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Vecchio 22-11-11, 09:33   #1 (permalink)
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Restano sei settimane di operatività...

Entro i primi di gennaio qualche cosa succede...

1) La BCE inizia a stampare e la Germania esce dall'Euro
2) La BCE inizia a stampare e la Germania rimane nell'Euro
3) Escono dall'Euro i PIIGSBF + Austria forse

In ogni caso la BCE deve iniziare a stampare... un articolo veramente luicido di Giulio Sapelli tratto da Sussidiario.net

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Dunque, Mariano Rajoy è il nuovo primo ministro spagnolo. Auguri di buon lavoro, ne avrà bisogno. Sapete infatti perché la scorsa settimana le obbligazioni iberiche sono crollate, portando le spread con il Bund a superare ancora quello italiano? Semplice, i problemi strutturali spagnoli sono grossi ma grossi davvero. Primo, Bloomberg ha reso noto che nella pancina zapaterista delle banche iberiche ci sono proprietà immobiliari per 30 miliardi di euro totalmente invendibili. Di più, gli istituti spagnoli detengono 308 miliardi di euro di prestiti legati a proprietà immobiliari, metà dei quali estremamente problematici, stando a quanto confermato dalla Banca centrale spagnola. La quale, nonostante lo scorso anno abbia imposto regole più stringenti alle banche affinché accumulassero maggiori riserve contro le sempre crescenti proprietà che entravano nei loro bilanci a compensazione di debiti non pagati, ora si ritrova costretta ad ammettere che buona parte di quegli immobili richiederà almeno 40 anni per essere venduta E stando alle parole di Fernando Rodriguez de Acuna Martinez, consulente dell’advisor R. R. de Acuna Asociados, <se dovesse esserci un mark-to-market reale di quelle proprietà, ogni singola banca spagnola avrà bisogno di capitale addizionale>. Mario Draghi prepari il portafoglio, visto che i gap tra quanto offerto dalle banche e quanto i potenziali investitori sono disposti a pagare <è semplicemente enorme>, conclude il consulente. Ma, per onore di verità, non tutta la colpa di questa situazione può essere scaricata sulle sole banche o sulla politica di Zapatero. Non va infatti dimenticato che la Bce ha permesso a metà degli anni Duemila di far salire a doppia cifra la massa monetaria M3, contro un target del 4,5 per cento, solo per portare fuori la Germania dalla sua situazione di slump, ovvero di scivolone. Insomma, la Bce ha agito – tanto per cambiare – come la Bundesbank. La politica monetaria dell’Eurotower, quindi, ha portato i tassi di interessi reali a -2 per cento, garantendo l’ingigantirsi di una bolla di credito enorme che gli sforzi della Banca centrale spagnola non sono riusciti a fermare.

Un’economia a crescita rapidissima come quella spagnola di metà della scorsa decade, infatti, aveva bisogno di una struttura di tassi alti mentre quell’eccesso di credito a costo zero dalle banche di Germania, Olanda e Francia ha portato alla situazione attuale: 1,5 milioni di case sul mercato o ancora di costruire, il prezzo medio egli immobili sceso del 28 per cento e in previsione di un ulteriore ribasso del 20 per cento. Secondo, unendo debito sovrano, corporate, privato e delle istituzioni finanziarie, la Spagna è messa peggio – ma davvero moooolto peggio – della tanto disastrata e vituperata Italia. L’indebitamento privato dei cittadini è pari all’82 per cento del Pil, quello governativo al 71 per cento e quello finanziario (ovvero ciò che le banche prestano a veicoli finanziari che non sono banche) al 76 per cento mentre in Italia la voce corporate pesa per l’81 per cento e quella del privato, i cittadini, solo per il 45 per cento. E siccome un settore privato oberato dai debiti, come quello spagnolo, è meno capace di spendere e investire, si arriva all’impossibilità di dare stimolo all’economia per generare maggiori entrate fiscali. E con il 22,6 per cento di disoccupazione, la Spagna appare davvero in guai grossi: ecco perché i Bonos si sono schiantati alla vigilia delle elezioni. Cosa farà Rajoy? Alzerà le tasse o cercherà di aumentare le entrate in altro modo? Per ora si sa che ha promesso di non toccare le pensioni e ha evitato di parlare di tagli al bilancio ma ha detto che rispetterà le richieste della Ue e ridurrà il deficit al 4,4% in relazione col Pil.

