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Titolo di riferimento: FONDIARIA-SAI Quotazione al 03/01/2014 2,4480 EUR (0,74 %)  
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Vecchio 06-07-11, 15:06   #21 (permalink)
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La Russa junior cresce nella galassia Ligresti

A legare le due famiglie è una vecchia consuetudine. Il collante, del resto, sono state le comuni radici siciliane. E più precisamente Paternò, cittadina in provincia di Catania che ha dato i natali sia ad Antonino La Russa sia a Salvatore Ligresti. Il rapporto tra il padre dell' attuale ministro della Difesa, scomparso nel dicembre del 2004 dopo essere stato per cinque legislature senatore nelle file del Msi, e il presidente onorario di Fondiaria Sai risale agli anni ' 60. Un legame che i due patriarchi hanno trasmesso a figli e nipoti. Come nel caso di Antonino Junior Geronimo La Russa (nella foto). Il ventottenne figlio di Ignazio dopo avere fatto ingresso nel dicembre dello scorso anno nel cda di Premafin, la finanziaria dei Ligresti, ha aggiunto adesso un ulteriore tassello alla consolidata amicizia con Paolo, il terzogenito di Salvatore. Lo scorso 21 ottobre è stato infatti nominato consigliere in Gilli, griffe italiana di borse e accessori ideata da Giulia Ligresti. Il ruolo di Geronimo fa così il paio con quello di suo zio, Vincenzo La Russa, ex parlamentare ed ex eurodeputato. Nella galassia del gruppo Ligresti il fratello maggiore di Ignazio ricopre da tempo l' incarico di membro del consiglio di amministrazione e membro dell' esecutivo di Fondiaria Sai, oltre che quello di consigliere in Immobiliare Lombarda, la controllata attiva nel settore real estate che ha concluso l' operazione di delisting alla fine di ottobre.
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Vecchio 06-07-11, 15:06   #22 (permalink)
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A LA RUSSA SOLDI DI LIGRESTI' ' CRAXI? LO PRENDO A SCHIAFFI'
15 novembre 1994 — pagina 16 sezione: POLITICA INTERNA

ROMA - "Se lo incontro lo prendo a schiaffi. Non so ancora se lo querelo, ma di sicuro so che se lo incontro gli darò un paio di sonori ceffoni". Senza troppi giri di parole, Ignazio La Russa, vicepresidente della Camera, risponde così alle accuse mosse nei suoi confronti da Bettino Craxi, che ieri, in una intervista al quotidiano madrileno El Mundo, lo ha additato come uno dei politici che, "notoriamente", prendevano soldi da Ligresti. Tema portante dell' intervista, la storia della Tangentopoli italiana, con particolare riferimento al coinvolgimento dei partiti politici. Craxi cita espressamente il nome del deputato missino La Russa, rispondendo ad una domanda relativa a eventuali finanziamenti illegali destinati in passato anche al partito della fiamma. "Il Msi - dice Craxi - era una forza politica confinata in un ghetto e penso che non disponeva di grandi risorse e che tutte erano legali; non metterei la mano sul fuoco, ma non posso accusarli di cose che non conosco. Forse solo in certi casi: per esempio Ignazio La Russa a Milano, che adesso si dà le arie del moralizzatore, e che è stato notoriamente finanziato dal gruppo Ligresti". "Non è un nuovo scoop di Craxi - risponde La Russa - è dal 1985 che l' ex segretario socialista va dicendo questa cosa, senza portare un' ombra di prova a sostegno delle sue accuse. Non vorrei infierire troppo contro Craxi con un' altra querela, in considerazione di tutte le pendenze che ha con la giustizia. Ma non è detto che non lo denunci. Sfido chiunque a dimostrare anche lontanamente che nel corso della mia carriera politica abbia avuto rapporti di qualsivoglia natura con Ligresti o abbia mosso un solo dito a favore di questo finanziere. Forse a Craxi non va giù che io sia nato nella stessa città dove è nato Ligresti, Paternò, e che tra la mia famiglia e i Ligresti in passato ci siano stati rapporti di amicizia e di lavoro. E' noto a tutti che mio padre è stato per anni vicepresidente della Sai, una società del gruppo Ligresti. Ma questo che significa? Resta da capire perché il buon Craxi dica certe cose. Non so se lo querelo, ma se lo incontro lo riempio di sberle". Craxi, dunque, è avvisato, parola di Ignazio La Russa. Nell' intervista al quotidiano madrileno, l' ex segretario socialista parla anche del Pci-Pds e del Psi. "Il Pci - racconta - aveva delle risorse molto più grandi delle nostre. Contro il Psi e contro di me c' è stato un accanimento particolare, che non c' è stato contro il Pci-Pds. Anzi, per molto tempo il Pci è stato protetto in modo illegale". - ORAZIO LA ROCCA
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Vecchio 06-07-11, 15:08   #23 (permalink)
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I La Russa, Salvatore Ligresti, e il Piano Regolatore di Milano


