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Vecchio 15-11-08, 19:53   #1 (permalink)
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g20, la dittatura mondiale

Trattasi di un documento confidenziale strategico per l'incontro del G-20 che si terra' a Washington il 15 Novembre. L'incontro non e' da considerarsi in nessun modo una nuova Bretton Woods (conferenza tenutasi nell'omonima cittadina nel 1944 che portò alla creazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. ndt) ma un tentativo guidato dagli Inglesi per imporre con un'unica manovra la dittatura del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sull'intero pianeta, spazzando via ogni speranza di ripresa economica, modernizzazione dei paesi in via di sviluppo, e la sovranita' nazionale.

In accordo a questo programma, il Fondo Monetario Internazionale dettera' le politiche economiche per tutti gli stati. L'ortodossia del Fondo Monetario Internazionale si puo' riassumere con austerita', sacrificio, privatizzazioni, depotenziamento dei sindacati, libero commercio, sfruttamento intensivo e l'impedimento per le nuove tecnologie. Queste politiche strangoleranno l'umanita'.



Secondo resoconti, Il blocco Brasile-Cina-Russia-India e' alquanto critico nel mettere un potere cosi' ampio nelle mani del Fondo Monetario Internazionale, che e' dominato dagli Stati Unuiti e dalla Gran Bretagna, con il Primo Ministro Gordon Brown e il Segretario del Tesoro Paulson della Goldman Sachs impegnati nel dettare le regole.

I nuovi piani di ripresa economica cinese sono all'opposto del salvataggio dei banchieri imposto fino ad ora nei paesi piu' ricchi. I cinesi spenderanno 585 miliardi di dollari in infrastrutture, trasporti, edilizia e produzione alimentare, con un occhio di riguardo per ferrovie, areoporti e strade. Il pacchetto economico cinese si basa sullo spirito del New Deal del presidente Franklin D. Roosevelt, e rinforzera' lo sviluppo ed il progresso per la Cina. Al contrario, il salvataggio da 700 miliardi USA, ed i similari interventi di Gran Bretagna ed UE sono solo un futile tentativo di sostenere la bolla di un quadrilione di dollari di derivati.
Una sensibile politica economica comincia solo spazzando via il cancro degli strumenti derivati.

Gli interessi dell'umanita' possono essere serviti solamente prevenendo i partecipanti alla conferenza di Washington di portare avanti il piano piu sotto evidenziato. Se la Russia, Cina, e i paesi in via di sviluppo possono costituire una efficace opposizione, il mondo si dividera' in due blocchi contrapposti; un blocco a favore degli strumenti finanziari derivati, di stampo Malthusiano-monetario favorevole alla finanziarizzazione dell'economia, il quale tendera' per sua natura politica a rimanere indietro; e, dall'altra parte, un blocco contrario agli strumenti derivati, che aggreghi nazioni favorevoli allo sviluppo delle politiche produttive, avvalendosi dei piu' moderni ed efficaci ritrovati scientifici ed economici. Tutte le persone di buona volonta' in ogni nazione sono incoraggiate a mobilitarsi per essere sicuri che la propria nazione possa unirsi al blocco progressita.

I preparativi per il summit economico del 15 Novembre a Washington sono gia' allo stadio avanzato. Qui ci sono i 5 punti che sono correntemente in agenda per essere recepiti dai capi di stato invitati. A grandi linee, la filosofia e' quella di continuare il percorso di globalizzazione rinforzando i liberi scambi e creare un governo economico globale sotto l'egida del Fondo Monetario Internazionale.

Il programma del Fondo Monetario Internazionale prevede i seguenti punti:

1) Richiesta che le agenzie di valutazione siano registrate presso un'autorita' centrale, monitorate e operanti sotto precise direttive.

2) bloccare l'adozione del "convergence of accounting standards",(*) riesaminando le regole dell "fair market value"(**) nel campo finanziario, inquadrandole nell'ottica della prudenza e del conservatorismo.

3) Fare in modo che nessun segmento di mercato, territorio o istituzione finanziaria possa esimersi da una proporzionata ed adeguata regolamentazione o al limite alla sorveglianza.

4) la messa a punto di un codice di condotta per evitare l'assunzione di rischi eccessivi per l'industria finanziaria, includendo anche le aree di compensazione. I supervisori dovranno attenersi a questo codice, durante la valutazione del profilo di rischio delle istituzioni finanziarie.

5) Affidare al Fondo Monetario Internazionale la responsabilita' primaria, congiuntamente con il FSF ( Forum della stabilita' finanziaria - Basilea ) nel raccomandare le misure necessarie a ricostruire la fiducia e la stabilita'.

