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Vecchio 01-10-10, 14:48   #1 (permalink)
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Obbligazionario

Divergenze sull'obbligazionario

Le tendenze del mercato obbligazionario di quest’ultima parte del 2010 suscitando in noi più di una perplessità. Già in diverse note delle ultime settimane abbiamo segnalato alcune divergenze a nostro parere poco logiche; oggi vogliamo effettuare una sorta di “riepilogo”, cercando di indicare i quali comportamenti possano essere adottati dagli investitori obbligazionari.

Di seguito quindi proponiamo un elenco sintetico delle incongruenze che ci sembrano caratterizzare il mercato obbligazionario degli ultimi mesi e settimane.

*
1. La prima divergenza riguarda l’andamento dei tassi di interesse e quello delle obbligazioni corporate. A fronte di in livello sempre più basso dei tassi di interesse, (anche a medio-lunga scadenza) infatti, lo spread di rendimento delle emissioni corporate non finanziari si avvicina ormai ai minimi del periodo 2006-2007. Normalmente, tassi di interesse molto bassi implicano aspettative di bassa crescita economica, uno scenario non certo favorevole per le obbligazioni emesse da società. In teoria, o la ripresa economica sarà più vigorosa, e allora i tassi di interesse a medio-lunga scadenza torneranno a salire, oppure lo spread di rendimento delle obbligazioni corporate dovrà tornare su livelli più elevati, visto che una bassa crescita economica fa aumentare il rischio di insolvenza.
2. La seconda divergenza riguarda l’andamento dei titoli di stato dei paesi finanziariamente più deboli dell’Area Euro, rispetto alle emissioni corporate e finanziarie (incluse quelle subordinate). I primi hanno visto salire costantemente gli spread di rendimento tornando o addirittura superando i livelli di maggio scorso (all’apice della crisi dell’Euro). Le emissioni corporate e finanziarie invece hanno continuato a beneficiare di una riduzione degli spread. Rispetto a tre mesi fa quindi, il mercato sembra considerare che, contemporaneamente, aumenti la probabilità di default di diversi paesi dell’Area Euro mentre diminuisca quella delle società e (ancor più sorprendente) quella degli istituti bancari. Come abbiamo già avuto modo di osservare in numerose occasioni, riteniamo questo scenario del tutto improbabile.
3. La terza divergenza riguarda l’andamento recente (ultime 2-3 settimane) dei titoli di stato di alcuni paesi dell’Area Euro (in particolare Irlanda e Portogallo), il cui rendimento è aumentato e è ormai su livelli di emittenti con rating Singola B. A fronte di questo forte aumento di rendimenti, che segnala un sempre più significativo timore di insolvenza, le obbligazioni di altri paesi finanziariamente deboli (Spagna e Italia) si stanno mantenendo stabili, almeno nelle ultime due settimane, e le quotazioni dell’Euro sono addirittura salite. In pratica quindi il mercato sta considerando in forte aumento le probabilità di un evento di insolvenza e/o ristrutturazione di Irlanda e Portogallo, senza conseguenze di rilievo per il resto d’Europa. Questo scenario ci sembra assai poco plausibile, dato che implicherebbe di fatto il mancato rispetto degli impegni presi a maggio da parte delle autorità europee, con un danno di immagine e credibilità che difficilmente non lascerebbe il segno.
4. Un’ultima divergenza è quella legata agli spread di rendimento delle obbligazioni rispetto alle quotazioni dei relativi CDS. Per le obbligazioni corporate e finanziarie gli spread si rendimento sono ormai in media inferiori rispetto al costo dei CDS, in netta controtendenza rispetto a tutti gli ultimi 24 mesi. L’inverso è invece successo per i titoli di stato dei paesi deboli dell’Area Euro (in particolare di Grecia, Irlanda e Portogallo).



Tutte le divergenze segnalate sono nostro parere più legate ai flussi di investimento/disinvestimento di breve termine, che a particolari logiche legate a anticipazioni di scenari macroeconomici da parte dei mercati finanziari.

In queste condizioni è sempre molto difficile operare in maniera consapevole ed efficiente, dato che spesso le tendenze di breve periodo sono l’esatto contrario di quelle sarebbe logico attendersi da un’analisi approfondita della situazione.

Per gli investitori obbligazionari non resta che la scelta tra seguire nel breve le tendenze di mercato, con il rischio di un’inversione di tendenza repentina, oppure effettuare investimenti sulla base di analisi e valutazioni “logiche”, rassegnandosi a fasi durante le quali le scelte potranno dare esiti tutt’altro che soddisfacenti.

