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Data registrazione: Sep 2011
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Ma non doveva salvarci l'euro?
Un articolo di Barbara Palombelli (mica un "no global") pubblicato su "Il Foglio" (mica su Lotta Continua :-) )
Riepiloghiamo. Chi ha case, se la vedrà con il ritorno dell'Ici e una bella patrimoniale. Chi ha soldi sul conto, incontrerà un prelievo notturno come nel 1992. Chi ha titoli, obbligazioni e Buoni del tesoro è già stato ridotto al lumicino ma certamente dovrà aspettare molto per vendere e/o rientrare di una parte delle quote investite. Chi ha reddito dovrà svenarsi in tasse e contributi di solidarietà. Chi ha lavoro - probabilmente - lo perderà e comunque si sentirà meno sicuro. Chi ha un'attività, subirà la concorrenza spietata di una liberalizzazione necessaria e selvaggia. Chi cerca lavoro, faticherà di più a trovarlo, guadagnerà meno dei suoi predecessori, forse non lo troverà neppure. Chi vorrà mettere su una ditta in proprio si sentirà dire dalle banche che i soldi non ci sono. In compenso, chi cercherà di espatriare troverà che - tanto in Europa che negli Stati Uniti - tutto quanto descritto è già compiuto e laggiù si sta molto peggio che qui, e non solo al ristorante. Nonostante tutto, siamo pronti. Meglio la mazzata dell'agonia, meglio la botta secca e la ripartenza di una molle attesa passiva. I sacrifici li faremo, eccome. Fosse per me, tuttavia, metterei una condizione. Vorrei vedere in faccia, anche in foto, alcuni personaggi. Vorrei sapere - quando sarò, come tutti gli italiani, più insicura e più tassata - chi ringraziare. Nel disastro finanziario mondiale, europeo e nazionale, ci sono motivazioni e protagonisti che sfuggono ai più. Certo, i governi nazionali ci hanno fatto indebitare. Certo, la pensione a Cicciolina e l'onorevole che porta la moglie in autoblu hanno fatto la fortuna di tanti cronisti e andavano denunciati con il dovuto cipiglio. Ma se volessimo essere seri e adempiere al nostro ruolo, dovremmo anche raccontare al pubblico che una quindicina di anni fa certi signori molto compunti e molto pagati (più di Cicciolina) chiusero un occhio sui conti falsi della Grecia, in corsa per le Olimpiadi di Atene 2004. Magari, chissà, quei signori sono ancora lì, a Bruxelles, in quei palazzi di vetro che incutono rispetto e sono invece abitati da bookmaker simili a quelli del film "La stangata". Sempre quei signori, anni dopo, fecero dei gran pasticci con fusioni bancarie, controllarono poco le acquisizioni e lo shopping delle nostre banche ex pubbliche all'est. Persero di vista il loro ruolo, ricordate? Qualcuno li chiamava i mastini dell'euro, invece erano gattoni piuttosto ciechi e molto accomodanti. La casta europea dei banchieri e dei controllori non controllanti vorrebbe - da ora in avanti - governare il mondo, non solo l'Europa. Se ne sono accorte, con grande anticipo, due donne: Ida Magli, antropologa ("Contro l'Europa", 1997, La dittatura europea, 2010, entrambi Rizzoli) e Loretta Napoleoni, economista ("Il contagio", 2011, Rizzoli). Nei loro saggi dimostrano che una soluzione alternativa ci sarebbe. Se volessimo... potremmo salvare i nostri risparmi e le nostre aziende dai diktat tedeschi. Come? Affrontando un default guidato e controllato. Come fecero l'Argentina prima e l'Islanda poco tempo fa. Una follia? Potrebbe essere ancora più da pazzi consegnare i nostri sacrifici nelle manine eleganti di quei burocrati anonimi e sconosciuti che ci hanno catapultato in questa tragedia. Barbara Palombelli (Il Foglio) Ve la ricordate Loretta Napoleoni, che alcuni hanno "sbeffeggiato" gli scorsi giorni? La Prof. Napoleoni chiede l’uscita dell’Italia dall’Euro Il dato importante è che giorno dopo giorno il fronte di un default pilotato, altenativo alla macelleria sociale del "risanamento" si allarga sempre più anche ad insospettabili. La discussione sul tema, troppo presto liquidata da alcuni come priva di ogni fondamento e assurda, in realtà, è sempre più all'ordine del giorno nelle discussioni sulle ipotesi da percorrere. P.s. (x il mod.) non ho purtroppo il link diretto dal sito de "il Foglio", cmq lo ho attinto da qui |
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Data registrazione: Jul 2009
Messaggi: 805
