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Vecchio 22-10-08, 19:10   #1 (permalink)
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Risk Management e amplificazione dei movimenti di mercato durante la crisi

salve a tutti.
Non so se questa è la sezione del forum più adatta per questa discussione, ma dato l'impatto reale della crisi finanziaria attuale...

In questo periodo sto affrontando un argomento abbastanza consoildato sia in letteratura sia nella pratica: l'utilizzo di quantili e attese condizionate per misurare il rischio di mercato (VaR e Exp.short. in particolare).

Dando per scontato l'utilizzo del VaR (indifferentemente dal metodo di calcolo e dalle ipotesi distributive dei fattori di rischio) da parte di quasi tutte le banche/ist.fin mi sono posto una domanda.

Considerando l'utilizzo dei limiti VaR sull'operatività giornaliera dei desk, che ruolo hanno avuto tali limiti sui movimenti di mercato?
E' possibile che lo sforamento dei limiti abbia indotto a liquidare "in massa" posizioni e quindi abbia concorso ad un'amplificazione dei movimento di mercato, peggiorando quindi la solvibilità del sistema bancario? O è forse la ricerca disperata di liquidità unita ad operazioni speculative che hanno amplificato i ribassi delle settimane scorse? Entrambi?
corebiz non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-10-08, 19:25   #2 (permalink)
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salve a tutti.
Non so se questa è la sezione del forum più adatta per questa discussione, ma dato l'impatto reale della crisi finanziaria attuale...

In questo periodo sto affrontando un argomento abbastanza consoildato sia in letteratura sia nella pratica: l'utilizzo di quantili e attese condizionate per misurare il rischio di mercato (VaR e Exp.short. in particolare).

Dando per scontato l'utilizzo del VaR (indifferentemente dal metodo di calcolo e dalle ipotesi distributive dei fattori di rischio) da parte di quasi tutte le banche/ist.fin mi sono posto una domanda.

Considerando l'utilizzo dei limiti VaR sull'operatività giornaliera dei desk, che ruolo hanno avuto tali limiti sui movimenti di mercato?
E' possibile che lo sforamento dei limiti abbia indotto a liquidare "in massa" posizioni e quindi abbia concorso ad un'amplificazione dei movimento di mercato, peggiorando quindi la solvibilità del sistema bancario? O è forse la ricerca disperata di liquidità unita ad operazioni speculative che hanno amplificato i ribassi delle settimane scorse? Entrambi?
L' analisi quantitativa in borsa non serve a nulla se non è supportata da una SERIA teoria di psicologia comportamentale delle masse. Quello che regna ora è solo il panico, tutti liquidano il liquidabile e le borse seguono.
Elliot_surfer non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-10-08, 19:42   #3 (permalink)
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L' analisi quantitativa in borsa non serve a nulla se non è supportata da una SERIA teoria di psicologia comportamentale delle masse. Quello che regna ora è solo il panico, tutti liquidano il liquidabile e le borse seguono.
Si, sono d'accordo. Il problema che mi sono posto però è diverso.

I sistemi di risk management (se ho capito bene..) sono fortemente integrati all'interno delle banche e funzionano con una logica di allocazione del capitale in base al VaR ed al tier3 (vincolo). D'altronde è lo stesso regolatore che "prescrive" l'utilizzo del VaR e ne disciplina l'applicazione. L'utilizzo dei limiti di VaR come strumento di contenimento del rischio per i desk (e quindi in aggregato per la banca) può essere UNA delle cause che ha esacerbato il calo dei mercati?
Se così fosse sarebbe una situazione paradossale: per contenere il rischio sistemico si usa il VaR che però in periodi di crisi non funziona e anzi alimenta ondate di vendite (a causa di sforamenti nei limiti asegnati ai desk delle banche) e concorre assieme ad altri fattori al collasso del sistema finanziario e ad un rallentamento dell'economia reale.
corebiz non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-10-08, 20:59   #4 (permalink)
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Qui c'è una tesi di laurea sull'argomento.
Pastorizzato lo conosco bene: è un mio altro nick.
Nasdy -4,94%
Ignatius non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 23-10-08, 22:41   #5 (permalink)
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Se così fosse sarebbe una situazione paradossale: per contenere il rischio sistemico si usa il VaR che però in periodi di crisi non funziona e anzi alimenta ondate di vendite (a causa di sforamenti nei limiti asegnati ai desk delle banche) e concorre assieme ad altri fattori al collasso del sistema finanziario e ad un rallentamento dell'economia reale.
A sentimento, ma credo che potrei anche argomentare la tesi, è proprio come dici. Ed è paradossale solo per il fatto che è un sistema matematico improntato all' idea di crescita indefinita dei corsi azionari. Forse.

