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  1. #11

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    Citazione Originariamente Scritto da zazen Visualizza Messaggio
    hai ragione
    non scriverò più il nome del partito

    però devi ammettere che dav pubblica SOLO dei thread propaganda di partito
    ha solo l'accortezza di non scrivere il nome del partito
    ma è più che chiaro
    Condivido in pieno il giudizio su Dav, la sua presenza su questo forum è addirittura imbarazzante, anche perchè non replica nemmeno limitandosi a riportare trafiletti inneggianti ai risultati del governo.

  2. #12
    L'avatar di The Beast
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    Citazione Originariamente Scritto da zazen Visualizza Messaggio
    hai ragione
    non scriverò più il nome del partito

    però devi ammettere che dav pubblica SOLO dei thread propaganda di partito
    ha solo l'accortezza di non scrivere il nome del partito
    ma è più che chiaro
    lo so, anche i suoi messaggi sono oggetto di moderazione nel caso trascenda. Non facciamo sconti a nessuno, ma dobbiamo per forza di cose essere un pò severi

  3. #13
    L'avatar di Dav. c. G.
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    I due ko e il primato del Pil pro capite - Il Sole 24 ORE

    I due ko e il primato del Pil pro capite

    –Marco Fortis Domenica 31 Dicembre 2017

    La maggior parte degli economisti e dei commentatori non sembra ancora aver capito una verità tanto semplice quanto banale riguardo al tema della (bassa, debole, insufficiente?) crescita economica italiana. E cioè che se il nostro Pil per abitante del 2017 si trova sostanzialmente ancora ai livelli del 1999 in termini reali la spiegazione non è perché la nostra crescita attuale sia comparativamente inferiore rispetto a quella degli altri maggiori Paesi avanzati. Bensì perché l'economia italiana ha incassato negli ultimi due decenni alcuni autentici colpi da KO sotto forma di crisi di portata storica. Crisi che ci hanno fatto vertiginosamente perdere quota, come un aereo finito improvvisamente in un vuoto d'aria. Fortunatamente non ci siamo schiantati a terra ma adesso, non essendo possibili i miracoli in economia, ci vuole il dovuto tempo per riguadagnare l'altitudine che avevamo raggiunto in precedenza. Non è perciò una questione di bassa velocità media. È che negli ultimi anni siamo rimasti tremendamente attardati rispetto agli altri Paesi che non hanno vissuto una successione di recessioni forti come le nostre.

    Se infatti consideriamo le quattro maggiori economie europee e gli Stati Uniti, possiamo constatare che nel 2017 tutti i Paesi analizzati tranne l'Italia hanno raggiunto i loro valori storici più alti di prodotto per abitante in termini reali. Perché l'Italia no? Perché già nel 2008-2009 il nostro Pil pro capite precipitò di oltre il 6% rispetto all'anno precedente. E poi perché, dopo un debole recupero nel 2010-2011, l'Italia perse altri 5 punti percentuali abbondanti di Pil pro capite nel biennio dell'austerità 2012-2013. In totale, rispetto ai livelli massimi toccati nel 2007, il Pil italiano per abitante ha lasciato sul terreno oltre 11 punti di flessione nel 2008-2013.

    Dal punto di vista comparato, mentre la prima crisi, quella del 2008-2009, interessò anche le altre quattro maggiori economie qui considerate, che poi però recuperarono velocemente negli anni immediatamente successivi, la seconda crisi del 2012-2013 è stata un evento unicamente italiano (oltre che degli altri Paesi minori colpiti dal “contagio” greco come Spagna, Portogallo e Irlanda). Se, per ipotesi, ciò fosse capitato alla Germania oggi il Pil tedesco sarebbe non superiore a quello di 14 anni fa.

    È quindi del tutto evidente che, pur avendo ben in mente i nostri ritardi strutturali, le inefficienze e i divari geografici che ci caratterizzano, il problema determinante dell'Italia non è quello di una generica bassa crescita economica, misurata per di più in modo alquanto scolastico sul lungo periodo. Il nostro maggior handicap è invece costituito dalle profonde recessioni che si sono verificate entro “quel” lungo periodo, crisi che hanno alterato completamente il significato dei nostri tassi medi annui composti di crescita calcolati sull'intervallo di riferimento. In altri termini, se il nostro Pil pro capite è ancora ai livelli del 1999 non è perché oggi ci sia poca crescita ma perché abbiamo avuto prima la recessione del 2008-2009, poi lo spread e infine l'austerità. E le eventuali responsabilità “politiche” del perché siamo fermi al 1999 vanno imputate, se del caso, a chi ha provocato o mal gestito tali eventi. O a chi vi è arrivato impreparato, non avendo approfittato del primo decennio dell'euro per riequilibrare in modo incisivo i nostri conti pubblici.