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un default pilotato per noi non è percorribile, le svalutazioni sui nostri titoli sarebbero mastodontiche chi le coprirebbe? le nostre banche fallirebbero all'istante. Ripudiare il debito estero ci metterebbe ai margini del mondo, per cui sognati l'export e gli investimenti dopo.. come riparti? se pensi come molti di affogare i debiti nell'inflazione e ripartire con la svalutazione competitiva allora significa che non hai a cuore le sorti di questo paese, perchè vuol dire che ti sta bene che si continui con l'attuale sistema corrotto-mafioso delle varie cricche e lobby che si sono mangiati fino all'osso il nostro paese. |
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#3 (permalink) | |
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Data registrazione: Sep 2011
Messaggi: 515
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Citazione:
Vedi Grecia... |
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#7 (permalink) | |
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Data registrazione: Sep 2011
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Citazione:
Poi in democrazia ognuno può dar più credito alle analisi della Sig.ra Carfagna anzichè a quelle di Barbara Palombelli... Cmq il punto centrale del post, è far notare come il fronte del default pilotato cominci ad ampliarsi dal settore definito "antagonista". Gad Lerner parla di "diritto all'insolvenza" Possiamo uscirne con un default pilotato?*|*Gad Lerner ma naturalmente, essendo sempre in democrazia si può sempre essere liberi di preferire ai ragionamenti di Lerner, le analisi di Rotondi e di parlamentari che non sanno nemmeno cosa sia l "spread".... Ma la discussione volenti o nolenti, esiste. Il pagamento del debito sempre più iniziano a metterlo in discussione. |
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#8 (permalink) |
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Data registrazione: Sep 2011
Messaggi: 275
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A parte questo, l'idea di un default controllato o incontrollato ha un suo fascino e va valutato per quello che è: un'opzione. Magari da non scegliere ma sicuramente da considerare.
Riferimenti storici ce n'è uno di un Paese molto simile, l'Argentina un decennio fa. Andate comunque a vedere quanti morti ci furono e quali furono i costi sociali (ricordate gli Argentini che invadevano l'Italia perchè là si faceva la fame?). Siamo proprio sicuri che questa è l'opzione che vogliamo? |
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#9 (permalink) |
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Data registrazione: Sep 2011
Messaggi: 275
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Su repubblica un ottimo articolo che dà un'idea grosso modo di quel che accadrebbe col default. Scritto da Maurizio Ricci che se ne intende. Buona lettura.
Fuga di capitali e blocco dei conti cosa succede se l'Italia fallisce - Economia e Finanza con Bloomberg - Repubblica.it LO SCENARIO Fuga di capitali e blocco dei conti cosa succede se l'Italia fallisce Se non si inverte la rotta, tre scenari fino all'addio all'euro. Dall'ipotesi di bancarotta pilotata modello Grecia a quella modello Argentina. Ubs: per recuperare la competitività persa, vi servirebbe una svalutazione monetaria del 25%. di MAURIZIO RICCI ROMA - Mettiamo che sono già i primi giorni di dicembre e voi uscite di casa per cominciare a comprare i regali di Natale. Vi fermate ad un bancomat per rimpinguare il portafoglio, infilata la carta, ma non succede niente: il prelievo non è disponibile. Provate ad un secondo Bancomat, ad un terzo, ma è dovunque la stessa storia. Nel negozio, il titolare declina cortesemente di accettare la vostra carta di credito e chiede euro contanti. Che succede? Un black-out elettronico? No. Succede che, mentre voi non eravate attenti, l'Italia ha dichiarato default, è uscita dall'euro e sul paese è sceso un black-out non elettronico, ma finanziario. L'ipotesi è ancora remota. Esiste ancora la possibilità di fermare il collasso del debito pubblico italiano, riguadagnando credibilità presso gli investitori e/o salutando l'arrivo del Settimo Cavalleggeri, sotto forma di Bce o Fmi. Ma, se la traiettoria dei mercati resta quella disegnata in queste ultime ore, quell'ipotesi rischia di materializzarsi. Si chiama, comunque, bancarotta, ed è, in ogni caso, una sciagura, ma può assumere forme diverse: bancarotta dolce ("orderly default"), bancarotta extra strong ("disorderly default"), bancarotta con il botto (l'uscita dall'euro). La bancarotta dolce. E' quanto è già stato previsto per la Grecia. Sostanzialmente, un concordato fallimentare. I creditori accettano un taglio al valore nominale dei titoli italiani e un tetto al relativo tasso di interesse. L'Italia