Sarà ricordato come il Piano di San Valentino. Al Piano di Governo del Territorio (Pgt) sono appese le sorti della giunta di Letizia Moratti che per sperare in una rielezione deve farlo approvare entro il termine tassativo del 14 febbraio (se non ci riuscisse, il Pgt dovrebbe ripetere l’iter e il documento sarebbe quindi adottato dalla prossima giunta dopo le elezioni comunali). Anche a costo di raccogliere le 4.765 osservazioni dei cittadini (sostenute da 2.748 emendamenti dell’opposizione) in otto grandi gruppi. Un blitz. Così in Consiglio Comunale le osservazioni saranno votate a botte di mille per volta. Soltanto il 7 per cento sono state recepite dalla Giunta.

Non c’era altra strada. “Il tempo stringe e il consiglio ormai è un fantasma. Sembra il Parlamento, svuotato di ogni funzione”, racconta Basilio Rizzo (professore e consigliere della lista per Dario Fo). Spiega: “Manca continuamente il numero legale, e gli assenti sono proprio nella maggioranza. Ma il centrodestra è diviso e chi dispone di un voto lo fa valere caro. Ci sono consiglieri ricomparsi in aula dopo aver ottenuto poltrone nelle municipalizzate”, accusa Rizzo.

Già, le elezioni comunali, i posti in Consiglio sono ridotti da 60 a 48, l’arma di molti consiglieri per la poltrona è questo voto. L’Expo annaspa, la città ogni giorno si guadagna nuovi record di inquinamento e il sindaco Moratti deve per forza sventolare almeno una bandiera.

“È il provvedimento più importante di questi cinque anni”, ha detto Moratti. L’ansia di approvare il documento potrebbe, però, essere un boomerang. Della “borghesia milanese” è difficile trovare tracce dopo il ciclone Berlusconi, ma la società civile si ribella, Libertà e Giustizia lancia un appello. Tra i firmatari Gae Aulenti, Umberto Eco, don Gino Rigoldi. E Milly Moratti, consigliera comunale dell’opposizione, che della cognata sindaco non condivide molto.

L’appello svela l’osso della questione: il Pgt disegna la mappa urbanistica di Milano, ma anche quella del potere economico.

“Il Pgt permetterà 35 milioni di metri cubi di nuove costruzioni, come 341 Pirelloni”, racconta Michele Sacerdoti, ambientalista candidato alle primarie del centrosinistra. Aggiunge: “Saranno realizzate abitazioni per 400mila nuovi abitanti, ma secondo lo stesso Comune la città fino al 2030 crescerà di 60mila”. Milly Moratti non usa giri di parole: “Il Pgt segue un mosaico di richieste dei potenti”.

Non è d’accordo Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica: “Il concetto di destinazioni d’uso era superato. Lo abbiamo sostituito con poche regole essenziali che favoriscono lo sviluppo della città pubblica”.

Ecco le parole chiave del Pgt: destinazioni d’uso, cooperative e perequazione. La prima rivoluzione, appunto, è quella di cancellare le destinazioni d’uso. Un modo per “favorire lo sviluppo senza ingessarlo”, come dice Masseroli, oppure il rischio di un far west urbanistico? Rizzo segnala un pericolo: “La scomparsa delle aree produttive, perché tutti preferiscono puntare sulle case”. Anche se restano vuote.

Poi c’è la fetta per le cooperative. È certo un caso che l’assessore all’Urbanistica del Comune, Carlo Masseroli, sia un ciellino come il predecessore, Maurizio Lupi (oggi vicepresidente della Camera). Ma che vantaggio avranno le cooperative? Sacerdoti non ha dubbi: “Si dice che il 35 per cento delle costruzioni sono destinate al social housing, ma solo il 5 per cento diventeranno vere case popolari (una quota conquistata dopo una battaglia dell’opposizione, ndr). Un buon 20 per cento sarà affidato alle cooperative – bianche e rosse – che magari venderanno a prezzi ridotti, ma comunque a famiglie con un reddito fino a ottantamila euro l’anno”. Il grande regalo alle cooperative, secondo i critici, è nel “Piano dei servizi”, scuole, strutture sanitarie, tanto per dire. Sostiene Sacerdoti: “Il documento si apre con una citazione di don Giussani. Ma il Comune rinuncia ai nuovi servizi che passeranno ai privati”. Alle cooperative dove la Compagnia delle Opere la fa da padrone.

