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#1 (permalink) |
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Moderator
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Aumento dei tassi e scadenze
La fed ha aumentato il costo del denaro..........l'Europa ancora non lo ha fatto ma fra un po' di tempo molto probabilmente lo farà, in questo caso quali potrebero essere le scadenze più penalizzate?..................qualche giorno fa sentendo un esperto su Class CNBC lui sosteneva che le scadenze a soffrire di più saranno quelle brevi..........e non quelle lunghe e lunghissime come forse parecchi temono..........Voi cosa ne pensate?
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#3 (permalink) |
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Data registrazione: Apr 2007
Messaggi: 2,585
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Mah c'e' da dire che loro vengono da un quasi 0% mentre noi come tasso base abbiamo l'1%, inotlre hanno alzato il discount rate.. Mia personalissima opinione e' che mentre loro bene o male sono usciti dalla crisi e quindi inizieranno una lunga ma sostenuta risalita di tassi, in Europa cio' non e' affatto detto.. E con l'Euro comune a piu' paesi ( dei quali molti in difficolta' per via dei bilanci pubblici ) sara' difficile, questo mi induce a pensare che ci possa essere un ritorno nell'investimento sui dollari a discapito delle obbligazioni europee..
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#4 (permalink) |
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Data registrazione: Jun 2005
Messaggi: 2,014
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penso che ieri il mercato abbia gia digerito la cosa .,
e che di questo aumento si pentiranno assai ,anche in america ,sono convinto che la crisi è mordente e che i tassi li DEVONO ABBASSARE sopratutto in europa le prossime trimestrali mostreranno la profondità delle ferite di questa crisi.. altro che un aspirina ..........qui ci vuole antibiotico in dosi massice......per una cura e la prognosi si potra sciogliere fra un paio di anni |
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#5 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Apr 2007
Messaggi: 2,585
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Non e' detto le lunghe/lunghissime scadenze ( io dico + di 20 anni ) secondo me potrebbero esserne beneficiate, appunto per le scadenze lontane.. In genere tassi in crescita oggi significa che prima o poi scenderanno, sulle lunghe scadenze si sente.. Mia personalissima opinione..
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#6 (permalink) | |
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Moderator
Data registrazione: Sep 2008
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#7 (permalink) |
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Pace e prosperità
Data registrazione: Sep 2007
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Personalmente ritengo che come la crisi inzio' in america prima che in europa, la crisi finirà in tutto o in parte prima in america che in europa. Per me, se alzeranno i tassi in europa lo faranno non prima dell' anno prossimo.
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#8 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Feb 2009
Messaggi: 1,532
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rimanere comunque moderato per non affogare una lenta ripresa economica, inflazione permettendo, le scadenze lunghe potranno recuperare valori non lontani dagli attuali. |
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#9 (permalink) | |
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Ussignur!
