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Vecchio 29-11-08, 21:57   #1 (permalink)
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gli esperti 29-08

n recente invito a parlare "della causa, o delle cause, dell'attuale crisi finanziaria" mi ha spinto a riflettere su un altro topico: "la causa, o le cause, della Grande Depressione". Ancora oggi gli economisti non sono d'accordo su che cosa provocò la grave depressione che imperversò dal 1929 al 1939: il crollo del mercato azionario del 1929? il successivo panico bancario e la contrazione della base monetaria? la riduzione dei prestiti internazionali e le politiche protezionistiche messe in atto dagli USA (ad esempio lo Smoot-Hawley Tariff Act)? Oppure la "grande contrazione", come soleva chiamarla Milton Friedman [1], fu la conseguenza delle azioni della Riserva federale, che consentì un declino della massa monetaria, in parte per salvaguardare il regime aureo? In tutti i casi si tratta, ovviamente, di spiegazioni ad hoc.



Il problema è che i "cervelloni" economici degli anni '20, i cosiddetti esperti, non si resero conto dell'incombente disastro e che, una volta avvenuto, non furono capaci di prevederne in modo esatto l'ampiezza e la durata. Nel loro libro del 1984, " The Experts Speak: The Definitive Compendium of Authoritative Misinformation", Christopher Cerf e Victor Navasky citano numerose previsioni e commenti fatti dagli "esperti in economia" nel corso della Grande Depressione [2]. Ecco alcuni esempi. Il 17 ottobre 1929, sette giorni prima del crollo del mercato azionario del "giovedì nero", Irving Fisher, guru dei principali eventi economici e professore di scienze economiche alla Yale University, scrisse: "Le azioni hanno raggiunto quello che sembra un elevato livello permanente". Fisher, il grande "esperto in economia" non si fermò qui. Il 14 novembre 1921, dopo il crollo, affermò: "la fine del declino del mercato azionario... non è probabilmente lontana, al massimo qualche giorno". Un anno dopo il crollo, e nove prima che la depressione finisse, Fisher prevedeva: "Quanto meno, il futuro ci appare luminoso". Nel 1933 gl'investimenti netti erano in rosso, la produzione di beni e servizi, così come i salari e i prezzi, si era ridotta di un terzo, il tasso di disoccupazione era salito al 24%, il 40% circa delle banche erano fallite e le azioni avevano perso il 90% del loro valore. Ecco il "luminoso" futuro promesso dall'eminente professore di scienze economiche.
Ma Fisher non fu il solo autorevole "esperto" a sfornare informazioni sballate. Il 15 novembre 1929 Bernard Baruch, consigliere presidenziale e altro "esperto" del mercato azionario, sostenne: "La tempesta finanziaria è definitivamente alle nostre spalle". Il 24 ottobre 1929 Arthur Reynolds, presidente della Continental Illinois Bank di Chicago, previde a sua volta: "Il crollo non avrà grosse conseguenze nel settore industriale". Dal suo canto, Thomas C. Shotwell dichiarò, nella sezione "Wall Street Analysis" del World Almanac 1929: "Il mercato sta seguendo le leggi economiche naturali e non c'è ragione di temere che prosperità e mercato non si mantengano per molti anni a un livello così elevato, o anche superiore". Gli esperti governativi non vollero essere da meno, e nel dicembre 1929 il Department of Labor statunitense annunciò che l'anno successivo sarebbe stato "splendido dal punto di vista del lavoro".

