Stati Uniti: indicazioni deludenti dal Pil del secondo trimestre, dollaro perde terreno
Indicazioni sotto le stime dall'indice che misura l'incremento del Prodotto interno lordo della prima economia. Il Bureau of Economic Analysis ha annunciato che tra aprile e giugno l'economia statunitense ha messo a segno un incremento, trimest...
Ricerca Natixis: Il ritratto dell'investitore moderno? Ansioso e confuso
    Qual è oggi il pericolo maggiore per gli investimenti? Non sono i mercati volatili o la (mancata) crescita economica. Il pericolo è l'investitore stesso. La ricerca annuale condotta da Natixis GAM sugli investitori italiani ...
Mps: spunta il piano Passera nel giorno degli stress test, attesa per ok Bce
Colpo di scena in casa Mps. In attesa del via libera della Banca centrale europea al piano di ristrutturazione e dell'esito degli stress test, nella tarda serata di ieri è spuntato un piano alternativo targato Corrado Passera-Ubs. Proposta che sarà...
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  1. #481
    L'avatar di wild-truck69
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    news dalla riunione delle regioni\governo????
    Forse dopo le 17:30!!!! Come al solito!

  2. #482
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    Forse dopo le 17:30!!!! Come al solito!


    si,
    giusto a mercati closed........

  3. #483
    L'avatar di lolly04
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    io ho lanciato un nuovo ordine a 0,063 vediamo che succede se mi vengono a prendere

  4. #484
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    ...info dal mondo...

