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Data registrazione: Feb 2002
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Il (falso?) mito del deficit americano
Il mito del deficit americano
Uno dei leitmotiv preferiti è il deficit americano. Innanzitutto il Trade Deficit, ossia la misura con cui gli Stati Uniti importano più beni di quanti ne esportino, che andrebbe di pari passo con l’incapacità produttiva americana (a tutto favore dei paesi esteri) e con la perdita dei posti di lavoro. Una notevole efficacia propagandistica ha infine la negatività che lascia intendere il termine latino stesso: “deficit”, ossia mancanza, debito. E’ un vecchissimo argomento già affrontato nel ‘97 e nel ‘98 da Milton Friedman e separatamente da Daniel T. Griswold, con uno studio pubblicato dal Cato Institute e presentato al Senate Finance Commitee a Washington Grinswold dimostrava come il Trade Deficit, lontano dall'essere un sintomo di sofferenza economica, sia piuttosto il necessario segno di una crescita della domanda e degli investimenti che ha sempre accompagnato ogni crescita economica degli Stati Uniti, nonché uno stimolo all’occupazione e all’aumento dei salari. Da ciò l’importanza di non cadere in tentazioni protezionistiche o in timori per le produzioni e l’outsourcing all’estero (in armonia, ad esempio, con gli studi del Fondo Monetario Internazionale che avevano sottolineato positivi riflessi dell’outsourcing sui paesi sviluppati, benché l’outsourcing costituisca uno dei fattori che crea Trade Deficit) Dato però che la campagna allarmistica continua in questi giorni, man mano che l’economia americana mantiene la propria vigoria, sono degni di nota due recentissimi interventi. Il primo è quello di Andy Kessler sul Wall Street Journal del mese scorso Kessler affronta la questione con un esempio chiarissimo. Come si costruisce un Trade Deficit? Semplice: La Apple fa costruire in Cina 2 milioni di iPods, ed ecco ben 1,5 miliardi di dollari aggiunti al Trade Deficit. Ma attenzione ai calcoli. Ogni iPod viene pagato da Apple circa 200 dollari, con soli circa 4 dollari di guadagno che vanno alla ditta cinese. Il guadagno di Apple invece? Ben 64 dollari per ogni iPod. Quello che conta sono i profitti e infatti le azioni Apple sono andate in un anno da 21 dollari a ben 64 dollari. In altri termini: 1,5 miliardi di dollari di incremento di Trade Deficit, calcola Kessler, causano un incremento dei profitti alle aziende USA di ben 16 miliardi di dollari. Tutto comincia a essere molto più chiaro. Preferireste, continua Kessler, possedere azioni della Apple che guadagna 64 dollari per ogni 200 dollari di costi oppure le azioni di una ditta cinese che guadagna 4 dollari per ogni 196 dollari di costi? Questo è il motivo per cui il Trade Deficit è un falso problema. Proprio come il correlato Current Account Deficit. Il Current Account Deficit si crea quando importiamo risparmi dall’estero per finanziare l’investimento interno, in quanto le nostre attività produttive offrono più opportunità di investimento di quante il risparmio interno possa soddisfare (dato anche che è rivolto al consumo). Abbiamo invece un Current Account Surplus quando, soprattutto nel momento in cui consumiamo poco e risparmiamo molto, esportiamo i nostri risparmi all’estero, che qui non hanno remunerazione ritenuta sufficiente, per investirli nelle aziende o attività straniere. La litania della stampa catastrofista ripete ossessivamente il lamento per la poca propensione al risparmio dei cittadini americani, per il loro uso del debito, e del fatto che gli investimenti americani possono essere coperti solo dall'afflusso dei risparmi esteri. Cosa accadrebbe se il flusso di questi risparmi si fermasse? Anche in questo caso l’esempio dell’iPod è molto chiaro. Preferite acquistare azioni della Apple che guadagna 64 dollari per ogni 200 di costi o quelli di una azienda estera che ne guadagna 4 su 196? Fino a che l’outsourcing e la produzione fatta all’estero (cioè fino a che vi sarà Trade Deficit) causeranno questi grandi profitti all’imprenditoria americana, fino a quel momento il denaro affluirà (causando il Current Account Deficit, in quanto i soldi degli stranieri vogliono partecipare ai guadagni di Apple, non certo a quelli cinesi), e solo quando finirà il profitto terminerà anche il flusso degli investimenti, eliminando entrambi i deficit che si erano creati durante il periodo di sviluppo economico. Un altro mito molto diffuso, infatti, è quello per cui si rifiuta di comprendere la ciclicità del fenomeno. Se si guarda alla storia