Piccolo esame di economia - Pagina 32
Jens Weidmann conferma la natura di falco tedesco. E ammette: “più facile lavorare con Merkel che con Draghi”
"La Bce è certamente una istituzione che funziona bene. Ma questo non significa che debba assumere il ruolo...dei governi". E il riferimento è ovviamente al programma di Quantitative easing che …
Telecom Italia accelera in Borsa: mercato guarda a voci su addio jv con Canal+. Ma rimane centrale tema scorporo rete
Tra i migliori performer del Ftse Mib c'è Telecom Italia al centro delle indiscrezioni stampa. Sarebbe saltata la jv con Canal+. Tema centrale in vista del cda di marzo rimane …
E’ stato davvero un tweet di Kylie Jenner a mettere KO Snap?
Maybelline pubblica intanto un sondaggio su Twitter, chiedendo al pubblico se debba rimanere attiva nella piattaforma di Snapchat.
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Prima 22303132

  1. #311
    L'avatar di signor pomata
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    Citazione Originariamente Scritto da luciano sibio Visualizza Messaggio
    Pomata hai fatto delle riflessioni errate,per cortesia rileggele.
    E poi(tipico del tuo procedere) continui a rivolgere a me critiche come se io fossi il difensore del mercato,cosa del tutto errata ,dimostrando di non aver capito proprio nulla di quello che ti ho scritto o forse non lo hai letto, cosa che fai abitualmente semmai leggi solo la prima riga.
    Io ti stavo solo ricordando che se parli di economia i criteri di valutazioni sui sistemi sociali debbono essere strettamente economici. Con questo nessuno ti impedisce di analizzare i fatti sociali da un altro punto di vista però ricorda in questo caso che non stai parlando di economia e oltretutto lo fai pure nel posto sbagliato.
    Con l'occasione ti evidenzio,dato che ti è sfuggito,che io sono contrario al mercato molto più di te,perchè oltre a non condividerne le ragioni morali,ne dimostro anche i limiti nel raggiungimento degli obiettivi economici in senso stretto,cosa che non riesce a te con tutti i tuoi sermoni.
    Premesso che sono in attesa di avere una risposta con almeno qualcosa di solido sulla questione Totò e la banca centrale....e sono giorni oramai.
    Io non voglio imporre il mio ragionamento, ma se non posso parlare di politica economica in macro dove ne dovrei parlare?
    Se non è macro la decisione o meno di fissare un cambio o un prezzo, se non è macro la decisione di inflazionare o deflazionare, cosa lo è?
    Mi lasciate basito.
    Vorreste fare politica senza parlare di economia e fare economia senza politica?
    Come?
    Ma scegliere di alzare le tasse o abbassarle o garantire un salario minimo o non garantirlo non è economia?
    E non è anche politica?
    La bce è economico o politico quando decide che uno può infrangere una regola e un altro no?
    Cioè sta cosa è assurda.....un governo allora che dovrebbe fare?

  2. #312
    L'avatar di signor pomata
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    Io non vorrei divagare troppo.
    Sono in attesa di sapere se è Totò che fa draghi o draghi che fa Totò?
    Sono giorni che o travisi o dici che faccio ragionamenti astratti.
    Aspetto fino a oggi.

  3. #313

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    Citazione Originariamente Scritto da signor pomata Visualizza Messaggio
    La bci è privata.....come la bce.
    Trova in rete gli azionisti.
    Così si cominicia a dare un taglio a un pò di frescate che girano da tempo su internet sull'argomento

    DA ECONOMIA MERCOLEDÌ 25 GENNAIO 2017


    Martedì sera, durante la puntata del talk show politico diMartedì in onda su La7, il parlamentare e dirigente del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista ha ripetuto una frase che era molto comune sentire fino a qualche anno fa, soprattutto tra chi crede al cosiddetto “complotto del signoraggio”, una delle teorie della cospirazione più diffuse al mondo. Parlando dei problemi del sistema bancario italiano con il conduttore Giovanni Floris, Di Battista ha detto:

    «Il problema, non so se lo sanno gli italiani, è che oggi Banca d’Italia, che dovrebbe controllare le banche private ed evitare che possano fallire, non è più una banca pubblica, perché è una banca controllata da quelle stesse banche private che dovrebbe controllare»

    Sarebbe davvero strano se in un paese moderno un organo importante come la banca centrale fosse in mano ai privati, e infatti non è vero.



