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#1 (permalink) |
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Prospersenzacrescita
Data registrazione: Sep 2009
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A marzo si deciderà su eurobond,aumento del fondo salva stati,maggiore solidarietà.
Dicono che Sarkozy e Merkel abbiano fatto questo accordo nella notte tra l'8 ed il 9 dicembre, dopo la cacciata (finalmente!) dell'inghilterra dall'europa.
La Merkel per mettere nero su bianco per le misure sugli aiuti ai pigs meritevoli, avrebbe chiesto prima la ratifica ufficiale dei nuovi trattati da sventolare ai rigoristi dubbiosi del suo paese. Questa ratifica avverrà a Marzo. Speriamo che i mercati (almeno per quanto riguarda gli spread) diano una mano fino a Marzo ed alla ratifica. Il Pil sicuramente non darà nessun aiuto: infatti la manovra di Monti è (al momento) profondamente recessiva. Altra notizia positiva del vertice della notte del 9 dicembre: la marcia indietro di Francia e Germania sul patto di Deauville. Nell'ottobre del 2010 avevano deciso di coinvolgere i privati nei salvataggi degli stati in bancarotta.Scelta messa in pratica il 21 Luglio con decisione del consiglio europeo per la Grecia, quando fu deciso che le banche dovevano pagare il 50% del salvataggio della Grecia. Nonostante le rassicurazioni che si trattasse di un caso unico non ripetibile, i mercati videro il primo esempio di una prassi che si sarebbe ripetuta negli eventuali successivi salvataggi. Da allora iniziò la fuga dai tds Italiani e Spagnoli con i rialzi degli spread (i rialzi degli spread Italiani anche per altri noti motivi visto abbiamo superato poi di molto anche gli spread rispetto a quelli spagnoli). "Il vertice europeo che doveva salvare l`Europa si conclude con uno storico accordo che porterà, entro marzo, ad un trattato intergovernativo sull`Unione di bilancio che sarà firmato da almeno ventitré Paesi, e probabilmente da ventisei con l`unica esclusione della Gran Bretagna. Il Trattato è un monumento al rigore finanziario in salsa tedesca. Che dovrebbe essere compensato daun rafforzamento della solidarietà comunitaria per far fronte alla crisi dei debiti sovrani. Su quest`ultimo fronte, però, nelle conclusioni del vertice di ieri c`è ben poco. Il grosso delle decisioni in materia viene infatti rinviato al Consiglio europeo di marzo, quando si discuterà di euro-bond e quando si deciderà un eventuale rafforzamento del nuovo fondo salva stati. Questo è il risultato di un tacito accordo raggiunto nella notte tra la Merkel da una parte, Sarkozy, Van Rompuy e Barroso dall`altra. Prima di mollare sui soldi e di fare concessioni alla necessaria solidarietà comune, la Cancelliera vuole incassare a marzo la garanzia giuridica del Trattato, da vendere alla propria opinione pubblica come prova della conversione europea al rigore teutonico. Non a caso ieri il presidente Monti, che nel corso dell`incontro ha difeso strenuamente l`idea degli euro-bond, si è rallegrato per «i segnali di evoluzione» da parte tedesca «anche se non trovano espressione scritta manenza della Gran Bretagna nell`Unione europea. In realtà questa Europa della crisi, con un piede permanentemente nel baratro, derisa e sbeffeggiata per la sua impotenza, si sta scoprendo molto diversa dall`immagine convenzionale di colosso economico ma nano politico. In pochi mesi, senza averne apparentemente né il potere né gli strumenti, il Consiglio europeo ha «licenziato» tre capi di governo considerati a vario titolo inadeguati rispetto alle responsabilità che ricoprivano". Governo Italiano - Rassegna stampa Ultima modifica di Dav. c. G. : 11-12-11 alle ore 08:54 |
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#2 (permalink) |
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Prospersenzacrescita
Data registrazione: Sep 2009
Messaggi: 10,303
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Notizia positiva del vertice della notte del 9 dicembre: la marcia indietro di Francia e Germania sul patto di Deauville. Nell'ottobre del 2010 avevano deciso di coinvolgere i privati nei salvataggi degli stati in bancarotta.Scelta messa in pratica il 21 Luglio con decisione del consiglio europeo per la Grecia, quando fu deciso che le banche dovevano pagare il 50% del salvataggio della Grecia. Nonostante le rassicurazioni che si trattasse di un caso unico non ripetibile, i mercati videro il primo esempio di una prassi che si sarebbe ripetuta negli eventuali successivi salvataggi. Da allora iniziò la fuga dai tds Italiani e Spagnoli con i rialzi degli spread (i rialzi degli spread Italiani anche per altri noti motivi visto abbiamo superato poi di molto anche gli spread rispetto a quelli spagnoli).
