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#21 (permalink) | |
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Italiani, tiè!
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La realtà è che se parliamo di eliminazione degli svantaggi allora dovremmo proprio rimborsare le rette della scuola privata, perchè finora mi sembra che chi può permettersi di pagare sia le tasse sia la scuola privata, manda i figli alla Bocconi, gli altri si arrangiano. Si tratta appunto di due idee diverse sui metodi per raggiungere il medesimo obiettivo. Purtroppo a me sembra che raggiunto un certo livello il sistema statale (ormai post) keynesiano, che ha avuto l'indubbio merito di portarci dall'economia rurale prebellica ad essere uno dei 10 paesi più industrializzati e ricchi del mondo (basti pensare agli eccezionali risultati conseguiti col sistema sanitario nazionale) non sia più in grado di generare miglioramenti. Siccome rispetto a quel sistema abbiamo solo due alternative: il socialismo ed il liberismo, visto che il primo ha avuto già una sonora bocciatura dalla storia, sarebbe il caso almeno di fare qualche passo, qualche esperimento nell'altro senso, si potrebbe sempre scegliere di tornare indietro votando. |
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#22 (permalink) | |
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Le nostre idee divaricano però di nuovo quando riproponi una questione che non è secondaria. Il rimborso fiscale del costo di accesso alla scuola privata. La rimozione degli svantaggi è strumento applicabile ai bisogni del cittadino che si trova appunto in una situazione di potenziale esclusione sociale. Siamo alla tutela dei diritti di base ed alla soddisfazione, quindi, dei bisogni fondamentali di tutti i cittadini, nessuno escluso. E' questo è uno dei principali motivi per i quali il mandato costituzionale affida soltanto alla scuola pubblica tale funzione. Insostituibile dalla scuola privata, che nessuna legge potrebbe obbligare ad essere presente su tutto il territorio nazionale in contrasto con la libertà della sua natura, appunto privata. Ed una scuola privata apre i battenti soltanto se ha un adeguato bacino di utenza anche quando fa capo al sostegno economico delle istituzioni religiose o delle fondazioni o ancora delle donazioni dei privati ed allo stesso contributo statale che pure è previsto. Ma sono tutti sostegni non obbligatori e per questo non certi. Nella prospettiva attuale, inoltre incombe una idea di scuola/azienda sostenibile soltanto con i proventi del profitto. E la rimozione degli svantaggi, l'accrescimento di livelli culturali diffusi a tutti i cittadini, ecc. ecc., non potranno mai rientrare tra gli obiettivi di questo tipo di scuola, essendo per logica delle cose addirittura in contrasto con la sua finalità. A meno che, smantellata come si vuole nell'essenza ed in buona parte nell'organizzazione la scuola pubblica, non rientri nella specializzazione di taluni istituti che a ciò potrebbero dedicarsi esclusivamente per profitto. Penso ai cittadini più disagiati, portatori di handicap compatibili con l'insegnamento collettivo ma bisognosi di sostegno. E penso al fatto che gli insegnanti di sostegno sono e saranno clamorosamente sempre di meno rispetto alle esigenze. Come da Riforma. Se ciò avvenisse, ci troveremmo addirittura di fronte alla costrizione del genitore a ricorrere al "privato": altro che libera scelta! Ma, la tua osservazione invece è che, superati questi livelli minimi, l'accrescimento diffuso dei livelli culturali, in presenza di inefficienze del "pubblico" può non bastare, e/o che esistendo un'alternativa ciascuno può legittimamente usufruirne allo scopo di avere di più se non il meglio. Nel primo caso, continuo a sostenere la via che riconosco più difficile. Migliorare la scuola pubblica, che non è inefficiente dappertutto sia territorialmente che per ordini e gradi (in alcuni casi è eccellente): è difficile ma non impossibile e non è la strada che purtroppo si stà imboccando. Nel secondo caso, siamo in presenza