Oggi, con la crescita intorno allo 0,7%, vuole dire sforbiciate al bilancio dello Stato pari ad oltre 30 miliardi di euro, il triplo di ciò che ha già fatto Zapatero. In ogni caso, un bel lavoraccio che potrebbe comunque essere vanificato dal parco immobili che giace nei bilanci delle banche. Rajoy ha chiesto ai mercati <più di mezz’ora> per intervenire: non speri in più di 45 minuti. Ma è l’intera Europa ad avere il febbrone. Se infatti venerdì scorso Italia, Spagna e Francia hanno tirato un sospiro di sollievo per l’abbassamento dei loro spread rispetto al Bund, già ieri si è tornati sull’ottovolante (chissà come mai, al netto della minaccia di Moody’s di operare un downgrade sul rating francese, i mercati non hanno gradito e salutato come manovra di grande respiro, il primo impegno del governo Monti, ovvero recepire il decreto su Roma capitale!). Inoltre, molti analisti fanno notare che un arretramento così veloce dei differenziali come registrato tra giovedì e venerdì scorsi non può essere frutto solo degli acquisti della Bce ma anche del contemporaneo disimpegno degli investitori dal debito tedesco. Ne è certo Andrew Roberts, capo analista dei tassi alla Royal Bank of Scotland, secondo cui <è in atto un vero e proprio esodo dei capitali asiatici dall’eurozona>. E che il Bund non sia più il bene rifugio europeo lo dicono lo cifre: già all’asta del 19 ottobre per collocare 4 miliardi di euro di decennali, Berlino dovette pagare il 2,09 per cento di rendimento contro l’1,80 dell’asta precedente a fronte di una domanda in netto calo a 1,1 sull’offerta. Per Hans Redeker, capo del monetario a Morgan Stanley, <il Bund non reagisce più come prima. Fino a poco tempo fa, se gli investitori vendevano bonds italiani, tendevano a ribilanciarsi all’interno dell’eurozona comprando Bund.

Ora, invece, portano via i soldi dall’eurozona e i dati parlano chiaramente di un afflusso di capitali verso il mercato obbligazionaio dei Treasuries statunitensi, questi sì visti come bene rifugio>. E questo non vale solo per giapponesi e asiatici ma anche per la Banca centrale cinese, che ha anch’essa cominciato a limare le detenzioni o cambiarle, ovvero vendere Bund decennali ed entrare, al limite, sul mercato di titoli con scadenza a 1 anno o meno. Un cambio di atteggiamento verso la “locomotiva d’Europa” che soltanto sei mesi fa sarebbe stato impensabile. Il perché è presto detto. Ne fatti, la Bundesbank è il garante finale che sta dietro i 180 miliardi di acquisti di bond sovrani fatti finora dalla Bce e la Germania ha una quota di 211 miliardi di euro nel fondo EFSF, un’esposizione che alcuni studi reputano capace di spingere la ratio debito/Pil tedesca al 120 per cento in caso di rottura dell’eurozona o di default di uno o più paesi. E proprio in merito al programma di acquisto della Bce, sempre venerdì è giunta una novità. Il consiglio direttivo dell’Eurotower ha infatti imposto un tetto limite di 20 miliardi di euro alla settimana per l’intervento sul mercato secondario del debito, una cifra enorme ma che potrebbe salire ancora: il board della Bce si riunirà infatti ogni settimana per decidere su un possibile innalzamento del limite.