dell’economia americana si comprende che durante le fasi di recessione economica, mancando sia il consumo che l’opportunità di investimento interno, si formano risparmi che sono attratti dalle opportunità di investimento estero (cioè si forma un Current Account Surplus). Non appena l’economia gira e inizia una fase di sviluppo economico, aumentano i consumi (riduzione del risparmio interno) e le opportunità di investimento sono tali che è il risparmio straniero a entrare, creando un Current Account Deficit. Infine il ciclo si ripete nuovamente e ogni volta il Current Account Deficit si appiana naturalmente lasciando il posto a un Surplus e viceversa ogni Surplus formatosi durante la recessione è destinato a essere sostituito da un Deficit che accompagna lo sviluppo. Deficit e Surplus sono tanto maggiori quanto più prolungato è stato il periodo di sviluppo e recessione che li accompagnano. Il mito è invece quello per cui non dovrebbero esserci cicli, pensando ad un eterno Surplus del Current Account (ovvero quella eterna fase di recessione che è una economia socialista). Il mito è lo stesso con cui si fa credere all’investitore che quando il mercato azionario cresce dovrebbe crescere sempre (e l’investitore è lusingato tanto bene da acquistare mediamente ai prezzi massimi, prima della discesa) oppure quello per cui lo si terrorizza lungo la fase di recessione facendogli credere una caduta eterna (e anche qui l’investitore medio è preda della propaganda e non acquista i titoli quando vale la pena di acquistarli). A questo punto possiamo comprendere perfettamente il secondo intervento significativo apparso sulla stampa internazionale in questi giorni, quello del premio Nobel per l’economia Edward Prescott, dell’Arizona State University secondo cui “il Current Account Deficit americano non è un problema e la gente che lo pensa è ignorante”. “E' soltanto per ragioni politiche - dice Prescott con toni durissimi - che la gente urla e si lamenta a proposito del deficit”. Uno squilibrio, un pericolo, però esiste. Lo fa presente John Williamson dell’Insitute for International Economics di Washington Non molto tempo fa – scrive Williamson – un articolo dell’Economist ha paragonato l’economia mondiale a un aeroplano in volo con un solo motore, cioè con gli Stati Uniti come il solo polo di crescita che regge la l’offerta mondiale con la propria domanda di beni e servizi. In pratica, preso atto della natura ciclica dell’andamento dell’economia e del Current Account, bisogna chiedersi cosa avverrà quando, in modo naturale, gli Stati Uniti diminuiranno la propria domanda interna e inizierà una nuova fase di sistemazione (recessione) in cui il proprio Deficit diventerà un Surplus. Il rischio non riguarda gli Stati Uniti ma tutti gli altri a causa di una globale mancanza di domanda (a global demand risk). Infatti non esiste attualmente un’altra zona economica del mondo in grado di sostituire la domanda USA che sta guidando ogni sviluppo economico in atto. L’unica soluzione non traumatica per l’economia globale, scrive Williamson, può essere soltanto quella per cui gli altri paesi riescano a espandere la propria domanda interna in una misura maggiore di quanto sarà la programmata riduzione del proprio Surplus, il quale non potrà più trovare accoglienza in USA. Che la soluzione debba essere una transizione fra una economia globale trainata dagli USA verso una in cui anche altri incomincino a sviluppare la propria domanda è una idea che trova riscontro da sempre nelle pubblicazioni del Fondo Monetario Internazionale, per esempio a firma di Catherine L. Mann Purtroppo, e a sue spese, l’Europa al momento non sembra essersi dotata degli strumenti e delle volontà politiche necessarie a questo compito. Il pericolo, per l’Europa che non ha saputo approfittare del boom economico, viene ulteriormente amplificato da una doppia minaccia demografica. Una a breve termine, intorno al 2010, quando il gruppo di coloro che sono nella fascia di età fra 45 a 54 anni comincerà a diminuire e si verificherà con ciò l’esatto opposto di quanto necessario, cioè una riduzione della domanda interna L’altro, di lungo termine, riguarda l’aging di una popolazione sempre più anziana e numericamente in declino. In altri termini c'è la possibilità che la questione demografica possa essere determinante nello stabilire i ritmi della ciclicità economica. a voi l' onore e l'onere di trarne conclusioni
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#3 (permalink) |
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Liberale Premium ...