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#3 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Mar 2009
Messaggi: 1,818
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Inoltre, a marzo la Merkel, con le elezioni ancora più vicine, sarà in grado di far digerire alla sua popolazione gli eurobond o qualcosa di simile? Quando i cittadini tedeschi vedranno che intorno a loro mezza Europa sarà caduta in recessione e vedranno i Governi della periferia dibattersi per evitare nuove manovre? Perchè la Merkel dovrebbe avere più forza politica a marzo per far accettare gli eurobond, quando probabilmente la stessa Germania risentirà del rallentamento economico di mezza Europa e quando probabilmente il consenso per la "cancelliera" sarà ai minimi storici? Io non credo che l'Europa avrà tempo fino a marzo per decidere. Credo invece che la dura realtà della contrazione del PIL porterà l'UE davanti al Rubicone... a quel punto le decisioni non potranno più essere rimandate! |
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#4 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jul 2011
Messaggi: 1,630
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...questi s.chifosi capitalisti giocano con le vite dei nostri figli...questi s.chifosi politici ci tolgono la serenità della vita...questi b.astardi dittatori vogliono il potere con il ricatto della fame...sono totalmente incapaci di gestire un circolo di periferia ed hanno "inventato" l'europa...ci hanno semidistrutto ed hanno compiuto un genocidio dei greci...i colpevoli vanno giustiziati...
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#5 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Nov 2010
Messaggi: 1,402
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Citazione:
Concordo invece sul fatto che si stia giocando con la vita di vari popoli. E noi da diversi mesi siamo il giocattolo globale preferito. Siamo sostanzialmente una trottola che viene lanciata a destra e a manca, per colpa del nostro enorme debito pubblico, della nostra scarsissima importanza nelle politiche internazionali e per una classe politica di nani, ballerine e peones. Consideriamo poi anche la scarsa autostima nazionale ed il poco nazionalismo e siamo il paese perfetto sul quale combattere la guerra. Quello che francamente non capisco è se la guerra è già finita ed ora è solo una commedia delle parti, oppure se siamo in una situazione di caos a 360° e gli esiti sono imprevedibili. |
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#6 (permalink) |
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Venture capital
Data registrazione: Jan 2010
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Siamo in un'epoca dove qualcuno molto in alto ha deciso di cambiare l'algoritmo della società capitalista, che di fatto si ripercuote sulla pelle dei popoli
Per il momento assistiamo alla fine fatale del vecchio sistema .... In un futuro prossimo, avremo un altro modello applicato alla società, questa volta intesa in senso globale. |
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#7 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Dec 2009
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December 10, 2011, 8:53 am
Kevin O’Rourke has a very good point :what European leaders are describing as “fiscal union” is very nearly the opposite: With this in mind, the most obvious point about the recent summit is that the “fiscal stability union” that it proposed is nothing of the sort. Rather than creating an inter-regional insurance mechanism involving counter-cyclical transfers, the version on offer would constitutionalize pro-cyclical adjustment in recession-hit countries, with no countervailing measures to boost demand elsewhere in the eurozone. Describing this as a “fiscal union,” as some have done, constitutes a near-Orwellian abuse of language. Maybe it was always thus, but the relentless wrong-headedness of the Europeans, their insistence on seeing their crisis as something it isn’t, and responding with actions that deepen the real crisis, has been a wonder to behold. In the 1930s policy makers had the excuse of ignorance; there was nobody to explain what was happening. Now, their actions amount to a willful disregard of Econ 101. Orwellian Currency Area - NYTimes.com |
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#8 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Dec 2009
Messaggi: 614
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10/12/2011 15:28
