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rottamo azioni
Data registrazione: Jan 2004
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Si favorisce l'economia nazionale tagliando i fondi per la ricerca e l'istruzione?
Nature, la più importante rivista scientifica del mondo, si esprime sull'argomento
Roma, 23 ott. (Apcom) - "Nel tentativo di accelerare la sua arrancante economia, il governo italiano si concentra su obiettivi facili, ma sconsiderati. È un periodo buio e arrabbiato per i ricercatori in Italia, esposti ad un governo che mette in atto la sua strana filosofia per il taglio dei costi". Inizia con queste parole dure e chiare l'articolo che la prestigiosa rivista "Nature", ha dedicato alla "rivolta dei cervelli" , che dalla scuola, alle università e passando per tutti i centri di ricerca sensibili italiani sta contestando le decisioni del Governo per ridimensionare la tanto auspicata e promessa stabilizzazione dei lavoratori precari e per protestare contro la "riforma Gelmini. "La settimana scorsa - prosegue l'articolo - decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per manifestare la loro opposizione ad una proposta di legge volta a frenare la spesa pubblica. Se passa, come previsto, la legge provocherebbe il licenziamento di quasi 2000 ricercatori precari, che costituiscono l'ossatura degli istituti di ricerca italiani perennemente a corto di personale - e metà di essi sono già stati selezionati per posizioni a tempo indeterminato. Proprio durante la manifestazione dei ricercatori, l'esecutivo di centro-destra di Silvio Berlusconi, che è tornato al governo lo scorso maggio, ha deciso che i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha bersagliato le università. Ad agosto ha firmato un decreto che tagliava i fondi universitari del 10% e ha permesso di coprire solo una posizione accademica vuota su cinque". Secondo Nature, il governo ha trattato la ricerca semplicemente come un'altra spesa da tagliare, quando invece dovrebbe essere considerata un investimento per costruire l'economia del sapere del ventunesimo secolo. "In effetti - ricorda - l'Italia ha già sposato questo concetto aderendo alla Strategia di Lisbona 2000 dell'Unione Europea, in cui gli stati membri hanno promesso di aumentare i fondi di ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L'Italia, un paese del G8, ha una delle spese in R&D più basse del gruppo, essendo appena dell'1.1%, meno della metà di quanto spendono nazioni comparabili come la Francia e la Germania". Secondo Nature Berlusconi avrebbe "anche permesso alle università di trasformarsi in fondazioni private per ottenere introiti aggiuntivi. Dato il clima attuale, i rettori universitari ritengono che l'ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli ai fondi e che alla fine li costringerà a cancellare i corsi che non hanno grande valore commerciale, come gli studi classici o addirittura le scienze di base. La notizia è arrivata all'inizio delle vacanze estive, ma le conseguenze sono state comprese pienamente solo ora - troppo tardi, visto che il decreto sta per essere trasformato in legge". Non viene risparmiato il Ministro per l'educazione, l'università e la ricerca, Mariastella Gelmini, che secondo Nature risponde in maniera inadeguata alle domande che provengono dal mondo studentesco e della ricerca "non si è espressa in merito a tutte le questioni relative al suo ministero - sottolinea - tranne quella sulle scuole secondarie e ha permesso che decisioni governative consistenti e distruttive fossero eseguite senza fare alcuna obiezione". Inoltre: "Ha rifiutato di incontrare i ricercatori e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le direttive che sembrano richiedere il loro sacrificio. Inoltre non ha neppure delegato un sottosegretario che si occupi di tali questioni al suo posto". Particolare attenzione è riservata anche al Ministro della pubblica amministrazione e innovazione, Renato Brunetta, che pur avendo ricevuto le organizzazioni scientifiche colpite dalla sua legge, ritiene che si possa fare ben poco per fermare o modificare la legge, anche se è ancora in discussione nei vari comitati e deve ancora essere votata in entrambe le camere. "In un'intervista ad un quotidiano - fa notare Nature - Brunetta ha paragonato i ricercatori ai "capitani di ventura" , mercenari avventurieri del rinascimento, dicendo che dar loro un lavoro permanente equivarrebbe quasi ad ucciderli. Ciò mistifica un problema che i ricercatori gli avevano spiegato: che la ricerca di base di un paese richiede un adeguato rapporto tra il personale permanente e quello precario, con i ricercatori precari (per lo più