    Dal minuto 30.32

    Al comma 1, articolo 1, lo statuto della Banca d’Italia stabilisce che: «La Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico». L’errore di Di Battista era molto comune in particolare qualche anno fa, ed è in parte giustificato: quasi il 100 per cento delle quote della banca sono effettivamente possedute dagli istituti di credito privati, cioè da banche e assicurazioni. Questa disposizione è poco più che un retaggio di un’epoca passata, quando tutte le banche erano istituti di diritto pubblico. Oggi la composizione delle quote della Banca d’Italia non ha più grandi effetti pratici: comprendere il perché non è difficile ma è un po’ elaborato da spiegare, e per questo l’equivoco continua a riaffiorare negli anni nonostante le numerose smentite. Qui ne trovate una di Mario Seminerio e qui una del Post, in cui raccontiamo anche come funziona la distribuzione dei dividendi della Banca.

    Quasi tutte le quote di Banca d’Italia sono in mano a banche e assicurazioni private (qui trovate l’elenco aggiornato al 31 dicembre 2016). INAIL e INPS, due istituti di previdenza pubblica, ne possiedono circa il 5 per cento, mentre le due principali banche italiane, Intesa e Unicredit, da sole controllano un terzo di tutte le quote (in ogni caso nessuno può votare o incassare dividendi per una quota superiore al 3 per cento). Ai detentori di queste quote, però, spettano pochi poteri formali. L’assemblea dei partecipanti, formata da tutti i detentori, si limita a nominare i componenti del Consiglio superiore, un organo che ha compiti di amministrazione e vigilanza interna alla banca e che, stabilisce lo Statuto al comma 2, articolo 19, «non ha alcuna ingerenza nelle materie relative all’esercizio delle funzioni pubbliche attribuite dal Trattato, dallo Statuto del SEBC e della BCE, dalla normativa dell’Unione europea e dalla legge alla Banca d’Italia o al Governatore per il perseguimento delle finalità istituzionali». Gli istituti privati, insomma, non esercitano nessun controllo sulla Banca d’Italia.

    Le funzioni più importanti della Banca d’Italia (che ormai non sono molte, come vedremo tra poco) sono esercitate dal governatore, nominato dal presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio, e dal direttorio, nominato dal Consiglio superiore su proposta del governatore. L’organo più importante all’interno della Banca d’Italia, quindi, è il governatore, che viene scelto dal governo, cioè dallo Stato. Una volta nominato, il governatore è indipendente dal governo e dall’assemblea, e svolge il suo mandato per sei anni senza che possa essere rimosso o formalmente influenzato nelle sue decisioni. La formale indipendenza della Banca dal governo è stata sancita nel 1981, quando si stabilì che Banca d’Italia non era più tenuta ad acquistare tutti i titoli di stato rimasti invenduti, cosa che portava alla cosiddetta “monetizzazione del debito pubblico”.

    La Banca d’Italia non è formalmente privata e, nella sostanza, i privati non hanno potere all’interno dell’istituto. Di Battista è impreciso anche quando definisce il ruolo di Banca d’Italia: «Controllare le banche private ed evitare che possano fallire». La vigilanza è stata per decenni una delle attività più importanti di Banca d’Italia, ma oggi questo compito è svolto in maniera congiunta con le autorità europee, in quello che si chiama “Meccanismo di vigilanza unico”, o “Single Supervisory Mechanism” (SSM). Significa che le più grandi banche italiane sono sorvegliate direttamente dalla Banca Centrale Europea; le altre sono vigilate dalla Banca d’Italia, che però deve seguire “gli indirizzi formulati dalla BCE”. In ogni momento la BCE può avocare a sé la sorveglianza di qualsiasi istituto, se lo ritiene necessario.