    Lunedì 05 Luglio 2010 16:46
    Capitalizzano oltre 900 milioni le nove società italiane quotate in Borsa attive nel settore delle energie alternative. Kerself, Greenvision, Actelios, Erg Renew, TerniEnergia, Alerion, Kinexia, Kr Energy e ErgyCapital fatturano nel complesso 698 milioni nel 2009. Il loro margine operativo netto è cresciuto del 61% sul 2008 e si attesta al 6,7% del fatturato. Ma la loro redditività lascia molto a desiderare.Chiudono in utile con 4 milioni a testa Actelios, della famiglia Falck, produttrice di elettricità da rifiuti e biomasse, e TerniEnergia, controllata da Stefano Neri, che progetta e installa impianti fotovoltaici, settore che gode in Italia di una po-litica di incentivi pubblici tra le più profittevioli al mondo. Registra un risultato netto positivo di 400mila euro Kerself, anch'essa presente nel fotovoltaico, prima società per ricavi con 232 milioni, controllata dalla Finmav di Pier Angelo Masselli. Tutte le altre aziende del settore sono in perdita.Quella messa peggio è Kr Energy (ex Kaitech), riconvertita dall'information technology al fotovoltaico (progettazione e realizzazione di impianti e produzione di elettricità). A fronte di 12 milioni di ricavi, la società ha un deficit d'esercizio di 45 milioni.Non se la passa meglio Ergy Capital, nata da uno scorporo di Kme (ex gruppo Orlando). L'azienda, che gestisce il più grande impianto fotovoltaico in Italia, da 4,7 megawatt di potenza, chiude in "rosso" per un importo – di 10 milioni – pari al fatturato, e i suoi debiti finanziari sono 2,7 volte il patrimonio netto tangibile. Non scherza neanche Erg ( eolico e, in misura minore, fotovoltaico e idroelettrico): 28 milioni di perdita su 50 di giro d'affari, e un indebitamento finanziario pari a circa 7 volte il patrimonio netto.Alerion, di cui è vicepresidente Giuseppe Garofano (ex numero uno della Montedison dell'era Ferruzzi),registra 4 milioni di deficit su 28 di fatturato. La società, che gestisce parchi eolici e impianti fotovoltaici, ha debiti finanziari pari a quattro volte il patrimonio netto.Kinexia (ex Schiapparelli) perde 2 milioni su 19 di fatturato. E perde 3 milioni anche Greenvision, che produce elettricità da biogas, rifiuti e fonti agricole. Partecipata dalla famiglia Burani ( il cui gruppo è in stato d'insolvenza), Greenvision è la seconda società quotata del settore con 205 milioni di fatturato e un'esposizione finanziaria di oltre 6 volte il patrimonio netto.Nel complesso siamo di fronte ad aziende giovani con fatturati ancora trascurabili. Alerion e Kr Energy si sono concentrate nelle fonti rinnovabili solo dal dicembre 2008, dopo aver ceduto attività diverse dall'energia, e Greenvision e Kinexia hanno aumnentato la loro taglia nel 2009, tramite acquisizioni. Presto, però, in Borsa arriverà Enel Green Power, i cui ricavi superano gli 1,7 miliardi. La società dell'Enel ha 2.685 addetti. Il suo fatturato è generato per 1,2 miliardi in Italia, per 125 milioni in Spagna, Grecia, Bulgaria, Romania e Francia e per 378 milioni nelle Americhe. La sua potenza installata è composta per il 68% da impianti idroelettrici e geotermoelettrici che ne assicurano l'84% della produzione, anche se il 65% dei suoi investimenti negli ultimi due anni (1,1 miliardi) è stato destinato ad altre energie rinnovabili.Differente la situazione a livello europeo. Le 18 imprese quotate al di fuori dell'Italia hanno nel complesso quasi 23 miliardi di giro d'affari e una perdita netta aggregata di 89 milioni. Il risultato negativo è da ascrivere ai produttori di impianti, che hanno chiuso il 2009 con una perdita totale di 706 milioni, mentre i produttori di energia elettrica hanno registrato un utile netto di 617 milioni.Sette società sono tedesche, tre spagnole e due francesi. La numero uno è la danese Vestas. Prima azienda mondiale di impianti eolici, con 6,6 miliardi di ricavi nel 2009 (+10% rispetto all'anno precedente) e 579 milioni di profitti, Vestas è leader di mercato anche in Italia con un giro d'affari aggregato nel 2008 di 670 milioni.Specializzate in impianti eolici sono anche la spagnola Gamesa e la tedesca Repower Systems. Gamesa, con 3,2 miliardi di fatturato e 115 milioni di utile netto, è la seconda società europea, mentre Repower, rilevata nel 2007 dal gruppo indiano Suzlon, è al quarto posto con 1,2 miliardi di fatturato e 52 milioni di utile netto. In terza posizione troviamo la spagnola Iberdrola Renovables, con 2 miliardi di ricavi e un risultato netto positivo di 371 milioni.Tra le prime dieci società, due chiudono in perdita. Renewable Energy, per quasi il 40% della multinazionale metallurgica norvegese Orkla, ha una perdita netta di 283 milioni su un giro d'affari di 1,1 miliardi. E la tedesca Q-Cells registra un "rosso" di quasi 1,4 miliardi accanto a un fatturato di 802 milioni (-36% rispetto al 2008).Tra le 18 imprese europee del campione, sei producono impianti eolici, cinque impianti fotovoltaici e due sono specializzate nella fornitura di applicazioni e ricambi per l'eolico e il fotovoltaico. I produttori di energia sono cinque. La Germania è leader europea in campo fotovoltaico e ha il maggior numero di società quotate nel settore.G. O.Capitalizzano oltre 900 milioni le nove società italiane quotate in Borsa attive nel settore delle energie alternative. Kerself, Greenvision, Actelios, Erg Renew, TerniEnergia, Alerion, Kinexia, Kr Energy e ErgyCapital fatturano nel complesso 698 milioni nel 2009. Il loro margine operativo netto è cresciuto del 61% sul 2008 e si attesta al 6,7% del fatturato. Ma la loro redditività lascia molto a desiderare.

    Chiudono in utile con 4 milioni a testa Actelios, della famiglia Falck, produttrice di elettricità da rifiuti e biomasse, e TerniEnergia, controllata da Stefano Neri, che progetta e installa impianti fotovoltaici, settore che gode in Italia di una po-litica di incentivi pubblici tra le più profittevioli al mondo. Registra un risultato netto positivo di 400mila euro Kerself, anch'essa presente nel fotovoltaico, prima società per ricavi con 232 milioni, controllata dalla Finmav di Pier Angelo Masselli. Tutte le altre aziende del settore sono in perdita.