post-dottorati) che si spostano tra laboratori di ricerca permanenti, stabili e ben equipaggiati. In Italia, come hanno tentato di spiegare a Brunetta, questo rapporto è tutt'altro che adeguato". Nature conclude con un'amara considerazione: "Il governo Berlusconi - sottolinea - può anche ritenere che siano necessarie delle misure finanziare severe, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono avventati e poco lungimiranti. Berlusconi non deve considerare solo i guadagni a breve termine attuati attraverso un sistema di decreti facilitato da ministri compiacenti. Se vuole preparare un futuro realistico per l'italia, come dovrebbe, il governo non dovrebbe riferirsi pigramente al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi." |
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Member
Data registrazione: Sep 2008
Messaggi: 139
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Ma lasciamo che propongano la legge sulla riforma delle Università, prima di parlare a sproposito.
Per ora hanno solo tagliato fondi, non hanno riformato alcunchè. E ritengo che i tagli siano sacrosanti, visto che tutti noi tagliamo anche sull'acquisto della Pasta e del Pane! Non vi rendete proprio conto che siamo un paese indebitatissimo che non può attuare politiche economiche di manica larga, soprattutto in quei settori che attualmente non sono sotto controllo!!! Quando vedrò il testo della nuova legge sulla riforma delle Università accetterò molto volentieri di criticare, rivedere, discutere con tutti Voi de argumenta. |
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#3 (permalink) | |
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Watashi
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 7,453
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Citazione:
Se ho bisogno di soldi, prima riformo e poi da questo mi aspetto una riduzione della spesa. Non il contrario. Come si fa a tagliare prima di sapere quanto risparmio una riforma porterà? Solo i maghi lo sanno! Se ho una macchina che mi consuma tanto, se riduco la spesa semplicemente la macchina si ferma prima e rimango a piedi, è quello che succederà alla scuola. |
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#4 (permalink) |
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rottamo azioni
Data registrazione: Jan 2004
Messaggi: 7,236
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tra l'altro i tagli si stanno facendo a pioggia, e questo è il peggio.
Esemplare la posizione dell'Università di Padova che ha inviato una lettera agli Studenti ed alle loro Famiglie dove sottolinea come sia nettamente contro il decreto. La riporto di seguito. L’Università di Padova desidera mettere al corrente le famiglie dei propri studenti circa la posizione dell’Ateneo in merito alle misure assunte dalla cosiddetta “manovra d’estate” che prevede, tra l’altro, fortissime limitazioni al turn over, tagli pesanti dei finanziamenti agli Atenei di oltre 400 milioni di euro l’anno a partire dal 2010. Il blocco del turn over del personale docente e tecnico-amministrativo (verrà assunto solo un docente o un tecnico-amministrativo su cinque che andranno in pensione) e la riduzione del Fondo per il Finanziamento Ordinario con cui il bilancio dello Stato finanzia gli Atenei, avranno gravissime conseguenze sul funzionamento delle Università, impedendo così l’assunzione dei giovani, il nostro più prezioso capitale umano, facendo inevitabilmente crescere la “fuga dei cervelli” all’estero. Il Governo tende a giustificare tagli così massicci e brutali all’Università - “suicidi” li ha definiti la prestigiosa rivista inglese “Nature” nel suo ultimo numero - asserendo che l’intero sistema universitario è al collasso e soffre di una crisi irreparabile. Ma così, procedendo con tagli decisi in modo indifferenziato per tutti gli Atenei, il Governo finisce per generalizzare un giudizio negativo che non è giusto colpisca allo stesso modo Atenei che in realtà sono oggi in situazioni tra loro molto diverse. Vi sono Università che in questi ultimi anni non hanno fatto buon uso dell’autonomia gestionale e di bilancio ed altre, come Padova, che hanno invece il bilancio perfettamente sano e sono ai primissimi posti nelle classifiche nazionali degli Atenei. Vero è che già l’Italia investe in formazione e ricerca molto meno che altri Paesi europei. La percentuale di spesa universitaria rispetto alla spesa pubblica totale per servizi è in Italia di 1,6, contro il 2,9 della UE e le risorse pubbliche per l’istruzione superiore sono pari allo 0,9% del Prodotto interno lordo contro una media OCSE dell’1,5% e di 1,3% per l’Europa dei 19. Il rischio concreto è di privare