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Vecchio 23-04-03, 12:15   #1 (permalink)
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prossima fermata: depressione

GREENSPAN SARA' RICONFERMATO, DICE BUSH

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22 Aprile 2003 18:02 NEW YORK (WSI)

In un' intervista ad un settimanale pubblicato negli Stati Uniti il presidente americano George Bush ha affermato che al momento della scadenza del mandato, nel giugno 2004, riconfermera' il Chairman della Federal Reserve Alan Greenspan.
La dichiarazione arriva proprio nel giorno in cui il N.1 della Fed, dopo essere stato ricoverato d'urgenza, e' stato sottoposto ad un intervento chirurgico per problemi alla prostata.

Alan Greenspan, 77 anni, iniziera' quindi l'anno prossimo il suo quinto mandato. Era stato chiamato alla presidenza della Banca Centrale americana nel 1987 dall'allora presidente Usa Ronald Reagan.


questa sì che una brutta notizia ...
greenspan con la sua politica monetaria ci porterà alla recessione... anzi depressione
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Vecchio 23-04-03, 12:17   #2 (permalink)
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Lunga vita alla bolla



(21/4/03) La fase attuale che sta caratterizzando i mercati azionari americani presenta notevoli spunti di riflessione. Da un punto di vista esclusivamente tecnico, i mercati sembrano avere stabilito definitivamente la base per quello che secondo le più ottimistiche previsioni potrebbe rivelarsi un rally davvero molto consistente. Si dice che i mercati siano un “discount mechanism”, un meccanismo anticipatore. In altre parole, il rally che dovrebbe seguire nei prossimi mesi, stando ai recenti sviluppi “grafici”, sconterebbe e anticiperebbe la ripresa economica tanto attesa negli ultimi tre anni.

Alla luce sia delle esperienze passate che dell’analisi fondamentale fin qui svolta, abbiamo seri dubbi in merito alla validità contingente di questa affermazione. Il mercato azionario rappresenterebbe infatti un valido meccanismo anticipatore qualora si ravvisassero le condizioni necessarie e sufficienti per definirlo “libero”, qualora cioè esso fosse lasciato alla genuina e spontanea interazione degli operatori che lo costituiscono. Un "libero" mercato per definizione è estraneo agli interventi diretti di natura istituzionale e soprattutto non è “dopato” da qualsivoglia droga monetaria somministrata dalle politiche accomodanti delle banche centrali. Proprio ciò che negli ultimi anni ha caratterizzato e condizionato i mercati con una intensità che non trova precedenti storici.

Il Nasdaq sopra i 5000 punti avrebbe dovuto scontare, coerentemente al principio del meccanismo anticipatore, ben altro che il periodo di stagnazione economica nel quale ci troviamo tutt’ora. Il Nasdaq invece, come gli altri mercati azionari, era allora il risultato di una bolla speculativa, e scontava niente altro che tanti sogni di infinita e illimitata prosperità economica, rasenti un febbrile delirio economico e basati più su una pura illusione monetaria che non invece sulla realtà dei fatti. Grazie all’espansione creditizia che aveva alimentato la bolla, quel meccanismo anticipatore era già rotto allora (e lo dimostra in toto la perdita del 75% che ne è seguita) come a nostro avviso rimane rotto, per gli stessi identici motivi, ancora oggi.

Sempre coerentemente a tale principio, non è forse un caso che già da diversi anni l’oro, il barometro storico di ogni crisi economica, abbia smesso di funzionare correttamente. Rotto dalla crescente e “quasi isterica avversione” nutrita dalle banche centrali, la moneta per eccellenza eletta da 5000 anni di scambi economici è stata progressivamente sostituita da una valuta cartacea senza alcun valore reale se non quella fiducia altamente aleatoria conferitagli da chi l’accetta come ottimo mezzo di scambio e al contempo come improbabile e fallace riserva di valore.

Con riferimento alla prossima evoluzione rialzista dei mercati azionari, siamo quindi dell’idea che l’illusione monetaria, ancora massicciamente presente nei meccanismi psicologici degli operatori e della gente comune, stia portando verso la ripetezione degli stessi errori compiuti nel corso degli anni novanta. Non è un caso che il settore traino di questa fase rialzista sia costituito principalmente dagli stessi titoli tecnologici che costituirono il punto di maggiore forza della bolla anni novanta. Un inequivocabile segnale di continuità di un delirio collettivo che sembra volersi prolungare al di là di ogni ragionevole aspettativa.