Per andare sul sicuro, ci sono sempre quelli che “predicono sette delle due recessioni passate”, e la Grande Depressione non fece eccezione. Il 12 ottobre 2008 il New York Times, nel ricordare molte delle citazioni più sopra riprodotte, ha aggiunto: "Naturalmente non tutti erano così ottimisti". Secondo il quotidiano, "Roger Babson, ben noto uomo d'affari ed editore di statistiche finanziarie e industriali", segnalò, nel corso di una conferenza di lavoro il 5 settembre 1929: "Ci sono più persone che si stanno indebitando e giocando d'azzardo oggi che in qualsiasi altro momento della nostra storia. Prima o poi ci sarà un crollo, e potrebbe essere devastante. Oggi gl'investitori accorti eliminano i propri debiti e operano con prudenza". Ma, come sottolineava il Times, lo stesso Babson aveva affermato un anno prima: "l'elezione di Hoover e la maggioranza repubblicana al Congresso garantiranno il perdurare della prosperità anche nel 1929".

Perché questi esperti sbagliavano così grossolanamente? Sbagliavano soprattutto perché le scienze economiche sono una disciplina poco sviluppata e dominata da una spudorata base ideologica. La scuola dominante durante la Grande Depressione era, e continua ad essere anche oggi, quella "neoclassica" o marginalista. Ma il mondo "neoclassico" non conosce il termine "crisi" e non rispecchia quello reale in cui viviamo: è un mondo senza classi popolato da "consumatori" e "produttori", un mondo armonioso costruito soprattutto su modelli matematici. In questo universo non esiste la storia: niente passato, presente o futuro, e senza i problemi della nostra vita reale, in particolare senza eventi catastrofici. L'irreale, insipida e astorica scuola marginalista avrebbe dovuto essere abbandonata da molto tempo, e in ogni caso dopo la Grande Depressione, ma la sua apparente eleganza matematica e la sua genuina e sfrontata difesa del capitalismo (o del "libero mercato", come preferiscono chiamarlo i suoi sostenitori) l'hanno mantenuta in vita. Naturalmente, dopo la Grande Depressione la teoria è stata leggermente modificata sfruttando alcune idee di John Maynard Keynes. L'aristocratico inglese tentò di introdurre qualche elemento di realtà in una teoria irreale, ma il risultato, la cosiddetta "teoria economica neoclassica", non è altro che un miscuglio di idee non collegate, poco chiare e incoerenti che vengono rifilate agli studenti di scienze economiche con l'etichetta di "microeconomia" e "macroeconomia".

Una situazione simile non permette di formulare analisi intelligenti del passato o del presente. E non permette nemmeno di fare previsioni sul futuro, in particolari sulle crisi a venire. Nel 1988, un articolo scritto da alcuni eminenti economisti, e pubblicato nella più prestigiosa pubblicazione di economia, affermava: "Le anticipazioni dell'epoca e le moderne analisi delle serie temporali non potevano prevedere il profondo declino della produzione dopo la crisi [del 1929]" [3]. In altre parole, gli economisti dell'era della Grande depressione, o gli equivalenti di oggigiorno, non disponevano di strumenti che permettessero di capire i sommovimenti economici e di prevederli. Le spiegazioni sulle "cause" delle crisi attuali sono molteplici.

Tra le altre spiegazioni, i rovesci finanziari del 2008 sono stati attribuiti ai titoli ipotecari MBS, (in particolare a quelli legati alle ipoteche subprime), alla bolla immobiliare (aggravata da prestiti predatori, pericolosi e sconsiderati), ai derivati (gli strumenti finanziari esotici elaborati da qualche stregone di Wall Street) quali i CDS (credit default swaps), all'11 settembre 2001 e alla successiva invasione statunitense dell'Iraq (con il conseguente aumento dei prezzi petroliferi), all'irrazionale esuberanza del mercato azionario (seguita da un suo consistente calo), alle ripetute riduzioni del tasso di sconto e dei tassi di fondi mirati messe in atto nel 2001-2003 dalla Riserva federale, dai tenaci errori di Alan Greespan, presidente del FED (che recentemente si è sentito in uno "stato di scioccante incredulità" nell'apprendere che "l'interesse personale degl'istituti di credito" non aveva protetto "il capitale degli azionisti" [4]), alla liberalizzazione del settore bancario (in particolare con il Financial Services Modernization Act del 1999 o con il Gramm-Leach-Bliley Act), ai problemi di liquidità in senso lato, alla mancanza di fiducia nel sistema finanziario e nel mercato creditizio, e via di questo passo.

