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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Jul 2011
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L'euro del nord
FRANCOFORTE. L'ex presidente della Bdi, la Confindustria tedesca, Hans Olaf Henkel, e il presidente del Consiglio Mario Monti, muovono da uno stesso punto di partenza. «La Germania - dice Henkel - era il Paese più apprezzato in Grecia. Ora, a forza di fare agli altri continue prediche, stiamo scatenando forti sentimenti anti-tedeschi e questo crea un'animosità che non abbiamo mai visto prima». Più o meno, lo stesso avvertimento di Monti riguardo alle possibili conseguenze del dogma dell'austerità, imposto da Berlino. Henkel però arriva a conclusioni opposte a quelle di Monti, che sostiene riforme per la crescita e una governance europea più efficace. Henkel propone invece che si abbandoni l'euro come è oggi, per creare un 'euro del Nord' di cui facciano parte solo i Paesi che l'austerità l'hanno già acquisita nel proprio Dna, cioè Germania, Olanda, Austria e Finlandia.
Henkel fa parte di un numero crescente di esponenti del mondo dell'economia tedesca che, partiti come lui dal sostegno convinto all'euro, sposano oggi posizioni molto più rigide, anche se l'appoggio alla moneta unica, con i vantaggi che ha portato all'economia tedesca, resta per ora prevalente negli ambienti dell'industria. «Se non si riesce a imporre la disciplina ai Paesi della periferia - afferma Wolfgang Reitzle, ad del gruppo Linde (gas industriali) - la Germania dovrebbe abbandonare l'euro. Questo non dovrebbe essere più un tabù. Avremo un aumento della disoccupazione all'inizio, ma poi ci sarà pressione per diventare più competitivi». Persino un appassionato dell'Italia come Anton Boerner, presidente dell'associazione degli esportatori Bga, da sempre europeista, sostiene che «se l'Italia crede di poter guadagnare competitività senza riforme dure, è sulla strada sbagliata. Senza riforme si può arrivare anche alla rottura dell'Eurozona. |
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#2 (permalink) |
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Data registrazione: May 2010
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Ok, poniamo che in italia venga abolito l'art. 18 e si tagli brutalmente la spesa pubblica inefficiente. Penso che comunque la retorica tedesca non cambierebbe, ormai è un disco rotto.
Comunque mi pare politicamente infattibile, che fine farebbe l'UE, ad esempio? Un conto è creare un'unione di paesi con monete differenti, un altro è avere un'unione di due macro-aree con monete diverse ma culturalmente omogenee (anzi, a dire il vero la Finlandia non è culturalmente omgenea rispetto al blocco Olanda-Germania-Austria; si troverebbe dunque in posizione minoritaria e, dal mio punto di vista, non trarrebbe grandi benefici dal nord-euro). |
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#3 (permalink) |
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Data registrazione: Nov 2005
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..noi non possiamo uscire. Le difficoltà tecniche e burocratiche
sarebbero insormontabili. Ma se escono loro..siamo a posto. L'euro lo potremmo svalutare tranquillamente. E se si fanno le rifome necessarie..piano, piano.... |
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#4 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jul 2011
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Oramai credo che in Germania stia maturando l'idea che se ci sarà la rottura dell'euro sarà per colpa degli altri e non loro. Loro quindi non faranno nessuno sfrorzo aggiuntivo per salvare la valuta unica, si limiteranno a predicare austerità e ad imporre vincole per costringere gli altri ad adeguarsi al loro modello.
Se gli altri paesi nonostante i vincoli riescono a fare le riforme e a riprendere la fiducia dei mercati e sopravvivono bene altrimenti ognuno per la sua strada...L'economia mondiale è profondamente mutata da quanto è nata l'europa. E' molto più importante penetrare nei mercati delle potenze emergenti che stravolgere il proprio modello economico per consentire ad italiani e spagnoli di comprare qualche bmw in più. Un detto cinese recita :allearsi coi lontani per attaccare i vicini, credo sia in questa ottica che vada letta la visita a Londra di Monti Sempre più economisti anglosassoni concordano sul fatto che il quantitative easing diverrà strutturale. Bisogna riconoscere che le politiche economiche americane stanno dando i loro frutti, gli usa ormai sono fuori dalla crisi. I tedeschi comunque anche adottando politiche economiche profondamente diverse da quelle americane non se la passano male, quindi mi sembra evidente che si delineeranno in occidente due distinti modelli economici: Modello economico Sassone Modello economico Angosassone. La domanda da porsi è quale dei due vestiti si adatti meglio all'economia italiana. Ultima modifica di NuovaEra2012 : 19-01-12 alle ore 12:28 |
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#6 (permalink) | |
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un certain regard
Data registrazione: Jun 2001
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#7 (permalink) |
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Gamma Ray Burst
Data registrazione: Jul 2003
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Una chiave di lettura possibile è questa
Avremo un aumento della disoccupazione all'inizio, ma poi ci sarà pressione per diventare più competitivi Dal punto di vista della confindustria tedesca una buona occasione per tacitare richieste sindacali, dobbiamo competere anche con gli "straccioni" mediterranei (che qualcosa di buono ancora producono) quindi andateci piano con le richieste salariali. Se poi abbiano valutato bene gli scenari non so. |
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#10 (permalink) |
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21/13
Data registrazione: Apr 2009
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E' da due anni che ne discutono in maniera più o meno sotteranea. Comunque diventerebbe un'area di tutto rispetto. Germania, Olanda, Austria, Danimarca, Svezia, Finlandia e paesi baltici, Rep. Ceca, Slovacchia ed Ungheria di contorno saranno più di 150 milioni di abitanti.
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