Il rally in corso, per quanto lungo, per quanto eventualmente esteso e violento, sarà riconducibile né più né meno alle stesse motivazioni che per cinque lunghi anni spinsero i mercati su livelli sempre più elevati fino ai massimi del 2000 e, analogamente a quanto accaduto allora, esso fallirà nelle sue capacità previsionali e anticipatrici. Nessuna ripresa sostenibile nel lungo termine infatti è a nostro avviso possibile date le condizioni e gli squilibri macroeconomici in cui versano oggi le economie occidentali.

Se da un punto di vista fondamentale i mercati azionari restano ancora estremamente sopravvalutati, una ulteriore avanzata degli indici rappresenterà quindi niente altro che un rigurgito della bolla scoppiata tre anni fa. L’ennesimo e forse più pericoloso tentativo di aggrapparsi a dei sogni che non trovano nessun nesso con una corretta percezione della realtà fattuale.

Un’ulteriore spinta delle quotazioni verso livelli di pericolosa astrazione innalzerà inoltre i rischi di ritrovarsi improvvisamente di fronte a una realtà economica ben diversa da quella percepita per effetto dell’illusione monetaria. Proprio quello che avvenne nel 1929 o nel 1987 e che invece non è avvenuto nel 2000. Le conseguenze associate a questi rischi sono a nostro avviso ben più gravi di quelle che l’economia ha affrontato in questi ultimi anni a causa della mania degli anni novanta.

Se nessuno squilibrio presente nel 2002 ha trovato ad oggi un sufficiente riaggiustamento, nel corso di questi ultimi tre anni gli squilibri complessivi sono invece aumentati considerevolmente, rendendo l’economia ancora più fragile e in una posizione ben più delicata di quella in cui si trovava tre anni fa. A causa degli interventi economici adoperati fino ad oggi, la “inevitabile” depressione economica che avrebbe dovuto ragionevolmente seguire l’espansione creditizia degli anni novanta e che sola avrebbe avuto il potere di correggere gli squilibri maturati in quegli anni, è stata di continuo posticipata e in questo procrastinarsi si è potenzialmente aggravata.

Rothbard, nel suo America’s Great Depression scrive (pag. 23):

“The longer the inflationary boom continues, the more painful and severe will be the necessary adjustment process”

“Più a lungo si protrae un boom di natura inflazionistica, più doloroso e severo sarà il necessario processo correttivo”.

Lo scoppio della bolla del 2000 non ha lasciato dubbi in merito alle connotazioni di natura inflazionistica (si noti bene: inflazione di natura creditizia, basata sul debito, non inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo) del boom degli anni novanta. Negli ultimi anni tale espansione inflazionistica non ha conosciuto sosta, ha invece goduto di una considerevole accelerazione.

Sempre citando Rothbard dal medesimo testo (pag. 24):

“Since credit expansion necessarily sows the seeds of later depression, the proper course for the government is to stop any inflationary credit expansion from getting under way”.

“Poiché l’espansione creditizia getta inevitabilmente i semi della depressione che seguirà, la politica più appropriata che deve seguire il governo è quella di impedire l’accelerazione di ogni espansione creditizia”.

Proprio il contrario di quello che si è fatto negli anni novanta, nonostante i primi segnali evidenti di inflazione creditizia, e quindi esattamente l'opposto di ciò che per evitare la recessione si è fatto dal 2001 ad oggi.

Una volta riconosciuto il problema di una crisi strutturale, riconducibile all’espansione creditizia, come era oramai chiaro ed evidente nel 2001, la ricetta fornita da Rothbard per fare in modo che la recessione (o data l’intensità del boom precedente, la depressione) duri il meno possibile, è lasciare il processo di liquidazione degli eccessi e di correzione degli squilibri alle forze naturali del mercato (pag. 19):

“Don’t interfere with the market’s adjustment process. The more the government intervenes to delay the market’s adjustment, the longer and more grueling the depression will be, and more difficult will be the road to complete recovery”.

“Non interferire con il processo correttivo del mercato. Più il governo interviene per ritardare gli aggiustamenti del mercato, più lunga ed estenuante sarà la depressione, e più difficile la strada per una completa ripresa economica”

La banca centrale americana non ha seguito questa amara ma necessaria medicina e dopo tre anni di sforzi si ritrova oggi ad assaporare ciò che ha nuovamente la pretesa di rappresentare il definitivo successo delle proprie bizzarre politiche monetarie.

Man mano che gli squilibri macroeconomici torneranno a farsi sentire, impedendo una vera ripresa economica sostenibile nel lungo periodo, tale abbaglio non mancherà di risolversi in qualcosa di peggio di una semplice recessione, forse una grande depressione ben peggiore di quella degli anni trenta analizzata da Rothbard nel testo sopra citato.

