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Disallineato
Data registrazione: Aug 2001
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Il «rischio default» dell'Italia vale 26 miliardi $ sul mercato dei derivati
Il «rischio default» dell'Italia vale 26 miliardi $ sul mercato dei derivati. La Ue prepara una stretta
Secondo i numeri della Depository Trust & Clearing Corporation, società americana leader nelle statistiche sui derivati, il rischio bancarotta dell'Italia vale 26 miliardi e 121 milioni di dollari. Questo infatti è il valore nozionale dei credit default swap (i derivati che assicurano chi possiede un'obbligazione dal rischio insolvenza) sul nostro paese. Detto in parole più semplici, è la cifra massima che, in caso di bancarotta del nostro Paese, dovranno rimborsare le banche che hanno venduto credit default swap sull'Italia. Il crack di nessun altro paese (o società privata) renderebbe di più. Il valore totale «polizze anti default» dell'Italia è storicamente il più alto al mondo. Se fossimo in una sala scommesse, sarebbe come dire che è il cavallo che ha il massimo di puntate a sfavore. La semplificazione è brutale ma serve per rendere l'idea. Il mercato dei derivati, su cui la Ue prepara una stretta, ha in realtà un funzionamento molto più complesso di un'agenzia ippica e i fattori in gioco sono molti di più. Uno di questi è il debito. Più obbligazioni ci sono sul mercato, più è logico che ci si voglia tutelare acquistando un credit default swap. Il fatto che «il rischio paese» dell'Italia sia così alto quindi non è tanto perché il mercato crede che il fallimento sia alle porte (per questo è più efficace riferirsi al prezzo del derivato che è come il premio di una polizza).È più un effetto dell'enorme debito pubblico che grava sul nostro Paese che, come ha certificato la Banca d'Italia, ha toccato a luglio un nuovo record (1.838,2 miliardi di euro). Ma certo questa non è l'unica ragione, se si pensa che il nozionale dei cds sul Giappone, il cui debito pubblico è largamente superiore al nostro, è appena un quinto di quello dell'Italia: 5 miliardi e 231 milioni di dollari. Il nozionale netto dei cds sul debito italiano è da sempre il più alto al mondo. Stupisce tuttavia il ritmo di crescita. La scorsa settimana era a quota 25 miliardi e 473 milioni, un mese fa 23 miliardi e 276 milioni, mentre un anno fa era circa 5 miliardi inferiore rispetto a quello attuale. Se si guarda il grafico si nota poi una grande distanza rispetto alla Germania, che si piazza al secondo posto della classifica Dtcc. Il nozionale netto tedesco è di 15 miliardi e 276 milioni di dollari. Segue la Spagna con 14 miliardi e 981 milioni, il Brasile con 13 miliardi e 822 milioni e la Francia con 11 miliardi e 991 milioni. Solo al sesto posto troviamo una società privata, l'americana General electric con 11 miliardi e 418 milioni. Il nostro paese guida anche la classifica per il valore lordo dei cdsche ammonta a oltre 242 miliardi di dollari. La differenza tra lordo e netto sta nel differente modo di conteggiare i contratti. Cioè se A vende a B un derivato che vale 100, il nozionale lordo certificato da Dtcc è 200, perché tiene conto sia della vendita e dell'acquisto. Il valore netto invece è pari a zero perché l'operazione di vendita annulla quella di acquisto. Il fatto che il nozionale lordo dei cds sia molto alto significa che i derivati sul debito del nostro paese sono molto scambiati. Nei primi sei mesi del 2010 Dtcc ha calcolato che, ogni giorno, sono stati comprati e venduti swap sull'Italia per un valore medio di 575 milioni di dollari. Dietro di noi ci sono tre paesi simbolo della crisi dei debiti sovrani di inizio 2010: Spagna (525 milioni), Grecia (425 milioni), Portogallo (350 milioni). Ironia della sorte segue il paese che, quanto a conti pubblici, è sinonimo di massima stabilità: la Germania (275 milioni). L'Italia è tra i primi paesi anche per numero di contratti attivi. Sono 6740 le polizze anti default dell'Italia attive. Ci batte solo la Turchia, con 7622, e il Brasile con 11672. La maggior parte dei cds in circolazione in tutto il mondo è quella sui prestiti bancari (18058) e sui Residential mortgage backed securities, titoli garantiti da un insieme di prestiti ipotecari per l'acquisto di case: i prodotti resi tristemente famosi dalla crisi dei mutui subprime. http://www.ilsole24ore.com/art/finan...SlfNC#continue Cosa ne pensate?? |
