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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Jan 2010
Messaggi: 123
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GRECIA: il Trattato di Maastricht impone il divieto di salvataggio finanziario
Ho tratto queste considerazioni da un articolo del "Il Secolo d’Italia" di oggi:
E’ indubbio che l’eventuale salvataggio europeo (leggasi: tedesco) della Grecia segnerebbe un fondamentale punto di svolta nella storia dell’integrazione continentale. La violazione del Trattato di Maastricht (che impone il divieto di salvataggio finanziario di uno Stato membro da parte dell’Unione Europea e o di un altro Stato membro) avrebbe ripercussioni istituzionali ed economiche tanto pesanti quanto lo stesso default greco. Anzitutto, la crisi ha in qualche misura decretato il fallimento dell’Europa “a trazione tecnocratica”: le decisioni delle prossime settimane non saranno prese da Bruxelles, ma da Berlino con il concorso di Parigi. E’ ormai evidente che il rilancio dell’esperienza comunitaria è possibile solo se si sceglie di dotare di legittimità democratica le istituzioni europee. Più che di “architettura istituzionale” la questione è eminentemente politica: in prospettiva, che si preferisca un maggiore coordinamento delle politiche fiscali o piuttosto la via della competizione tra sistemi tributari diversi (e il sottoscritto propende per questa seconda ipotesi), non si potrà a lungo eludere il problema del peso politico di chi guida l’Unione Europea. La paralisi comunitaria lascia ai governi nazionali la piena responsabilità della tenuta dell’intera economia europea. Da giorni, sempre più analisti sottolineano come il “bail-out” ellenico da parte della Germania verrebbe visto dai governi dei paesi a rischio (Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia), come un sostanziale “liberi tutti” rispetto alle proprio responsabilità fiscali. E l’intervento di Berlino potrebbe determinare un aumento dei tassi d’interesse in Germania, anziché un raffreddamento di quelli greci: una miscela esplosiva per l’economia continentale. In più, limitarsi al salvataggio della Grecia rappresenterebbe per l’Europa unita un messaggio di profonda iniquità politica – nei confronti di quei paesi che responsabilmente hanno scelto piani di severità fiscale (vedi l’Irlanda) – e di insensata discrezionalità economica. La popolarità della costruzione europea, già traballante, verrebbe ulteriormente minata. E questa volta, forse per la prima volta da sessant’anni, il sentimento anti-europeo rischia di insinuarsi addirittura nel cuore teutonico dell’Europa, dove molti ora contestano la decisione di aver aperto la moneta unica a paesi poco affidabili. Tuttavia, la Grecia non è affatto too small perché un suo default non produca rischi sistemici per l’Europa: si dia un’occhiata ai bilanci delle banche continentali, esposte (per effetto della leva finanziaria) nei confronti del debito greco per centinaia di miliardi di euro. E’ probabile che il muso duro del premier Papandreu alla richieste di austerity provenienti dal continente, così come i suoi flirt diplomatici con la Cina e la Russia, siano dettati dalla consapevolezza di avere il coltello dalla parte del manico. Il governo greco, in altri termini, pare intenzionato a voler mettere l’Europa di fronte alla scelta obbligata del salvataggio. Se cade Atene, i mercati punteranno senza indugi l’indice su Madrid e Lisbona. E per un paese così indebitato come l’Italia, sarebbe irresponsabile cullarsi in una effimera sensazione di “stare meglio degli altri”. Insomma, l’Europa è davvero in un “cul de sac” istituzionale ed economico. Per uscire dalle sabbie mobili ai governi maggiormente interessati agli squilibri finanziari spetta il compito di porre in essere robuste e dolorose misure di rapido rientro del deficit e di rilancio della crescita economica. Per l’uno e l’altro obiettivo, non ci può essere che una via, quella recentemente invocata per l’Italia dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi: il taglio della spesa pubblica e l’implementazione di riforme strutturali sul lato dell’offerta, per ritrovare la competitività perduta, per ampliare l’occupazione, per ridurre l’interposizione statale nell’economia. Per il resto dell’Europa, indipendentemente dal “se” e dal “come” salvare la Grecia, è giunto il momento di scegliere il destino della costruzione comunitaria. Ci si può permettere una moneta unica ed una banca centrale forte ed indipendente solo se si sceglie di avere un unico mercato del lavoro e dei servizi, aperto e flessibile, una gestione integrata dei sistemi di protezione sociale, magari un fondo europeo per le emergenze sul modello del Fmi. Ma soprattutto ci vuole che chi parla a Bruxelles abbia legittimità politica. E qui sta il problema....