di un interesse legittimo di ciascuno, che non è per sua natura di tutti. E arriviamo alla questione dei soldi. "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva." La fonte è sempre la costituzione e le spese sono quelle per sostenere i servizi "di tutti". Un ricco può fare, in termini di scelte legittime, ciò che vuole. Ma non si può negare che con la sua maggiore capacità contributiva sostenga la cosa pubblica a compensazione di chi quella capacità l'abbia inferiore se non addirittura nulla. Mi potrai obiettare che esiste l'evasione fiscale: ma quella è un'altra cosa e ci porterebbe lontano dal nostro discorso. Anche se ci porterebbe vicinissimi ad un'impostazione della politica di sanatoria fiscale e della stessa lotta all'evasione che è patrimonio ormai culturale della stessa parte che oggi "controriforma" il pubblico. Ma, a sistema funzionante (e non vedo perchè bisogna abdicare al convincimento che il fisco possa funzionare meglio), un cittadino "ricco" ha gli stessi diritti di un cittadino "medio" verso l'alternativa che meglio gli aggrada. Tutti e due hanno, però, gli stessi doveri, che sono quelli di dover continuare a contribuire al funzionamento del sistema pubblico una volta che abbiano optato per la soddisfazione di un'esigenza già tutelata nell'ambito del sistema "di tutti". Personalmente sono convinto che, se non si ripudia la fondamentale esigenza di vivere in una comunità democratica e solidale, non ci siano altre alternative. Se dovessimo applicare infatti il concetto di sottrazione dell'obbligo di mutualità fiscale alla generalità delle cose, ci dovremmo chiedere se non sia per esempio giusto che il cittadino "ciascuno", insoddisfatto della qualità dell'acqua potabile (non impura nè dannosa per la salute) del suo rubinetto, scelga di bere soltanto acqua minerale imbottigliata. La risposta è ovviamente affermativa. Ma non dovremmo, nè potremmo, mai spingerci a dire che sia legittimo chiedere il rimborso fiscale del costo sostitutivo. Peggio ancora se aggiuntivo, quando ci piaccia la Perrier se non la Vichy. Se fosse possibile, e tutti lo facessero, gli acquedotti pubblici diverrebbero ancora più inefficienti di quanto già spesso sono. Con il risultato che i cittadini "tutti" dovrebbero obbligatoriamente dissetarsi con la minerale, che, per una nota legge di mercato, aumenterebbe di prezzo in proporzione alla domanda. E che prima o poi, smantellati gli acquedotti, nessuno, compresi i "ciascuno", potrebbe farsi il bagno d'igiene se non al fiume. Questo esempio, ne sono consapevole, è un'esasperazione concettuale che risente di un taglio dialettico volutamente fatto con l'accetta. Ma serve soltanto a mettere in chiaro il ragionamento. E non è nemmeno tanto lontano dalla realtà dei fatti che discutiamo. Ti dò atto che i problemi applicativi del "pubblico" esistono e, a volercela mettere tutta, non saranno mai interamente risolti. Non esiste al mondo una sola democrazia perfetta perchè è forma complessa cui si può solo tendere per quanto più possibile. E non ritengo il liberismo un male. Non in assoluto. In una società democratica avanzata deve però contemperarsi con le esigenze che la costituiscono come tale e compete a tutte le istituzioni di un Paese assicurare questo risultato. Ma non è ciò che sta accadendo. Sono certo che i cittadini italiani non tarderanno a capire che su questo terreno non ci si può accontentare di ambigue sottomarche televisivamente sponsorizzate. Un cordiale saluto. Ultima modifica di Positano : 22-03-05 alle ore 02:34 |
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#23 (permalink) |
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Italiani, tiè!
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L’esempio della detraibilità della retta scolastica non era il più efficace, lo scopo era dimostrare che attualmente l’eliminazione degli svantaggi non esiste. Colgo comunque nelle tue parole il solito pregiudizio che il “laissez faire” significhi aumentare le differenze, annullare la solidarietà e la ridistribuzione del reddito.