Noi siamo (ovviamente) più propensi a seguire il secondo modo di operare e, coerentemente con esso, elenchiamo i comportamenti che, a nostro parere (in ottica di portafoglio), devono essere adottati in queste settimane dagli investitori obbligazionari:

* Ridurre l’esposizione in obbligazioni corporate;
* Ridurre l’esposizione in obbligazioni bancarie (soprattutto subordinate);
* Ridurre l’esposizione in titoli di stato di Italia e Spagna;
* Aumentare, molto gradualmente e in percentuali comunque modeste, l’esposizione in titoli di stato di Irlanda e Portogallo, aumentando contemporaneamente la posizione di titoli di stato tedeschi a lunga scadenza;
* Valutare l’inserimento, anch’esso molto gradualmente e in percentuali comunque modeste, di titoli di stato della Grecia;
* Aumentare l’esposizione di titoli di stato emergenti denominati in Euro;
* Aumentare la proporzione di titoli a tasso variabile rispetto a quelli a tasso fisso;
* Aumentare gradualmente la percentuale di emissioni in valuta diversa dall’Euro, effettuando una forte diversificazione in valute sia di paesi emergenti che di paesi sviluppati;



In ogni caso, nonostante l’enorme afflusso di capitali che sta caratterizzando il comparto obbligazionario in questi mesi (o forse proprio per questo), riteniamo molto probabile che nel prossimo futuro i rendimento ricavabili da investimenti obbligazionari (a prescindere dalla tipologia o dal settore) saranno assai inferiori rispetto a quelli sperimentati negli ultimi 18 mesi.
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Vecchio 03-10-10, 18:37   #2 (permalink)
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Allora niente da dire?
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Vecchio 03-10-10, 19:39   #3 (permalink)
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Ciao Debe

Per commentare adeguatamente e compiutamente quanto sopra, occorrono tempo, ragionamento, impegno e riflessione…..specialmente se non si è d’accordo su tutto o su parte della strategia proposta.
Infatti, se si manifesta dissenso, occorre nel contempo motivare la propria posizione e relative scelte.
E’ forse per questo che molti – pur avendo letto - si sono per il momento astenuti dal dare seguito al 3D.
Per la vastità e complessità dell’argomento, occorrono senz’altro risposte molto articolate.
Forse qualcuno le sta formulando.
Da parte mia, la prima impressione è quella che la strategia proposta sia un sostanziale aumento del rischio sotto tutti i profili (compreso quello valutario).
Per ora mi fermo qui, con la consapevolezza di aver detto ben poco.
Occorrerebbe ben altro per ribattere, se non in sintonia con tali scelte.
Saluti
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Vecchio 03-10-10, 21:42   #4 (permalink)
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forse nessuno commenta, perchè in fondo in fondo nessuno ci capisce niente , qua consigliano adirittura di comprare i pigs irlanda e portogallo e vendere btp , ci vorrebbero dei guru della finanza preparati per asserire e spiegarci per benino la bonta di queste elucubrazioni
basta osservare che il treadh, treat, tread come avolo si dice + trattato e quello dell'organizzazione della cena, tutti sono impegnatissimi a concentrarsi sulla preparazione del menu , piuttosto che pensare agli studi antropologici del andamento delle obligazioni , e quelo che vuole lo zampone di maiale, e quello che vuole farla a vercelli, e quello che consiglia il ristorante dove c'è la cameriera con la gonella corta , e quello che vuol portare l'argentina
è tutto un maialaio
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Vecchio 03-10-10, 22:32   #5 (permalink)
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Allora niente da dire?
ciao debe, due semplici cose:

  1. parole, parole, parole, poi il mercato fa quello che vuole !
  2. quì ho anticipato il consiglio:
    * Valutare l’inserimento, anch’esso molto gradualmente e in percentuali comunque modeste, di titoli di stato della Grecia;
    * Aumentare gradualmente la percentuale di emissioni in valuta diversa dall’Euro, effettuando una forte diversificazione in valute sia di paesi emergenti che di paesi sviluppati;
io altro non sono all'altezza,
ma tu che idea ti sei fatto ???
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Vecchio 04-10-10, 00:04   #6 (permalink)
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Divergenze sull'obbligazionario

Le tendenze del mercato obbligazionario di quest’ultima parte del 2010 suscitando in noi più di una perplessità. Già in diverse note delle ultime settimane abbiamo segnalato alcune divergenze a nostro parere poco logiche; oggi vogliamo effettuare una sorta di “riepilogo”, cercando di indicare i quali comportamenti possano essere adottati dagli investitori obbligazionari.