Il Fondo Monetario Internazionale deve essere dotato delle risorse essenziali e degli strumenti adeguati per supportare i paesi in difficolta', in modo da esercitare il suo ruolo di sorvegliante macroeconomico nel modo piu' efficace.

Webster Tarpley
Fonte: www.rense.com/
Link: http://www.rense.com/general84/secr.htm
10.11.08

Traduzione a cura di WARLOCK per www.comedonchisciotte.org

NOTE DEL TRADUTTORE

* In pratica, la necessita' per gli USA di aderire ad uno standard internazionale relativo alle modalita' di stesura dei bilanci, passando da un sistema basato su regole ad un sistema basato su principi. A detta di molti, il sistema attualmente vigente in USA, fortemente regolamentato puo' permettere a commercialisti e contabili in malafede di aggirare le regole, operando formalmente in maniera legale, ma in pratica agendo in maniera fraudolenta. Esperti ritengono che tale sistema contabile sia una delle cause dei recenti scandali finanziari USA.

**Con "fair market value" si puo' intendere un criterio capace di esprimere il potenziale valore di un elemento patrimoniale, in maniera indipendente ed oggettiva, tenendo in considerazione sia le condizioni di mercato sia le specifiche peculiarità dell'elemento oggetto di valutazione - da Wikipedia
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Vecchio 15-11-08, 20:51   #2 (permalink)
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però dei paradisi fiscali (veri ricettacoli di virus finanziari mondiali) non se ne parla....
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Vecchio 15-11-08, 23:48   #3 (permalink)
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però dei paradisi fiscali (veri ricettacoli di virus finanziari mondiali) non se ne parla....
Eccoci. E' tutta colpa delle Cayman.
kasparek non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 19-11-08, 21:04   #4 (permalink)
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Eccoci. E' tutta colpa delle Cayman.
......e di chi se nò???? ....chi ha messo in giro tutta sta monnezza ???
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Vecchio 19-11-08, 21:22   #5 (permalink)
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......e di chi se nò???? ....chi ha messo in giro tutta sta monnezza ???
Wall St. non sta' solo alle Cayman e alle isole Vergini... Sta' pure in centro a NY.... l'ultima volta che ho guardato su google map

Tutti si lanciano contro i paradisi dimenticandosi che la maggior parte degli Hedge e altri fondi che hanno/abbiamo in portfolio sono giusto basati la'....
ScubaDuc non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 19-11-08, 21:41   #6 (permalink)
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Wall St. non sta' solo alle Cayman e alle isole Vergini... Sta' pure in centro a NY.... l'ultima volta che ho guardato su google map

Tutti si lanciano contro i paradisi dimenticandosi che la maggior parte degli Hedge e altri fondi che hanno/abbiamo in portfolio sono giusto basati la'....
....il problema non è la sede legale e/o operativa che giustamente come dici è a NYork, Londra, Ginevra, Milano, etc, ma è la loro operatività fuori dalle regole, dai controlli, che anche se poco efficaci perlomeno fungono da deterrente. sono d'accordo con Sarkozy quando ha invocato la chiusura dei centri finanziari offshore e la regolamentazione dei derivati e degli enti di rating.
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Vecchio 20-11-08, 19:20   #7 (permalink)
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Ci stanno preparando un servizio con i fiocchi!


DOPO IL G20
Solo una riforma del Fmi potrà produrre risultati concreti
di Emilio Colombo

giovedì 20 novembre 2008

Il meeting dei G20 che si è tenuto a Washington nello scorso weekend è stato salutato con molta enfasi, al punto che alcuni hanno addirittura ipotizzato che esso possa costituire il primo passo verso la creazione di un nuovo Bretton Woods.


In realtà il meeting dei G20 non è nemmeno lontanamente paragonabile all’accordo di Bretton Woods del 1944. In quell’occasione sono state prese decisioni storiche e soprattutto concrete. Da quella famosa conferenza è infatti emerso un sistema di cambi fissi, un sistema di controlli ai flussi di capitali e due istituzioni finanziarie (il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale) che hanno recitato un ruolo da protagonista (nel bene e nel male) nell’economia mondiale negli ultimi 50 anni.



Il G20 non ha creato a oggi nulla di concreto, se non ribadire la bontà delle azioni già intraprese dai vari Paesi per fronteggiare la crisi e riaffermare la centralità della finanza nelle economie avanzate.



È vero che quello appena concluso dovrebbe essere solo il primo di una serie di meeting atti a stabilire la nascita di una forma di cooperazione allargata tra le principali economie internazionali. Tuttavia le premesse poste a Washington non sono le migliori.



I vari Paesi sembrano procedere in ordine sparso nella gestione della crisi. Nonostante sia ormai evidente a tutti che la crisi finanziaria e reale abbia natura globale, manca una azione coordinata da parte dei singoli governi. Il caso europeo è emblematico: di fronte alla crisi generalizzata del sistema bancario, i singoli Paesi hanno adottato misure simili ma non concertate né coordinate, perdendo così un’occasione storica per agire in modo realmente efficace da una parte e per dare ai mercati un segnale forte dall’altra.