Non è così, una delle idee delle scuole economiche liberiste è di creare una “tassa dei poveri” ossia di distribuire a chi ha un reddito basso una quota delle tasse, una vera e propria tassa al contrario. Il concetto che la differenzia dall’attuale sistema è che oggi la risorsa viene ridistribuita in natura, sotto forma di assistenza medica, scuola, ecc. SENZA CHE L’INGENUO E DISSENNATO “POVERO” POSSA SCEGLIERE! Questa è una visione paternalistica dell’individuo, incapace, secondo lo stato-padre, di fare le proprie scelte. Educare come ben saprai deriva da ex ducere, “tirare fuori, condurre, guidare” NON DECIDERE PER LORO. Lo stato SCEGLIE PER GLI ALTRI! E’ questo non è propriamente essere liberi. Le risorse occorrenti per sostenere l’attuale sistema alla fine sono sempre quelle che vengono raccolte con le tasse (- il costo del "servizio" e del debito pubblico) che, contrariamente a quanto afferma la Costituzione, oggi non sono prelevate in modo proporzionale ma il sistema è strutturato per appiattire i redditi (o da tassare in modo inversamente proporzionale in quanto l’alto reddito di solito ha molte più possibilità di eludere/evadere). Un sistema equo preleverebbe una percentuale fissa uguale per tutti (ovviamente con una sola eccezione, il reddito sotto il livello di povertà, ove la tassa sarebbe “al contrario” ) e riserverebbe gli stessi servizi per tutti. Oggi invece per accedere ad esempio alle scuole PUBBLICHE devi dichiarare il reditto e i posti disponibili vengono assegnati a chi l’ha più basso. Chi ha reddito alto paga molto di più, sia in termini assoluti sia percentuali, ma non può usufruire del servizio. Questo è equo? Elimina uno svantaggio o ne crea uno diverso? La differenza fondamentale tra una democrazia basata sul paternalismo ed una liberista è che la prima tende a soddisfare i bisogni della maggioranza degli elettori, la seconda quelli di tutti i cittadini, lasciando nelle loro mani le risorse per farlo. L’esempio che fai dell’acqua è uno dei possibili casi, non è una forzatura, ma potrebbe anche funzionare diversamente, l’acqua è un bene primario, diamo per scontato che la domanda non possa cambiare (in effetti è un bene a domanda molto rigida) ossia avrò sempre qualcuno che vuole acqua, non importa che tipo. Il mercato avrà perciò sempre qualcuno che offre acqua, in varie forme (acquedotto, autocisterna, bottiglia) oppure posso anche scegliere di arrangiarmi per quanto possibile (pozzo, acqua piovana, per irrigazione, scarichi dei WC ecc al limite potrei usare queste fonti con un potabilizzatore) In questo modo sceglierò la combinazione più efficiente per i miei scopi, pagandola con le risorse che mi vengono lasciate dal minor prelievo fiscale. Le aziende inefficienti (ossia quelle con prezzi inefficienti) purtroppo saranno escluse dal mercato. Obbligare il cittadino a scegliere, comporterà anche una diversa coscienza del proprio reddito e delle proprie spese, sicuramente porterà a temporanei squilibri e fasi di transizione difficili, occorrerà rinegoziare il proprio reddito. Ovviamente il sistema del laissez faire “monco” non funziona. Occorrono prima di tutto una politica monetaria competamente diversa non basata sulle banceh centrali e sul fiat money, un mercato molto più aperto in tutti i campi alla concorrenza; è un argomento molto lungo ma con l’attuale sistema la liberalizzazione/privatizzazione si tradurrebbe in una corsa selvaggia dei prezzi quindi a danno dei cittadini. Perciò stiamo attenti a non confondere le cose: Berlusconi sta usando il liberismo come cavallo di *****, in realtà poi quando chiede di allargare i vincoli di bilancio sta cercando un modo di aumentare la spesa pubblica facendo più debiti (che poi paghiamo tutti), esattamente l’opposto di ciò che farebbe un liberista. Saluti Ultima modifica di skipper1971 : 23-03-05 alle ore 11:51 |