Di seguito quindi proponiamo un elenco sintetico delle incongruenze che ci sembrano caratterizzare il mercato obbligazionario degli ultimi mesi e settimane.

*
1. La prima divergenza riguarda l’andamento dei tassi di interesse e quello delle obbligazioni corporate. A fronte di in livello sempre più basso dei tassi di interesse, (anche a medio-lunga scadenza) infatti, lo spread di rendimento delle emissioni corporate non finanziari si avvicina ormai ai minimi del periodo 2006-2007. Normalmente, tassi di interesse molto bassi implicano aspettative di bassa crescita economica, uno scenario non certo favorevole per le obbligazioni emesse da società. In teoria, o la ripresa economica sarà più vigorosa, e allora i tassi di interesse a medio-lunga scadenza torneranno a salire, oppure lo spread di rendimento delle obbligazioni corporate dovrà tornare su livelli più elevati, visto che una bassa crescita economica fa aumentare il rischio di insolvenza.
2. La seconda divergenza riguarda l’andamento dei titoli di stato dei paesi finanziariamente più deboli dell’Area Euro, rispetto alle emissioni corporate e finanziarie (incluse quelle subordinate). I primi hanno visto salire costantemente gli spread di rendimento tornando o addirittura superando i livelli di maggio scorso (all’apice della crisi dell’Euro). Le emissioni corporate e finanziarie invece hanno continuato a beneficiare di una riduzione degli spread. Rispetto a tre mesi fa quindi, il mercato sembra considerare che, contemporaneamente, aumenti la probabilità di default di diversi paesi dell’Area Euro mentre diminuisca quella delle società e (ancor più sorprendente) quella degli istituti bancari. Come abbiamo già avuto modo di osservare in numerose occasioni, riteniamo questo scenario del tutto improbabile.
3. La terza divergenza riguarda l’andamento recente (ultime 2-3 settimane) dei titoli di stato di alcuni paesi dell’Area Euro (in particolare Irlanda e Portogallo), il cui rendimento è aumentato e è ormai su livelli di emittenti con rating Singola B. A fronte di questo forte aumento di rendimenti, che segnala un sempre più significativo timore di insolvenza, le obbligazioni di altri paesi finanziariamente deboli (Spagna e Italia) si stanno mantenendo stabili, almeno nelle ultime due settimane, e le quotazioni dell’Euro sono addirittura salite. In pratica quindi il mercato sta considerando in forte aumento le probabilità di un evento di insolvenza e/o ristrutturazione di Irlanda e Portogallo, senza conseguenze di rilievo per il resto d’Europa. Questo scenario ci sembra assai poco plausibile, dato che implicherebbe di fatto il mancato rispetto degli impegni presi a maggio da parte delle autorità europee, con un danno di immagine e credibilità che difficilmente non lascerebbe il segno.
4. Un’ultima divergenza è quella legata agli spread di rendimento delle obbligazioni rispetto alle quotazioni dei relativi CDS. Per le obbligazioni corporate e finanziarie gli spread si rendimento sono ormai in media inferiori rispetto al costo dei CDS, in netta controtendenza rispetto a tutti gli ultimi 24 mesi. L’inverso è invece successo per i titoli di stato dei paesi deboli dell’Area Euro (in particolare di Grecia, Irlanda e Portogallo).



Tutte le divergenze segnalate sono nostro parere più legate ai flussi di investimento/disinvestimento di breve termine, che a particolari logiche legate a anticipazioni di scenari macroeconomici da parte dei mercati finanziari.

In queste condizioni è sempre molto difficile operare in maniera consapevole ed efficiente, dato che spesso le tendenze di breve periodo sono l’esatto contrario di quelle sarebbe logico attendersi da un’analisi approfondita della situazione.

Per gli investitori obbligazionari non resta che la scelta tra seguire nel breve le tendenze di mercato, con il rischio di un’inversione di tendenza repentina, oppure effettuare investimenti sulla base di analisi e valutazioni “logiche”, rassegnandosi a fasi durante le quali le scelte potranno dare esiti tutt’altro che soddisfacenti.