Se vogliono affrontare il problema della stabilità del sistema finanziario internazionale in modo deciso e incisivo, i Paesi del G20 devono trovare un accordo che costituisca una istituzione in grado di rendere operative le decisioni prese. Non è infatti pensabile che un sistema finanziario internazionale possa essere gestito da un’istituzione (il G20) che non ha un preciso mandato operativo, si riunisce saltuariamente e risponde a criteri più politici che economici.



Si pone a questo punto la questione di quale istituzione possa ricoprire questo ruolo. Due sono le possibilità: la prima prevede la creazione di una istituzione internazionale ad hoc, la seconda prevede la riforma di un’istituzione esistente. Delle due opzioni la seconda sembra quella maggiormente percorribile, dato che esiste già da tempo un desiderio condiviso nella comunità internazionale di riformare in modo deciso buona parte delle istituzioni internazionali.



Tra le istituzioni esistenti due sembrano i candidati “naturali”: il Financial Stability Forum (FSF) da una parte e il Fondo Monetario Internazionale dall’altra.



Il Financial Stability Forum, creato dal G7 in seguito alla crisi asiatica, ha il compito di valutare le fonti di vulnerabilità del sistema finanziario internazionale, indicare le azioni necessarie e promuovere la cooperazione tra i paesi.

Il Fondo Monetario Internazionale ha un ruolo maggiormente operativo, potendo estendere linee di credito a breve e lungo termine ai paesi colpiti da crisi finanziarie.



La crisi attuale ha palesato le evidenti difficoltà delle due istituzioni. Il FSF, non avendo un ruolo operativo, manca dell’incisività necessaria per affrontare crisi finanziarie della portata di quella a cui stiamo assistendo. D’altro canto il FMI non è esente da aspetti problematici. Le risorse a sua disposizione (circa 250 miliardi di dollari) sono relativamente scarse se rapportate alla dimensione degli interventi effettuati dai vari governi nelle scorse settimane e sarebbero insufficienti se l’intervento fosse richiesto da un’economia emergente di medie-grosse dimensioni (ad esempio la Turchia).



Questo spiega la richiesta avanzata da numerosi esperti di incrementare le risorse finanziarie del FMI per meglio attrezzarlo a gestire la crisi finanziaria. Tuttavia il problema principale del Fondo non è di natura economica quanto politica.



Sinora il FMI è stato finanziato prevalentemente dai Paesi avanzati e ha al contempo erogato finanziamenti quasi esclusivamente a paesi emergenti e in via di sviluppo. La crisi attuale presenta caratteristiche opposte: è una crisi originata nella maggiore economia del mondo (gli Usa) e finanziata con i surplus di parte corrente di numerosi Paesi emergenti, in particolare asiatici.



Di fronte ad uno scenario di questo tipo, il FMI deve allargare il proprio azionariato anche alle principali economie emergenti (Cina in primis); per fare questo tuttavia deve concedere a queste ultime uno spazio maggiore nel proprio board e nel proprio direttivo. Uno scenario impensabile 10 anni fa quando il FMI organizzava pacchetti di finanziamenti straordinari per i paesi del Far East colpiti dalla crisi.



Le discussioni relative alla riforma del FMI stanno andando avanti da anni; la crisi finanziaria attuale costituisce una buona opportunità per realizzare queste riforme. Se il G20 riuscirà nell’intento sarà il primo passo concreto verso la soluzione della crisi.

http://www.ilsussidiario.net/articol...?articolo=8906
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Vecchio 21-11-08, 00:09   #8 (permalink)
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boh, sti cavoli ai pipponi etici e morali, ditemi solo una cosa: l'italia e i suoi cittadini ne guadagnerebbero con questi super poteri al FMI?

dammi la risposta a questa domanda e quella sarà la mia risposta alla domanda "sei favorevole o meno"?
lucio_ non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-11-08, 11:45   #9 (permalink)
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dammi la risposta a questa domanda e quella sarà la mia risposta alla domanda "sei favorevole o meno"?
Credo di non aver capito bene il senso di questa frase: vuoi forse dire che non hai idee tue e che t'affidi indiscriminatamente al volere di chi dice d'averne una?
oiggas non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-11-08, 11:50   #10 (permalink)
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Credo di non aver capito bene il senso di questa frase: vuoi forse dire che non hai idee tue e che t'affidi indiscriminatamente al volere di chi dice d'averne una?
Penso che volesse indicare il suo criterio decisionale: la riforma gli va bene se l'Italia e gli italiani ci guadagnano.
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