Ultima modifica di Innomine : 21-02-10 alle ore 01:24 Motivo: Titolo sbagliato (Gracia al posto di Grecia) |
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Data registrazione: Feb 2003
Messaggi: 457
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cade cosa vuole dire....fuori dall'euro?.. non lo auguro ai greci, vorrei vederli comprare il petrolio pagando in dracme o con qualche altra moneta. presumo che l'uscita dall'euro sian l'ultima cosa che desiderano i greci e l'ultima che vogliono gli europei. ritengo piu probabile come scriveva questa mattina repubblica la creazione di un fondo monetario europeo al quale parteciperanno gli stati UE in base al loro peso economico, con la germania al 20% e via tutti gli altri. non sara' comunque facile
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#4 (permalink) | |
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Data registrazione: Sep 2009
Messaggi: 1,788
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mmm...in base alla loro partecipazione alla BCE suppongo. Quindi Germania al 18% e Italia al 13%. Sarebbe un bel salasso per noi. |
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#6 (permalink) |
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Data registrazione: Dec 2009
Messaggi: 835
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http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero
Se tutto ciò sarà confermato, a mio avviso la settimana prossima il prezzo dei bond ellenici salirà decisamente
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#7 (permalink) | |
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Data registrazione: Oct 2007
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Lo stesso premier greco ha detto alla BBC che Atene non cerca salvataggio http://www.bluewin.ch/it/index.php/5...eeconomia/sda/ |
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#8 (permalink) | |
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Data registrazione: Nov 2009
Messaggi: 795
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Continua a dirlo ma intanto gira col cappello in mano per tutta Europa . Perche' mai dovremmo tassarci per questi imbroglioni che hanno vissuto oltre le loro possibilita' per anni , presentando conti falsi fino all'altro ieri ? Ora devono restituire un po' di quanto hanno preso e fare loro sacrifici. Se non si mettono in riga non sara' un salvataggio una tantum che si dovra' fare ma pensare di mantenerli visto che la loro economia e' debole . |
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#9 (permalink) |
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Data registrazione: Aug 2008
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il problema e' che non e' improbabile dire che presto potremmo anche noi trovarci nella stessa situazione dato che anche e soprattutto noi abbiamo vissuto oltre le nostre possibilita'. E tutto questo lo abbiamo fatto a spese di germania francia olanda lussemburgo etc l' affermazione che hai fatto tu dovrebbe farla un residente di questi paesi e non un italiano.
Il problema e' piu' grande di quanto sembre, un intrevento coordinato, e' vero che mostrerebbe un europa forte e coesa, ma darebbe una forte garanzia aggiuntiva ai paesi piu' deboli che vedrebbero abbassarsi il costo del proprio debito visto l' aumento di solidita' dimostrato dagli emittenti in difficolta'; quindi cosa positava per noi italiani, che pero' a mio giudizio, porterebbe l' appiattimento degli spread in rapporto al bund. La germania cosi' vedra' aumentare il proprio costo del debito (insieme ad altri paesi forti) cosa che gli stessi vorrebbero evitare. QUINDI che fare? boo... io una soluzione l' avrei trovata; peccato che sarebbe agli occhi di molti improponibile comunque vedremo... Ultima modifica di dachi : 21-02-10 alle ore 16:55 |
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Data registrazione: Dec 2009
Messaggi: 835
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Citazione:
Diciamo che le considerazioni che generalmente faccio nel fol sono legate esclusivamente alle questioni prettamente finanziarie che mi/ci riguardano in ambito obbligazionario. Per quanto riguarda l'aspetto politico e macroeconomico credo che dare un piccolo aiuto alla Grecia sia necessario tanto quanto studiare e realizzare alcune importanti riforme strutturali in ambito UE. Ovviamente è necessario pretendere grandi sacrifici e assoluta serietà da parte di tutti i Paesi che hanno problemi di bilancio (nessuno escluso) e al contempo pretendere grande senso di responsabilità da parte dei Paesi che hanno la possibilità di intervenire per risolvere la scottante questione dei debiti sovrani europei, tenendo conto che all'interno di un'organizzazione complessa (come l'Unione europea) vale sempre l'equazione POTERE=RESPONSABILITA'. |
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