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Peccato che gli investimenti ora sono diretti in maniera superiore verso la Cina da 4 dollari, che verso la Apple.
Queste tesi, servono per dirci solo tutto bene Madama la Marchesa. Rimane il fatto che gli americani sono indebitati e producono meno PIL di quanto deficit fanno e che i loro debiti e stravizi, vengono finanziati da centinaia di mld di dollari di investitori esteri (Cina, Giappone in primis). Non è tutto bene Madama la Marchesa, è in realtà uno squlibrio grande come una casa, che regge come reggevano anche anche gli squlibri un minuto prima del '29. Magari regge ancora 10 anni. Ma intanto circolano solo debiti, che gli utili Apple, ci si dimentica di chiedere, se basteranno a coprire. Debiti senza i quali i consumi che fanno l'80% dell'economia USA, si fermerebbero. Il meccanismo, come tutti i meccanismi, ora funziona domani s'intoppa. In questo momento stanno pagando questi squilibri i paesi poveri e l'Europa, l'Asia no, perchè la Cina ha la sua moneta legata al dollaro nel senso di cambio rigido e trascina tutto il resto del Sud-est. Quindi non c'è una situazione in nessun modo sana. |
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#4 (permalink) | |
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Italiani, tiè!
Data registrazione: Sep 2004
Messaggi: 2,912
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Citazione:
ma certo, il messaggio è COMPRATE LE AZIONI / BONDS sta storia del deficit buono l'ho già sentita, non si fa menzione di alcune cose: tutti gli ipod vanno consumati per produrre profitto, chi li compra? tutti il mercato interno? e con che soldi? se li esportano con ricarico di 64 dollari, perchè non c'è surplus? il deficit deriva anche dall'importazione di materie prime, non solo di prodotto finito, pagate in dollari che valgono sempre meno: negli usa letteralmente si bruciano 25 barili pro capite di petrolio, per "bruciare" tutti sti soldi bisogna farli entrare (o stamparli) finora sono arrivati anche dagli investitori stranieri che hanno comprato il debito pubblico e corporate USA, ecco perchè è preoccupante, perchè il deficit è finanziato dal debito!!!! e quando è troppo alto soffoca se il flusso cessasse, sarebbe la fine del gioco, allora chissà perchè il WSJ se ne esce con ste fandonie: PORTATECI I SOLDI! solo che non potendo dire "se no falliamo" perchè otterrebbero l'effetto contrario, inventano la favoletta del deficit "buono" ho tanti debiti perchè consumo molto!! beello, ditelo alla banca, e vedrete vi faranno subito un altro prestito! |
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#5 (permalink) | |
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Data registrazione: Feb 2003
Messaggi: 971
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Citazione:
Se la favola del deficit buono fosse vera, allora il trattato di Maastricht dovrebbe essere capovolto (multa a chi non fa almento il 3% di deficit). Inoltre l'Italia, ai tempi di Craxi e Andreotti, avrebbe dovuto essere la prima potenza economica mondiale. Forse che crede alle favole non paga le tasse, oppure non sa che le tasse che adesso paghiamo servono in parte a ripianare gli scellerati deficit e debiti che la banda sopraccitata ci ha lascitato. Oppure pensa che pagare le tasse è bello ? Ma veniamo a capire come stanno