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#24 (permalink) | |
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Ma il livello più basso delle tutele sociali si stà evidenziando proprio negli Stati Uniti. E se non sbaglio era questo il paese che più di tutti propugnava la validità di quel modello. Mi sembra, peraltro, che oramai la costante che accompagna le politiche di riduzione delle tasse sia sempre di più dappertutto il depotenziamento dello stato sociale. E non mi pare che il motivo determinante dell'attuale ripresa del sistema economico statunitense sia la politica fiscale. Anche lì il debito pubblico è aumentato. E al di fuori di limiti e controlli esterni, lo ha fatto a dismisura. E quanto incide sul rilancio il vecchio trucco dell'economia bellica? Continuo però ad ammirare la perseverante coerenza delle misure che quel sistema pone a garanzia dell'introito fiscale. Alta o bassa che sia l'imposizione, l'evasione continua ad essere sanzionata anche con la restrizione della libertà personale, con tutto ciò che vuol dire in un paese in cui tale libertà è anteposta ad ogni altro valore. Convengo con te che il discorso è veramente lungo. Sono d'accordo anche sull'analisi del "liberismo" messo in atto dal governo. L'uso di una dottrina a mò di fisarmonica. Ma proprio per la spregiudicatezza di chi ne è a capo, utilizzata anche in tutta l'operazione di controriforma costituzionale ormai andata a buon(mal) fine, sono più che mai contrario a cambiamenti che rischiano di diventare irreversibili. I poteri quasi del tutto illimitati attribuiti alla figura del premier, insieme ai vari innalzamenti del vantaggio di maggioranza cui simmetricamente corrisponde l'abbassamento dei poteri di controllo, mettono in serio pericolo anche la possibilità di "di tornare indietro votando". Ne è in qualche modo ulteriore prova il fatto che il diritto di referendum popolare, posto a difesa del principio di verifica universale quando (com'è nel caso) le modifiche costituzionali non sono approvate dai 2/3 dei rami parlamentari, lo si vuole far esercitare soltanto dopo le elezioni politiche del 2006. Con l'obiettivo di vincere queste e, sull'onda del successo, ottenere anche la conferma referendaria della riforma . Che al suo interno, manco a farlo apposta, prevede l'abolizione del referendum confermativo per le eventuali successive modifiche alla costituzione. Nel disegno c'e dunque l'abolizione dell'ultimo baluardo di garanzia democratica e di lì in poi c'è da aspettarsi di tutto. Siamo a questo! Siamo di fronte ad un vero e proprio progetto di perpetuazione del potere. E visto che lo siamo non ti meravigliare se chi come me profondamente dissente, adesso più che mai, è portato a guardare con sospetto ogni e qualsiasi novità ed a difendere con i denti tutti i principi che sono ancora a fondamento di questa democrazia. Anche quelli che potrebbero essere "modernizzati". Anche quelli che ispirano il funzionamento della scuola. Tout se tient! Ciao |
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#25 (permalink) | |
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Le tutele sociali per la verità sono sotto pressione anche in Europa, in questo caso al fine di liberalizzare i servizi. E' di ieri la notizia della decisione del Consiglio europeo dei capi di stato di non approvare la direttiva Bolkenstein, che dovrà essere riformulata. "Lo stop alla Bolkenstein c’è stato. Mercoledì il Consiglio europeo di capi di stato e di governo riuniti a Bruxelles ha concordato di riformulare la direttiva sulla liberalizzazione dei servizi, tenendo presenti le esigenze di tutela sociale e salariale. Dunque