Cosa significa? Che la versione europea del quantitative easing della Fed è alle porte. Stando a tutti gli analisti, infatti, il massimo possibile con cui la Bce può finanziarsi nelle aste settimanali è intorno ai 300 miliardi di euro e oggi siamo già a 187 miliardi di acquisti sul mercato secondario: ancora poco più di 100 miliardi e si arriverà al limite, all’impossibilità di sterilizzare sul mercato gli acquisti di bond. Se, in ossequio al bazooka che Draghi vuole imbracciare per abbattere al massimo gli spread, si dovessero usare tutti i 20 miliardi a settimana, restano sei settimane di operatività. Dopodiché non si sterilizzaranno più gli acquisti ma si potrebbe dover stampare nuova moneta per comprare il debito pubblico. Tanto più che un trading desk londinese ha calcolato, in base alla velocità delle oscillazioni di prezzo, che nelle ultime due settimane la Bce è intervenuta ben sedici volte per comprare Btp italiani ma, nonostante questo, lo spread resta ancora alto e il prezzo basso. Di più, nei soli due giorni in cui l’Eurotower non è intervenuta per niente (a cavallo delle dimissioni di Berlusconi), prezzi a picco e rendimento ben oltre il 7 per cento. Tira brutta aria, amici miei. E a certificarlo ci ha pensato nel weekend, debitamente ripresa e amplificata dal New York Times, la solita Goldman Sachs, con un report alluvionale e terrorizzante sull’eurozona, corredato da una ventina di grafici che paiono usciti dall’anima nera di Edgar Allan Poe. Eccone uno visualizza quanto debito dei GIIPS (come sono politicamente corretti a Goldman Sachs, fremono per fare miliardi sul tuo collasso ma non vogliono offenderti chimandoti PIIGS) è stato scaricato dai mercati nel terzo trimestre di quest’anno.

Guarda caso, l’Italia è al primo posto. Stando al New York Times, <i sempre più nervosi investitori globali stanno accelerando la loro uscita dal debito di governi e banche europee, aumentando così il rischio di una squeeze del credito e dell’innesco di una spirale ribassista. Istituzioni finanziarie stanno scaricando le loro vaste detenzioni di debito governativo europeo e evitano le nuove emissioni di Spagna e Italia. Inoltre, molti hanno deciso di non rinnovare i prestiti a breve termine delle banche europee, necessari per le loro operazioni di finanziamento day-by-day>. Ma come dicevamo, quanto state leggendo non è farina del sacco del New York Times, bensì di Jernej Omahan di Goldman Sachs e del suo apocalittico report ad orologeria (se infatti il sottoscritto scriveva queste cose sei mesi fa, perché Goldman ha aspettato proprio ora per scatenare panico e possibili bank-run? Su chi ha aperto scomesse short? Cerca un nuovo colpaccio stile Bear Stearns?). Ma tant’è, Goldman fa giustamente i suoi interessi, è l’Europa che dorme su una bomba atomica innescata. La scorsa settimana, sia Royal Bank of Scotland che i fondi pensione olandesi sono stati venditori netti (e pesanti) di debito europeo mentre in Giappone, la Kokusai Asset Management ha scaricato attraverso il suo fondo Global Sovereign Open 1 miliardo di debito italiano oltre a quelli spagnolo e belga che pesavano rispettivamente per l’1,8 e il 3,1 per cento degli assets gestiti. Giovedì scorso, l’annuncio ufficiale al Nikkei: la quota di portafoglio denominata in bonds era a ZERO.

Ma anche il settore bancario ha poco di cui festeggiare, visto che alcune istituzIoni americane stanno stanno staccando la spina ai prestiti che hanno anche verso le più solide banche europee. Quando il 9 novembre scorso, un certificato di deposito da 300 milioni di dollari detenuto dal fondo Prime Money Market Fund della Vanguard (un veicolo da 114 miliardi di dollari) dalla Rabobank è andato a scadenza, la Vanguard ha lasciato scadere il prestito e rimpatriato i soldi negli Usa, nonostante l’esiguità della ratio tra leverage e assets e il fatto che Rabobank ABBIA rating AAA e SIA ritenuta tra le più solide banche del mondo. Paura per 300 milIoni a fronte di 114 miliardi? No, volontà politica di far capire ai mercati che nemmeno la olandese e ultrasolida Rabobank è sicura, creazione di panico anti-europeo a tavolino. Ma anche i money market funds americani, fornitori chiave di dollari per prestiti a breve termine alle banche europee, stanno diventando nervosi. I manager di fondi hanno tagliato le loro detenzioni su notes emesse da banche dell’eurozona per 261 miliardi di dollari, un crollo del 54 per cento dal picco di maggio. Ma guarda, la stessa dinamica che precedette il crollo di Lehman Brothers. E Goldman ci mette il carico da novanta. Le principali banche hanno tagliato il debito dei GIIPS per 42 miliardi di euro (-31 per cento) nel terzo trimestre di quest’anno: -26 miliardi di euro di debito italiano, -7 di quello spagnolo e -7 di quello greco. Chi ha tagliato di più sono state le banche francesi, belghe e olandesi, per un totale di 30 miliardi di euro, 21 dei quali in pancia agli istituti transalpini.

