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Vecchio 23-10-08, 11:59   #1 (permalink)
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Il mondo di carta verso la vittoria

Due sono le ipotesi
in merito a questa crisi, non tanto riguardo alle cause, che
conosciamo benissimo, ma riguardo a chi gestisce la crisi. Sempre i
soliti dal dopoguerra.

La prima, che davamo come la più accreditata
fino a qualche settimana fa, era che la crisi avesse travolto i gestori
del sistema in maniera imprevedibile e al di là di ogni aspettativa. Il
domino messosi in moto sarebbe stato talmente forte da superare le
capacità di controllo dei gestori. Che si ritrovano ad annaspare per
cercare di salvare il salvabile.

La seconda invece vede i gestori al
controllo, sempre ben saldi alle leve di comando, nonostante gli
scossoni. Tutto viene fatto non a caso. Fa parte di un piano
prestabilito.

Questa seconda ipotesi con l'evoluzione degli ultimi
eventi ha preso punti. Potremmo dire che alla luce di quanto successo
oggi è quella più probabile se non la definitiva.

Ripercorriamo quindi
velocemente quanto successo negli ultimi tre mesi.

Il dollaro stava
per sfracellarsi, l'america era nella tempesta, il resto del mondo
guardava e prendeva qualche colpo, ma tuttosommato con pochi danni. Ad
andare in fumo era la carta, quella dei bilanci bancari, soprattutto
americani, ed era la valuta cartacea, soprattutto quella americana.
Purtroppo ancora valuta di riserva mondiale. L'asso nella manica dei
gestori.

Era un momento cruciale, gli stati uniti per la prima volta
dal dopoguerra stavano andando al tappeto. Straindebitati al di là di
ogni limite sostenibile, in piena crisi, bastava un soffio per
sbatterli a terra. La crisi era al cuore del sistema, non alla
periferia. Che poteva invece approfittarne. Un evento senza precedenti.

Era sufficiente che un nuovo De Gaulle, alle prime avvisaglie della
crisi, riconsegnasse ai legittimi proprietari le montagne di coriandoli
verdi accumulati in questi anni, anche d'un sol colpo, facendosi dare
in cambio dal Comex (la borsa derivati sui metalli) tutto l'oro e
l'argento disponibili.

Siccome i metalli depositati presso il Comex
(circa 5B di controvalore di oro a questi prezzi) non sarebbero bastati
a soddisfare un cambio di qualche centinaio di miliardi di dollari,
come del resto non basterebbero neanche le riserve aurifere di tutte le
banche centrali del mondo, il nuovo de Gaulle avrebbe dovuto chiedere
in cambio dei coriandoli verdi anche altri asset reali.

Quel concambio
sarebbe stato questione di vita o di morte. Ma era necessario conoscere
un po' di teoria economica seria per capirlo. Qualcuno che avesse
studiato il valore e l'importanza di una moneta onesta come perno
necessario del proprio sistema economico e il ciclo economico di boom e
bust come spiegato dagli economisti di Scuola Austriaca.

Era
sufficiente che una nazione emergente, o tanto meglio l'europa, facesse
per prima una mossa del genere per rompere quel cartello di silenzio
assenso sul quale si era lasciato proliferare un boom economico assurdo
basato su una espansione creditizia senza precedenti, oramai giunta al
capolinea.

Ne sarebbe seguito un putiferio, di certo inferiore a
quello che comunque è emerso, dove la periferia poteva anche salvarsi
dalla crisi e uscirne di stralusso. Sbattendo definitivamente al
tappeto chi aveva causato tutto questo e facendogli pagare, come
meritava, la gran parte dei danni.

Invece come bambini incantati dai
fuochi d'artificio sono stati tutti a guardare i problemi degli
americani. Nessuno si è mosso, anzi sperando di evitare una crisi
generale, nell'infantile illusione che la crisi si potesse evitare,
hanno persino aiutato gli americani a salvare il dollaro dall'orlo del
baratro proprio quando stava per fare il salto.

Quello è stato il
punto di svolta. Con la scusa che l'america andava aiutata e non poteva
andare in crisi pena una recessione globale, hanno abboccato tutti.
Tutti dentro. Trappole chiuse.

Poi la crisi ha avuto l'escalation
inevitabile. A questo punto capiamo che non è stato per caso. Il
dollaro oramai era salvo, i bambini erano caduti nella trappola, non
rimaneva altro che scatenare l'inferno.

Ed inferno è stato. Le borse
americane finora sostenute a livelli assurdi sopra 1250 di S&P, sono
state lasciate libere di cadere. Il PPT che sosteneva i mercati
azionari americani, sempre omnipresente, è sparito di colpo. Si è
lasciato in maniera deliberata che avvenisse il riaggiustamento dei
valori delle borse americane.

Queste quindi crollano trascinandosi in
maniera inevitabile tutte le altre, nonostante queste ultime siano già
ben appesantite da perdite ben superiori a quelle segnate dagli indici
americani, finora sostenuti artificialmente.

E' ufficiale, comincia la
guerra dei mondi, dove il mondo di carta, il cuore del problema, si
scontra con la periferia, il mondo dei beni reali. Nel giro di pochi
mesi il primo ha rovesciato totalmente la situazione a proprio
vantaggio, e ha quasi steso al tappeto il secondo. Oggi ne abbiamo
definitivamente la prova.