Anche se potrebbero contenere una parte di verità e meritare quindi un ulteriore approfondimento, le singole spiegazioni "causali", o anche una loro combinazione, sono però soprattutto ricostruzioni "a posteriori": nessuno dei vari economisti che oggigiorno imperversano sui media per dirci quali sono stati i motivi della catastrofe del 2008 è stato capace di prevedere la crisi uno o due anni orsono. Naturalmente c'è sempre un Roger Babson o un “Dr. Catastrofe” che ha indovinato sette delle ultime due recessioni. Ma tra migliaia di esperti è ovvio che uno o due l'abbiano di tanto in tanto azzeccata. Non dimentichiamo quelli che avevano spudoratamente annunciato cose come "La Grande depressione degli anni 90": potranno aver ottenuto fama e denaro prima di quel decennio, ma ora le copie dei loro libri si possono acquistare su Amazon.com per pochi centesimi.

Panico finanziario e cataclismi economici non sono fenomeni nuovi nell'economia capitalistica. Sin dall'epoca della teoria classica, la storia di questo sistema mostra che crisi monetarie e "fenomeni estremi" avvengono con relativa frequenza. È prevedibile che laddove i beni vengono prodotti non per l'uso ma per il profitto ci saranno sempre "fenomeni estremi", che quando si definiscono virtuosi i comportamenti avidi e si considera l'ingordigia una qualità gli strumenti finanziari esotici incessantemente creati da Wall Street (e prima ancora da Lombard Street) si rivelino un continuo inganno reciproco, che finanzieri e industriali tentino astutamente d'impedire nuove regolamentazioni e di aggirare quelle esistenti. In un'economia in cui il sostentamento delle masse dipende dai capricci e dai desideri dei capitani d'industria o dei finanzieri è inevitabile che queste stesse masse vengano ora chiamate a finanziare i pescecani. Come ha detto Bush nella riunione sull'economia del 14 ottobre 2008, le misure "non mirano a eliminare il libero mercato, ma a salvarlo". Sono tutte cose prevedibili. Quello che invece non è prevedibile è la nostra capacità di anticipare con esattezza quando la fiera dormiente si sveglierà, si scuoterà e attaccherà. Non disponiamo di una struttura teorica che ci permetta affermazioni di questo genere. Proprio come quelli che ci spiegarono a posteriori e con assoluta sicurezza le cause della Grande Depressione, anche coloro che con grande fiducia in se stessi c'indicano le cause della crisi attuale sono probabilmente quelli che meno ne sanno sull'immonda fiera.

Per quanto mi riguarda, sono contenta che la mia intervista "sulla causa, o le cause, dell'attuale crisi finanziaria" sia stata rimandata a data da definire "per motivi tecnici". Le mie risposte sarebbero state probabilmente diverse da quelle che l'intervistatore avrebbe voluto sentire.

Sasan Fayazmanesh è professore di Scienze economiche alla California State University di Fresno.
Può essere contattata all'indirizzo: "mailto:sasan.fayazmanesh@gmail.com" sasan.fayazmanesh@gmail.com


Fonte: www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/sasan11142008.html
14/16.11.08

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO

Note

[1] “The Role of Monetary Policy,” Milton Friedman, The American Economic Review, Vol. 58, No. 1 (marzo 1968), pp. 1-17.
[2] Una versione aggiornata e ampliata del libro è stata pubblicata nel 1998.
[3] “Forecasting the Depression: Harvard versus Yale,” Kathryn M. Dominguez, Ray C. Fair and Matthew D. Shapiro, The American Economic Review, Vol. 78, No. 4 (settembre 1988), pp. 595-612.
[4] “Greenspan Concedes Flaws In Deregulatory Approach,” The New York Times, 24 ottobre 2008.