    La comprensione della bassa crescita italiana è resa ancor più complicata dal fatto che negli ultimi anni il nostro Paese è stato interessato anche da una curva demografica negativa, che ne ha limitato il potenziale di sviluppo e di domanda interna. Un trend che, verosimilmente, continuerà anche in prospettiva. Nel 2016, ad esempio, la popolazione italiana è diminuita dello 0,2% mentre ad esempio quella tedesca è cresciuta dell'1%. Per cui, se per ciò che riguarda la crescita del Pil totale l'Italia è stata nel 2016 inferiore agli altri Paesi (anche se non più come in passato), in realtà per aumento del Pil pro capite la nostra economia è stata loro superiore: Italia +1,11%, Regno Unito +1,08%, Germania +0,95%, Stati Uniti +0,79%, Francia +0,78%. Lo stesso dovrebbe accadere, secondo le previsioni della Commissione Europea, anche per i Pil pro capite del 2017: Italia +1,52%, Stati Uniti +1,45%, Germania +1,32%, Francia +1,07%, Regno Unito +0,75%. Considerato che, da quando esistono serie storiche comparabili, cioè dal 1992, non era mai accaduto che l'Italia risultasse prima per crescita del Pil pro capite tra le cinque maggiori economie occidentali del G-7, e men che meno per due anni consecutivi, ma, anzi, è stata quasi sempre ultima, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un fenomeno di portata storica. In conclusione, l'Italia uscita dalla crisi 2008-2013 non è più paragonabile a quella che vi era entrata. È oggi un'Italia per molti aspetti ridimensionata rispetto a prima (a cominciare dalla capacità produttiva irrimediabilmente persa) ma è più reattiva, dinamica ed efficiente. Un'Italia che ha finalmente realizzato una serie di importanti riforme attese da anni. Il risultato è che, sì, il nostro Pil pro capite è ancora molto distante dai livelli pre-crisi, ma che per la prima volta cresce più velocemente dei Pil pro capite di altre importanti economie sviluppate.


    p.s.: anche nel 2015 e 2016 l'aumento del pil pro capite dell'italia è stato + alto di francia e Germania e tra i primi nel G7 insieme al Giappone.

    Italia crescita Pil più alta di Francia e Germania - Corriere.it

  4. #14

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    Massi, per ottenere numeri migliori dividiamo anche i dati per la superficie del Paese pianeggiante o per il numero di spiagge o per le giornate piovose!

    Poi altro' che' il doppio, siamo sopra al 2000%




    Citazione Originariamente Scritto da Dav. c. G. Visualizza Messaggio
    I due ko e il primato del Pil pro capite - Il Sole 24 ORE


    La comprensione della bassa crescita italiana è resa ancor più complicata dal fatto che negli ultimi anni il nostro Paese è stato interessato anche da una curva demografica negativa, che ne ha limitato il potenziale di sviluppo e di domanda interna. Un trend che, verosimilmente, continuerà anche in prospettiva. Nel 2016, ad esempio, la popolazione italiana è diminuita dello 0,2% mentre ad esempio quella tedesca è cresciuta dell'1%. Per cui, se per ciò che riguarda la crescita del Pil totale l'Italia è stata nel 2016 inferiore agli altri Paesi (anche se non più come in passato), in realtà per aumento del Pil pro capite la nostra economia è stata loro superiore: Italia +1,11%, Regno Unito +1,08%, Germania +0,95%, Stati Uniti +0,79%, Francia +0,78%. Lo stesso dovrebbe accadere, secondo le previsioni della Commissione Europea, anche per i Pil pro capite del 2017: Italia +1,52%, Stati Uniti +1,45%, Germania +1,32%, Francia +1,07%, Regno Unito +0,75%. Considerato che, da quando esistono serie storiche comparabili, cioè dal 1992, non era mai accaduto che l'Italia risultasse prima per crescita del Pil pro capite tra le cinque maggiori economie occidentali del G-7, e men che meno per due anni consecutivi, ma, anzi, è stata quasi sempre ultima, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un fenomeno di portata storica. In conclusione, l'Italia uscita dalla crisi 2008-2013 non è più paragonabile a quella che vi era entrata. È oggi un'Italia per molti aspetti ridimensionata rispetto a prima (a cominciare dalla capacità produttiva irrimediabilmente persa) ma è più reattiva, dinamica ed efficiente. Un'Italia che ha finalmente realizzato una serie di importanti riforme attese da anni. Il risultato è che, sì, il nostro Pil pro capite è ancora molto distante dai livelli pre-crisi, ma che per la prima volta cresce più velocemente dei Pil pro capite di altre importanti economie sviluppate.

    Italia crescita Pil più alta di Francia e Germania - Corriere.it

  5. #15
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    I due ko e il primato del Pil pro capite - Il Sole 24 ORE

    I due ko e il primato del Pil pro capite...

    come volevasi dimostrare:
    solo propaganda di partito

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