E per Goldman Sachs, questa dinamica proseguirà e anzi aumenterà nel quarto trimestre di quest’anno, quello in corso, visto che poi le banche sono sempre più dipendenti dalla Bce, nei fatti già prestatore di ultima istanza del settore del credito. E saranno le banche italiane, per Goldman Sachs, a trascinare al rialzo l’utilizzo delle facilities della Bce, per due motivi. L’aumento dei margini imposti dal LCH Clearnet, destinato ad innalzare il costo delle operazioni REPO italiane e il fatto che la Bce stia lentamente dimenticando il suo stigma, ovvero i 300 milardi visti come massimo di finanziamento nelle aste settimanali e il fatto che la maggior parte di quella cifra legata a finanziamento interbancario e REPO vada a finire le bilancio della Bce, portando la capacità attuale da 579 miliardi a poco sotto i 900, guarda caso una cifra molto simile agli 870 miliardi di euro raggiunti nel picco precedente della crisi, ovvero nel 2009. Profezie che si autoavverano, amici miei. E Goldman Sachs è felicissima di trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto, un istante prima che tutto crolli. Decidendo essa stessa di accelerare o rallentare questo momento. Come sta facendo ora.

P.S. E come rispondono le autorità europee a questa situazione? <Un eventuale declassamento del rating della Francia da parte di Moody’s non sarebbe appropriato. Se ciò accadesse, anche il fondo salva-Stati europeo perderebbe il rating AAA>, questo l’illuminante commento di giornata del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Il quale forse non sa che venerdì scorso il bond dell’EFSF a 10 anni già veniva trattato con un spread di quasi 200 punti base sul Bund. La tripla A il mercato l’ha già tolta da tempo. Quindi? Sempre Juncker ha ricordato che <gli eurobond non sono un’assurdità>. Infatti, sono una follia. Chi li emette? Con quali garanzie? Per quale importo? Con quali scadenze di emissione? Con quale rating? Su che benchmark? Per carità del Signore, avete già ucciso nella culla – per fortuna – il fondo EFSF, ora evitiamo altre stregonerie. Dottor Draghi, si stampi

Ultima modifica di pixy : 22-11-11 alle ore 10:28
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Vecchio 22-11-11, 09:57   #2 (permalink)
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incredibile chissa quanti imborgli e quante bolle finanziare ci sono in giro.
ormai siamo gia in deafault mondiale altro che t bond o gold come bene rifugio!!!

ma poi il qe non produce inflazione?
gli americani fautori del qe perche non esplodono di inflazione?

Ultima modifica di aerox1988 : 22-11-11 alle ore 10:03
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Vecchio 22-11-11, 10:08   #3 (permalink)
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t-bond o gold
Ci si salva proprio con questi IMHO... aggiungo anche il mio amato Platino.
Investire nell'Euro oggi è secondo me da pazzi...

Gli americani riescono a neutralizzare l'inflazione da QE (non del tutto) proprio grazie alla solidità del T-BOND... cioè tanti bigliettoni verdi si neutralizzano nel T-BOND ed anche l'oro e le altre commodities alla fine quotate in dollari attraverso il dollaro passano (e neutralizzano altri dollari)...
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Vecchio 22-11-11, 10:21   #4 (permalink)
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che poi mi fanno ridire queste restrizioni di bilancio e spesa pubblica.
nel senso sono d'accordissimo a ridurre gli sprechi ed ottimizzare le uscite.
ma è come un cane che si morde la coda.
per prima cosa bisogna eliminare la leva finanziaria e derivati per far assorbirio tutti gli eccessi finanziari.ma è una cosa fattibile?
aerox1988 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-11-11, 10:26   #5 (permalink)
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che poi mi fanno ridire queste restrizioni di bilancio e spesa pubblica
Misure che sarebbero anche virtuose in tempi medi o lunghi nel brevissimo non solo non servono a niente ma rischiano di accendere le piazze... cosa vuoi farci ?!

