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Vecchio 01-09-04, 14:37   #1 (permalink)
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Italia e modelli si sviluppo

Come immaginerete ho voluto prendere spunto da un servizio trasmesso ieri in tv per aggiungere qualche considerazione.
Il modello di sviluppo italiano ha visto un rapido cambiamento durante gli anni sessanta quando si pensava di reggere la nazione attraverso lo sviluppo di grandui aziende spesso aiutate dallo stato... in realtà il modello di sviluppo dei privati si orientò quasi subito sulla piccola e piccolissima impresa ed emerse con grande fulgore quando gli anni ottanta evidenziarono il fallimento operativo delle grandi imprese industriali immaginate durante gli anni 60. Difatti furono i distretti industriali a rivelarsi il nostro vero punto di forza durante gli anni novanta... ricordate il 1992... quando amato dovette svalutare la lira contro il parere di alcuni studiosi che dovettero ricredersi perchè convinti del fatto di dover difendere il cambio ancora un po' il vero baluardo dell'efficenza italiana furono i distretti e le piccole imprese. Monti ad esempio era convinto che la scelta della svalutazione non fosse corretta e aveva proosticapto mometi difficili che in realtà furono inferiori alle previsioni (c'era una bruttissima aria in giro in quel periodo). Monti stesso ammise ex post di essersi sbagliato, ma la sosanza fu che il nostro modello di sviluppo fu premiato per la flessibilità dimostrata dalla nostre aziende "dinmenticate" in precenda dai progetti dello Stato che ancora cercava di tenere insieme le vecchie industrie psanti italiane.
Adesso tutto è cambiato e le esportazioni che avevano retto il colpo per alcuni anni non reggono più, la competitività è in aumento anche perchè siamo specializzati in settori con basse barriere di ingresso... ed inoltre gran parte dell'attività produttiva si sta spostando dalle attività industriali ai servizi... e questi due fenomeni hanno un effetto contrapposto sulla nostra economia.

Dicevamo quindi che da un lato le nostre attività industriali sono molto deboli anche perchè pagano un sistema creditizio inadeguato e antico nel sistema di finanziamento delle imprese. In ogni caso le basse barriere all'ingresso producono la necessità di continua innovazione che non può essere tecnologica perchè di tecnologia intrinseca ve ne è spesso molto poca (dalle scarpe ai rubinetti) ma di design e di moda. E qui potrei aprire una parentesi sulle attività di ricerca possibili in Italia... la ricerca di base è al livelli bassissimi perchè non ci sono soldi e comunque i soldi che ci sono sono spesi in infrastrutture e spesa corrente. L'assenza di ricerca quindi impone il rivolgersi ad attività non industriali (compreso il farmaceutico)... paghiamo lo scotto di questo, ma dovendo scegliere è preferibile investire in ricerca per creare ricchezza e poi spenderla in infrastrutture o vicevera? La prima opzione apparentemente è preferibile se non si considferasse che la maggior ricerca richiederebbe costi in cambiamenti e riconversioni industriali elevati e che la carenza di infrastruttre brucerebbe alcuni dei vantaggi competitivi verso l'estero. D'altra parte le infrastrutture italiane sono di livello infimo... sia dal punto di vista autostradale, sia ferroviario sia aereoportuale e non si vedono molti possibili cambiamenti in meglio nell'immediato futuro.
Parliamo anche del costo del lavoro... le aziende stanno subendo adesso la pressione di "dipendenti" che affrontano un'inflazioen reale ben più elevata di quella programmata e quindi di quella su cui si basano gli aumenti contrattuali, ma il momento è di crisi per cui si è ridotta la mobilità dei lavoratori e le aziende tragliano i fringe benefit. In generale la produttività dei lavoratori non è inferiore a quella degli altri paesi industrializzati e l'introduzione di ocntratti ad elevata flessibilità ha dato nuovi strumenti alle aziende (che sia un bene od un male se pò discutere, ma no vorrei introdurre problematiche troppo politicizzate anche se quando si parla di modelli di sviluppo per forza si discute di politica).