Noi siamo (ovviamente) più propensi a seguire il secondo modo di operare e, coerentemente con esso, elenchiamo i comportamenti che, a nostro parere (in ottica di portafoglio), devono essere adottati in queste settimane dagli investitori obbligazionari:

* Ridurre l’esposizione in obbligazioni corporate;
* Ridurre l’esposizione in obbligazioni bancarie (soprattutto subordinate);
* Ridurre l’esposizione in titoli di stato di Italia e Spagna;
* Aumentare, molto gradualmente e in percentuali comunque modeste, l’esposizione in titoli di stato di Irlanda e Portogallo, aumentando contemporaneamente la posizione di titoli di stato tedeschi a lunga scadenza;
* Valutare l’inserimento, anch’esso molto gradualmente e in percentuali comunque modeste, di titoli di stato della Grecia;
* Aumentare l’esposizione di titoli di stato emergenti denominati in Euro;
* Aumentare la proporzione di titoli a tasso variabile rispetto a quelli a tasso fisso;
* Aumentare gradualmente la percentuale di emissioni in valuta diversa dall’Euro, effettuando una forte diversificazione in valute sia di paesi emergenti che di paesi sviluppati;



In ogni caso, nonostante l’enorme afflusso di capitali che sta caratterizzando il comparto obbligazionario in questi mesi (o forse proprio per questo), riteniamo molto probabile che nel prossimo futuro i rendimento ricavabili da investimenti obbligazionari (a prescindere dalla tipologia o dal settore) saranno assai inferiori rispetto a quelli sperimentati negli ultimi 18 mesi.

Già che ci siamo, indichiamo la fonte: Divergenze sull'obbligazionario

Ultima modifica di Vendocasa : 04-10-10 alle ore 00:19
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Vecchio 04-10-10, 00:06   #7 (permalink)
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Divergenze sull'obbligazionario

*
1. La prima divergenza riguarda l’andamento dei tassi di interesse e quello delle obbligazioni corporate. A fronte di in livello sempre più basso dei tassi di interesse, (anche a medio-lunga scadenza) infatti, lo spread di rendimento delle emissioni corporate non finanziari si avvicina ormai ai minimi del periodo 2006-2007. Normalmente, tassi di interesse molto bassi implicano aspettative di bassa crescita economica, uno scenario non certo favorevole per le obbligazioni emesse da società. In teoria, o la ripresa economica sarà più vigorosa, e allora i tassi di interesse a medio-lunga scadenza torneranno a salire, oppure lo spread di rendimento delle obbligazioni corporate dovrà tornare su livelli più elevati, visto che una bassa crescita economica fa aumentare il rischio di insolvenza.
Si però limiterei questo ragionamento solo agli emittenti traballanti che avranno bisogno di rifinanziarsi uleriormente visto che già navigano in cattive acque.Gli emittenti solidi al contrario potrebbero non avere bisogno di rifinanziarsi vuoi perchè hanno i conti in ordine,vuoi perchè potrebbero decidere di posticipare gli investimenti ad una fase economica in cui la congiuntura sia più favorevole.

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2. La seconda divergenza riguarda l’andamento dei titoli di stato dei paesi finanziariamente più deboli dell’Area Euro, rispetto alle emissioni corporate e finanziarie (incluse quelle subordinate). I primi hanno visto salire costantemente gli spread di rendimento tornando o addirittura superando i livelli di maggio scorso (all’apice della crisi dell’Euro). Le emissioni corporate e finanziarie invece hanno continuato a beneficiare di una riduzione degli spread. Rispetto a tre mesi fa quindi, il mercato sembra considerare che, contemporaneamente, aumenti la probabilità di default di diversi paesi dell’Area Euro mentre diminuisca quella delle società e (ancor più sorprendente) quella degli istituti bancari. Come abbiamo già avuto modo di osservare in numerose occasioni, riteniamo questo scenario del tutto improbabile.
E'il solito discorso,
gli Stati periferici,già provati da una situazione di deficit (Irlanda,Spagna,Portogallo) o debito esplosivo (Italia,Grecia) continuano a farsi garanti e ad accollarsi le spese di salvataggio delle banche che invece in un mercato ideale sarebbero dovute fallire,facendo oltretutto i conti su gettiti fiscali sempre più risicati dovuti alla fase di stagnazione in cui siamo e quindi vedendo progressivamente diminuire la loro solidità.
Di contro i bancari ed i corporate virtuosi, che spesso operano in contesto internazionale e spesso più cautelativo (leva ridotta,prestiti non facili etc.) devono si fare i conti con una fase di stagnazione e quindi espansione ridotta,ma che non porta a particolari squilibri nel loro bilancio.Tali soggetti sono quindi considerati dal mercato più affidabili.