La storia economica ha insegnato nel tempo che niente rovina una Nazione più velocemente della "easy money”, della moneta facile. Easy AL(an Greenspan), lungi dall'avere imparato la lezione, ha iniettato nel sistema economico americano la "moneta più facile" di ogni tempo e oggi, tra i molteplici indicatori puntati a favore di un consistente rialzo delle borse, il dollaro si è ritrovato, non a caso e non senza un certo imbarazzo, fuori dal coro arrivando a toccare nuovamente quota 1.10 nei confronti dell’euro.
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Vecchio 23-04-03, 12:18   #3 (permalink)
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Re: prossima fermata: depressione

EH si da quando c'è lui Gli USA sono in crisi.....tutti allo sbando senza il necessario per vivere..........Io farei a cambio con un cappellone di mia conoscenza....che vive in Europa


QUOTE]Scritto da lucrezio
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22 Aprile 2003 18:02 NEW YORK (WSI)

In un' intervista ad un settimanale pubblicato negli Stati Uniti il presidente americano George Bush ha affermato che al momento della scadenza del mandato, nel giugno 2004, riconfermera' il Chairman della Federal Reserve Alan Greenspan.
La dichiarazione arriva proprio nel giorno in cui il N.1 della Fed, dopo essere stato ricoverato d'urgenza, e' stato sottoposto ad un intervento chirurgico per problemi alla prostata.

Alan Greenspan, 77 anni, iniziera' quindi l'anno prossimo il suo quinto mandato. Era stato chiamato alla presidenza della Banca Centrale americana nel 1987 dall'allora presidente Usa Ronald Reagan.


questa sì che una brutta notizia ...
greenspan con la sua politica monetaria ci porterà alla recessione... anzi depressione
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Vecchio 23-04-03, 12:21   #4 (permalink)
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Re: Re: prossima fermata: depressione

Citazione:
Scritto da rotaandrea
EH si da quando c'è lui Gli USA sono in crisi.....tutti allo sbando senza il necessario per vivere..........Io farei a cambio con un cappellone di mia conoscenza....che vive in Europa


QUOTE]Scritto da lucrezio
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22 Aprile 2003 18:02 NEW YORK (WSI)

In un' intervista ad un settimanale pubblicato negli Stati Uniti il presidente americano George Bush ha affermato che al momento della scadenza del mandato, nel giugno 2004, riconfermera' il Chairman della Federal Reserve Alan Greenspan.
La dichiarazione arriva proprio nel giorno in cui il N.1 della Fed, dopo essere stato ricoverato d'urgenza, e' stato sottoposto ad un intervento chirurgico per problemi alla prostata.

Alan Greenspan, 77 anni, iniziera' quindi l'anno prossimo il suo quinto mandato. Era stato chiamato alla presidenza della Banca Centrale americana nel 1987 dall'allora presidente Usa Ronald Reagan.


questa sì che una brutta notizia ...
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ormai è troppo vecchio ... bisogna sostituirlo....
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Vecchio 23-04-03, 12:22   #5 (permalink)
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La politica monetaria


La moneta cartacea è un mezzo del tutto privo di valore intrinseco. A differenza di quella metallica, in oro o argento, massimizza la propria funzione principale: rendere più facile lo scambio di beni e servizi.
Il gold standard, il sistema aureo secondo il quale ciascuna banca centrale si impegnava a mantenere un tasso di cambio fisso tra la propria valuta cartacea e un'oncia d'oro crollò a seguito della crisi degli anni trenta.
La crisi mondiale degli anni settanta portò invece al crollo del dollar standard, il regime di cambi fissi tra le valute delle nazioni più industrializzate.

Impedire alle variabili economiche di fluttuare liberamente è un controsenso dei liberi mercati. Ciò può dare dei vantaggi nel breve periodo. Ad esempio, potrebbe essere un modo per prevenire fluttuazioni indesiderate di certi prezzi a causa della speculazione. Nel lungo periodo, tuttavia, impedire alle variabili di muoversi liberamente secondo le pressioni naturali indotte dal sistema rischia di creare degli squilibri difficilmente contenibili.

L'abbandono del gold standard e successivamente del dollar standard ha permesso alle banche centrali di poter controllare l'offerta di moneta, quale mezzo di politica economica, in maniera molto più flessibile di quanto avvenisse prima.