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Disallineato
Data registrazione: Aug 2001
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La Bce non ha intenzione, per ora, di stringere i cordoni della borsa e continuerà a fornire liquidità illimitata a tasso fisso alle banche fino alla fine dell'anno. A lanciare questo messaggio è stato, manco a dirlo, il falco per eccellenza, Axel Weber, presidente della Bundesbank e membro del consiglio dei governatori della banca centrale europea. In una intervista a Bloomberg, Weber ha sottolineato che non ci sono rischi di inflazione (come si sa una delle massime ossessioni dell'Eurotower) nel medio periodo e che il dibattito sulle misure di exit strategy è tranquillamente rinviato al primo trimestre 2011. La fragilità della ripresa mondiale, americana in particolare, del resto, allontana la stretta monetaria ma accresce l'incertezza degli investitori.
Sul mercato dei titoli Stato, infatti, una nuova ondata di acquisti si è riversata stamani sui Bund tedeschi, ritenuti i più sicuri dell'Eurozona, schiacciando i rendimenti decennali al nuovo minimo storico del 2,262% e i trentennali al 2,895 per cento. Sono risaliti, invece, i rendimenti dei titoli di stato di Grecia, Irlanda e Portogallo, i paesi dell'Eurozona più indebitati e considerati più a rischio. Anche lo spread di rendimento tra Btp decennali italiani (3,78%) e Bund tedeschi (2,29%) si è inerpicato fino a 149 punti, a ridosso dei massimi dello scorso fine settimana. I timori sulla consistenza della crescita economica mondiale hanno alimentato, quindi, una domanda di «sicurezza» che si è riversata soprattutto sui Bund, i titoli del paese dell'eurozona che meglio ha reagito alla crisi e dove i segnali di ripresa sono più solidi. Dall'inizio dell'anno i rendimenti dei Bund hanno perso infatti oltre 100 punti base (l'1%) dal picco del 2010 del 3,43% toccato il 4 gennaio. Anche i ieri i dati macroeconomici hanno confermato che l'economia americana non riparte e sono tornate in primo piano le preoccupazione di una ricaduta nella recessione. Uno scenario che penalizza ovviamente i titoli di Stato dei paesi periferici dell'eurozona e tende ad ampliare ulteriormente i differenziali di rendimento rispetto ai Bund della virtuosa Germania. In particolare, i rendimenti decennali dei titoli greci sono saliti di 10 punti base al 10,75%, alzando al 847 punti lo spread con i Bund. La Grecia è in attesa di 6,5 miliardi di euro di aiuti richiesti ufficialmente alla Ue e alla Bce e che dovrebbero arrivare dopo le misure di risanamento adottate dal governo di Atene e che hanno portato a una riduzione del deficit pubblico del 39,7%, a 12,1 miliardi, nei primi sette mesi dell'anno. http://www.ilsole24ore.com/art/finan...?uuid=AY5rQKIC |
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Il nostro debito (in valore assoluto) loro lo faranno quasi solamente con il deficit di quest'anno , ed anche per i prossimi anni avranno ammontari di debito da piazzare impressionanti. Forse sarebbe il caso, per i portatori di debito USA, assicurarsi contro un possibile default? |
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#4 (permalink) | |
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Disallineato
Data registrazione: Aug 2001
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![]() U.S. Dollar Is `One Step Nearer' to Crisis as Debt Level Climbs, Yu Says - Bloomberg |
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Data registrazione: Dec 2007
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dai davverro? |
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