Come accennato prima la vera opportunità che ha l'Italia (tralascio il turismo... se non riduciamo i costi, aumentiamo i servizi e garantiamo infrastrutture e collegamenti sarà difficile competere con città come Parigi che per quanto molto meno belle ed interessanti e varie di Roma hanno più turisti) è il settore dei servizi... lì però è difficile competere a livello internazione ed ancora una volta paghiamo il fatto che siamo lenti nell'adeugare le nostre infrastrutture (informatiche prima di tutto), ma la competizione si sposta in un settore dove non partiamo svantaggiati a priori per carenza di materie prime anzi... abbiamo una qualità della forza laovor qualificata (diplomati e laureati) di gran lunga superiore a quella degli altri paesi europei e quando c'è da competere sulle idee e l'intelligenza non siamo secondi a nessuno.

Come tradurre queste definizioni che magari qualcuno di voi voi vorrà gentilmente criticare ed integrare in azioni operative è ben difficile, ma ciò che manca in Italia è una chiara visione del futuro... operiamo per emergenze purtroppo.

Sto cercando di dare un taglio non prettamente operativo ai miei interventi e spero mi perdonerete per questo... cercherò di tornare con interventi tecnici sui titoli che tradizionalmente conosco meglio appena possibile
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Vecchio 01-09-04, 16:12   #2 (permalink)
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So che avete poco tempo durante l'operatività quindi per tenere alto l'argomento in attesa che abbiate più tempo lo uppo... ringrazio chi mi ha fatto pervenire un commento positivo
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Vecchio 01-09-04, 16:29   #3 (permalink)
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il problema + grande dell'italia secondo me è il forte corporativismo che hanno tante categorie professionali, dai dipendenti agli imprenditori, ognuno impiegato a mantenere il proprio orticello con i suoi piccoli privilegi e rendite che alla fine appesantiscono il sistema italia nel complesso e rende poco appetibile agli stranieri investire da noi.

Come leggevo oggi su un thread di fiat è stato fatto un esempio calzante. La Gran Bretagna non ha nessuna casa automobilistica nazionale eppure produce più auto dell'Italia che ha la Fiat.
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Vecchio 01-09-04, 17:34   #4 (permalink)
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il problema + grande dell'italia secondo me è il forte corporativismo che hanno tante categorie professionali, dai dipendenti agli imprenditori, ognuno impiegato a mantenere il proprio orticello con i suoi piccoli privilegi e rendite che alla fine appesantiscono il sistema italia nel complesso e rende poco appetibile agli stranieri investire da noi.

Come leggevo oggi su un thread di fiat è stato fatto un esempio calzante. La Gran Bretagna non ha nessuna casa automobilistica nazionale eppure produce più auto dell'Italia che ha la Fiat.

Elevata burocrazia, instabilità legislativa e corporativismo sono tra i punti negativi che troviamo sempre nell'analisi di competività della nostra nazione purtroppo
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Vecchio 01-09-04, 18:28   #5 (permalink)
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il problema + grande dell'italia secondo me è il forte corporativismo che hanno tante categorie professionali, dai dipendenti agli imprenditori, ognuno impiegato a mantenere il proprio orticello con i suoi piccoli privilegi e rendite che alla fine appesantiscono il sistema italia nel complesso e rende poco appetibile agli stranieri investire da noi.
Come leggevo oggi su un thread di fiat è stato fatto un esempio calzante. La Gran Bretagna non ha nessuna casa automobilistica nazionale eppure produce più auto dell'Italia che ha la Fiat.
Molto giusto....

Quello che manca in Italia è una effettiva concorrenza ed una effettiva "lotta" tra le forze sociali (lotta pacifica ovviamente, anche se basta già l'uso di questa parola per far inorridire i sostenitori della "concertazione").

Dietro l'idea che tutto vada deciso insieme, che si debba trovare un accordo ad ogni costo, sta dietro una assoluta incapacità a prendere decisioni nette e la volontà di tutelare i tanti diversi interessi piuttosto che l'interesse collettivo... Io do questo a te, tu dai questo a me. Insieme badiamo a non farci troppo male: a spese del bilancio pubblico e di chi da questo sistema è escluso.