Qualche professore ci disse che la casa europea comune dell'Euro ci avrebbe salvati !!!
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Vecchio 22-11-11, 12:45   #6 (permalink)
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Misure che sarebbero anche virtuose in tempi medi o lunghi nel brevissimo non solo non servono a niente ma rischiano di accendere le piazze... cosa vuoi farci ?!

Qualche professore ci disse che la casa europea comune dell'Euro ci avrebbe salvati !!!
e questi professori sono ora al governo! Come dire... i responsabili della crisi sono chiamati a risolverla.
malwida non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-11-11, 14:08   #7 (permalink)
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(ASCA) - Roma, 22 nov - ''Impediro' che la Bce diventi un prestatore di ultima istanza'', cosi' il ministro delle finanze della Germania, Wolfgang Schauble, ha escluso che una trasformazione della Bce verso un modello simile a quello della Federal Reserve possa rappresentare una soluzione alla crisi del debito sovrano dell'Eurozona.

Crisi: Schauble, Impediro' Che Bce Diventi Prestatore Ultima Istanza

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Vecchio 22-11-11, 14:22   #8 (permalink)
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(ASCA) - Roma, 22 nov - ''Impediro' che la Bce diventi un prestatore di ultima istanza'', cosi' il ministro delle finanze della Germania, Wolfgang Schauble, ha escluso che una trasformazione della Bce verso un modello simile a quello della Federal Reserve possa rappresentare una soluzione alla crisi del debito sovrano dell'Eurozona.

Crisi: Schauble, Impediro' Che Bce Diventi Prestatore Ultima Istanza


Guarda, Pixy,
che Schauble ha detto una verità lapalissiana, niente di speciale o di folle.

Stampare moneta ad libitum è una extrema ratio quando si ha l'acqua alla gola, ma non risolve per niente le cause del debito. Le rimanda solo a data da destinarsi, sperando nell'inflazione, nella crescita economica e, forse anche per i teutonici, in S. Gennaro.
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Vecchio 22-11-11, 14:29   #9 (permalink)
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Stampare moneta ad libitum è una extrema ratio quando si ha l'acqua alla gola
Sono d'accordo che l'inflazione è una brutta cosa e che stampare ad libitum stile FED porta a malinvestimenti che poi sul lungo possono addirittura peggiorare le cose... però quì viene giù tutto se non lo fanno.

Stranamente i malinvestimenti (tipo bolla immobiliare Spagna) si sono riusciti a fare anche in questo Euro "rigido" che però -spiega bene l'articolo che apre il 3D- è meno rigido quando serve ai tedeschi...

Ribadisco il mio pensiero: i tedeschi vogliono uscirne.
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Vecchio 22-11-11, 15:07   #10 (permalink)
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Giannino da ragione ai tedeschi... ed in effetti !

Considerazioni al volo in giorni difficili, dopo il Libro Bianco della Commissione Europea che – ne ignoriamo il testo, lo abbiamo solo appreso da “spifferate” a giornali britannici e tedeschi, naturalmente – tenta un’impervia ripresa di autorevolezza e credibilità sul punto più delicato dacché esiste l’euro, cioè le misure straordinarie da assumere prima che il rapidissimo deterioramento di fiducia verso l’euroarea in quanto tale sfoci in una crisi epocale. Tentativo impervio per il semplice fatto che la Commissione Barroso conta pochissimo in questi anni di leadership germanica travestita da finzione di co-leadership franco-tedesca. Dipendesse da me formulare una scelta sulla base delle minori improbabilità, direi che delle tre ipotesi avanzate dalla Commissione quella forse meno impossibile coniuga insieme la persistente responsabilità solo nazionale di ciascun euromembro verso il proprio debito pubblico, con l’intervento congiunto di Efsf – una mascherata, viste le sue residue scarne munizioni - e FMI – preponderante – a garanzia e sostegno di un conferimento di quote di debito pubblico di ciascun euromembro eccedente una certa – elevata, ben superiore al 60% indicato come obiettivo – quota di sicurezza. Anche tale soluzione appare tuttavia ben lungi dalla portata attuale delle intenzioni reali della politica europea. Il tempo incalza, però. Occore augurarsi che il ritorno di Roma all’eurotavolo dal quale Berlino e Parigi l’avevano esclusa spinga verso una soluzione comunque condivisa. Altrimenti, a questi ritmo di drenaggio dei capitali dall’euroarea e di totale inaridimento dell’interbancario, il big bang è certo. ed è a breve. Al di là di tale funebri considerazioni, un’osservazione e un consiglio.

