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Data registrazione: Mar 2008
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L'Euro secondo Roubini
Nouriel Roubini, 52 anni, è un economista che insegna alla New York University. Ha una carriera di studi e lavorativa di rilievo internazionale, ma è diventato famoso soprattutto dopo aver previsto il crollo dei mercati immobiliari statunitensi che ha dato l’avvio alla crisi economica internazionale circa cinque anni fa.
Ieri ha pubblicato su Project Syndacate* la sua analisi della crisi economica europea e una previsione per il prossimo futuro: entrambe poco ottimiste, dato che secondo Roubini i governi europei non stanno reagendo come dovrebbero, e continuando così le loro politiche porteranno inevitabilmente alla fine dell’euro. L’analisi Secondo Roubini, i guai dell’eurozona nascono da uno squilibrio tra le aree centrali e periferiche negli ultimi dieci anni. Paesi come Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna (i famosi PIIGS) sono stati i principali consumatori dell’area euro, spendendo più di quanto si potevano permettere e mantenendo un forte deficit di conto-corrente, una delle componenti principali della bilancia commerciale (la differenza tra esportazioni e importazioni). Al contrario, il “centro” dell’eurozona (Germania, Olanda, Austria e Francia) sono stati produttori e risparmiosi, spendendo meno delle loro possibilità e esportando più di quanto importassero. Una moneta unica forte come l’euro, a partire dal 2002, ha favorito questo meccanismo, dato che le economie più deboli non hanno più potuto ricorrere al sistema del deprezzamento della moneta, che porta a un aumento delle esportazioni: se la lira italiana perde di valore, diventa più facile a chi ha una valuta forte comprare beni prodotti in Italia, perché il cambio è molto favorevole. La crisi economica è scoppiata quando il debito pubblico e privato nei paesi che spendevano troppo è diventato insostenibile. In Irlanda e Spagna è scoppiata la bolla immobiliare e il valore delle case è crollato improvvisamente, in altri paesi periferici i deficit commerciali e i problemi delle finanze pubbliche sono diventati difficili da gestire. Quattro soluzioni possibili 1. La soluzione migliore per far ripartire la crescita, dice Roubini, passa per una politica monetaria più libera da parte della Banca Centrale Europea, che deve garantire prestiti illimitati ai paesi che non hanno problemi gravi di liquidità (come l’Italia e il suo enorme mercato di titoli di stato, che sostanzialmente è ancora in grado di pagare) e un forte deprezzamento dell’euro, che possa aiutare le esportazioni dei paesi periferici ma che ha effetto anche nei paesi centrali. 2. La Germania e la Banca Centrale Europea si oppongono però a questa soluzione, temendo un aumento dell’inflazione nei paesi “centrali” dell’euro. La loro ricetta per uscire dalla crisi è una “medicina amara”, dice Roubini, che ha effetto solo nei paesi periferici: il pacchetto di misure di austerità, riforme strutturali e riduzione del costo del lavoro già imposto alla Grecia e fortemente suggerito, diciamo così, anche all’Italia. La ricetta ha diversi lati negativi, dice Roubini, perché nel breve periodo porta a licenziamenti e a misure depressive come l’aumento delle tasse: la gente ha meno soldi da spendere, i consumi non decollano, e la crisi si aggrava, in un circolo vizioso da cui è difficile uscire. 3. Se la situazione continua a peggiorare, i paesi periferici potrebbero essere tentati dalla terza opzione: un parziale default e l’uscita dall’euro, una mossa che avrebbe conseguenze pesantissime a livello mondiale (i creditori dei paesi in difficoltà perderebbero un sacco di soldi) ma che darebbe la possibilità, diciamo così, di ricominciare. Con politiche monetarie più autonome e libere, i paesi usciti dall’euro potranno svalutare le loro valute nazionali e favorire la crescita e le esportazioni. 4. Per evitare le conseguenze pesanti di un abbandono dell’euro, i paesi “centrali” potrebbero alla fine scegliere la quarta opzione: continuare a “corrompere” i paesi periferici per lasciarli poco competitivi sui mercati internazionali e in una situazione di bassa crescita, come sono ora. Le obiezioni a questa quarta opzione sono principalmente politiche, dice Roubini: un meccanismo simile è possibile in uno stato nazionale, con un flusso di denaro unidirezionale che compensa perdite pesanti (come in Italia tra nord e sud o in Germania dopo l’unificazione), ma i contribuenti tedeschi hanno già mostrato di non essere disposti a farsi carico delle perdite dei PIIGS. Dato che la quarta strada non è percorribile e la terza ha conseguenze pesanti, l’Unione Europea sembra intenzionata a continuare lungo la seconda, ma questa, dice Roubini, non fa che ritardare il disastro: "A meno che [la Germania e la BCE] non abbandonino le correzioni asimmetriche (deflazione recessiva) che concentrano tutto il peso nella periferia, in favore di un approccio più simmetrico (austerità e riforme strutturali nella periferia, insieme a una politica monetaria di stimolo a livello europeo), il lento naufragio dell’unione monetaria si accelererà mano a mano che i paesi periferici dichiarano fallimento ed escono." * Down with the Eurozone - Nouriel Roubini - Project Syndicate Ripreso da: «L’euro è spacciato» | Il Post |
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Data registrazione: Sep 2011
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Direi che Roubini ha detto tutto, con ogni probabilità l'Euro è fritto.
