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a difesa del gregge
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Fortis davanti al baratro, dagli azionisti no allo spezzatino 11 febbraio 2009 Gli azionisti del gruppo Fortis, riuniti a Bruxelles, hanno votato contro il piano di nazionalizzazione-salvataggio della divisione bancaria, voto che di fatto blocca il progetto di vendita a Bnp Paribas del 75% delle operazioni bancarie e del 10% delle attività assicurative in Belgio per 2,3 miliardi di euro. Ieri l'amministratore delegato di Fortis, Jan-Michel Hessiel, aveva fatto appello agli azionisti perché approvassero le dismissioni, altrimenti l'istituto - la più grande istituzione finanziaria privata del Belgio prima della crisi - andrebbe verso il fallimento. «Rischiamo la bancarotta, il che lascerebbe gli azionisti a mani vuote», aveva dichiarato Hessiel intervistato dal quotidiano olandese Hat Financieele Dagblad. L'ad ha precisato che la liquidità generata dalle dismissioni servirebbe a compensare l'impatto degli asset tossici sui conti della compagnia. In precedenza tutta l'operazione era stata già bloccata due mesi fa da una sentenza di un tribunale belga su un ricorso da parte di azionisti di minoranza. Il ricorso, vincente, era stato presentato proprio perché in precedenza non si era passati per una consultazione degli azionisti. Il Governo belga ha deciso di riunirsi d'urgenza questa sera per discutere una strategia di uscita. Il primo ministro Herman Van Rompuy ha dichiarato che i risparmiatori non devono preoccuparsi. E così i venticinquemila dipendenti. «Prendiamo atto della decisione degli azionisti, è stata mancata una grande occasione», comunque «il potere federale è proprietario del 100% di Fortis Banque attraverso la Società di partecipazione e di investimento». Sul versante olandese il portavoce del ministro delle finanze dell'Aia ha dichiarato che il voto contro la nazionalizzazione «non mina la validità dell'operazione, la transazione è incontestabile» perchè il 3 ottobre il rischio che Fortis «fallisse era enorme e allora gli azionisti avrebbero perso tutto». Quanto alla linea di Bnp Paribas l'incertezza resta. Per ora non ci sono reazioni ufficiali. Recentemente il numero uno Baudouin Prot aveva dichiarato: «Se alla fine le cose non si sbloccano rapidamente usciremo di scena». Acquisendo Fortis, Banque Bnp Paribas diventerebbe la prima banca dell'Eurozona per massa di depositi. Tra le altre reazioni, da registrare quella dell''associazione europea degli azionisti di minoranza Euroshareholders (rappresenta 15mila azionisti) si è invece dichiarata soddisfatta: «Esiste una possibilità ragionevole di rimettere in sesto Fortis come gruppo finanziario, ma è chiaro che devono essere risolti problemi importanti». Più in dettaglio, oggi in assemblea è stata innanzitutto respinta la mozione per procedere alla cessione allo Stato belga delle attività, per cui i voti favorevoli sono risultati pari al 42,99 per cento. Successivamente è stata respinta la mozione per la nazionalizzazione di Fortis Banque da parte dello stato olandese, ma in questo caso si è quasi sfiorato il via libera: i "sì" hanno raggiunto il 49,74 per cento. All'assemblea erano presenti o rappresentati azionisti per il 20,32 per cento del capitale di Fortis. La decisione di procedere alla nazionalizzazione del gruppo belga risale al 3 ottobre 2008, per un ammontare di 16,8 miliardi di euro. Il piano doveva dare inizio allo smantellamento e tre giorni dopo il suo annucio, a seguito di un weekend di trattative serrate, il governo di Bruxelles aveva riferito dell'intesa con Bnp Paribas. |
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