il nostro Paese della risorsa preziosa rappresentata da una rete di università pubbliche e insieme di ledere i principi, sanciti dalla nostra Costituzione, dell’autonomia universitaria, della natura prevalentemente pubblica della formazione universitaria e della possibilità per i “capaci e meritevoli anche se privi di mezzi” di accedere ai più alti gradi dell’istruzione. L’Università di Padova, pur nella consapevolezza della difficile situazione economica e finanziaria del nostro Paese, non può accettare in alcun modo che si affossi il sistema universitario italiano, andando a colpire indistintamente tutti gli Atenei, senza una valutazione nel merito e senza che i tagli delle risorse pubbliche agli Atenei avviino una pur necessaria riqualificazione della spesa. L’Università di Padova è dunque decisamente in disaccordo con provvedimenti legislativi che rischiano di demolire il nostro sistema universitario, che tagliano i fondi con la mannaia in una decapitazione di massa, e non operano invece col bisturi del chirurgo, capace di guarire eliminando le parti ammalate. Per questo il Senato Accademico ha chiesto ai docenti dell’Ateneo di ribadire agli studenti gli aspetti fortemente negativi di questi provvedimenti, di sviluppare, nelle forme e nelle modalità che ciascuna Facoltà riterrà più opportune, azioni di protesta che abbiano come scopo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei cittadini, ma senza interruzioni prolungate delle lezioni che farebbero solo il danno degli studenti, mettendo in atto altre iniziative, come lo svolgimento di lezioni in piazza, che illustrino i motivi dell’agitazione in corso in gran parte delle Università italiane. L’Università di Padova fa appello all’opinione pubblica perché comprenda che il futuro dei giovani e della loro formazione, cui tante famiglie sono interessate, è oggi in pericolo, e con questa lettera agli Studenti e alle loro Famiglie intende realizzare il primo momento di una più ampia campagna di informazione e di sensibilizzazione che chiarisca la vera realtà del sistema universitario italiano e getti luce sui rischi gravissimi che derivano da tagli indiscriminati, in assenza di ogni iniziativa di valutazione, con la conseguenza certa dapprima di far lievitare in modo notevole le tasse studentesche e, nel seguito, di causare danni irreparabili ad un settore fondamentale per il futuro del Paese con una “cura da cavallo” che provocherà la morte certa del paziente invece che assicurarne la guarigione. Il Rettore Vincenzo Milanesi Padova, 28 ottobre 2008 |
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Member
Data registrazione: Sep 2008
Messaggi: 139
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Citazione:
Distinguiamo tra RIFORMA e TAGLI AI PREVENTIVI DI SPESA 1) Il termine "RIFORMA" riguarda a mio avviso la sostanza dell'insegnamento, l'etica, il raziocinio nelle scelte strategiche, politiche, ed anche economiche: ciò come prima conseguenza ci dovrebbe fornire una scuola potenzialmente più centrata, meno sprecona, più equa, tutte le belle cose a cui aspiriamo, e che chi ci governa ha il dovere di prendere in seria considerazione. 2) La macchina che consuma tanto l'ho sentita da FLORIS ieri, ma è una immagine puramente demagogica, non ha niente a che vedere con il baratro in cui stiamo gettando valaghe di denaro per nulla. I TAGLI sono sacrosanti!!! |
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#7 (permalink) | |
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Watashi
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 7,453
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Citazione:
Come fai a credere che i soldi verranno impiegati meglio solo perchè saranno meno? Chiediti intanto dove andranno quei soldi, poi per ogni taglio della spesa che si rispetti bisognerebbe sapere almeno come e con cosa verrà sostituita la spesa. Forse aumenteranno le tasse e diminuiranno i servizi mentre rettori e professori inetti continueranno a rimanere al loro posto? A me sembra che si stia colpendo la fascia più debole dei lavoratori, gli studenti poveri che fanno sacrifici per permettersi di studiare, senza minimamente intaccare il potere di chi la scuola la sta sfasciando. |
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#8 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2007
Messaggi: 7,493
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Visto il risultato degli investimenti sull'italica scuola (un branco di somari come non se ne sono mai visti nel tempo e nello spazio) i fondi per la scuola prima della riforma non andrebbero tagliati, ma azzerati. Che senso ha investire in una cosa che rende zero?