Ma la parolina magica del Pgt è “perequazione”. In soldoni: si prende un’area vincolata come il Parco Sud (l’ultimo polmone verde di Milano) e le si attribuiscono indici di edificabilità. Poi si proclama di voler salvare il verde trasferendo il diritto a costruire nella città che già scoppia.

“Qui non si tratta soltanto di un’operazione immobiliare, ma anche finanziaria, che rimette in piedi i bilanci”, racconta Milly Moratti. Aggiunge: “I diritti di edificazione potranno iscriversi in un’agenzia che favorisce l’incontro tra venditori e compratori, una specie di borsa”.

La vera partita del Pgt e del potere è, però, quella meno nota ai cittadini. Il Piano può garantire a Moratti il gradimento della Milano che conta davvero. Imprenditori e banche che investono miliardi nel mattone sono poi gli stessi che siedono nel cda dei principali quotidiani cittadini. Gente che è meglio avere dalla tua parte, come Salvatore Ligresti. Scorrendo i nomi nelle sue società si trova mezza famiglia di Ignazio La Russa che a Roma è ministro della Difesa, ma che a Milano conta davvero. Nel cda di Fondiaria Sai si trova suo fratello Vincenzo, che siede anche nell’Immobiliare Lombarda. Il figlio di Ignazio, Geronimo, è nel cda della stessa Premafin nel posto del nonno Antonino. Non sono dettagli, il partito di La Russa ha un ruolo importante negli enti pubblici che approvano i progetti delle società di Ligresti.“Con il nuovo Pgt”, sostiene Milly Moratti, “la densità degli abitanti passerà da 7mila a 12mila per chilometro quadrato”. Ma a Milano l’orizzonte è già oggi segnato da gru alte centinaia di metri. La Madonnina e il Pirellone sono dei nani se confrontati con i nuovi grattacieli. Alla vecchia Fiera, che secondo l’allora sindaco Gabriele Albertini doveva diventare “il Central Park di Milano”, ecco invece arrivare le tre immense torri di City Life. E non importa se pare difficile trovare chi comprerà.

È soltanto il primo progetto di una lunga serie: l’Expo, poi il megainsediamento di Santa Giulia, impantanato per le note vicissitudini del gruppo Zunino, e ancora Porta Garibaldi, la sede della Regione realizzata a memoria dell’era Formigoni. Per non parlare del Pir di Salvatore Ligresti (che realizza anche City Life), della nuova sede del Comune, del progetto per l’Isola, fino alle Varesine. Decine di nuovi edifici, milioni di metri cubi, griffati da grandi progettisti: Hadid, Libeskind, Isozaki, Pei, Cobb e lo studio Kohn, Fox e Pedersen.

Costruire, costruire, costruire. Ecco la parola d’ordine oggi a Milano. Perfino, come ha appurato la Procura, se si realizzano interi quartieri su discariche non bonificate. Poi negli asili costruiti sui depositi di mercurio e cloroetilene intanto ci vanno i bambini.

da Il Fatto quotidiano dell’1 febbraio 2011
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Vecchio 06-07-11, 15:11   #24 (permalink)
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Che poker d'assi!!!!
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Vecchio 06-07-11, 15:12   #25 (permalink)
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YouTube - ‪il figlio di la russa in una soceta di ligresti non e che stanno pensando alle caserme da vendere ?‬‏

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Vecchio 06-07-11, 15:15   #26 (permalink)
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Premafin: ai tre figli di Ligresti compensi per 8,3 mln nel 2010


Radiocor - Milano, 08 apr 2011- Circa 8,31 milioni. A tanto ammontano i compensi complessivi percepiti nel 2010 dai tre figli di Salvatore Ligresti, ovvero Giulia Maria, Jonella e Paolo per le cariche ricoperte in societa' appartenenti alla filiera Premafin-Fonsai-Milano Assicurazioni. Dalla relazione di bilancio Premafin, consultata da Radiocor, emerge anche come la piu' pagata sia Giulia Maria Ligresti con 2,93 milioni (di cui 2,1 grazie alla presidenza della holding e 815mila da incarichi nelle controllate), seguita da Paolo (2,75 milioni) e Jonella (2,62 milioni), presidente di Fonsai.

