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Vecchio 09-12-11, 23:12   #1 (permalink)
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Vicolo cieco ?

Porto alla vostra attenzione due documenti e qualche mia personale considerazione. Tenete presente che sono un profano di economia, mi interesso della materia ma non ho un background solido in materia.

Dunque, cominciamo con alcuni fatti di base.

L'Italia all'ingresso nell'Euro ha un debito pubblico superiore al 100% del PIL.

Facciamo una piccola digressione aritmetica. Il rapporto debito / PIL all'anno N+1 dipende da quello dell'anno N con una legge cosi'.

Debito/PIL(N + 1) = (Debito/PIL(N) + Deficit/PIL(N))/(1 + CrescitaPILNominale(N))

Riordinando e giocando un po' con i termini esce fuori

Debito/PIL(N + 1) - Debito/PIL(N) = (Deficit/PIL(N) - CrescitaPILNominale(N)*Debito/PIL(N)) / (1 + CrescitaPILNominale(N))

Da cui si deduce che nella riduzione del debito la crescita ha un ruolo determinante, e tanto piu' determinante quanto piu' e' elevato il debito pregresso. Non a caso a determinare la crisi corrente e' stata, piu' di ogni altra cosa, la riduzione di PIL conseguente alla crisi economica.

Questa suppongo sia la ragione per cui l'Italia ha comunque continuato ad operare in deficit, piuttosto che adattare una politica di pareggio di bilancio: si temevano gli effetti recessivi.

Dunque per uscire dall'impasse del debito l'Italia ha bisogno di aumentare il PIL nominale. Tuttavia sappiamo che l'elevato debito pubblic ha un marcato effetto negativo sulla crescita del PIL reale. Cito in particolare questo working paper dell'IMF:

http://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2010/wp10174.pdf

Conosciamo le tristi vicende del PIL reale italiano, il cui tasso di crescita possiamo vedere comparato con quello francese a tedesco in questo grafico:

World Bank, World Development Indicators - Google Public Data Explorer

Un po' meno conosciute sono pero' le vicende del PIL nominale italiano, che possiamo vedere qui (in valore assoluto):

World Bank, World Development Indicators - Google Public Data Explorer

Si scopre curiosamente che il tasso di crescita medio del PIL nominale italiano (quello che conta per il debito), anche nell'ultimo decennio, e' quantomeno paragonabile a quello francese e tedesco (in particolare e' piu' alto di quello tedesco, leggermente piu' basso di quello francese).

Il mistero si scopre guardando al deflatore del PIL ed osservando che per l'Italia e' mediamente molto piu' alto
World Bank, World Development Indicators - Google Public Data Explorer

La mia interpretazione di questi dati e' che l'Italia sia riuscita a contenere il peso del debito principalmente attraverso politiche debolmente inflazionistiche, una specie di versione alleggerita dell'altissima inflazione della lira, ma comunque decisamente sopra l'inflazione di Paesi come la Francia ed ancor di piu' la Germania.

A mio avviso queste politiche portano pero', in presenza di moneta unica quale e' l'Euro, ad effetti collaterali imprevisti.

In particolare cito questo paper:

http://www.levyinstitute.org/pubs/wp_651.pdf

Che analizza l'evoluzione del costo unitario del lavoro (per unita' di output) in vari Paesi europei. In particolare a pagina 13 possiamo vedere una decomposizione della variazione del costo del lavoro in una quota dovuta all'inflazione ed una quota dovuta alla variazione della quota lavoro.

Nell'ultimo decennio si osservano piccole variazioni della quota lavoro (in Germania diminuisce un po' in seguito alle riforme di Schroder), mentre l'elemento che fa la grande differenza e', appunto, l'inflazione interna.

Il risultato finale e' che il costo unitario del lavoro per unita' di output in Italia arriva recentemente a raggiungere e superare quello tedesco.

Tuttavia se in un sistema a cambi mobili questo fenomeno di aumento dei costi viene bilanciato dalle variazioni del cambio, in un sistema a cambi fissi come l'euro non c'e' alcun bilanciamento di questo genere e quindi alla lunga si ha un deterioramento della bilancia commerciale (che si e' effettivamente visto).

Quindi, in pratica, lo Stato italiano si trova, con l'Euro, nella seguente situazione:
- Una politica inflazionistica, con deficit di bilancio, porta alla lunga alla perdita di competitivita' e danni alla bilancia commerciale.
- Una politica non inflazionistica, con bilancio in pari o addirittura in attivo, rischia di avere pesanti effetti recessivi su un'economia gia' rallentata dall'elevato debito/PIL.

In pratica, un vicolo cieco, appunto.

Che ne pensate ?

PS: l'unica soluzione che mi viene in mente sarebbe incentivare un'immigrazione massiccia per aumentare il PIL totale.
pprllo non  č collegato   Rispondi citando
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