Data registrazione: Feb 2006
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#10 (permalink) |
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NullaDiesSineLinea
Data registrazione: May 2009
Messaggi: 5,228
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Cina e debito muovono i mercati più della Fed
di Giuseppe Chiellino Per i mercati finanziari, alla fine, l'aumento del tasso di sconto Usa di 25 punti base da parte della Federal Reserve si è rivelato «un non evento», pur essendo il primo rialzo dal dicembre 2008. È questo il verdetto al termine della seduta delle borse europee mentre Wall Street ha ben digerito la decisione e viaggia in territorio leggermente positivo. Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, la spiega a modo suo. «Non vorrei essere drastico ma è come se un corteo di auto lanciato a tutta velocità e a sirene spiegate, avesse spento le sirene ma continuasse a correre alla stessa velocità: le politiche monetarie della Federal Reserve restano espansive, non c'è alcun dubbio, si stanno solo cominciando a eliminare gli strumenti necessari per l'emergenza. Ma questo non vuol dire normalizzazione». Non a caso il presidente della Fed di Atlanta, Dennis Lockhart, qualche ora dopo l'annuncio della banca centrale americana ha ricordato che «la ripresa economica americana resta fragile», sottolineando che «l'aumento del tasso di sconto non segnala una stretta della politica monetaria della Fed, che resta accomodante». Concetto sottolineato anche dal presidente della Federal Reserve di New York, William Dudley. «Non c'è un irrigidimento della politica monetaria. Abbiamo fatto solo un piccolissimo aggiustamento tecnico che riflette il fatto che le banche non hanno più necessità di fonti di finanziamento d'emergenza a basso costo», come invece era accaduto durante la crisi. Dopo la reazione piuttosto «emotiva» della borsa di Tokyo, la prima a poter reagire, i mercati hanno preso le distanze e hanno cominciato a ragionare: «Quella dei listini giapponesi è la classica reazione di un mercato lontano che fa fatica a decodificare i messaggi. Anche il timing, al di fuori dalla riunione del Fomc - sottolinea Fugnoli al Sole24Ore.com - va letto come la volontà della Fed di dare al rialzo una connotazione esclusivamente tecnica e non politica. L'Europa, e poi anche l'America, hanno riassorbito subito il colpo». Colpo che comunque nelle prime ora c'è stato, soprattutto sul cambio con l'euro, scivolato fino a quota 1,344 sul dollaro per poi risalire quasi a 1,36, ben al di sopra del livello precedente alla mini-stretta Usa. Certo il segnale è arrivato e dunque «malgrado le rassicurazioni scritte e verbali della banca centrale americana è inevitabile ipotizzare che i mercati - scrive Antonio Cesarano, responsabile Market strategy di Mps Capital Services - tenderanno ad incorporare nei prezzi uno scenario al rialzo dei fed funds», l'altro strumento monetario della Riserva federale. «Occorre tener presente che siamo comunque in un contesto restrittivo. Quello della Fed è solo un piccolissimo passo, ampiamente previsto e annunciato, a cui però ne seguiranno altri, anch'essi previsti». Per esempio, a marzo - ricorda Cesarano - si chiuderanno le operazioni di rifinanziamento a sei mesi della Bce e per tutto il 2010 non sono previste operazioni a 12 mesi. Ma il fronte più caldo è quello cinese: «Se l'inflazione, oggi all'1,25%, salirà sopra la soglia del 2,25% che è il tasso di remunerazione dei depositi a un anno in yuan, le autorità monetarie saranno costrette ad alzare i rendimenti dei depositi con il conseguente effetto di stretta sulla liquidità». Secondo Fugnoli i tempi per un più consistente aumento dei tassi negli Stati Uniti non saranno comunque rapidi. «Che i tassi siano destinati a salire - afferma - è la previsione più facile del mondo quando sono prossimi allo zero». Il nodo è quando: «Non entro quest'anno - risponde secco lo strategist e responsabile della newsletter Il rosso e il nero -. Come si può pensare di alzare il costo del denaro quando negli Stati Uniti c'è il 16-17% di disoccupati o sottoccupati?». In quest'ottica, c'è chi tende quasi a considerare un «messaggio di ottimismo» la mossa dell'istituto guidato da Ben Bernanke, un'attestazione di fiducia nella capacità di ripresa dell'economia che però resta tutta da dimostrare. È di oggi, del resto, il dato dell'inflazione di gennaio salita dello 0,2% rispetto al mese precedente, ma con l'indice core (al netto di alimentari ed energetici) diminuito dello 0,1%: è la prima volta che accade dal 1982. Mps Capital Services ritiene «che a partire da marzo i governi e le banche centrali proveranno a "staccare la spina" degli aiuti drenando liquidità. Noi riteniamo che la reazione del mercato sarà negativa e le autorità politiche e monetarie dovranno fare una parziale marcia indietro nella seconda parte dell'anno, quando - tanto per citarne uno - verrà a scadenza il piano biennale cinese». Ultima modifica di svezia : 20-02-10 alle ore 18:51 |
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