Ultima modifica di purolator : 29-11-08 alle ore 22:02
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Vecchio 29-11-08, 21:59   #2 (permalink)
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L'economia mondiale è in mano a pochi uomini.Saranno trecento o poco più. Questi le crisi le provocano ad hoc.Creare disordine per imporre un nuovo ordine. Nelle crisi chi paga,chi arretra è sempre e solo il popolo le banche e associati invece ingrassano. quindi sti economisti della mutua questi finissimi analisti del come e il perchè dovrebbero smetterla e vergognarsi di continuare a scrivere delle balle. Ogni crisi è creata a tavolino dai signori del denaro sanno come inizia e come finisce e noi ce lo prendiamo in saccoccia. Il denaro non può e non deve rendere altro denaro( sia esso cartaceo ne tanto meno elettronico) è il sistema che è marcio e si basa sulla truffa bancaria. Uccidete i signori del denaro e il mondo ,forse, sarà migliore.
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Vecchio 29-11-08, 22:41   #3 (permalink)
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Mi sono fermato dopo questa frase: "...il crollo del mercato azionario del 1929? il successivo panico bancario e la contrazione della base monetaria?"

queste agli economisti sono chiaramente delle conseguenze non cause...già da qui mi fà capire l'ignoranza di chi ha scritto quest'articolo per cui non continuo a leggerlo..
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Vecchio 29-11-08, 23:28   #4 (permalink)
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Mi sono fermato dopo questa frase: "...il crollo del mercato azionario del 1929? il successivo panico bancario e la contrazione della base monetaria?"

queste agli economisti sono chiaramente delle conseguenze non cause...già da qui mi fà capire l'ignoranza di chi ha scritto quest'articolo per cui non continuo a leggerlo..
al di là se questi sono ignoranti o no, probabilmente può essere rilevante che "scienze" come quelle economiche non sono esattamente "scienze"

quando la variabile è l'uomo e l'umanità nonchè la natura (cioè il pianeta con le sue catastrofi o i suoi "regali", non prevedibili del tutto) allora è normale che sia difficile fare previsioni. Ci è riuscito meglio il veggente di cui parla Mandeville.... Cayce si chiamava giusto?

per il resto espongo molto la mia ignoranza (nel caso non si fosse già rilevata in altri 3d) dicendo che credo molto (ma mai al 100%) alla "scienza" economica se applicata ad ambienti ben delimitati come piccole aziende in piccoli mercati "chiusi" -in quel caso si può in qualche modo "prevedere"

per i macrosistemi la vedo meglio "andare a naso" ...... che significa presumere sempre di essere in balìa di una altissima percentuale di "caso" e si fa quel che si può ...... magari aiutandosi con qualche teoria, qualche griglia di lettura che ci dia qualche spunto, ma non di più

apprezzerei molto l'opinione di esperti su questa mia opinione

Ultima modifica di springella : 29-11-08 alle ore 23:32
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Vecchio 30-11-08, 00:33   #5 (permalink)
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al di là se questi sono ignoranti o no, probabilmente può essere rilevante che "scienze" come quelle economiche non sono esattamente "scienze"

quando la variabile è l'uomo e l'umanità nonchè la natura (cioè il pianeta con le sue catastrofi o i suoi "regali", non prevedibili del tutto) allora è normale che sia difficile fare previsioni. Ci e riuscito meglio il veggente di cui parla Mandeville.... Cayce si chiamava giusto?

per il resto espongo molto la mia ignoranza (nel caso non si fosse già rilevata in altri 3d) dicendo che credo molto (ma mai al 100%) alla "scienza" economica se applicata ad ambienti ben delimitati come piccole aziende in piccoli mercati "chiusi" -in quel caso si può in qualche modo "prevedere"

per i macrosistemi la vedo meglio "andare a naso" ...... che significa presumere sempre di essere in balìa di una altissima percentuale di "caso" e si fa quel che si può ......

apprezzerei molto l'opinione di esperti su questa mia opinione
giusto.