Situazioni che viviamo in campo professionale (tante professioni sono delle vere e proprie caste) e in tanti altri campi....

Alla concertazione preferisco di gran lunga lo scontro anche duro di interessi contrapposti, perchè solo questo garantisce la soluzione migliore per la collettività nel suo complesso.
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Vecchio 01-09-04, 18:34   #6 (permalink)
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Originalmente inviato da saiggiap
Elevata burocrazia, instabilità legislativa e corporativismo sono tra i punti negativi che troviamo sempre nell'analisi di competività della nostra nazione purtroppo

Aggiungerei il qualunquismo che la fa da padrone in ogni dove.
Si presta maggiore attenzione al varo di ogni legge o modifica delle categorie che non bisogna scontentare anziché cercare di rendere funzionale la legge stessa.
Una cultura dell’approssimazione portata avanti negli anni attraverso i mass media che si sta radicando anche alla popolazione.
Esempio raccapricciante è il settore giustizia sia penale che civile.

Per quanto riguarda il numero dei nostri diplomati o laureati se da un lato è vero e positivo dall’altro denota che il fenomeno si materializza grazie alla nullità di offerta di lavoro alla categoria giovanile che si trova costretta ad affinare (molto eufemisticamente) le proprie capacità e conoscenze.
E’ così che il dramma della nazione si completa.
I laureati emigrano dopo che la nazione ha sostenuto le spese della loro istruzione e si imbarcano gli emigrati, spesso analfabeti.

E nel frattempo la nazione per mostrare il suo volto bonista e panumanitario lascia proliferare ogni sorta di associazione senza che controlli né il fine della sua attività né gli scopi né tanto meno punisce le truffe che si ordiscono nei confronti di chi ha creduto.

L’eccesso di parassitismo da tempo ha scavalcato i livelli di guardia.
Quando i principi restano concetti vacui belli solo da pronunciare, si finisce per perire ancor prima di accorgersi.
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Vecchio 01-09-04, 19:31   #7 (permalink)
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Corporativismo, iper istruzione... bene vedo che affiorano nuove idee e nuove provocazioni (le definisco tali perchè sono un po' fuori dal pensiero "comune")
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Vecchio 01-09-04, 20:01   #8 (permalink)
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Come leggevo oggi su un thread di fiat è stato fatto un esempio calzante. La Gran Bretagna non ha nessuna casa automobilistica nazionale eppure produce più auto dell'Italia che ha la Fiat.

E' che ci siamo abituati orami a fare finta di lavorare
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Vecchio 02-09-04, 09:19   #9 (permalink)
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E' che ci siamo abituati orami a fare finta di lavorare

secondo me non è questione di fingere di lavorare, è che in molti settori manca la scintilla che indirizzi il lavoro verso lo sviluppo
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Vecchio 02-09-04, 12:33   #10 (permalink)
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12:27:42 Occupazione: Epifani,inarrestabile Calo In Grande Industria

(il Sole 24 Ore Radiocor) - Mestre, 02 Set - 'l'occupazione Nella Grande Industria Da Dieci Anni Mostra Questa Tendenza Che Sembra Inarrestabile. Ci Conferma Che Questa E' La Tendenza Prevalente Del Paese Cioe' Quella Di Arroccarsi Sulle Imprese Piccole. Sappiamo Che Questo In Alcuni Casi E' Un Vantaggio, Ma Che Nel Mondo Globalizzato E' Soprattutto Uno Svantaggio. Ribadisco Che Ci Vorrebbe Da Parte Del Governo Una Politica Di Incentivazione Sulla Crescita Dimensionale Delle Imprese, Su Cui Invece Non Mi Pare Che Ci Sia Attenzione O Interesse'. Cosi' Il Segretario Generale Della Cgil, Guglielmo Epifani, Ha Commentato Il Dato Dell'istat Sul Calo Dell'occupazione Nella Grande Impresa A Giugno
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