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In un mare di debiti
L'incapacità di Roma di tenere sotto controllo le sue finanze preoccupa i partner europei. Neanche l'opposizione sembra in grado di dare una risposta.
![]() Le immagini che abbiamo visto nei telegiornali della sera del 27 ottobre non hanno turbato solo l’Italia. Torrenti che si gonfiano d’acqua e devastano la Liguria, trascinando via automobili, ponti e carrozzine per bambini. Pezzi di collina che franano in mare, provocando inondazioni in cui sono morte almeno sette persone. Superstiti che cercano di recuperare i loro beni sepolti dal fango. Monterosso e Vernazza, due paesini delle Cinque Terre, sono ormai irriconoscibili. Da tutto il mondo sono arrivate manifestazioni di solidarietà e il governo italiano ha dichiarato lo stato d’emergenza nelle aree colpite. Ma a mettere in ginocchio il Levante ligure non è stata solo una calamità naturale. I danni provocati dall’inondazione sono la conseguenza di un milione e trecentomila costruzioni abusive, di terreni cementificati in modo sconsiderato e di dighe poco resistenti. Eppure non c’è stato un monsone, ma solo una giornata di piogge intense. La disastrosa inondazione sembra una metafora del dramma politico che si è svolto nelle stesse ore, sollevando nuovi dubbi sulla capacità dell’Italia di fermare la sua corsa verso la bancarotta, riportare sotto controlo il debito e fare le riforme invece di limitarsi a prometterle. Mentre la costiera ligure si allargava, altre dighe cedevano a Roma, dove un intero paese è diventato lo zimbello dei partner europei. Naturalmente i mezzi d’informazione italiano hanno parlato anche di questo. Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha dovuto rispondere a chi gli chiedeva se il governo fosse ancora in grado di funzionare e se ce ne fosse un altro pronto a prendere il suo posto. Il paese ha risposto le sue ultime speranze in una lettera di diciassette pagine ai partner dell’eurozona, in cui sono esposti i piani di Roma per scongiurare la crisi. L’ultimo vertice di Bruxelles è stato un’opportunità per scoprire se la terza potenza economica dell’eurozona è ancora un membro credibile dell’Unione europea o se il suo presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, metterà di nuovo in imbarazzo se stesso e il paese. Ogni piccolo indizio ha il suo peso. Con quanta convinzione la cancelliera tedesca Angela Merkel ha stretto la mano al premier italiano? Perché il presidente francese Nicolas Sarkozy ha evitato di incontrarlo a tu per tu? Il capo del governo italiano è riuscito a convincere i partner europei della serietà delle riforme proposte da Roma? Misure accolte con favore Berlusconi è sembrato soddisfatto. Durante una pausa dei lavori ha telefonato a Porta a porta, il più importante talk show politico italiano. E’ una cosa che Berlusconi ha l’abitudine di fare quando deve comunicare un successo o quando è molto arrabbiato con qualcuno. Al telefono ha affermato, come ha ribadito più tardi prima di prendere l’aereo per rientrare in Italia, che a Bruxelles le sue misure d’austerità sono state accolte con favore. Non ha neanche preso in considerazione l’idea di dimettersi. “L’Italia non è la Grecia”, ha concluso. “Da noi non ci saranno tensioni sociali”. In realtà Berlusconi sembra ignorare qualcosa che sta già avvenendo, perchè in Italia le proteste ci sono state. Anzi, i sindaci minacciano uno sciopero generale. E mentre molti politici elogiano alcune misure decise il 27 ottobre, sul fronte italiano della crisi non è cambiato niente. I tassi d’interesse sul debito pubblico restano proibitivi. L’unica differenza è che l’Italia è sempre più al centro della crisi dell’eurozona. Entro la fine dell’anno Roma dovrà rinnovare debiti per circa 60 miliardi di euro. Sono mesi che l’Italia si mostra incapace di fare passi avanti, soprattutto perché Berlusconi guida una coalizione che rischia di sfaldarsi da un momento all’altro. Berlusconi e il suo principale alleato, Umberto Bossi, il leader dell’euroscettica Lega Nord, sono crollati così tanto nei sondaggi che non osano indire nuove