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Stairway To Heaven
Data registrazione: Aug 2006
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Angela for President
Germania: al voto in Nord Reno-Westfalia, test per Merkel
domenica 9 maggio 2010 BERLINO (Reuters) - Oggi in Germania si vota per il governo regionale del Nord Reno-Westfalia, ma l'elezione avrà un riflesso nazionale perché potrebbe far perdere la maggioranza ai conservatori di Angela Merkel e agli alleati liberaldemocratici nel Senato federale. I seggi, in quello che è il laender tedesco che conta il maggior numero di abitanti, sono aperti dalle 8. Il voto viene ampiamente considerato come un referendum sui sei mesi di governo della cancelliere Merkel, soprattutto dopo la decisione impopolare dei giorni scorsi di concedere un aiuto miliardario alla Grecia. "Il voto è estremamente importante perché è il primo dopo le elezioni federali, e le elezioni in questo grande stato tedesco sono considerate un test (per Merkel)", dice Gerd Langguth, un politologo dell'Università di Bonn University che è anche biografo della cancelliere cristiano-democratica. Il Nord Reno-Westfalia conta 13 milioni e mezzo di elettori, e la sua economia è più o meno pari a quella di Polonia e Repubblica Ceca insieme. Una sconfitta per i conservatori della Cdu e i liberaldemocratici della Fdp farebbe loro perdere la maggioranza al Bundesrat causando ritardi al programma di governo -- tra cui il taglio delle tasse -- concordato dopo le elezioni politiche dello scorso settembre. -- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia |
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Member
Data registrazione: Oct 2009
Messaggi: 5,256
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![]() IL DILEMMA - Dalla base giuridica dipendono le modalità di funzionamento e di partecipazione dei vari Paesi al meccanismo. La prima opzione è che il meccanismo (un fondo di 60-70 miliardi di euro da destinare a garanzie di prestiti) sia approvato dall’Ecofin in base all’articolo 122 del Trattato Ue, secondo cui il Consiglio dei Ventisette, in caso di «circostanze eccezionali può decidere a maggioranza qualificata di concedere «assistenza finanziaria» a uno Stato membro in difficoltà. In questo caso, Londra potrebbe essere costretta a fornire la sua quota del finanziamento, anche se votasse contro, a meno che non riuscisse a raccogliere una «minoranza di blocco» alleandosi con altri Paesi. L’ipotesi del voto a maggioranza vede una fortissima opposizione nell’opinione pubblica britannica e da parte del governo di Sua Maestà. Londra starebbe quindi cercando di convincere diversi Paesi non membri dell’eurozona ad appoggiarla nell’opposizione al meccanismo di stabilizzazione, se basato sull’articolo 122. L’insieme dei Paesi che non hanno adottato l’euro avrebbe, in effetti, i voti sufficienti per la minoranza di blocco, ma è tutt’altro che scontato che gli altri Stati non appartenenti all’Eurozona abbiano gli stessi interessi del Regno Unito in questa crisi. Svezia e Polonia non escludono la loro partecipazione. «Siamo pronti a sostenere tutte le soluzioni che rafforzino la posizione comune dei Paesi della Ue -ha detto il ministro delle finanze svedese, Anders Borg, sottolineando come «è necessario trovare delle risorse per arrestare la tormenta in corso sui mercati finanziari». Anche la Polonia - che è l'economia più grande dei Paesi Ue dell'est - è su una linea analoga: «Ma vogliamo vedere cosa metterà sul tavolo la Commissione Ue - ha detto il ministro delle fiananze polacco, Jan Vincent-Rostowski - visto che finora non siamo stati coinvolti nel negoziato». La seconda opzione, per cui preme Londra, è quella di una semplice estensione del meccanismo finanziario Ue, già esistente e oggi destinato solo ai Paesi al di fuori dell’Eurozona, e che è stato usato recentemente per Ungheria, Lettonia e Romania. I britannici sono disposti a votare a favore di questa soluzione, che estenderebbe anche ai Paesi dell’eurozona il meccanismo già esistente, e non costringerebbe Londra a partecipare al suo finanziamento. In pratica, se un Paese dell’euro venisse attaccato dai mercati, la Commissione potrebbe intervenire immediatamente utilizzando il fondo (anche in questo caso 60-70 miliardi di euro, come garanzie di prestiti). Il denaro attinto dal fondo sarebbe poi rimborsato con prestiti bilaterali dei Paesi dell’eurogruppo, simili a quelli già previsti per il piano di aiuti per la Grecia. In questo caso, tuttavia, si tratterebbe di una soluzione ristretta alla sola Eurozona, e nessun altro Paese vi parteciperebbe oltre ai Sedici dell’euro. Fonti comunitarie confermano che le due opzioni (ovvero la base giuridica della decisione che l’Ecofin dovrà prendere oggi) sono ancora in discussione. |
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