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Vecchio 28-01-12, 12:58   #1 (permalink)
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Non è opportuno anche “Il giorno della memoria Contributiva” ?

Considerata l’ abolizione di fatto della previdenza, che prende avvio con l’inizio di quest’anno - 2012: non è opportuno focalizzare ( preservare/tutelare ) i meriti contributivi dei singoli ?

Mi spiego.

In una vera logica di “restituzione contributiva”, quando il pensionando può decidere del tempo di pensionamento ( per consumare nei restanti anni di vita il valore dei contributi accumulati ), la ricompensa per i meriti contributivi acquisiti è riconosciuta e riscossa; con il valore della previdenza recuperata.

Ma nel sistema imposto dalla Fornero, che prevede la pensione per tutti a 67-70 ( con magari con qualche periodo di indigenza che precederà la data di pensionamento – e quindi maggiore difficoltà a raggiungere, in vita, le nuove età di pensionamento ), non esiste più alcuna proporzione tra il valore dei contributi versati e la qualità del trattamento previdenziale assegnato.

Allora, se tutti saranno di fatto privati di una proporzionale restituzione previdenziale, come si conserverà la memoria “del merito” acquisito da ciascuno: per il diverso valore del le contribuzioni pensionistiche versate nel corso della vita ?

… non c’è allora l’ esigenza di tutelare/sorvegliare/conservare l’esatto contenuto dei database dell’INPS ?
Non è forse anche la creazione della SUPER-INPS, un tentativo di confondere le gestioni e quindi rendere più complesso identificare le differenze di merito conseguite ?

Anche perché, finché sono riscontrabili sostanziali differenze di merito acquisite, esiste anche la possibilità teorica ( rischio per qualcuno ) che si possa tornare a riproporzionare equamente, prima o poi, i trattamenti pensionistici.
SobSobConsob non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 28-01-12, 13:32   #2 (permalink)
ridateci il cainano!
 
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Considerata l’ abolizione di fatto della previdenza, che prende avvio con l’inizio di quest’anno - 2012: non è opportuno focalizzare ( preservare/tutelare ) i meriti contributivi dei singoli ?

Mi spiego.

In una vera logica di “restituzione contributiva”, quando il pensionando può decidere del tempo di pensionamento ( per consumare nei restanti anni di vita il valore dei contributi accumulati ), la ricompensa per i meriti contributivi acquisiti è riconosciuta e riscossa; con il valore della previdenza recuperata.

Ma nel sistema imposto dalla Fornero, che prevede la pensione per tutti a 67-70 ( con magari con qualche periodo di indigenza che precederà la data di pensionamento – e quindi maggiore difficoltà a raggiungere, in vita, le nuove età di pensionamento ), non esiste più alcuna proporzione tra il valore dei contributi versati e la qualità del trattamento previdenziale assegnato.

Allora, se tutti saranno di fatto privati di una proporzionale restituzione previdenziale, come si conserverà la memoria “del merito” acquisito da ciascuno: per il diverso valore del le contribuzioni pensionistiche versate nel corso della vita ?

… non c’è allora l’ esigenza di tutelare/sorvegliare/conservare l’esatto contenuto dei database dell’INPS ?
Non è forse anche la creazione della SUPER-INPS, un tentativo di confondere le gestioni e quindi rendere più complesso identificare le differenze di merito conseguite ?

Anche perché, finché sono riscontrabili sostanziali differenze di merito acquisite, esiste anche la possibilità teorica ( rischio per qualcuno ) che si possa tornare a riproporzionare equamente, prima o poi, i trattamenti pensionistici.
vedrai per quanto tempo rimarrà tutto nel limbo:

vai all'INPDAP: "ci dispiace, non possiamo far nulla, non è colpa nostra, vada all'INPS"

vai all'INPS: "intanto la consigliamo di rivolgersi a un patronato, e poi, guardi, non abbiamo ancora ricevuto disposizioni in merito ... si in teoria dovremmo essere noi, ma finchè non ci arriva una circolare ..."

ehi, io in garage ho 2 forconi in ottimo stato ... se te ne serve uno
Andrea4891 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 28-01-12, 15:51   #3 (permalink)
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Non ho ben capito i presupposti della tua domanda, soprattutto
quando dici che con la manovra Fornero non ci sarà più alcuna
proporzionalità tra versamenti contributivi e rateo liquidato.