Ho letto comunque l'articolo. La mia opinione sulle crisi è banale quanto reale: nessuna impresa è perfetta, nessuna impresa prende le migliori decisioni possibili, nessuna impresa alloca in maniera perfetta le risorse ecc...
La vita di un impresa, è fatta di decisioni continuamente sbagliate e imperfette. Fare profitti non è sinonimo di scelte ottime: esistono miliardi di alternative, non sai mai qual'è la scelta migliore, la scelta perfetta; il profitto non è un indicatore giusto. Ormai è risaputo che la massimizzazione del profitto non significa fare scelte perfette, magari si stà massimizzando il profitto a costo di qualche altra cosa. In genere in ogni impresa tutte le decisioni non sono mai perfette, ma hanno degli errori continui.
Sì lo sò sembra banale, ma gli errori sono come i debiti: non possono essere rimandati sempre all'infinito, prima o poi succederà qualcosa per cui non riuscirai a ripagarli. E tutti i boom della storia sono così. A causa di shock esterni, di qualsiasi tipo, spuntano i problemi di tutte le imprese. Se entriamo nelle varie imprese durante le recessioni, come in questo periodo, vediamo che nella maggior parte ci sono sempre i soliti litigi: "eh ma te l'avevo detto io che avresti dovuto risparmiare di più", "eh ma te l'avevo detto che era meglio quell'altro finanziamento", "eh ma te l'avevo detto di scegliere quella banca anziché quell'altra", "***** ho rischiato troppo, lo sapevo che stavo facendo una cazzata", "***** questo investimento mi stà rendendo troppo poco, forse quello che mi avevi consigliato tu rendeva di più" ecc... ed ecco quindi che le crisi fanno venire tutti i nodi al pettine: c'è chi non paga i fornitori, i fornitori non riescono a ripagare i debiti, gli investimenti in corso vengono annullati, ecc...

I grossi colossi bancari ce ne hanno dato un esempio: massimizzazione del profitto, a fronte di rischi che non potevano essere coperti, rischi superiori di anche 30 volte il patrimonio, aggiungiamoci anche gli eccessivi mutui, ecc...Mega errori che hanno portato alla luce tutti gli altri errori presenti in ogni impresa.
Tutte quelle mega teorie tipo l'inflazione che inganna i produttori, o altre cose del genere, sono vere ma per certi versi sono delle cagate, nel senso che quelli sono solo uno dei tanti errori a cui sono soggetti tutti gli imprenditori. Direi che le teorie ti fanno notare gli errori comuni a tutti gli imprenditori: eccessivi investimenti, mancanza di risparmi, ecc... ma per motivi di difficoltà, non si và a vedere invece tutti gli errori presenti in ogni impresa, e sono proprio questi micro errori il vero problema del capitalismo, non tanto quelli aggregati...
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Vecchio 30-11-08, 01:30   #6 (permalink)
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Non dobbiamo andare a cercare lontano...