    Quella messa peggio è Kr Energy (ex Kaitech), riconvertita dall'information technology al fotovoltaico (progettazione e realizzazione di impianti e produzione di elettricità). A fronte di 12 milioni di ricavi, la società ha un deficit d'esercizio di 45 milioni. Non se la passa meglio Ergy Capital, nata da uno scorporo di Kme (ex gruppo Orlando). L'azienda, che gestisce il più grande impianto fotovoltaico in Italia, da 4,7 megawatt di potenza, chiude in "rosso" per un importo – di 10 milioni – pari al fatturato, e i suoi debiti finanziari sono 2,7 volte il patrimonio netto tangibile. Non scherza neanche Erg ( eolico e, in misura minore, fotovoltaico e idroelettrico): 28 milioni di perdita su 50 di giro d'affari, e un indebitamento finanziario pari a circa 7 volte il patrimonio netto.

    Alerion, di cui è vicepresidente Giuseppe Garofano (ex numero uno della Montedison dell'era Ferruzzi),registra 4 milioni di deficit su 28 di fatturato. La società, che gestisce parchi eolici e impianti fotovoltaici, ha debiti finanziari pari a quattro volte il patrimonio netto.
    Kinexia (ex Schiapparelli) perde 2 milioni su 19 di fatturato. E perde 3 milioni anche Greenvision, che produce elettricità da biogas, rifiuti e fonti agricole. Partecipata dalla famiglia Burani ( il cui gruppo è in stato d'insolvenza), Greenvision è la seconda società quotata del settore con 205 milioni di fatturato e un'esposizione finanziaria di oltre 6 volte il patrimonio netto.

    Nel complesso siamo di fronte ad aziende giovani con fatturati ancora trascurabili. Alerion e Kr Energy si sono concentrate nelle fonti rinnovabili solo dal dicembre 2008, dopo aver ceduto attività diverse dall'energia, e Greenvision e Kinexia hanno aumnentato la loro taglia nel 2009, tramite acquisizioni. Presto, però, in Borsa arriverà Enel Green Power, i cui ricavi superano gli 1,7 miliardi. La società dell'Enel ha 2.685 addetti. Il suo fatturato è generato per 1,2 miliardi in Italia, per 125 milioni in Spagna, Grecia, Bulgaria, Romania e Francia e per 378 milioni nelle Americhe. La sua potenza installata è composta per il 68% da impianti idroelettrici e geotermoelettrici che ne assicurano l'84% della produzione, anche se il 65% dei suoi investimenti negli ultimi due anni (1,1 miliardi) è stato destinato ad altre energie rinnovabili.

    Differente la situazione a livello europeo. Le 18 imprese quotate al di fuori dell'Italia hanno nel complesso quasi 23 miliardi di giro d'affari e una perdita netta aggregata di 89 milioni. Il risultato negativo è da ascrivere ai produttori di impianti, che hanno chiuso il 2009 con una perdita totale di 706 milioni, mentre i produttori di energia elettrica hanno registrato un utile netto di 617 milioni.
    Sette società sono tedesche, tre spagnole e due francesi. La numero uno è la danese Vestas. Prima azienda mondiale di impianti eolici, con 6,6 miliardi di ricavi nel 2009 (+10% rispetto all'anno precedente) e 579 milioni di profitti, Vestas è leader di mercato anche in Italia con un giro d'affari aggregato nel 2008 di 670 milioni.

    Specializzate in impianti eolici sono anche la spagnola Gamesa e la tedesca Repower Systems. Gamesa, con 3,2 miliardi di fatturato e 115 milioni di utile netto, è la seconda società europea, mentre Repower, rilevata nel 2007 dal gruppo indiano Suzlon, è al quarto posto con 1,2 miliardi di fatturato e 52 milioni di utile netto. In terza posizione troviamo la spagnola Iberdrola Renovables, con 2 miliardi di ricavi e un risultato netto positivo di 371 milioni.

    Tra le prime dieci società, due chiudono in perdita. Renewable Energy, per quasi il 40% della multinazionale metallurgica norvegese Orkla, ha una perdita netta di 283 milioni su un giro d'affari di 1,1 miliardi. E la tedesca Q-Cells registra un "rosso" di quasi 1,4 miliardi accanto a un fatturato di 802 milioni (-36% rispetto al 2008).