Poi si fa la riforma. La prima cosa è destinare i lavoratori della scuola ai mestieri a loro consoni, che per il 70% di tali lavoratori è zappare (non esiste che i maestri elementari indottrinino i pargoli a dire no al maestro unico anziché insegnare le basi dell'algebra e della lingua italiana o, ma forse chiedo troppo, anche di quella inglese). Poi col restante 30% preparato e motivato si riforma la scuola. Il punto di partenza è portare la scuola dell'obbligo dai 18 ai 10, massimo 13 anni. Poi a scuola ci va chi ha voglia. Gli altri a fare lavori manuali che da noi servono sempre, danno buone soddisfazioni (anche economiche) e il personale scarseggia. Ovviamente dopo i 13 anni la scuola diventa dura e difficile e solo i più bravi e tenaci devono arrivare alla laurea. a quel punto la scuola avrà fatto il suo compito. E puo' forlo con risorse il 50% inferiori a quelle attuali. Nulla di strano, si tratta solo di tornare ai principi che guidavano l'educazione scolastica una cinquantina di anni fa. Allora mi pare che chi usciva dalla scuola era molto più preparato. |
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Data registrazione: Sep 2008
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Formuliamo noi una legge di Riforma delle università oppure attendiamo che chi ci governa ne proponga una e poi la discutiamo assieme? Non vede che le sue domande sono piene di forse, magari, perchè non sappiamo nulla di una proposta ancora tutta da scoprire... E non mi dica che sono domande retoriche, in quanto sono domande serie e sensate, ma per ora basate su pure congetture non suffragate da alcunchè. Sappiamo solo da dove partiamo, cioè una istituzione succhia risorse e male organizzata a causa dei soliti furbetti che ne detengono il potere e ne muovono i fili. oltre non so... |
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Data registrazione: Nov 2007
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Il ragionamento è semplice. Al momento chi frequenta l'università? Diciamo il 50% i figli dei ricchi, il 50% quelli dei meno ricchi. Chi finanzia l'università? La collettività con le tasse, ma le tasse sono pagate per il 20% dai ricchi, per l'80% dai meno ricchi (non solo per l'evasione, ma perché i ricchi sono numericamente meno). Paradossalmente con il finanziamento pubblico l'80% della popolazione meno abbiente paga l'università a quel 50% dei figli dei ricchi i cui genitori pagano complessivamente solo il 20% delle tasse. In realtà per avere una scuola giusta bisognerebbe subito alzare le rette da 1.000/2.000 euro l'anno a 100.000 euro l'anno e contemporaneamente garantire borse di studio almeno al 50/70% della popolazione. A quel punto hai almeno una ragionevole certezza che a frequentare l'università e quindi a godere dei soldi pubblici sia il 50/70% più meritevole. Che poi sia appartenente al ceto ricco o povero a quel punto è irrilevante. |
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