    Per quanto Di Battista abbia fatto una serie di affermazioni errate o imprecise, però, la sostanza del suo ragionamento non è sbagliata. In passato sono avvenuti diversi episodi che hanno messo in dubbio la correttezza e la neutralità della vigilanza di Bankitalia. Per esempio nel 2005 il governatore Antonio Fazio fu costretto a dimettersi per il ruolo avuto in quello che i giornali definirono lo scandalo dei “furbetti del quartierino”. Per lo stesso caso Fazio è stato condannato per aggiotaggio, mentre l’accusa di insider trading è caduta in prescrizione. Nel 2007 la Banca d’Italia guidata da Mario Draghi approvò l’acquisto di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena, un’operazione da molti ritenuta sbagliata e troppo costosa e che ha contribuito molto a peggiorare la situazione di MPS.

    La storia di questi e altri casi di fallimento della vigilanza in ogni caso non ha a che fare con il controllo della Banca d’Italia da parte di banche private, ma con la molto più prosaica commistione tra banche e politica, un antico problema italiano che ha origine nel possesso di centinaia di miliardi di titoli di stato da parte del sistema bancario, nella presenza di fondazioni bancarie governate da politici locali e nei rapporti spesso poco trasparenti tra classe politica e dirigenti bancari. Non solo sono temi difficili da spiegare in televisione, ma, come ha fatto notare Floris nell’intervista a Di Battista, la loro soluzione sembra in netto contrasto con il programma del Movimento 5 Stelle, secondo cui il sistema bancario andrebbe ulteriormente nazionalizzato: quindi posto sotto un controllo politico ancora più capillare di quello odierno.

  4. #314
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    Così si cominicia a dare un taglio a un pò di frescate che girano da tempo su internet sull'argomento

    DA ECONOMIA MERCOLEDÌ 25 GENNAIO 2017


    Martedì sera, durante la puntata del talk show politico diMartedì in onda su La7, il parlamentare e dirigente del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista ha ripetuto una frase che era molto comune sentire fino a qualche anno fa, soprattutto tra chi crede al cosiddetto “complotto del signoraggio”, una delle teorie della cospirazione più diffuse al mondo. Parlando dei problemi del sistema bancario italiano con il conduttore Giovanni Floris, Di Battista ha detto:

    «Il problema, non so se lo sanno gli italiani, è che oggi Banca d’Italia, che dovrebbe controllare le banche private ed evitare che possano fallire, non è più una banca pubblica, perché è una banca controllata da quelle stesse banche private che dovrebbe controllare»

    Sarebbe davvero strano se in un paese moderno un organo importante come la banca centrale fosse in mano ai privati, e infatti non è vero.



    Dal minuto 30.32

    Al comma 1, articolo 1, lo statuto della Banca d’Italia stabilisce che: «La Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico». L’errore di Di Battista era molto comune in particolare qualche anno fa, ed è in parte giustificato: quasi il 100 per cento delle quote della banca sono effettivamente possedute dagli istituti di credito privati, cioè da banche e assicurazioni. Questa disposizione è poco più che un retaggio di un’epoca passata, quando tutte le banche erano istituti di diritto pubblico. Oggi la composizione delle quote della Banca d’Italia non ha più grandi effetti pratici: comprendere il perché non è difficile ma è un po’ elaborato da spiegare, e per questo l’equivoco continua a riaffiorare negli anni nonostante le numerose smentite. Qui ne trovate una di Mario Seminerio e qui una del Post, in cui raccontiamo anche come funziona la distribuzione dei dividendi della Banca.