    Tra le 18 imprese europee del campione, sei producono impianti eolici, cinque impianti fotovoltaici e due sono specializzate nella fornitura di applicazioni e ricambi per l'eolico e il fotovoltaico. I produttori di energia sono cinque. La Germania è leader europea in campo fotovoltaico e ha il maggior numero di società quotate nel settore.

    G. O.

    Fonte: www.ilsole24ore.com - Martedì 29 Giugno 2010

  5. #485
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    News..... rumors.... nothing to nothing?


    Ps...
    La candela di oggi............. mi da da pensare per domani!!!

  6. #486

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    Citazione Originariamente Scritto da Furio Visualizza Messaggio
    Lunedì 05 Luglio 2010 16:46
    Capitalizzano oltre 900 milioni le nove società italiane quotate in Borsa attive nel settore delle energie alternative. Kerself, Greenvision, Actelios, Erg Renew, TerniEnergia, Alerion, Kinexia, Kr Energy e ErgyCapital fatturano nel complesso 698 milioni nel 2009. Il loro margine operativo netto è cresciuto del 61% sul 2008 e si attesta al 6,7% del fatturato. Ma la loro redditività lascia molto a desiderare.Chiudono in utile con 4 milioni a testa Actelios, della famiglia Falck, produttrice di elettricità da rifiuti e biomasse, e TerniEnergia, controllata da Stefano Neri, che progetta e installa impianti fotovoltaici, settore che gode in Italia di una po-litica di incentivi pubblici tra le più profittevioli al mondo. Registra un risultato netto positivo di 400mila euro Kerself, anch'essa presente nel fotovoltaico, prima società per ricavi con 232 milioni, controllata dalla Finmav di Pier Angelo Masselli. Tutte le altre aziende del settore sono in perdita.Quella messa peggio è Kr Energy (ex Kaitech), riconvertita dall'information technology al fotovoltaico (progettazione e realizzazione di impianti e produzione di elettricità). A fronte di 12 milioni di ricavi, la società ha un deficit d'esercizio di 45 milioni.Non se la passa meglio Ergy Capital, nata da uno scorporo di Kme (ex gruppo Orlando). L'azienda, che gestisce il più grande impianto fotovoltaico in Italia, da 4,7 megawatt di potenza, chiude in "rosso" per un importo – di 10 milioni – pari al fatturato, e i suoi debiti finanziari sono 2,7 volte il patrimonio netto tangibile. Non scherza neanche Erg ( eolico e, in misura minore, fotovoltaico e idroelettrico): 28 milioni di perdita su 50 di giro d'affari, e un indebitamento finanziario pari a circa 7 volte il patrimonio netto.Alerion, di cui è vicepresidente Giuseppe Garofano (ex numero uno della Montedison dell'era Ferruzzi),registra 4 milioni di deficit su 28 di fatturato. La società, che gestisce parchi eolici e impianti fotovoltaici, ha debiti finanziari pari a quattro volte il patrimonio netto.Kinexia (ex Schiapparelli) perde 2 milioni su 19 di fatturato. E perde 3 milioni anche Greenvision, che produce elettricità da biogas, rifiuti e fonti agricole. Partecipata dalla famiglia Burani ( il cui gruppo è in stato d'insolvenza), Greenvision è la seconda società quotata del settore con 205 milioni di fatturato e un'esposizione finanziaria di oltre 6 volte il patrimonio netto.Nel complesso siamo di fronte ad aziende giovani con fatturati ancora trascurabili. Alerion e Kr Energy si sono concentrate nelle fonti rinnovabili solo dal dicembre 2008, dopo aver ceduto attività diverse dall'energia, e Greenvision e Kinexia hanno aumnentato la loro taglia nel 2009, tramite acquisizioni. Presto, però, in Borsa arriverà Enel Green Power, i cui ricavi superano gli 1,7 miliardi. La società dell'Enel ha 2.685 addetti. Il suo fatturato è generato per 1,2 miliardi in Italia, per 125 milioni in Spagna, Grecia, Bulgaria, Romania e Francia e per 378 milioni nelle Americhe. La sua potenza installata è composta per il 68% da impianti idroelettrici e geotermoelettrici che ne assicurano l'84% della produzione, anche se il 65% dei suoi investimenti negli ultimi due anni (1,1 miliardi) è stato destinato ad altre energie rinnovabili.Differente la situazione a livello europeo. Le 18 imprese quotate al di fuori dell'Italia hanno nel complesso quasi 23 miliardi di giro d'affari e una perdita netta aggregata di 89 milioni. Il risultato negativo è da ascrivere ai produttori di impianti, che hanno chiuso il 2009 con una perdita totale di 706 milioni, mentre i produttori di energia elettrica hanno registrato un utile netto di 617 milioni.Sette società sono tedesche, tre spagnole e due francesi. La numero uno è la danese Vestas. Prima azienda mondiale di impianti eolici, con 6,6 miliardi di ricavi nel 2009 (+10% rispetto all'anno precedente) e 579 milioni di profitti, Vestas è leader di mercato anche in Italia con un giro d'affari aggregato nel 2008 di 670 milioni.Specializzate in impianti eolici sono anche la spagnola Gamesa e la tedesca Repower Systems. Gamesa, con 3,2 miliardi di fatturato e 115 milioni di utile netto, è la seconda società europea, mentre Repower, rilevata nel 2007 dal gruppo indiano Suzlon, è al quarto posto con 1,2 miliardi di fatturato e 52 milioni di utile netto. In terza posizione troviamo la spagnola Iberdrola Renovables, con 2 miliardi di ricavi e un risultato netto positivo di 371 milioni.Tra le prime dieci società, due chiudono in perdita. Renewable Energy, per quasi il 40% della multinazionale metallurgica norvegese Orkla, ha una perdita netta di 283 milioni su un giro d'affari di 1,1 miliardi. E la tedesca Q-Cells registra un "rosso" di quasi 1,4 miliardi accanto a un fatturato di 802 milioni (-36% rispetto al 2008).Tra le 18 imprese europee del campione, sei producono impianti eolici, cinque impianti fotovoltaici e due sono specializzate nella fornitura di applicazioni e ricambi per l'eolico e il fotovoltaico. I produttori di energia sono cinque. La Germania è leader europea in campo fotovoltaico e ha il maggior numero di società quotate nel settore.G. O.Capitalizzano oltre 900 milioni le nove società italiane quotate in Borsa attive nel settore delle energie alternative. Kerself, Greenvision, Actelios, Erg Renew, TerniEnergia, Alerion, Kinexia, Kr Energy e ErgyCapital fatturano nel complesso 698 milioni nel 2009. Il loro margine operativo netto è cresciuto del 61% sul 2008 e si attesta al 6,7% del fatturato. Ma la loro redditività lascia molto a desiderare.