alleggerirebbe il suo debito pubblico (ad esempio del 30 per cento), portandolo a livelli più vicini a quelli di paesi più virtuosi. Collocare nuove emissioni presso investitori già scottati, tuttavia, comporterebbe tassi di interesse relativamente alti. Per i risparmiatori, infatti (il 12 per cento dei titoli è in mano alle famiglie, un altro terzo lo detengono i fondi) il taglio sarebbe una pesante tosatura. Ancora più gravi gli effetti macroeconomici. Le banche, italiane ed estere (gli istituti francesi e tedeschi hanno in pancia circa 150 miliardi di euro in titoli pubblici italiani) accuserebbero forti perdite di bilancio e avrebbero bisogno di aiuti per ricapitalizzarsi: in ogni caso, ridurrebbero il credito alla clientela, in un momento in cui l'Europa è già sull'orlo della recessione. E' il temuto "credit crunch" La bancarotta extrastrong. E' il caso Argentina: il default selvaggio. L'Italia annuncia che non pagherà più i suoi debiti, togliendo dal tavolo quasi 2 mila miliardi di euro. Almeno per qualche anno, nessun investitore estero ci presterebbe più soldi. Tecnicamente, non è un problema gravissimo: lo Stato continuerebbe a funzionare. Al netto degli interessi, infatti, il nostro bilancio è quasi in pareggio. Ma gli effetti economici sarebbero devastanti. Il rischio di fuga dei capitali - già presente nello scenario "dolce" - diventerebbe immediato. Oltre allo Stato, anche le aziende italiane si vedrebbero chiudere l'accesso ai mercati. Ma, soprattutto, l'impatto sulle banche e sul sistema finanziario mondiale sarebbe enorme e il "credit crunch" una certezza. La bancarotta con il botto. E' quasi impossibile che un default selvaggio non comporti anche un'uscita dell'Italia dall'euro. Tecnicamente, è un incubo: bisognerebbe rivedere i trattati europei e rivotarli, stampare la nuova moneta, riprogrammare computer e bancomat con la nuova valuta. Ma, economicamente, è molto peggio: all'impatto del default selvaggio bisogna aggiungere nuovi elementi. La fuga di capitali diventerebbe una certezza, nel tentativo di spostare i propri euro all'estero, prima della conversione. Agli sportelli delle banche, ci sarebbe l'assalto. Verrebbero varati stringenti controlli sui movimenti di capitali e, probabilmente, ci sarebbe anche un congelamento dei conti correnti bancari, come in Argentina. La nuova moneta sarebbe svalutata, rispetto all'estero. Questo rilancerebbe le esportazioni (escludendo ritorsioni commerciali da parte degli ex partner europei), ma l'Italia, uscendo dall'euro, uscirebbe anche dall'Unione europea e non potrebbe più usufruire dei vantaggi del mercato unico. La svalutazione, d'altra parte, rende più competitive le esportazioni italiane, ma rende assai più care le importazioni, a cominciare dal petrolio. Il risultato sarebbe veder ripartire, di gran carriera, l'inflazione e la rincorsa prezzi-salari. Molto dipende dall'entità della svalutazione che, però, è difficilmente gestibile: per riguadagnare la competitività perduta, negli ultimi dieci anni, verso la Germania, all'Italia occorrerebbe un deprezzamento della moneta del 25%. Ma il crollo della nuova lira, secondo gli analisti dell'Ubs, sarebbe inizialmente molto più alto, fino al 50-60%. Per questo, gli esperti della banca svizzera (che ipotizzano barriere commerciali nel resto d'Europa contro i prodotti italiani a costo stracciato) calcolano che il Pil italiano potrebbe inizialmente contrarsi anche del 40%. All'Ubs sono, probabilmente, troppo pessimisti, ma il punto è che l'introduzione della nuova lira sarebbe assai diversa dalle svalutazioni della vecchia, perché rimarrebbero valide le precedenti obbligazioni dell'euro. I debiti fra italiani potrebbero essere ridenominati in un rapporto uno a uno (una nuova lira per un euro): chi ha un mutuo di 100 mila euro, si troverebbe con un mutuo di 100 mila nuove lire. Ma quelli esteri resterebbero in euro, da pagare con una moneta svalutata del 50-60 per cento. Per una economia, come quella italiana, profondamente integrata in Europa, sarebbe un massacro: molte aziende, con incassi in lire e debiti in euro, finirebbero schiacciate e, a catena, dovrebbero chiudere. |
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PADI DiveMaster
Data registrazione: Jun 2006
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![]() Ti posso chiedere come pensi che un default pilotato aiuti le banche italiane e tutte le famiglie che hanno investito in BOT? E poi, quanto stai rischando di tuo in questo eventuale default? |
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