realmente le cose: Il meccansimo del twin deficit è molto semplice: i soldi (spesso presi a prestito) partono dai consumatori USA e finiscono in Cina/Giappone per acquistare i loro prodotti. Gli imprenditori asiatici che ricevono tutto quel fiume di dollari lo portano alla banca centrale per convertirlo nella valuta locale. La banca centrale incrementa le proprie riserve in dollari, e ne fa l'uso più conveniente per sostenere la propria economia: le rispedisce negli USA comprando TBond lunghi, in modo da avere una qualche remunerazione, tenere bassa la propria valuta rispetto al dollaro e soprattutto tenere bassi i tassi USA (in modo da favorirne la propensione all'indebitamento). E poi il giro ricomincia. Le conseguenze di questo meccanismo perverso sono le seguenti: 1) Deficit commerciale e deficit di bilancio sono strettamente collegati (infatti sono praticamente uguali): gli USA sono *costretti* ad emettere titoli di stato in modo da assorbire il flusso di dollari che gli asiatici sono *costretti* a riciclare degli USA (la parte più risibile della favola del deficit "buono" è che gli USA "attirano" soldi per investimenti, niente di più falso, vedi 2) ). 2) La conseguente manipolazione al ribasso dei tassi provoca un'insensata propensione all'indebitamento (il tasso di risparmio sono praticamente nulli negli USA), e quel che è peggio è che tali debiti sono improduttivi in quanto finanziano i consumi e non gli investimenti. 3) Gli asiatici vedono un forte boom della loro economia, dove l'aumento delle riserve della CB consente alle banche commerciali di espandere a dismisura il credito concesso alle imprese, dimenticando però che quando l'offerta diventa troppa, i margini si assottigliano e le imprese non sempre possono ripagare i prestiti contratti. Pertanto il sistema bancario si trova in portafoglio un numero sempre maggiore di crediti inesigibili (in Cina si stima siano vicini al 50% del totale) e lo Stato, per evitarne il crac, si trova a dover mettere mano sul portafoglio (nessuno si è mai chiesto perchè il Giappone ha Deficit/PIL al 7%, debito pubblico al 140% del PIL e rating dei titoli di stato da paese del terzo mondo ?). In passato (america latina, tigri asiatiche) in questi casi sono intervenuto gli avvoltoi del FMI, probabilmente l'organizzazione più malvagia esistente al mondo, che in cambio dei loro prestiti (che servivano appunto a salvare le banche e quindi i risparmiatori) si prendono le ricchezze del paese (industrie, risorse naturali, ecc.) e le girano ai loro mandanti (sempre gli USA, ovviamente). Ma qui sto divagando troppo. 4) Il PIL USA cresce, alimentando l'illusione di una crescita economia reale. Ma, come ricordato in interventi precedenti, il PIL USA è costituito per l'80% da consumi, i quali sono in gran parte finanziati dal debito. Pertanto l'incremento del PIL rispecchia la crescita del loro indebitamento, non della loro ricchezza. 5) L'Europa si è intellgentemente chiamata fuori da questo infernale circolo vizioso, dandosi una moneta più solida del biglietto verde (ricordiamo che il 15% delle riserve della BCE è in oro) e delle regole di bilancio che impediscono agli stati membri il sovraindebitamento. I recenti apprezzamenti dell'euro (e dell'oro) ne sono prova. 