stati Uniti avrebbe messo la crescita a rischio.
In Europa, ha detto, la ristrutturazione del debito dei tre paesi peserebbe pesantemente sull'economia, come la costosa guerra contro Gheddafi.
Economia del Giappone è scivolata in una recessione ultimo quarto, dopo che è stato colpito da un terremoto, tsunami e crisi nucleare nel mese di marzo.
Cina,lenta crescita, inflazione più elevata e una massiccia quantità di eccesso di capacità produttiva potrebbe portare a una bolla.
Prof. Roubini said the "fiscal storm" would probably combine to stunt growth from 2013
Roubini è uno degli analisti che predisse la crisi finanziaria globale del 2007-2009.
camfin non  è collegato   Rispondi citando
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