Il patron Salvatore Ligresti e' presidente onorario di Fonsai e Milano Assicurazioni ma per queste cariche non percepisce, stando ai bilanci delle societa', alcun emolumento. Tra gli altri stipendi piu' ricchi del cda Premafin spiccano gli 1,41 milioni dell'avvocato Carlo d'Urso (di cui 1,14 per 'prestazioni professionali'), gli 871mila euro del direttore generale Stefano Carlino e i 357 mila euro del 31enne avvocato Geronimo La Russa (figlio dell'Ignazio La Russa ministro della Difesa) di cui 318mila per prestazioni professionali. Da segnalare anche i 243mila euro percepiti da Maria Luisa Mosconi, che svolge l'incarico di sindaco in 11 societa' della galassia Ligresti. E i 72mila euro complessivi percepiti dall'avvocato Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti, per l'incarico nel cda di Milano Assicurazioni e prestazioni professionali (da circa 62mila euro).
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Vecchio 06-07-11, 15:20   #27 (permalink)
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GRANDE FAMIGLIA LIGRESTI! - L’ITALIANITÀ NON SI TOCCA: DON SALVATORE PRONTO A CEDERE UN PEZZO DI IMPERO PUR DI RIMANERE SALDO AL COMANDO DEL GRUPPO CHE HA PORTATO SULL’ORLO DEL FALLIMENTO - “MODELLO DA PICCOLA IMPRESA FAMIGLIARE CON LE CARICHE SPARTITE TRA UNA PATTUGLIA DI PARENTI, FAMIGLI, SODALI E UNA RISTRETTISSIMA CERCHIA DI MANAGER DI PROVATA FEDELTÀ” - TRA I BENEFICIATI ANCHE I FIGLI DI LA RUSSA, TABACCI, PISANU E DEL MANAGER MARCHIONNI…

La famiglia? "E' straunita", garantisce Giulia Ligresti, figlia di Salvatore, sorella di Jonella e di Paolo, nonchè presidente della holding Premafin quotata in Borsa. Come dire: tutto resta come prima, anche se i Ligresti, per non alzare bandiera bianca di fronte ai debiti e alle perdite, sono pronti a cedere una fetta del loro impero all'assicurazione francese Groupama. Proprio ieri l'assemblea di Premafin ha dato via libera all'aumento di capitale che aprirà le porte (Consob permettendo) al nuovo importante socio. Mentre oggi tocca agli azionisti di Fondiaria assicurazioni, il cuore del gruppo, mettere ai voti la richiesta di denaro fresco al mercato. "Groupama non entrerà nella gestione", ha ribadito ieri Giulia Ligresti. E questo, ha detto, "permetterà di mantenere l'italianità dell'azienda".

D'accordo sull'italianità, ma la famiglia dell'anziano patron Salvatore (79 anni tra due mesi) sembra interessata a difendere anche un modello di gestione che non ha eguali tra le grandi società quotate italiane. Un modello da piccola impresa famigliare in cui le cariche (e i relativi lauti stipendi) sono spartiti tra una pattuglia di parenti, famigli, sodali e una ristrettissima cerchia di manager di provata fedeltà. Molti analisti si domandano se questo stile di governo verrà alla fine accantonato per effetto dell'arrivo dei francesi e della stretta delle banche creditrici, guidate da Mediobanca e Unicredit.

Niente cambia", è il messaggio che arriva da casa Ligresti. Sono salvi gli stipendi, allora. Come pure le altre prebende garantite agli amici di famiglia. E non sembra imminente neppure un taglio delle poltrone nei pletorici consigli di amministrazione del gruppo. Premafin, Fondiaria e Milano, le tre società quotate con targa Ligresti, contano in totale ben 48 amministratori. Quasi un record per la Borsa nazionale.

Come pure non temono confronti i compensi garantiti ai capiazienda. I tre figli di Ligresti, per dire, tra il 2007 e il 2009 hanno guadagnato circa 12 milioni di euro ciascuno versati da società del gruppo Premafin, compresa Fondiaria. Giulia è presidente della holding, Jonella si occupa delle assicurazioni, mentre Paolo è concentrato soprattutto sul business immobiliare.

Nel 2009, mentre i conti di Fondiaria naufragavano travolti dalle perdite (quasi 400 milioni) sono spariti i bonus, ma la presidente Jonella con i due vice Paolo e Giulia hanno guadagnato quasi 3 milioni ciascuno. Senza contare l'amministratore delegato Fausto Marchionni (prossimo a lasciare l'incarico) gratificato con 3,7 milioni di stipendio, un taglio di 600 mila euro rispetto ai 4,3 milioni dell'anno precedente.