    Chiudono in utile con 4 milioni a testa Actelios, della famiglia Falck, produttrice di elettricità da rifiuti e biomasse, e TerniEnergia, controllata da Stefano Neri, che progetta e installa impianti fotovoltaici, settore che gode in Italia di una po-litica di incentivi pubblici tra le più profittevioli al mondo. Registra un risultato netto positivo di 400mila euro Kerself, anch'essa presente nel fotovoltaico, prima società per ricavi con 232 milioni, controllata dalla Finmav di Pier Angelo Masselli. Tutte le altre aziende del settore sono in perdita.

    Quella messa peggio è Kr Energy (ex Kaitech), riconvertita dall'information technology al fotovoltaico (progettazione e realizzazione di impianti e produzione di elettricità). A fronte di 12 milioni di ricavi, la società ha un deficit d'esercizio di 45 milioni. Non se la passa meglio Ergy Capital, nata da uno scorporo di Kme (ex gruppo Orlando). L'azienda, che gestisce il più grande impianto fotovoltaico in Italia, da 4,7 megawatt di potenza, chiude in "rosso" per un importo – di 10 milioni – pari al fatturato, e i suoi debiti finanziari sono 2,7 volte il patrimonio netto tangibile. Non scherza neanche Erg ( eolico e, in misura minore, fotovoltaico e idroelettrico): 28 milioni di perdita su 50 di giro d'affari, e un indebitamento finanziario pari a circa 7 volte il patrimonio netto.