L’osservazione nasce dalla contestazione di un caro amico, da molti anni corrispondente del più prestigioso quotidiano germanico. Quanto siete insopportabili voi italiani ed eurolatini, mi scrive. Sapevate benissimo sin dall’inizio che l’euroedificio nasceva dalla rigorosa separazione tra torchio monetario e debiti pubblici, perché alla Bundesbank avevamo imparato a nostre spese a diffidare dei politici e della loro tendenza disinvolta a far spesa pubblica elettorale: dei nostri politici tedeschi come dei vostri, in generale, perché i politici mentono senza limiti se i limiti non vengono loro posti. Eppure per dieci anni i vostri politici – continua il mio amico tedesco – hanno disinvoltamente ignorato che l’euro avrebbe funzionato nell’interesse di ciascuno solo autoimponendosi virtù nei conti pubblici e produttività nell’economia reale. Ve ne siete fregati, e ora tutti a frignare come il vostro Giuliano Ferrara contro i tedeschi contrari a monetizzare il vostro debito pubblico attraverso la Bce. Troppo comodo, non vi pare? Dov’era Ferarra, quando i 7 punti di Pil di minori interessi sul debito pubblico grazie ai bassi tassi dell’euro, anche in tutti gli anni sotto Berlusconi e Tremonti, sono diventati più spesa corrente invece di meno tasse e più crescita?

Diciamola tutta, per quanto impopolare sia: i tedeschi che s’inalberano così hanno ra-gio-ne. E non possiamo convincerli dicendo che è tutta colpa dei magistrati, di De Benedetti e della Cgil, come tentano alcuni nel centrodestra italiano. Il bipolarismo italiano è stato selvaggio e tribale, ma spesa tasse e debito non li hanno decisi i pm. Almeno secondo il mio modestissimo parere.

Che poi abbiano ragione, ma al contempo si debba ora decidere come affrontare il guaio che incombe e sia meglio farlo di comune accordo per evitare un big bang epocale, sono due dati di fatto che devono cercare di andare insieme. Altrimenti, sarà peggio per tutti.

Vengo al consiglio. Da testardo non keynesiano quale sono e resto. Se volete capire perché non è tanto la mancanza di un lender of last resort a condannare oggi l’euro agli occhi dei mercati, date una letta a due papers illuminanti, a tal proposito. Il primo è Global imbalances and the financial crisis: Link or no link?, il working paper n.346 che potete scaricare dal sito della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, di Claudio Borio and Piti Disyatat. Il secondo è Global Banking Glut and Loan Risk Premium, di Hyun Song Shin della Princeton University, presentato alla Fmi Annual Conference dello scorso 10 e 11 novembre. Sono l’uno complementare all’altro, e presentano una disarmante analisi di come il sistema bancario europeo si sia straordinariamente prestato al finanziamento ad alta leva dell’eccesso di consumi a debito americano. Lo dimostrano con un’analisi del flusso lordo dei captali euro-atlantico, non netto come siamo abituati a fare nel computo dele bilance dei pagamenti pareggiando claims e liabilities. Le banche europee hanno affiancato le shadow banks americane venute meno nel 2008 e pareggiate dal QE della Fed. Oggi che la Fed ha le armi scariche, il rientro dei capitali in patria è massiccio, ma perché le banche europee hanno colpe maggiori di quelle che ammettono. Una spiegazione da scuola austriaca, quella che non piace ai politici spendisti e mentitori che abbondano nella nostra Europa. Anche se, bisogna ammetterlo, non solo qui da noi.

CHICAGO BLOG » Eurobang, ragioni tedesche e letture “austriache”
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