Ciao
Elliot_surfer non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 24-10-08, 19:30   #6 (permalink)
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Si, sono d'accordo. Il problema che mi sono posto però è diverso.

I sistemi di risk management (se ho capito bene..) sono fortemente integrati all'interno delle banche e funzionano con una logica di allocazione del capitale in base al VaR ed al tier3 (vincolo). D'altronde è lo stesso regolatore che "prescrive" l'utilizzo del VaR e ne disciplina l'applicazione. L'utilizzo dei limiti di VaR come strumento di contenimento del rischio per i desk (e quindi in aggregato per la banca) può essere UNA delle cause che ha esacerbato il calo dei mercati?
Se così fosse sarebbe una situazione paradossale: per contenere il rischio sistemico si usa il VaR che però in periodi di crisi non funziona e anzi alimenta ondate di vendite (a causa di sforamenti nei limiti asegnati ai desk delle banche) e concorre assieme ad altri fattori al collasso del sistema finanziario e ad un rallentamento dell'economia reale.
Visto che il tuo approccio mi sembra serio e prima che qualcuno come al solito qui tenti di farti il lavaggio del cervello forse è bene comprendere cosa sta accadendo.

Prendiamo per esempio un'azienda X, la quale ha 200 dollari di azioni. L'azienda prende in prestito 800 dollari e compra un attivo da 1000 dollari. In questo esempio possiamo dire che l'azienda X ha una leva finanziaria di 5. Il che equivale a dire che i 200 dollari di azioni rappresentano 1/5 dell'attivo di 1000 dollari. Se il valore dell'attivo scende del 10% a 900 dollari, dato il debito di 800, implica un calo delle azioni o del valore netto a 100 dollari, ovvero 1/9 dei 900 dollari dell'attivo, aumentando la leva da 5 a 9 e rendendo l'azienda meno solvibile.

Assumiamo ora che l'azienda X decida di ripristinare la sua leva a 5 (facendo questo l'azienda sarà più solvibile). Per raggiungere ciò l'azienda vende attivi per 400 dollari e riduce il debito a 400 dollari. Di conseguenza X ha ora 500 dollari di attivi, 100 dollari di azioni e 400 dollari di debito: la leva è ora nuovamente 5. Ma se molte aziende tentano di diminuire la loro leva allora vi è il rischio che il valore degli attivi diminuisca. Se, per esempio, il valore dell'attivo dell'azienda X scende ancora del 10% a 450 dollari, dato il debito di 400 dollari, il valore netto scende a 50 dollari, il che implica che la leva torni a 9.

Come conseguenza della crisi immobiliare negli USA e del crollo dei prezzi delle case, le banche ed altre istituzioni finanziarie hanno preso la decisione di ridurre la loro esposizione al rischio, diminuendo la leva finanziaria. Ma riducendo i prestiti, risistemando gli attivi, le banche stanno obbligando molti debitori a vendere i loro attivi per prevenire l'insolvenza. Di conseguenza ciò mette in moto una deflazione nei prezzi degli attivi. La quale, a sua volta, diminuisce il valore dei collaterali e costringe le banche a ridurre i prestiti nuovamente, ecc. Ne segue che se tutte le istituzioni finanziarie si comportano alla stessa maniera (cercando di sistemare il proprio bilancio), possono guidare i prezzi degli attivi al ribasso, il che, dato un debito iniziale, abbatterà il loro valore netto e quindi finirà per aumentare la leva finanziaria e renderle meno solvibili. Questo è il paradosso del deleveraging. Se questo processo non viene fermato può seriamente danneggiare l'economia reale.

Quindi cosa si dovrebbe fare? Secondo il pensiero comune, le banche centrali o i governi devono mobilitarsi ed iniziare a comprare gli attivi che le banche stanno vendendo. Questo, si dice, fermerà la deflazione dei prezzi degli attivi e preverrà le pericolose dinamiche che potrebbeno mandare in rovina l'economia reale.....
Però per ora dei soldi governativi stanziati se ne sono visti ancora pochi.
Se non sui supporti.....
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