E' solo una questione di quando accadrà e di quanto ci colpirà la fuoriuscita dei vari paesi periferici (Italia compresa, nonstante gli sforzi di Monti noi siamo probabilmente già condannati). A occhio, sarebbe da sconsigliare qualunque debito in EURO. |
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Data registrazione: Mar 2009
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L'unica strada è la solidarietà. Politiche monetarie espansive, unite alla volontà dei Paesi periferici di ristabilire un percorso virtuoso nei loro conti pubblici. Se è vero però che l'unico modo di spingere un Paese a cambiare radicalmente le proprie politiche sembra essere la minaccia dello spread, è altresì vero che forse l'unico modo per fare in modo che la Germania accetti una BCE più accomodante è la realistica minaccia di un collasso dell'eurozona. In entrambi i casi è lo stesso sistema democratico che prima di prendere scelte dolorose ha bisogno della minaccia di provare un dolore ancor maggiore. |
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Data registrazione: Oct 2008
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Se posso dire la mia, una politica monetaria espansiva è solo una soluzione tampone, che in realtà non risolve nulla. Rende sicuramente più sostenibili i debiti pubblici, ma non è una soluzione strutturale.
SE il problema sono le DIFFERENZE tra i vari paesi, allora o si cerca di eliminare queste differenze (ie diventano tutti competitivi come Germania ed Olanda), oppure ci vogliono monete differenti per permettere ai tassi di cambio di esprimere tramite i prezzi relativi queste differenze. Con una politica monetaria espansiva si guadagna indubbiamente un po' di ossigeno, ma le differenze permangono, ed avremo comunque la stessa moneta della Germania, anche con un'inflazione sudamericana. Paradossalmente mi sto facendo l'idea che potremmo ipoteticamente avere monete diverse con comunque una politica monetaria rigorosa allo stesso modo. E' il prezzo relativo delle valute che permette gli aggiustamenti, non l'inflazione. Questo vuol dire che aggiustamenti nei prezzi (cioè deflazione nei paesi poveri) potrebbero avere lo stesso effetto, ma NON per quanto riguarda i debiti pubblici, a meno di non fare default parziali. Quindi secondo me questa non è una reale possibilità, non prima di aver fatto sparire i debiti pubblici (e forse il limite del 60% di Maastricht non era una stupidaggine messa a caso per bellezza, ma una cosa che andava rigorosamente rispettata). |
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#5 (permalink) |
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Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 581
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monete diverse, per Stati ed economie diverse....
ricordo Prodi, intervistato all'indomani della nascita dell'euro: "che bello girare per l'Europa con una sola moneta......" che illusione, che dilettantismo, pari a quello di coloro che domenica ci hanno salutato..... la dico chiara: prima si ritorna alla lira e meglio è; poi magari se saremo capaci di ridurre il debito pubblico alla metà (cosa da dubitare fortemente) allora si può riparlare di moneta unificata con nazioni che hanno economie, cultura e classe politica tanto diverse dalle nostre. |
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#6 (permalink) | |
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Data registrazione: Mar 2009
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è possibile far questo? se la risposta è no allora il destino dell'Euro è segnato. chiunque ha pensato al progetto Euro era certamente convinto che in un tempo relativamente breve si sarebbe raggiunta una qualche forma di Unione politica ed economica. Senza di questa è evidente che l'unica strada è quella del fallimento del progetto Euro, possiamo prendere più o meno tempo, ma alla fine il risultato sarà il collasso dell'eurozona. Perchè allora la politica monetaria accomodante della BCE sarebbe molto di più di un tampone momentaneo? La scelta di una politica monetaria espansiva sarebbe il primo, e politicamente più semplice, passo verso una maggiore solidarietà. Ultima modifica di Ludendorff : 15-11-11 alle ore 01:23 |
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Data registrazione: Mar 2009
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#8 (permalink) |
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Data registrazione: Apr 2010
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"diventare tutti come la germania" è un paradosso.