Il vertice azzoppato della tarda notte nel pomeriggio è tornato a sembrare un gigante dalle gambe salde. Recuperati gli indecisi, azzerata l’anomalia ungherese, si è potuta ammirare la dimensione del successo tedesco: un nuovo «patto di bilancio», aggiuntivo rispetto ai trattati europei, che parte dalla disciplina sui conti pubblici e di poco altro si interessa (i «meccanismi di stabilizzazione»). Ma impone di inserire in tutte le Costituzioni nazionali il «pareggio di bilancio», tollerando uno scostamento massimo dello 0,5%. Diciamola in modo semplice: nel bel mezzo di una crisi globale di dimensioni ancora incomprese, una decisione del genere equivale ad affrontare la tempesta con una pietra al collo. Dà l’impressione della «fermezza» mentre tutto intorno balla a un ritmo indiavolato. Si adatta perfettamente all’immagine che la Germania in questo momento vuol dare di sé (il paese «serio» e «fermo»), mentre proprio la «spensieratezza» degli altri governi europei ha permesso di rafforzare la centralità della produzione e della capacità di esportazione tedesca, trasformando i confinanti in «contoterzisti». Da questa angolatura la governance rafforzata si articola in regole ferree e sanzioni «automatiche» o quasi, nella convinzione metafisica che i «bilanci sani» degli stati permettano a tutti di comportarsi e competere come fa la Germania. Il doppio vincolo (3% massimo nel rapporto tra deficit e Pil, 60% massimo per quello debito/Pil) diventa un tritacarne in cui verranno infilati parecchi paesi (persino i virtuosi tedeschi superano ormai l’80%), Senza alcuna possibilità di venirne fuori migliorati. Siamo di nuovo in recessione, dicono tutti i dati macroeconomici. E ogni manovra di aggiustamento dei bilanci pubblici e già di suo una pietra in più nella valanga recessiva. Lo ha spiegato ieri alla Camera il neo-governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, quantificando il decreto Monti in un -0,5%. Ed è perfettamente logico: si taglia la spesa pubblica e si alzano le tasse dirette (Irpef, ecc) e indirette (Iva, tariffe, accise, ecc) facendo così aumentare i prezzi; quindi si riducono i consumi della maggior parte della popolazione (quella a basso reddito). Un fatto che scoraggia la produzione e la distribuzione (a che serve investire capitale per produrre, se quelli che comprano sono sempre meno?), ma soprattutto riduce le entrate dello stato. Meno consumi significa meno Iva, meno Irpef (i licenziati non la pagano più e spendono meno). E qundi, dopo qualche tempo, bisogna di nuovo intervenire per ridurre le spese, aumentare le entrate, fare «riforme» – del mercato del lavoro o delle pensioni – che abbassano il salario (altri consumi in meno). E poi di nuovo. Mani legate, per sempre, mentre la barca affonda o l’aereo va in vite. Tutto il documento è pervaso di questa logica, che momentaneamente – ma per poco tempo – favorisce soltanto l’economia tedesca, dissanguando le altre. Un esempio? Gli analisti di Deutsche Bank hanno diramato una nota ai propri clienti in cui si dà «per scontato» che la Grecia uscirà dall’euro e tornerà alla dracma. Pagando probabilmente una svalutazione dei «beni nazionali» del 57,6%, che andrà ad aggiungersi a quella già frutto degli «aiuti» concessi un po’ alla volta in cambio di privatizzazioni e tagli. Senza alcun paradosso: se fosse stata lasciata andare prima avrebbe resistito meglio, l’Europa avrebbe subito un «contagio» minore, la speculazione avrebbe cercato altri bersagli (come ha comunque dovuto fare, dopo aver spremuto il limone di Atene) scontrandosi con una capacità di resistenza migliore. Sul piano istituzionale, l’accordo di ieri getta le basi di «una più forte integrazione», anche fiscale, «per rispecchiare meglio il nostro grado di interdipendenza». Sarà dunque anche «rinforzata la governance», anche perché va potenziato il fondo salva-stati (Efsf), il «meccanismo europeo di stabilità» e risorse supplementari (200 miliardi) per il Fmi, che dovrà usarli per aiutare gli stessi paesi europei (una partita di giro, per superare una serie di ostacoli giuridici contenuti nei vecchi trattati; per esempio, questo accordo non sarà per ora un «trattato» comunitario, vita l’assenza degli inglesi, ma darà vita a tanti accordi bilaterali). Meccanismi barocchi e fretta nell’agire non vanno mai a braccetto. E la seconda prevale sempre. Ci rimette la democrazia, ormai del tutto delegata ai vertici e senza possibilità di «revoca del mandato». Non può funzionare. Né durare molto. Pareggio di bilancio nelle Costituzioni, la follia ultima. Forse - ControLaCrisi.org |
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Prospersenzacrescita
Data registrazione: Sep 2009
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![]() Speriamo almeno la seconda che hai detto: che gli esiti siano imprevedibili. |
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