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3. La terza divergenza riguarda l’andamento recente (ultime 2-3 settimane) dei titoli di stato di alcuni paesi dell’Area Euro (in particolare Irlanda e Portogallo), il cui rendimento è aumentato e è ormai su livelli di emittenti con rating Singola B. A fronte di questo forte aumento di rendimenti, che segnala un sempre più significativo timore di insolvenza, le obbligazioni di altri paesi finanziariamente deboli (Spagna e Italia) si stanno mantenendo stabili, almeno nelle ultime due settimane, e le quotazioni dell’Euro sono addirittura salite. In pratica quindi il mercato sta considerando in forte aumento le probabilità di un evento di insolvenza e/o ristrutturazione di Irlanda e Portogallo, senza conseguenze di rilievo per il resto d’Europa. Questo scenario ci sembra assai poco plausibile, dato che implicherebbe di fatto il mancato rispetto degli impegni presi a maggio da parte delle autorità europee, con un danno di immagine e credibilità che difficilmente non lascerebbe il segno.
Come già ripetuto più volte,
è normale che l'andamento della moneta unica è rapportato al peso che ha un determinato paese nell'eurosistema,se Irlanda e Portogallo dichiarassero default non sarebbe un grosso problema per l'Euro,ovviamente ciò non si può dire se avvenisse lo stesso per l'Italia e la Spagna che si sono dimostrati più solidi del previsto la prima grazie ad un'economia ben sviluppata/diversificata,basso deficit ed indebitamento privato/bancario,la seconda basso debito pubblico e comunque economia ben sviluppata malgrado la bolla immobiliare.


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4. Un’ultima divergenza è quella legata agli spread di rendimento delle obbligazioni rispetto alle quotazioni dei relativi CDS. Per le obbligazioni corporate e finanziarie gli spread si rendimento sono ormai in media inferiori rispetto al costo dei CDS, in netta controtendenza rispetto a tutti gli ultimi 24 mesi. L’inverso è invece successo per i titoli di stato dei paesi deboli dell’Area Euro (in particolare di Grecia, Irlanda e Portogallo).
Non seguo i CDS tuttavia a logica verrebbe da pensare che i rendimenti siano tenuti bassi per l'eccesso di domanda più che per la solidità dell'emittente visto che CDS scendono di meno.


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Noi siamo (ovviamente) più propensi a seguire il secondo modo di operare e, coerentemente con esso, elenchiamo i comportamenti che, a nostro parere (in ottica di portafoglio), devono essere adottati in queste settimane dagli investitori obbligazionari:

* Ridurre l’esposizione in obbligazioni corporate;
* Ridurre l’esposizione in obbligazioni bancarie (soprattutto subordinate);
* Ridurre l’esposizione in titoli di stato di Italia e Spagna;
* Aumentare, molto gradualmente e in percentuali comunque modeste, l’esposizione in titoli di stato di Irlanda e Portogallo, aumentando contemporaneamente la posizione di titoli di stato tedeschi a lunga scadenza;
* Valutare l’inserimento, anch’esso molto gradualmente e in percentuali comunque modeste, di titoli di stato della Grecia;
* Aumentare l’esposizione di titoli di stato emergenti denominati in Euro;
* Aumentare la proporzione di titoli a tasso variabile rispetto a quelli a tasso fisso;
* Aumentare gradualmente la percentuale di emissioni in valuta diversa dall’Euro, effettuando una forte diversificazione in valute sia di paesi emergenti che di paesi sviluppati;



In ogni caso, nonostante l’enorme afflusso di capitali che sta caratterizzando il comparto obbligazionario in questi mesi (o forse proprio per questo), riteniamo molto probabile che nel prossimo futuro i rendimento ricavabili da investimenti obbligazionari (a prescindere dalla tipologia o dal settore) saranno assai inferiori rispetto a quelli sperimentati negli ultimi 18 mesi.
Se la congiuntura economia proseguirà fiacca come nell'ultimo annetto è probabile che gli spread di rendimento tra emittenti solide e non solide si allarghi sempre più con appiattimento della curva di rendimento anche a lunga scadenza.E' quindi probabile che il merito di credito dell'emittente diventerà un parametro sempre più preponderante rispetto alla lunghezza dell'investimento.
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ciao debe, due semplici cose:

  1. parole, parole, parole, poi il mercato fa quello che vuole !
  2. quì ho anticipato il consiglio:
    * Valutare l’inserimento, anch’esso molto gradualmente e in percentuali comunque modeste, di titoli di stato della Grecia;
    * Aumentare gradualmente la percentuale di emissioni in valuta diversa dall’Euro, effettuando una forte diversificazione in valute sia di paesi emergenti che di paesi sviluppati;
io altro non sono all'altezza,
ma tu che idea ti sei fatto ???
Tra queste valute intendi anche il $ e, se si, in quale % all'incirca avendo anche una propensione al rischio medio alta?
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Vecchio 04-10-10, 00:43   #9 (permalink)
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Tra queste valute intendi anche il $ e, se si, in quale % all'incirca avendo anche una propensione al rischio medio alta?
al momento circa 14%
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