Ai piccoli azionisti di Fondiaria è andata decisamente peggio. Tra il 2008 e il 2009 il valore di Borsa della compagnia si è ridotto di oltre il 60 per cento. E adesso sono chiamati ad aprire il portafoglio per tappare le falle nei bilanci del gruppo.

I tre figli di Salvatore Ligresti tengono, a loro volta, famiglia Luca Ortigara De Ambrosis è il marito di Giulia, mentre Jonella ha sposato Omar Bonomelli. Entrambi, De Ambrosis e Bonomelli, hanno trovato posto nel consiglio di amministrazione della Immobiliare Lombarda, che fa parte del gruppo Fondiaria, e di alcune aziende minori. L'avvocato Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti, è invece consigliere della Milano assicurazioni quotata in Borsa e di altre controllate come Sopabroker e Siat.

Poi ci sono i parenti dei manager. Antonio Talarico, classe 1942, è da almeno un ventennio il braccio destro del patron Salvatore in campo immobiliare e, di conseguenza, siede in molti consigli di amministrazione del gruppo. Anche sua figlia Alessandra è entrata a bottega. Si occupa di polizze. La troviamo nel board delle due compagnie Milano e Liguria, entrambe controllate da Fondiaria. Il figli di Marchionni, invece, si chiama Fabio, ha 40 anni e di mestiere fa il condirettore generale della Milano, di cui suo padre Fausto è presidente e amministratore delegato.

Un altro legame che sfida l'usura del tempo è quello tra i Ligresti e la famiglia La Russa. Il rapporto nasce con Antonino La Russa, avvocato, deputato missino, anche lui di Paternò come il patron di Fondiaria di cui fu da principio grande sponsor e poi collaboratore. Morto Antonino nel 2004, nel consiglio di Fondiaria troviamo suo figlio Vincenzo, anche lui avvocato, ex democristiano, fratello del ministro Ignazio. Il quale può contare su suo figlio Geronimo, che invece siede tra gli amministratori della holding Premafin e di altre tre società minori: Immobiliare Lombarda, Finadin e International Strategy.

Il capitolo dei politici non finisce qui. Tra i consiglieri della Milano compare Simone Tabacci. Suo padre Bruno, parlamentare di lungo corso, è da qualche tempo transitato dall'Udc all'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli. Poltrona garantita anche per l'erede di Giuseppe Pisanu, ex ministro e senatore del Pdl. Tra gli amministratori della Immobiliare Lombarda troviamo infatti Luigi Pisanu, figlio del settantaquattrenne politico ex democristiano. Menzione d'onore, infine, per Massimo Pini, 73 anni, l'ex craxiano diventato un fedelissimo di Ligresti. Come dire: poltrona garantita anche nella Fondiaria del futuro.
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Vecchio 06-07-11, 15:31   #28 (permalink)
Emx
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Lasciatemi dire che sono proprio delle gran facce di bronzo, rare da trovare; a Jonella vorrei dire che me la inculerei, se vuole può darmi il suo stipendio come servigio, per 3 volte a settimana;
mentre a Ligresti padre che hai la faccia e l'espressione peggio di Riina, per essere coerente fino in fondo dovresti affiliarti alla mafia!
Mi vergogno di essere italiano come voi.
Anzi VOI VI DOVRESTE VERGOGNARE DI ESSERE ITALIANI COME ME!

Ultima modifica di Emx : 06-07-11 alle ore 15:37
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Vecchio 13-07-11, 00:38   #29 (permalink)
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Originalmente inviato da Malerte Visualizza messaggio
Vi stupite per notizie sotto gli occhi di tutti.
Io avevo aperto un forum ad inizio anno per dire che FONSAI avrebbe fatto crack.
Ma è stato chiuso.
Vi ricordate quando LA RUSSA era nervoso in quel periodo?
Come mai?
Aprite gli occhi.
Non mi crederete ma anche io avevo cercato di metter in guardia tutti raccomandandoli di girare con le spalle al muro in un post di oltre un'anno fà

Uno capace di fare un'opa banditesca come quella di iml non si fà certo scrupoli di incastrare per benino anche le banche e ... a ripetizione

dopo è chiaro che devono metter in piedi l'ennesimo ... doloroso ... salvataggio :è straziante assistere al bagno di sangue dei poveri piccoli azionisti

Speriamo tutti che unicredit gli sfili una volta per tutte di tasca fonsai+milano così che non possa più nuocere e fare buchi mai visti prima a memoria d'uomo

...e forse è l'unica strada per vederci rispamiato di assistere tra qualche anno al quarto salvataggio
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Vecchio 13-07-11, 19:46   #30 (permalink)
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