I bambini, fino a qualche mese fa appena
preoccupati di mangiare meno caramelle di prima, si sono trovati senza
più caramelle. E adesso sono lì a chiedersi come sia potuto succedere.
Non hanno neanche il tempo di darsi le risposte che devono già
chiedersi come fare per recuperare qualche pannolino. Sempre che esista
un pannolino sufficientemente grande capace di contenere tutta quella
roba (chiamiamola così) nella quale si sono cacciati.

Ma quale
processo inarrestabile si è causato lasciando cadere la borsa americana
e facendo fallire la lehman brothers? Quello che tutti quanti sono
stati costretti a sciogliere le posizioni finanziarie in essere, cioé a
ricomprare yen ma anche dollari.

E infatti il dollaro continua a
salire non perchè sia visto come bene rifugio, visto che gli usa come
gli altri sono tecnicamente in bancarotta, ma perchè essendo ancora
perno del sistema monetario sul quale sono montate tutte le posizioni
finanziarie, chi salta per aria o rischia di saltare per aria è
costretto a ricomprare dollari, con cui si è indebitato o con i quali
deve rispondere per liquidare le posizioni che la crisi costringe a
chiudere.

E in questa situazione ci sono in tanti. Con il rischio di
saltare per aria ci sono tutte le controparti delle banche americane
che sono fallite o sono state nazionalizzate. Ma ci sono anche tanti
stati. L'islanda è già andata, ma oramai si comincia a sospettare di
argentina, ucraina, ungheria, sud africa. Lo dimostrano le valute di
questi paesi in caduta libera contro dollaro.

Non più banche ma paesi
della periferia che rischiano il botto da un momento all'altro, come
pop corn. Giù come birilli. Uno via l'altro. E questi appena citati
sono solo i primi di una lunga lista.

Gli americani incredibilmente
primi davanti a una lunga fila pronta a finire dentro il pentolone
della bancarotta, si sono messi in fondo alla fila e stanno spingendo
dentro tutti gli altri.

Le borse scendono, anzi a questo punto gli
americani hanno tutto l'interesse a farle scendere. Più le borse
scendono più causano ulteriori problemi. Più ci sono problemi più
qualcuno rischia di saltare ed è costretto a ricoprire. Cioè a comprare
yen e dollari. Più il dollaro e lo yen salgono e più le materie prime
scendono. E causano altri problemi al mondo dei beni reali, spingendo
verso il collasso le economie degli stati della periferia che vivono di
beni reali.

Il circolo si autoalimenta. Tutti i paesi ricchi di
risorse reali di colpo si ritrovano in crisi, sono a rischio di
bancarotta. E alimentano il circolo vizioso. Che importa che le borse
americane stiano scendendo. Anzi tanto più scendono tanto meglio
accelerano il processo in atto.

In ogni caso se il dollaro sale, sale
anche il potere d'acquisto del sistema america, del mondo di carta. In
termini di altre valute i prezzi delle borse americane rimangono
invariate. Il potere di acquisto del sistema america per assurdo
aumenta, ci sono sempre più dollari stampati tutti i giorni dalla FED
per far finta di ostacolare l'escalation della crisi.

Semplicemente
geniale. I bambini guardano stupefatti, pensavano fosse un gioco.
Invece sulla testa si sono ritrovati d'improvviso bombardamenti a
tappeto.

E l'europa? L'europa come già spiegato tempo fa si è fatta
gabbare anch'essa come un bambino di 5 anni. Adesso rischia il peggio.
Tutto lo sviluppo dell'est è stato finanziato dalle banche europee. Se
saltano Ucraina e Ungheria, tanto per cominciare, parte il domino che
potrebbe stendere al tappeto l'europa.

E gli americani? Gli americani
soffriranno un po' meno degli altri, ovviamente. Però nelle borse ci
sono i loro fondi pensione.e la pagheranno comunque cara. Ma non è
questo quel che importa. Sono un danno collaterale di relativa
importanza.

Quel che conta è che chi sta alle leve di comando abbia di
nuovo il controllo della situazione mondiale e sia oggi più forte di
prima. Mentre fino a tre mesi era quasi spacciato. Se poi il suo popolo
si ribella o si incazza, ci sono sempre le leggi ad hoc emanate in
questi anni a tenerli calmi. Con le buone o con le cattive.

di Francesco Carbone - Usemlab
Murray non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 23-10-08, 12:12   #2 (permalink)
Watashi
 
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Citazione:
Originalmente inviato da Murray Visualizza messaggio
Due sono le ipotesi
in merito a questa crisi, non tanto riguardo alle cause, che
conosciamo benissimo, ma riguardo a chi gestisce la crisi. Sempre i
soliti dal dopoguerra.

....

La seconda invece vede i gestori al
controllo, sempre ben saldi alle leve di comando, nonostante gli
scossoni. Tutto viene fatto non a caso. Fa parte di un piano
prestabilito.

Questa seconda ipotesi con l'evoluzione degli ultimi
eventi ha preso punti. Potremmo dire che alla luce di quanto successo
oggi è quella più probabile se non la definitiva.
Quello che dico da mesi.
dottoraus non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 23-10-08, 13:38   #3 (permalink)
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sono tutti una banda....
roby. non  è collegato   Rispondi citando
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