    Alerion, di cui è vicepresidente Giuseppe Garofano (ex numero uno della Montedison dell'era Ferruzzi),registra 4 milioni di deficit su 28 di fatturato. La società, che gestisce parchi eolici e impianti fotovoltaici, ha debiti finanziari pari a quattro volte il patrimonio netto.
    Kinexia (ex Schiapparelli) perde 2 milioni su 19 di fatturato. E perde 3 milioni anche Greenvision, che produce elettricità da biogas, rifiuti e fonti agricole. Partecipata dalla famiglia Burani ( il cui gruppo è in stato d'insolvenza), Greenvision è la seconda società quotata del settore con 205 milioni di fatturato e un'esposizione finanziaria di oltre 6 volte il patrimonio netto.

    Nel complesso siamo di fronte ad aziende giovani con fatturati ancora trascurabili. Alerion e Kr Energy si sono concentrate nelle fonti rinnovabili solo dal dicembre 2008, dopo aver ceduto attività diverse dall'energia, e Greenvision e Kinexia hanno aumnentato la loro taglia nel 2009, tramite acquisizioni. Presto, però, in Borsa arriverà Enel Green Power, i cui ricavi superano gli 1,7 miliardi. La società dell'Enel ha 2.685 addetti. Il suo fatturato è generato per 1,2 miliardi in Italia, per 125 milioni in Spagna, Grecia, Bulgaria, Romania e Francia e per 378 milioni nelle Americhe. La sua potenza installata è composta per il 68% da impianti idroelettrici e geotermoelettrici che ne assicurano l'84% della produzione, anche se il 65% dei suoi investimenti negli ultimi due anni (1,1 miliardi) è stato destinato ad altre energie rinnovabili.

    Differente la situazione a livello europeo. Le 18 imprese quotate al di fuori dell'Italia hanno nel complesso quasi 23 miliardi di giro d'affari e una perdita netta aggregata di 89 milioni. Il risultato negativo è da ascrivere ai produttori di impianti, che hanno chiuso il 2009 con una perdita totale di 706 milioni, mentre i produttori di energia elettrica hanno registrato un utile netto di 617 milioni.
    Sette società sono tedesche, tre spagnole e due francesi. La numero uno è la danese Vestas. Prima azienda mondiale di impianti eolici, con 6,6 miliardi di ricavi nel 2009 (+10% rispetto all'anno precedente) e 579 milioni di profitti, Vestas è leader di mercato anche in Italia con un giro d'affari aggregato nel 2008 di 670 milioni.

    Specializzate in impianti eolici sono anche la spagnola Gamesa e la tedesca Repower Systems. Gamesa, con 3,2 miliardi di fatturato e 115 milioni di utile netto, è la seconda società europea, mentre Repower, rilevata nel 2007 dal gruppo indiano Suzlon, è al quarto posto con 1,2 miliardi di fatturato e 52 milioni di utile netto. In terza posizione troviamo la spagnola Iberdrola Renovables, con 2 miliardi di ricavi e un risultato netto positivo di 371 milioni.

    Tra le prime dieci società, due chiudono in perdita. Renewable Energy, per quasi il 40% della multinazionale metallurgica norvegese Orkla, ha una perdita netta di 283 milioni su un giro d'affari di 1,1 miliardi. E la tedesca Q-Cells registra un "rosso" di quasi 1,4 miliardi accanto a un fatturato di 802 milioni (-36% rispetto al 2008).

    Tra le 18 imprese europee del campione, sei producono impianti eolici, cinque impianti fotovoltaici e due sono specializzate nella fornitura di applicazioni e ricambi per l'eolico e il fotovoltaico. I produttori di energia sono cinque. La Germania è leader europea in campo fotovoltaico e ha il maggior numero di società quotate nel settore.