    Quasi tutte le quote di Banca d’Italia sono in mano a banche e assicurazioni private (qui trovate l’elenco aggiornato al 31 dicembre 2016). INAIL e INPS, due istituti di previdenza pubblica, ne possiedono circa il 5 per cento, mentre le due principali banche italiane, Intesa e Unicredit, da sole controllano un terzo di tutte le quote (in ogni caso nessuno può votare o incassare dividendi per una quota superiore al 3 per cento). Ai detentori di queste quote, però, spettano pochi poteri formali. L’assemblea dei partecipanti, formata da tutti i detentori, si limita a nominare i componenti del Consiglio superiore, un organo che ha compiti di amministrazione e vigilanza interna alla banca e che, stabilisce lo Statuto al comma 2, articolo 19, «non ha alcuna ingerenza nelle materie relative all’esercizio delle funzioni pubbliche attribuite dal Trattato, dallo Statuto del SEBC e della BCE, dalla normativa dell’Unione europea e dalla legge alla Banca d’Italia o al Governatore per il perseguimento delle finalità istituzionali». Gli istituti privati, insomma, non esercitano nessun controllo sulla Banca d’Italia.

    Le funzioni più importanti della Banca d’Italia (che ormai non sono molte, come vedremo tra poco) sono esercitate dal governatore, nominato dal presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio, e dal direttorio, nominato dal Consiglio superiore su proposta del governatore. L’organo più importante all’interno della Banca d’Italia, quindi, è il governatore, che viene scelto dal governo, cioè dallo Stato. Una volta nominato, il governatore è indipendente dal governo e dall’assemblea, e svolge il suo mandato per sei anni senza che possa essere rimosso o formalmente influenzato nelle sue decisioni. La formale indipendenza della Banca dal governo è stata sancita nel 1981, quando si stabilì che Banca d’Italia non era più tenuta ad acquistare tutti i titoli di stato rimasti invenduti, cosa che portava alla cosiddetta “monetizzazione del debito pubblico”.

    La Banca d’Italia non è formalmente privata e, nella sostanza, i privati non hanno potere all’interno dell’istituto. Di Battista è impreciso anche quando definisce il ruolo di Banca d’Italia: «Controllare le banche private ed evitare che possano fallire». La vigilanza è stata per decenni una delle attività più importanti di Banca d’Italia, ma oggi questo compito è svolto in maniera congiunta con le autorità europee, in quello che si chiama “Meccanismo di vigilanza unico”, o “Single Supervisory Mechanism” (SSM). Significa che le più grandi banche italiane sono sorvegliate direttamente dalla Banca Centrale Europea; le altre sono vigilate dalla Banca d’Italia, che però deve seguire “gli indirizzi formulati dalla BCE”. In ogni momento la BCE può avocare a sé la sorveglianza di qualsiasi istituto, se lo ritiene necessario.

    Per quanto Di Battista abbia fatto una serie di affermazioni errate o imprecise, però, la sostanza del suo ragionamento non è sbagliata. In passato sono avvenuti diversi episodi che hanno messo in dubbio la correttezza e la neutralità della vigilanza di Bankitalia. Per esempio nel 2005 il governatore Antonio Fazio fu costretto a dimettersi per il ruolo avuto in quello che i giornali definirono lo scandalo dei “furbetti del quartierino”. Per lo stesso caso Fazio è stato condannato per aggiotaggio, mentre l’accusa di insider trading è caduta in prescrizione. Nel 2007 la Banca d’Italia guidata da Mario Draghi approvò l’acquisto di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena, un’operazione da molti ritenuta sbagliata e troppo costosa e che ha contribuito molto a peggiorare la situazione di MPS.