Tutti i mercati falliscono quando vi e' asimmetria di informazioni...E' il classico pricipal-agent paradigm.... In questo caso si tratta di frode perpretata cosi' capillarmente da essere impossibile da perseguire
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Vecchio 30-11-08, 02:36   #7 (permalink)
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quando la variabile è l'uomo e l'umanità nonchè la natura (cioè il pianeta con le sue catastrofi o i suoi "regali", non prevedibili del tutto) allora è normale che sia difficile fare previsioni.
Questo è vero, ed è una buona ragione per non ridurre tutti gli esseri umani a cavie di esperimenti economici, effettuati da coloro che vedono ben presto smentite le loro brillanti teorie (con effetti negativi pagati da tutti, però).
Ci sono però da dire un paio di cose.
La prima è che non c'è, nè c'è stata, alcuna catastrofe esogena (tipo un meteorite che distrugge molte strutture produttive), quindi appellarsi alla sfortuna degli eventi esterni è abbastanza ridicolo.
La seconda è che c'è chi, sin da allora, ha proposto una teoria per spiegare il fenomeno, invero piuttosto semplice e di buon senso.
Basta leggerla e capirla (non ci vuole poi molto), invece di buttare a mare anche cose che sono sensate e funzionano.
Non è una teoria fatta ex post. E' una teoria elaborata decenni e decenni fa ma che è ancora validissima. Certo predire con precisione l'anno esatto in cui vengono fuori i problemi è impossibile, però si può dire che con un certo tipo di comportamento si andrà incontro ad un certo tipo di problemi.
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Vecchio 30-11-08, 10:05   #8 (permalink)
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L'autrice dell'articolo - molto giusto per quanto riguarda le critiche all'economia neoclassica - secondo me sbaglia nella parte finale.
Gente che aveva previsto che si sarebbe finiti così ce n'era parecchia.
Ad esempio, Maurice Allais, premio Nobel per l'economia, liberale, scrive su Le Figaro.
Allais è un neoclassico che però vive nel mondo reale.
Il suo ragionamento sulla finanza è molto semplice: non puoi prendere a prestito denaro a breve e impegnarlo a più lungo termine. E soprattutto non puoi erigere una montagna di titoli su una base reale ristretta, perché basta un incidente da qualche parte per far crollare tutto il sistema.
Dato che Allais vive nel mondo reale, la questione si riduce a: di quanta finanza ho bisogno per ottenere un buona allocazione del risparmio?
E' una cosa che si giudica a occhio, empiricamente, con un po' di buon senso.
Se invece vuoi l'allocazione perfetta, allora magari dietro a un prestito di un milione di euro, ci devono essere titoli per un miliardo...
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Vecchio 01-12-08, 10:42   #9 (permalink)
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non capirono nulla nel '29 e perseverano. Ho di recente letto il libro del 2007 The Economics of the Great Depression, 2007.

è un libro davvero rivelatore. Uscito a crisi praticamente iniziata, è l’intervista a leggende della teoria economica. L’intervista chiede la spiegazione del professore di turno sulla crisi del ’29 e si chiude chiedendo potrebbe ripetersi? Tutti lo escludono categoricamente (nella bibliografia Minsky non è nemmeno citato, figuriamoci Marx) tranne Bernanke che dice che nulla è da escludere ma si riproporrebbe in forme diverse e Mishkin che dice “tutto è possibile” un po’ furbamente. E questa gente insegna nei più prestigiosi college americani, prende il Nobel ecc. è una banda di cialtroni.
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Vecchio 01-12-08, 11:41   #10 (permalink)
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Le crisi vengono fuori dall'utopia di misurare con un'unità di misura (il denaro) le variabili della vita, la casa, la macchina, il tempo, la felicità, a tutto questo viene dato un valore economico e nella finanza viene mescolato insieme in un unico calderone, mescolando i valori di ogni cosa se ne perde il significato della loro stessa esistenza e si smette di chiederci il perchè del loro utilizzo.
L'economia ruota di conseguenza, così nella crisi odierna della casa è stato dato lo stesso valore commerciale della macchina o a qualche altro genere di consumo, adottando strumenti e comportamenti tali da spingere l'acquisto di una casa come fosse un bene qualunque, da usare velocemente.

Ovviamente la crisi viene dal passato, e come una palla di neve che lentamente scivola dalla montagna noi andiamo avanti.
Fin quando non smetteremo di misurare ogni cosa come se avesse un valore materiale non si sfuggirà dal meccanismo del consumo indotto, dobbiamo renderci conto che non tutto è vendibile ma proprio per questo non debba esser degno di un valore.

Ultima modifica di dottoraus : 01-12-08 alle ore 11:58
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