    G. O.

    Fonte: www.ilsole24ore.com - Martedì 29 Giugno 2010
    piu che fonte del sole 24 ore era l'osteria......!green vision e' da piu di un mese ke non e' piu dei burani...il fatturato e' intorno ai 200 milioni e il debito intorno ai 120..diminuiti a 106 nell'ultimo trimestre..quindi anke il debito 6 volte il patrimonio dove lo sono andati a prendere ...all'osteria piu vicina??

  7. #487
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    Citazione Originariamente Scritto da sogno68 Visualizza Messaggio
    piu che fonte del sole 24 ore era l'osteria......!green vision e' da piu di un mese ke non e' piu dei burani...il fatturato e' intorno ai 200 milioni e il debito intorno ai 120..diminuiti a 106 nell'ultimo trimestre..quindi anke il debito 6 volte il patrimonio dove lo sono andati a prendere ...all'osteria piu vicina??
    Sai com'e' .............. pur di riempire le pagine!
    Pero' da certi giornali non possono arrivare fregnacce.....!
    Mi sa che son tutti uguali.....
    Pero' il nome di chi scrive c'e'.........
    Quindi se si e' sicuri che ha sparato una minkiata, segnalatelo.....
    scrivete al sole24ore.........
    Sai ......... chi lavora bene, continua a lavorare........
    Gli altri o s'impegnano o dietro ce ne sono 1000 che attendono in fila per entrare....!
    A meno che non sia parente di qualche politico.........!
    Paraculato!

  8. #488
    L'avatar di megasamu
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    Il settore delle rinnovabili può tirare un sospiro di sollievo, il mercato dei certificati verdi torna “all’origine” o quasi. Ad assicurare il cambio di rotta era stato lo stesso Berlusconi in una telefonata con il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia. Ora la modifica a quanto introdotto con l’articolo 45 della manovra economica sembra essere certa: i certificati verdi rimasti invenduti continueranno ad essere acquistati dal Gse, a patto però che vengano ridotte le spese sostenute per l’operazione di riassorbimento dell’eccesso. A prevederlo è l’emendamento 45.2000 presentato questa mattina dal relatore, Antonio Azzollini, in commissione Bilancio del Senato, in base al quale un nuovo decreto del ministro dello Sviluppo di concerto con quello dell’Economia, previo parere dell’Aeeg, da emanare entro il 31 dicembre 2010 dovrà assicurare “che l’importo complessivo derivante dal ritiro da parte del Gse dei certificati verdi, a decorrere dalle competenze dell’anno 2011, sia inferiore del 30% rispetto a quello relativo alle competenze dell’anno 2010, prevedendo che almeno l’80 per cento di tale riduzioni derivi dal contenimento della quantità di certificati verdi in eccesso”. Assicurando che il prezzo di ritiro sia sempre inferiore a quello di vendita dei titoli sul mercato il nuovo emendamento mira ad escludere la possibilità che si ripresentino le distorsioni verificatesi in passato.
    L’emendamento mantiene comunque l’idea di sostenere il mondo della ricerca universitaria con i risparmi dal mercato delle rinnovabili ma in questo caso derivanti dalle convenzioni per l’abolizione volontaria anticipata dei contributi Cip6: “Le risorse derivanti dalle risoluzioni anticipate delle convenzioni CIP6/92 relative alle fonti assimilate alle fonti rinnovabili [...] intese come differenza tra gli oneri che si realizzerebbero nei casi in cui non si risolvano le medesime convenzioni e quelli da liquidare ai produttori aderenti alla risoluzione, sono versate all’entrata per essere riassegnate ad apposito fondo istituito presso lo stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca finalizzato ad interventi nel settore della ricerca e dell’università”.

  9. #489
    L'avatar di steelhead
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    Quella messa peggio è Kr Energy (ex Kaitech),

    ..

  10. #490
    L'avatar di wild-truck69
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    Citazione Originariamente Scritto da steelhead Visualizza Messaggio
    Quella messa peggio è Kr Energy (ex Kaitech),

    ..
    In che senso?
    Che e' l'unica che e' sempre scesa mentre le altre volavano?
    Spiegati.....
    Ciao

    Questo thred e' quasi finito........... vada in pace..........!

    KREsciamo........ a vista d'okkio!

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