la Bolkestein non sarà ritirata ma riscritta. L’obiettivo della direttiva era abbattere qualsiasi barriera nell'offerta di servizi nei paesi europei e dunque imporre ai Venticinque una concorrenza commerciale senza limiti con una grave ricaduta sulle garanzie dei lavoratori. Il presidente di turno dell'Unione, Jean-Claude Juncker, al termine dei lavori del Consiglio europeo, ha così spiegato il senso delle conclusioni concordate dai Venticinque, rispetto alla richiesta di modifica della direttiva in questione: «Abbiamo deciso che si aprirà il mercato ai servizi -ha spiegato il premier e ministro dell'Economia del Lussemburgo Juncker- è questo avverrà senza che vi sia dumping sociale; le preoccupazioni della Francia sono state ampiamente condivise». Capofila dei paesi che si opponevano all’adozione della direttiva chiedendone il ritiro era infatti proprio la Francia. La preoccupazione maggiore, sollevata martedì dal presidente francese Jacques Chirac è che la direttiva, con l'introduzione del principio del paese d'origine e con l'inserimento dei servizi di interesse generali (tra i quali quelli sanitari e culturali), possa abbassare gli standard sociali e salariali in Europa, togliendo garanzie ai paesi che hanno un più alto livello di protezione. Il principio del paese d'origine, pomo della discordia, prevede che le imprese di servizi che esportano all'estero, seguano regole e normative sociali, salariali, e fiscali del proprio paese d'origine. In tal modo i paesi dell'Europa dell'Est, che hanno degli standard sociali meno elevati, applicherebbero questi principi nei paesi dove andrebbero ad esportare i propri servizi. Juncker ha tenuto tuttavia a precisare un aspetto della decisione: non esiste una relazione di causa-effetto con l'orientamento prevalente in Francia per un no al referendum sulla Costituzione europea. Si tratterebbe di una «lettura semplicistica». Sta di fatto che la proposta Bolkestein in Francia ha creato un vero e proprio caso nazionale: pochi giorni fa un sondaggio ha indicato che la costituzione europea potrebbe essere bocciata nel referendum del 29 maggio perché ostaggio dell'avversione di una larga fetta dell'opinione pubblica alla Bolkestein. Adesso la palla torna alla Commissione di Josè Durao Barroso che dovrà adattare la direttiva o ne presenterà una nuova dopo una prima lettura nel parlamento europeo. Il Consiglio europeo ha riconosciuto che «il modello sociale europeo deve essere preservato» ha affermato, in una nota, il presidente del Parlamento europeo Josep Borrell: «Gli europei devono sapere che il Parlamento europeo eserciterà appieno il suo potere di co-decisione con il Consiglio dei ministri. Lavoreremo strettamente con la Commissione europea perchè modifichi la direttiva alla luce dei nostri emendamenti. Sarà un grande momento per la democrazia parlamentare europea», ha concluso Borrell." Anche qui tutti sono coinvolti da tutti e gli intrecci fra esigenze di politica economica e salvaguardie sociali e dei vicendevoli effetti sono sempre più evidenti. Le soluzioni vanno adottate con larga democrazia, come sembra in conclusione sia stato deciso. Speriamo bene. Ne prendo spunto per condividere le tue preoccupazioni sui pericoli che invece dalle nostre parti derivano dalla politica della maggioranza di governo sui temi istituzionali. E sono d'accordo sul fatto che questo modo di procedere costringe spesso chi si oppone ad arroccarsi su posizioni di difesa anche oltranziste. Tutto ciò non fa altro che abbassare il livello dialettico a vantaggio dei toni alti. E forse anche questo è fatto volutamente. Ciao. |
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#26 (permalink) | |
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Italiani, tiè!