6) Il giochino quindi è quindi conveniente per entrambe le parti, però col passare del tempo sono gli asiatici (in particolare i cinesi) a dirigere le danze: continueranno a sostenere il dollaro ed a calmierare i tassi USA fino a quando: a) avranno un mercato interno capace di assorbire la loro produzione b) oppure le pressioni al ribasso sul dollaro diverranno tali che per loro sarà più conveniente liquidare le proprie attività in dollari e lasciare fluttuare lo yuan. Tutto questo è reso possibile dal fatto che gli USA si possono indebitare nella valuta che loro stessi controllano, che dal 1971 è sganciata dall'oro, quindi sono solvibili per definizione: in caso di necessità possono sempre pagare stampando soldi. Recentemente alcune agenzie di rating si stanno chiedendo se quelle tre A accanto al debito USA abbiano un senso. Questo perchè il dollaro è la valuta globale utilizzata nella maggiornaza delle transazioni internzaionali, ma è adesso minacciata dall'euro, moneta molto più solida ed onesta per i motivi detti sopra. Gli USA devono a tutti i costi impedire che la moneta unica prenda il ruolo che adesso ha il dollaro (soprattutto nella quotazione del greggio), altrimenti vanno in bancarotta più presto che in furia. E per fare questo, si è visto in questi tempi, sono disposti a tutto. Penso che tutti si siano rallegrati del fatto che in Iraq ci siano state elezioni democratiche, ma la favola che Bush sia andato là a portare la democrazia sarebbe ancora più risibile di quella del deficit buono, se di mezzo non ci fossero 100000 iracheni morti ammazzati. La verità è che Saddam, sanguinario ma astuto, aveva iniziato nel 2000 a vendere il proprio petrolio in euro (oil for food). E poi se la democrazia va bene in Iraq perchè non va bene in Venezuela, dove Bush ha finanzizto un golpe contro Chavez, democraticamente eletto ? Forse perchè Chavez non vuole dollari per il suo petrolio ma euro ? Anche se non sono mai stato di sinistra, penso che l'unica via di uscita per portare sviluppo sociale ed economico in America Latina siano personaggi come Chavez e Lula, gli unici che possono rimediare ai saccheggi ed alle ingiustizie sociale perpetrate da USA/FMI in quelle regioni. E l'Iran, come mai è entrato nell'Asse del Male ? Forse perchè ha convertito le proprie riserve in euro e ha manifestato l'intenzione di vendere il proprio petrolio nella moneta unica ? Come ho già ricordato in altri post del passato, gli imperi che si sono susseguiti nella storia (Romano, Spagnolo, Britannico) sembravano tutti eterni, propsperi ed avevano un esercito considerato invincible; ma risultano accomunati anche da un'altra caratterisica: sono tutti finiti per bancarotta. Sono in molti a pensare che l'Impero Americano seguirà, prima o poi, la stessa sorte. |
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#6 (permalink) |
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Data registrazione: Jun 2002
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Giusto per essere precisi il giochino per il momento lo stanno conducendo le imprese US in collaborazione con la Banca centrale US ed è probabile che chi patirà la fine di questo circolo "virzioso" saranno più altri..... compresa l'Europa
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#9 (permalink) |
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Data registrazione: Oct 2003
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[QUOTE=overthecounter].