    La storia di questi e altri casi di fallimento della vigilanza in ogni caso non ha a che fare con il controllo della Banca d’Italia da parte di banche private, ma con la molto più prosaica commistione tra banche e politica, un antico problema italiano che ha origine nel possesso di centinaia di miliardi di titoli di stato da parte del sistema bancario, nella presenza di fondazioni bancarie governate da politici locali e nei rapporti spesso poco trasparenti tra classe politica e dirigenti bancari. Non solo sono temi difficili da spiegare in televisione, ma, come ha fatto notare Floris nell’intervista a Di Battista, la loro soluzione sembra in netto contrasto con il programma del Movimento 5 Stelle, secondo cui il sistema bancario andrebbe ulteriormente nazionalizzato: quindi posto sotto un controllo politico ancora più capillare di quello odierno.
    Grazie per questo articolo di cronaca copia e incolla.
    Articolo che non mi spiega come e dove trovi i 1900 miliardi Totò draghi.
    Articolo che racconta che la bci ha azionisti privati ma non è privata.
    Non lo è perche il banchiere centrale è eletto dal presidente della repubblica che non è il governo.
    Banchiere che deve essere subalterno alla bce europea.
    Tale banca è collegiale ossia è formata da tutti i banchieri centrali delle varie nazioni.
    Tale fesseria si è visto quanto lo fosse nel tempo, ossia che la collegialità è nel fare gli interessi di uno zoccolo duro di stati sotto la egemonia tedesca.
    Il fatto che paesi come italia....fondatori e con 60 milioni di persone vengano definiti periferia è la prova che esiste un centro.
    Argomento che interessante ma che ci azzecca poco con il discorso iniziale, se ho tempo ti copio incollo qualcosa di più concreto di quel finto economista che ma hai postato.

  5. #315
    L'avatar di signor pomata
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    Questo sarebbe quello che decide chi dovrebbe essere il garante italiano della nostra banca centrale.
    Trattati Ue,Mattarella: ritorno sovranita nazionali e pericoloso - Tiscali Notizie

    Da notare che fa intendere che tutti possono governarsi da soli, paesi con un decimo del nostro potenziale ma noi no....noi non possiamo.

  6. #316
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    12.1.) Risoluzione sull'Unione Economica e Monetaria (doc. A 3-99/90) il Parlamento Europeo:

    “A) considerando che l'Unione: economica e monetaria costituisce un obiettivo della Comunità dichiarato reiterato dal 1969 fino al suo inserimento nel Trattato CEE mediante l'Atto Unico ed esplicitamente ribadito dai Consigli europei di Hannover, Madrid e Strasburgo,

    B) considerando che un'armonica realizzazione di tale obiettivo è strettamente legata a un'accelerazione dell'Unione politica della Comunità, con una revisione dei trattati che determini un rafforzamento del ruolo del PE; considerando che l'Unione politica s'impone tanto più in considerazione della riunificazione della Germania e degli sviluppi in corso nei paesi dell'Europa orientale…

    C) considerando che il completamento del grande mercato interno non potrà produrre in maniera costante e permanente tutti i vantaggi che si aspettano i cittadini se non verrà rapidamente consolidato da un'Unione economica e monetaria in cui l'uso progressivo di una moneta comune (l'ECU) finirà per portare a una moneta unica…

    G) considerando che l'Unione monetaria deve garantire la stabilità monetaria e favorire il progresso economico e sociale, e che tali finalità potranno essere garantite attraverso un sistema europeo di banche centrali, la cui autonomia dovrà fondarsi su basi giuridiche chiare,