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Se sentite qualcuno dire che gli Stati Uniti sono "la patria del libero mercato" vi autorizzo a fargli una sonora pernacchia prima di tutto l'economia USA è piena di sussidi, dazi, forme varie di protezionismo e corporativismo che sono ben lontane dal sistema liberista L'aumento del gap sociale è dovuto ad un semplice fatto: la FED genera liquidità che si tramuta in inflazione,e l'inflazione colpisce molto di più i redditi bassi. Quando scrivevo "liberalizzare non basta, occorre il sistema adatto a partire dalla politica monetaria" intendevo dire che occorre ritornare al gold standard ed eliminare le banche centrali. A voi sembra sensato che esista un entità che deve "regolare l'offerta di denaro perchè ve ne sia la quantità ottimale in circolo"? e' come dire che qualcuno deve "regolare l'offerta di pane, o di cavalli, o di Playstations " o peggio di sangue in circolo nel nostro corpo.Lo sapete che la FED è stata creata da banche private con lo scopo dichiaratao di controllare le banche private? non suona sospetto? E che attualmente non si sa bene se sia privata o governativa (molti studi ritengono sia di proprietà privata con una forma di controllo pubblico) e ha il potere di effettuare qualsiasi operazione finanziaria stampandosi i soldi con cui tra l'altro sono comprate tutte le principali materie prime del mondo? E che il comitato che dirige la FED è composto da 12 membri di cui solo alcuni fissi e il "presidente" è eletto a vita e non risponde agli elettori (in un paese in cui anche i medici legali e gli sceriffi sono eletti dai cittadini?) E che le riserve d'oro degli USA non vengono verificate da un auditor indipendente da almeno 40 anni? E che dall'anno di fondazione della FED il potere di acquisto del dollaro è diminuito del 96% (ciò che costava 4 dollari nel 1913 oggi costa 100) di cui la maggior parte dal 1971, anno della fine del "gold standard"? Mi rendo perfettamente conto che è un idea quasi utopica visto il modo in cui siamo abituati a vivere da oltre 60 anni, e nemmeno credo sia perfetta, ma è una delle poche che non abbiamo provato mentre l'economia e con essa tutto il nostro benessere crolla. Buona Pasqua! Ultima modifica di skipper1971 : 24-03-05 alle ore 20:39 |
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#27 (permalink) |
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Io propongo questa semplice riforma:
- Si regalino tutte le strutture scolastiche agli insegnanti, che ne diventano azionisti. - Lo stato azzera ogni spesa per la scuola e per gli stipendi della scuola. Usa questi soldi per dare ad ogni studente un buono scuola spendibile a sua discrezione. CONSIDERAZIONI In Olanda è già più o meno così: non esistono scuole statali e tutte le scuole ricevono un trasferimento dallo stato per ogni studente che si iscrive. Sapete cosa spende mediamente lo stato nella scuola per ogni studente iscritto? Cinque o sei anni fa eravamo intorno ai 12 milioni di lire all'anno. Vi immaginate cosa significherebbe un buono scuola di questa entità? Ovviamente è una proposta intelligente e razionale, che in quanto tale non passerà mai nel nostro sgangherato paese clientelare senza futuro... Avanti, bollinatemi un po' di rosso, ne vado orgoglioso! Grazie Mister Contrarians :-) |
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#28 (permalink) | |
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Poi lo riprendiamo il discorso. Intanto buona Pasqua. |
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Liberale Premium ...
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Quindi prima guardiamo le esperienze degli altri. L'efficienza non dipende dal privato ma dalla serietà e dai fondi disponibili. Inoltre quando si parla di scuola efficiente non confondiamola con una catena di montaggio. La scuola innanzitutto deve essere un luogo di apprendimento e di sviluppo di capacità critica. I figli non sono polli in batteria, ne consumatori ma cittadini, devono diventare cioè, tali. La scuola pubblica è priva di libertà ? Questa non l'ho capita davvero. I programmi te li vuoi scegliere ? Al massimo puoi sceglierti qualche materia aggiuntiva ma i genitori non sono pedagoghi. Questo lo puoi fare anche nella scuola pubblica. La scuola privata è un'altra campagna che va avanti da anni. Fate funzionare quello che c'è piuttosto. Tutti possono permettersela, anche i poveri. Le tasse pagatele, che sono una redistribuzione di ricchezza, non una coercizione. Finimola con questo modo di pensare distorto. Non vedo perchè lo Stato debba privatizzare le scuole ma poi pagare quest'ultime (private)anche attraverso gli sgravi fiscali. Gli costerebbe molto di più. E' un "non sense" economico ma anche la solita ipocrisia italica: privato ma lo Stato paga i costi. Allora come ***** fa a far scendere le imposte lo sapete solo voi. Finanza creativa anche qui ? Se poi vuoi mandare tuo figlio dal privato, nessuno te lo impedisce. Ma sulla scuola comunque non scherziamo, si fa subito a ricreare una condizione classista, come negli USA appunto. Don Milani ci ha insegnato qualcosa a tal proposito. |
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