Tutti tedeschi = nessuno dai quali drenare PIL. La Germania grazie all'euro è cresciuta a danno di altre nazioni UE delle quali si è accaparrata il PIL,Italia in primis. "tutti virtuosi" = "nessuno sulla cui pelle crescere" |
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#9 (permalink) | ||||
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Data registrazione: Oct 2008
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Quando vorremo fare lo stato unico, ne riparleremo. Citazione:
I risultati mi sembrano quantomeno discutibili. Citazione:
![]() Non perchè sia brutta, ma perchè di solito viene usata al posto di "fregatura" o "furto". Citazione:
Non si mette il carro davanti ai buoi: si aspettano i tempi corretti, si chiede alle persone se vogliono cedere sovranità allo stato unico, dicendo che comporta un unico fisco, un unico debito, un unico governo e parlamento democraticamente eletti e che valgono dappertutto e prendono decisioni vere sulle cose importanti, e non solo sulle stupidaggini; se dicono di sì, allora procedi, e fai anche la moneta unica. Altrimenti, eviti di fare danni, e ci accontentiamo della nona di Beethoven e del mercato unico. Per riparlarne quando i tempi sono maturi. Sì, ma se non vogliono? La "solidarietà" forzata si chiama appunto fregatura o furto, e di genere non mette di buon umore chi si vede costretto a farla. |
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#10 (permalink) | ||
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Data registrazione: Oct 2008
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Ad ogni modo no, penso anch'io che sia impensabile che tutti siano competitivi allo stesso modo. Citazione:
Il concetto che intendo è che i paesi meno competitivi hanno il problema dei prezzi rispetto ai paesi più competitivi. Supponi che in Germania si produca il bene X e che le imprese possano venderlo a 100€. Diciamo che la Grecia entra nell'euro e produce lo stesso bene sempre a 100€. Dopo 10 anni i tedeschi hanno innovato, sono diventati più efficienti, ed ora possono produrre ad 80€. I greci no, quindi possono vendere sempre a 100€, ad 80€ sono in perdita. I greci non vendono nè producono più nulla (sono fuori mkt), quindi importano dalla Germania, indebitandosi ed andando in recessione. Se inflazioni cosa risolvi? Nulla, perchè se i tedeschi dopo l'inflazione vendono a 100€, i greci vendono a 120€, quindi in termini relativi non è cambiato niente. La soluzione è che i prezzi interni alla Grecia (salari, servizi, ecc.) scendano, di modo che si trovino a vendere comunque ad 80€ anche senza aver innovato nè essere diventati più efficienti. Questo però crea il problema dei debiti in Grecia: se sei indebitato per 1000€, in termini reali non ti sdebiti più con 10 pezzi del bene X, ma ti servono 1000/80, cioè 12.5 pezzi del bene X. Il debito è cresciuto in termini reali - e rispetto al pil - per via della deflazione interna. Al contrario, se hai due monete diverse, parti dalla situazione in cui entrambi vendono a 100, gli uni 100 marchi, gli altri 100 dracme. Dopo 10 anni i tedeschi vendono ad 80 marchi, i greci a 100 dracme. Il prezzo marco/dracma pareggerà la cosa: 80 marchi = 100 dracme, per la parità dei poteri d'acquisto (che non vale per tutto, ma per molte cose a spanne sì). E questa cosa è tutto sommato indipendente dalle politiche monetarie dei due paesi: se inflazionano entrambi avrai 100 marchi = 120 dracme, se inflaziona solo la Grecia avrai 80 marchi = 120 dracme, e così via. Oppure i greci devono tenere il passo dei tedeschi. Altre soluzioni non ne vedo, a meno dello stato unico, che però bisogna vedere in cosa si traduce in realtà, ma qui non ci sono ancora arrivato.
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