    H) considerando che il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) deve godere del privilegio esclusivo della creazione monetaria, e quindi della capacità di utilizzare, senza alcuna autorizzazione preventiva, tutti gli strumenti di cui le grandi banche centrali moderne dispongono oggi par influenzare i mercati monetari…”
    ...“M) considerando che, per evitare che le autorità nazionali nuocciano all'obiettivo della stabilità monetaria e alla convergenza delle politiche macroeconomiche degli Stati membri, DEVONO ESSERE ADOTTATE NORME SEVERE CHE LIMITINO RIGOROSAMENTE il finanziamento monetario dei disavanzi pubblici E PROIBISCANO IL SALVATAGGIO AUTOMATICO, da parte della Comunità, DEGLI STATI MEMBRI IN DIFFICOLTÀ FINANZIARIA…
    ...PLAUDE alla decisione delle autorità degli Stati membri DI PROIBIRE IL FINANZIAMENTO MONETARIO DEL DISAVANZO PUBBLICO E L'INTERVENTO AUTOMATICO DELLA COMUNITÀ IN SOCCORSO DEGLI STATI MEMBRI CHE VERSANO IN DIFFICOLTÀ DI BILANCIO…
    ...considera necessario creare un sistema europeo di banche centrali che decida autonomamente come attuare gli obiettivi della politica monetaria definiti dal Consiglio e approvati dal Parlamento…; onde evitare che le autorità nazionali nuocciano all'obiettivo della stabilità monetaria e della convergenza delle politiche macroeconomiche degli Stati membri, DOVRANNO ESSERE ADOTTATE SEVERE NORME CHE LIMITINO RIGOROSAMENTE IL FINANZIAMENTO MONETARIO DEI DISAVANZI PUBBLICI E PROIBISCANO IL SALVATAGGIO AUTOMATICO DELLA COMUNITÀ, DEGLI STATI MEMBRI IN DIFFICOLTÀ…”;
    12.2.) Ancora, Europe/Documenti pubblicava quindi questo secondo rapporto dal titolo “L'unione Economica e monetaria al di là della prima tappa - Orientamenti per la preparazione della Conferenza intergovernativa”. A pag. 2, punto 4), intitolato “I principi di una sana politica di bilancio”, veniva riportato testualmente quanto segue:
    “… I seguenti elementi potrebbero essere incorporati nel Trattato:
    Gli Stati membri adottano politiche di bilancio conformi ai principi della disicplina di bilancio. Per il Comitato monetario, questi principi sono i seguenti:
    (i) OGNI FINANZIAMENTO MONETARIO ED OGNI FINANZIAMENTO OBBLIGATORIO DEI DEFICIT PUBBLICI DEVE ESSERE ESCLUSO. Ciò significa che i governi non devono aver accesso al finanziamento da parte della banca centrale e che gli istituti finanziari non devono essere obbligati ad acquistare titoli di Stato per finanziare il deficit del settore pubblico. Le operazioni del SESC su titoli di Stato interverrebbero solo per motivi inerenti alla politica monetaria.
    Il rispetto di questo principio proteggerà il buon funzionamento della politica monetaria, ma CONTRIBUIRÀ ANCHE A GARANTIRE CHE I GOVERNI SIANO SOTTOPOSTI ALLE CONDIZIONI DEL MERCATO QUANDO PRENDONO A PRESTITO. Inoltre, quando un governo prende a prestito nella moneta di un paese terzo, nessuna banca centrale dovrà essere tenuta a convertire il prodotto di questo prestito nella propria moneta.
    (ii) Ogni stato membro deve assumere la responsabilità della propria gestione di bilancio e deve assicurare che è in grado di rispettare i propri impegni. Dev'essere chiaro che i paesi membri non garantiscono i debiti di altri paesi membri. QUESTA REGOLA DEL "NO BAIL OUT" PERMETTERÀ DI ASSICURARE CHE I MERCATI FINANZIARI ESERCITINO UNA DISCIPLINA SU OGNI STATO MEMBRO CHE CONDUCA UNA POLITICA DI BILANCIO CHE NON SAREBBE APPROPRIATA IMPONENDO CONDIZIONI DIVERSE SUI SUOI PRESTITI, o, in casi estremi, rifiutando di imprestare…”.

    Chi comanda la bci e bce?

    Quando scrivono:
    QUESTA REGOLA DEL "NO BAIL OUT" PERMETTERÀ DI ASSICURARE CHE I MERCATI FINANZIARI ESERCITINO UNA DISCIPLINA SU OGNI STATO MEMBRO

    vorrà dire che noi contiamo qualcosa come stato o contano quelli che si nascondono dietro la parola mercato?
    Vedi te.

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