3) Gli asiatici vedono un forte boom della loro economia, dove l'aumento delle riserve della CB consente alle banche commerciali di espandere a dismisura il credito concesso alle imprese, dimenticando però che quando l'offerta diventa troppa, i margini si assottigliano e le imprese non sempre possono ripagare i prestiti contratti. Pertanto il sistema bancario si trova in portafoglio un numero sempre maggiore di crediti inesigibili (in Cina si stima siano vicini al 50% del totale) e lo Stato, per evitarne il crac, si trova a dover mettere mano sul portafoglio (nessuno si è mai chiesto perchè il Giappone ha Deficit/PIL al 7%, debito pubblico al 140% del PIL e rating dei titoli di stato da paese del terzo mondo ?). 4) Il PIL USA cresce, alimentando l'illusione di una crescita economia reale. Ma, come ricordato in interventi precedenti, il PIL USA è costituito per l'80% da consumi, i quali sono in gran parte finanziati dal debito. Pertanto l'incremento del PIL rispecchia la crescita del loro indebitamento, non della loro ricchezza. /[QUOTE] A parte il solito Hai maggiori dettagli su questo punto? Io la domanda me la sono sempre fatta, ma senza risposta. I soldi che entrano dall'estero NON sono debito per l'economia che esporta, quindi in Giappone NON dovrebbero esserci problemi di fallimenti. E i prezzi dovrebbero aumentare, visto il flusso continuo di soldi mentre i beni presenti non aumentano (vanno tutti all'estero). Invece c'è deflazione. Come mai? Non credo sia solo una questione di investimenti sbagliati. Motivi? Ciao! |
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Data registrazione: Nov 2003
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[QUOTE=John Smith][QUOTE=overthecounter].
3) Gli asiatici vedono un forte boom della loro economia, dove l'aumento delle riserve della CB consente alle banche commerciali di espandere a dismisura il credito concesso alle imprese, dimenticando però che quando l'offerta diventa troppa, i margini si assottigliano e le imprese non sempre possono ripagare i prestiti contratti. Pertanto il sistema bancario si trova in portafoglio un numero sempre maggiore di crediti inesigibili (in Cina si stima siano vicini al 50% del totale) e lo Stato, per evitarne il crac, si trova a dover mettere mano sul portafoglio (nessuno si è mai chiesto perchè il Giappone ha Deficit/PIL al 7%, debito pubblico al 140% del PIL e rating dei titoli di stato da paese del terzo mondo ?). 4) Il PIL USA cresce, alimentando l'illusione di una crescita economia reale. Ma, come ricordato in interventi precedenti, il PIL USA è costituito per l'80% da consumi, i quali sono in gran parte finanziati dal debito. Pertanto l'incremento del PIL rispecchia la crescita del loro indebitamento, non della loro ricchezza. / Citazione:
Cina: Allarme Calzature, In 40 Giorni Import In Europa Aumentato Del 600% Di (Mba/Zn/Adnkronos) Milano, 14 feb. - (Adnkronos) - ''Siamo di fronte ad una vera e propria catastrofe. In soli 40 giorni sono aumentate le importazioni di calzature di provenienza cinese sul mercato europeo del 600% in quantita' a fronte di una riduzione del prezzo medio pari al 27,8%''. E' quanto afferma Rossano Soldini, presidente dell'Anci, l'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, che commenta i primi dati sulle importazioni di calzature dalla Cina nei primi quaranta giorni del 2005. ''Si tratta di una situazione insostenibile nel quale si realizzano le nostre peggiori previsioni''. per quanto riguarda il japan , NON PRETENDO DI DARTI ASSIOMI O SACRI TESTI ma credo che questi elementi siano condizionanti : 1- non possiamo paragonare la situazione japan con quella usa perche' diversa sotto tutti gli aspetti 2 - il giappone e' da anni che ha tassi di sconto infimi , gli usa lo hanno fatto solo per un periodo di pochi mesi 3-in japan e area japan tutti hanno comprato e soprattutto si sono indebitati in yen a 0,5-1% per comprare qualsiasi cosa lucrandoci sopra , dato gli infimi tassi pluriennali : io credo che questo possa causare un grosso squilibrio anche all'interno di un paese , riperquotendosi sui cambi e le aspettative future....e quindi cambiamento della produzione e piani industriali 4 - i costi interni possono essere svincolati dal cambio - usa $ docet- si possono produrre beni ad alti costi interni che sembrano all'osservatore esterno bassi costi ....ma anche viceversa , non so se mi spiego.. 5 - il problema cina credo ce l'abbia pure il giappone reputo interessantissima la discussione e complimenti a tutti . Ultima modifica di penta5 : 14-02-05 alle ore 18:04 |
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