Comunque, la posizione contributiva di ognuno di noi è attestata
dallo "estratto conto contributivo" che puoi consultare anche in
via telematica. Nessuna possibilità di "confusione" tra le diverse
posizioni: del resto è questa la logica del "contributivo": il rateo
pensionistico sarà computato su tutti i contributi versati durante
l'intera vita lavorativa ed è dunque necessario che la posizione di
ognuno sia "tracciata" specificatamente dall'inizio alla fine.
Tello. non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 28-01-12, 17:46   #4 (permalink)
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di riforma in riforma quelli della mia età l'hanno sempre presa in quel posto, e non sto ad elencare

la cosa che dà più fastidio è vedere, proprio dall'estratto conto contributivo e dal calcolo teorico di pensione, che i contributi più vecchi non sono quasi considerati ... poi mi piacerebbe sapere come e quando vengono rivalutati ... vabbe', se siamo fortunati un giorno avremo l'amara sorpresa d'impararlo, per ora meglio vivere nell'ignoranza
Andrea4891 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 28-01-12, 19:47   #5 (permalink)
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Non ho ben capito i presupposti della tua domanda, soprattutto
quando dici che con la manovra Fornero non ci sarà più alcuna
proporzionalità tra versamenti contributivi e rateo liquidato.

....
Ci sono aspetti che forse non tutti hanno messo bene a fuoco.

Con quest’ultimo contributivo ( e mi piacerebbe, tra l’ altro, sapere quanti sono poi “i contributivi” che la Fornero intende impostare – ma questo merita un 3d a parte ), se all’età di 67 anni non avrai un montante sufficiente ad ottenere almeno un assegno > del 150% dell’ assegno sociale non ti potrai pensionare. Dovrai aspettare i 70 anni ( come, tra l’ atro ipotizzava il Berlusca… ).

Ora è risaputo che la storia lavorativa delle nuove generazioni non sarà tale da poter garantire loro dei montanti cospicui. Se poi ricordiamo che i tassi a cui si rivalutano i contributi sono quelli del PIL e che ogni tre anni procedono ad una revisione al ribasso dei coefficienti di restituzione : risulta chiaro che la maggior parte di questi si pensionerà a 70 anni, probabilmente con solo l’ assegno sociale, che non ha nessuna proporzione con i contributi effettivamente versati.

C’è poi da considerare che quando l’età di fruizione della pensione si sposta a quelle latitudini di età; si ha a che fare con una situazione di salute che renderà molto diverse le situazioni di ciascuno.
Per cui in realtà quello che incide, a quelle età, nel welfare non è più il quantum di pensione; ma piuttosto il quantum di salute che ciascuno si ritroverà.
Il quale, tra l’ altro, non solo non ha nessuna proporzione con il valore dei contributi versati, ma al contrario sarà tanto maggiore quanto meno il soggetto si sarà speso in attività lavorative impegnative durante gli anni.

Tanto é vero tutto questo che, oggi, si fanno bellissime statistiche sulla aumentate longevità delle persone; le quali fino ad un paio di anni fà si sono pensionate in media all’ età di 54-57 anni …

Ultima modifica di SobSobConsob : 28-01-12 alle ore 20:06
SobSobConsob non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-01-12, 13:04   #6 (permalink)
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Originalmente inviato da SobSobConsob Visualizza messaggio
Ci sono aspetti che forse non tutti hanno messo bene a fuoco.

Con quest’ultimo contributivo ( e mi piacerebbe, tra l’ altro, sapere quanti sono poi “i contributivi” che la Fornero intende impostare – ma questo merita un 3d a parte ), se all’età di 67 anni non avrai un montante sufficiente ad ottenere almeno un assegno > del 150% dell’ assegno sociale non ti potrai pensionare. Dovrai aspettare i 70 anni ( come, tra l’ atro ipotizzava il Berlusca… ).

Ora è risaputo che la storia lavorativa delle nuove generazioni non sarà tale da poter garantire loro dei montanti cospicui. Se poi ricordiamo che i tassi a cui si rivalutano i contributi sono quelli del PIL e che ogni tre anni procedono ad una revisione al ribasso dei coefficienti di restituzione : risulta chiaro che la maggior parte di questi si pensionerà a 70 anni, probabilmente con solo l’ assegno sociale, che non ha nessuna proporzione con i contributi effettivamente versati.

C’è poi da considerare che quando l’età di fruizione della pensione si sposta a quelle latitudini di età; si ha a che fare con una situazione di salute che renderà molto diverse le situazioni di ciascuno.
Per cui in realtà quello che incide, a quelle età, nel welfare non è più il quantum di pensione; ma piuttosto il quantum di salute che ciascuno si ritroverà.
Il quale, tra l’ altro, non solo non ha nessuna proporzione con il valore dei contributi versati, ma al contrario sarà tanto maggiore quanto meno il soggetto si sarà speso in attività lavorative impegnative durante gli anni.