Generalmente i due tipi di intervento più utilizzati sono le operazione di mercato aperto, acquisto e vendita di titoli, e le variazioni dei tassi di interesse.
Acquisto di titoli e riduzione dei tassi di interesse espandono lo stock di moneta in circolazione (politica espansiva o accomodante), vendite di titoli e aumenti dei tassi al contrario lo contraggono (politica restrittiva).

A parte gli anni settanta e i primi anni ottanta in cui politiche monetarie espansive furono seguite ovunque da tassi di inflazione a due cifre, dalla metà degli ottanta in poi l'uso di una politica monetaria accomodante si è rivelato la panacea migliore e più tempestiva per curare i diversi problemi economici, dai rallentamenti economici alle crisi finanziarie.
Anche le politiche fiscali hanno continuato ad essere utilizzate e tutt'oggi mantengono la loro importanza, tuttavia, proprio per la rapidità con cui riescono ad intervenire, è alle politiche monetarie che si è delegato l'obiettivo finale di stabilizzazione del tasso di crescita economica.

Tranne un breve periodo compreso tra il 1990 e il 1991 l'economia americana ha attraversato un periodo di prolungata espansione durato quasi venti anni, dal 1982 al 2000. Un successo dovuto in gran parte proprio agli interventi e al sostegno di una efficace (ma, come vedremo, non efficiente) politica monetaria.
E' per questo motivo che a gennaio del 2001, dopo il primo taglio dei tassi di interesse da parte della FED, la banca centrale americana, molti esperti del mercato azionario alzarono la voce giubilanti gridando di comprare.
Per mesi nel 2001 il ritornello è stato: Don't fight the FED!

Secondo il giudizio di molti trader e analisti, il ricorso ad una politica accomodante avrebbe condotto presto a una nuova fase espansiva, quindi a una nuova fase di mercato al rialzo. Era una strategia che funzionava oramai da venti anni, perché sarebbe dovuta andare in crisi proprio adesso, nel mezzo del nuovo paradigma, appena varcata la soglia della new economy?
Forse per tre motivi.
Primo perché il nuovo paradigma non esiste, secondo perché la new economy è stata solo una brutta favola. Terzo perché i rallentamenti ciclici sono cosa ben diversa da un grave problema di naturale strutturale.
Risultato: 11 tagli in 12 mesi per un totale di 4.75 punti percentuali non sembrano ancora avere dato alcuno stimolo all'economia. E i mercati azionari per il secondo anno consecutivo hanno chiuso in rosso. Non avveniva dal 1974.
DON'T FIGHT THE FED.
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Vecchio 23-04-03, 12:23   #6 (permalink)
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mai nessun giornale ne parla, ma sarebbe molto interessante vedere gli effetti del calo dei tassi su una famiglia media americana e su uno europea....
Siamo in situazioni diametralmente opposte!
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Vecchio 23-04-03, 12:28   #7 (permalink)
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Citazione:
Scritto da a.m.
mai nessun giornale ne parla, ma sarebbe molto interessante vedere gli effetti del calo dei tassi su una famiglia media americana e su uno europea....
Siamo in situazioni diametralmente opposte!
spunto interessante....

sicuramente qui in italia se il tasso è al 2,5 o al 6 cambia poco e niente...
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Vecchio 23-04-03, 12:31   #8 (permalink)
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Citazione:
Scritto da lucrezio
spunto interessante....

sicuramente qui in italia se il tasso è al 2,5 o al 6 cambia poco e niente...
Io penso che cambi molto, ma in direzione completamente differente rispetto alla famiglia USA.

In quanti in Europa hanno dei risparmi? In quanti in USA hanno dei debiti?
Tassi minori in USA si traducono in maggior reddito, tassi minori in Europa si traducono in minor reddito!!!!
Per fortuna che Win non si è piegato alla volontà dei certi signorotti che prima hanno preso decisioni sciagurate, poi accecati dalla loro miopia gli hanno chiesto minori tassi per risolvare i loro problemi di debito...
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Vecchio 23-04-03, 12:32   #9 (permalink)
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In effetti c'è poco da star tranquilli. Viviamo su un castello di carte (di credito) sempre più instabile perchè sempre più alto. Per pagare debito creiamo nuovo debito e via discorrendo. Tutto questo può ovviamente funzionare benissimo senza scosse esogene che il sistema non può prevedere e reggere. L'11 settembre ha incrinato molti muri e creato crepe da allora tacconate con il solito metodo (leggi nuovo moneta).
Sperem
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Vecchio 23-04-03, 12:35   #10 (permalink)
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ho dimenticato di citare le fonti degli articoli

http://www.usemlab.com/
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