Tanto é vero tutto questo che, oggi, si fanno bellissime statistiche sulla aumentate longevità delle persone; le quali fino ad un paio di anni fà si sono pensionate in media all’ età di 54-57 anni
Questa è la dimostrazione che il sistema è intrinsecamente sostenibile.

Devi sbatterti fino a 70 anni... ma quando arriverai alla pensione sarai ormai spompato e non camperai molto.

Così si contrasta l'insana tendenza all'aumento della vita media che ha tolto il sonno in questi anni ai Bocconi Boys, che volevano essere gli unici a campare fino a cent'anni...
San Siro non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-01-12, 14:43   #7 (permalink)
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Domanda: ma la pensione sociale e' garantita al 100% ?
Sbaglio a pensare che la pensione a cui si avra' diritto (indipendentemente dall'anno in cui si andra' in pensione) sara' grosso modo:
pensione sociale+(parte dovuto ai contributi versati) ?
Altrimenti -considerando il SOLO aspetto pensionistico- a che pro i precari dovrebbero sbattersi per 15-20 anni se poi avrebbero diritto alla sola pensione sociale ???
Molto meglio sarebbe per loro rendersi interessanti accettando di lavorare in nero e facendo risparmiare al loro datore il costo dei contributi...

P.S. facendo due conti, gia' andrebbero in pensione a 70 anni (seguendo la regola generale dei 42 anni di contributi) TUTTI i nati dopo il 1950 che hanno iniziato ad accumulare contributi annuali regolari solo a partire dai 28 anni...

Ultima modifica di kimo : 29-01-12 alle ore 14:54
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Vecchio 29-01-12, 18:41   #8 (permalink)
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mi dispiace kimo, ma questa volta non sono d'accordo

come puoi pensare che l'assegno sociale si possa sommare ai 4 soldi che ti sei meritato lavoricchiando ?!

non sarebbe giusto: per primi protesterebbero quelli che hanno la pensione integrata al minimo
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Vecchio 29-01-12, 18:44   #9 (permalink)
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sobsobconsob non mi sembri molto indignato però per i circa 17 milioni di pensionati (23 milioni di assegni) totalmente insostenibili(15000 cada uno)
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Vecchio 29-01-12, 22:39   #10 (permalink)
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Sono molto indignato per il sistema previdenziale italiano! … sono convinto che se si facesse un paragone serio sulle risorse che drena ed il servizi che eroga si scoprirebbe che è uno dei più inefficienti del mondo.

Probabilmente alla Fornero è stato assegnato il compito di eliminare la previdenza ( i motivi non li voglio trattare qui ! ): … e lei, da brava professorina, l’ha eliminata, per tutti coloro che non erano ancora in pensione!

Però, almeno per capire se sia eticamente conservabile il sistema che si è venuto a creare; mi preme capire se esiste, in una situazione così rattoppata, una logica premiante del lavoro.
Una relazione tra la quantità e la qualità dei contributi che ciascuno versa ed il servizio previdenziale che si riscuoterà.

La risposta è NO !

Aggiungo che, a mio avviso, i grossi difetti del nuovo contributivo sono per lo meno 3:
1) non permette di accumulare dei montanti sufficienti ( per l’ avaro meccanismo di rivalutazione );
2) non restituisce rendite dignitose ( e scientemente abbassano i coefficienti di restituzione, ogni 3 anni -- quindi i molti che non raggiungono un valore di pensione sufficiente devono pensionarsi a 70 anni ).
3) associa una età minima di pensionamento elevata, con ad un numero minimo di anni di contribuzione ( anche questo maggiore dei 5 che erano richiesti nel primo decreto Dini ), quando per sua definizione il “contributivo” non ha l’ esigenza di questi parametri.

IN SOSTANZA PERO' …
“QUANDO SI FINISCE PER PROPORRE UNA PENSIONE INDIGENTE, ANCHE SE IL PENSIONANDO AVESSE GIA 80 ANNI, PROBABILMENTE QUESTI DECIDEREBBE DI CONTINUARE A LAVORARE ( SALUTE ED INTELLETTO PERMETTENDO )”

… MA QUESTO E’ ACCETTABILE QUANDO SI DRENANO CONTRIBUTI A LIVELLO DEL 33% ?

Ultima modifica di SobSobConsob : 30-01-12 alle ore 00:39
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