elezioni. Neanche l’opposizione, anch’essa divisa al suo interno, può imporre il voto. La conseguenza è che il sistema politico italiano è completamente paralizzato. In questo modo resta in carica un governo impopolare e non si fa nessun passo avanti, visto che i partiti della coalizione continueranno a litigare sulle misure d’austerità necessarie. Pur essendo uno dei fondatori dell’Unione Europea, l’Italia è rimasta del tutto assente nella gestione della crisi. Le pressioni degli altri paesi sono a livelli mai visti. Ad agosto la Banca Centrale Europea ha mandato a Berlusconi una lettera in cui dettava al governo alcune riforme concrete. La lettera era firmata dal presidente della BCE in carica in quel momento, Jean-Claude Trichet, e dal suo successore, Mario Draghi, che all’epoca guidava ancora la Banca d’Italia. Le parole erano scelte con cura, ma si trattava pur sempre di un ricatto: la BCE avrebbe smesso di comprare i titoli di stato italiani se Berlusconi non avesse fatto sapere in che modo intendeva ridurre il debito pubblico pari al 120 per cento del pil. Purtroppo non è cambiato niente. Ed è stata proprio l’inerzia di Berlusconi a suscitare le occhiate e le risatine di Merkel e Sarkozy durante la conferenza stampa del primo vertice di Bruxelles, quello del 23 ottobre. L’impressione era che i due capi di stato avrebbero anche potuto piangere: ricordavano due maestri preoccupati per la condotta di un alunno. Infatti Merkel è così preoccupata che ha chiesto a Napolitano se l’Italia sia ancora in grado di prendere iniziative. A quanto risulta, la cancelliera e il presidente della repubblica hanno avuto un colloquio di mezz’ora in cui hanno parlato della crebilitià di Berlusconi e di cosa potrebbe succdere se il governo italiano dovesse cadere. A poco a poco anche l’Italia ha acquisito la dolorosa consapevolezza che l’Unione europea corre ormai su un doppio binario. Il fatto che i leader di due paesi dell’Unione si siano presi gioco in pubblico del presidente del consiglio italiano, e quindi dell’intero paese, ha suscitato una certa indignazione in Italia, dove molti reagiscono in modo negativo a qualsiasi critica proveniente dall’estero, soprattutto se arriva dalla Francia. Il giornalista Giuliano Ferrara, un ex comunista diventato lo spin doctor di Berlusconi, ha perfino indetto davanti a Palazzo Farnese a Roma, sede dell’ambasciata francese, una manifestazione di protesta contro l’atteggiamento arrogante di Parigi. Nel frattempo Berlusconi reagiva con un comunicato stampa affermando che non tollerava lezioni dagli altri paesi. Questa volta, comunque, sembra che abbia capito il messaggio: l’Italia deve agire. E così ha convocato a Roma due vertici di coalizione, che però hanno rischiato di essere disertati perché Bossi non è disposto a scendere a compromessi sulle pensioni. Lo stesso giorno del vertice di Bruxelles, c’è stato un tafferuglio alla camera dei deputati tra esponenti della maggioranza e parlamentari dell’opposizione. Alcuni deputati di Bossi se la sono presa con quelli di Gianfranco Fini, presidente della camera ed ex alleato di Berlusconi. Non è una scena insolita per il parlamento di Roma, ma l’argomento – la riforma delle pensioni – era serio. Nei giorni precedenti Fini aveva dichiarato in tv di aver capito perché Bossi è contrario all’innalzamento dell’età pensionistica: la moglie del capo della Lega nord è andata in pensione anticipata a 39 anni. La calma è tornata quando Bossi ha accettato di portare l’età pensionabile a 67 anni, ma solo nel 2026: questa, insieme a diverse misure per facilitare il licenziamento dei lavoratori, era la proposta che Berlusconi aveva in tasca quando è partito per Bruxelles. Nel resto delle diciassette pagine si ripetevano misure già annunciate nel pacchetto d’austerità varato in estate. Dello stesso pacchetto faceva parte anche la promessa di chiudere il bilancio in pareggio entro il 2013 e di ridurre il debito al 113 per cento del pil entro l’anno seguente. Ancora una volta, invece, non è stata spesa neanche una parola sulle soluzioni per far entrare in cassa somme considerevoli: per esempio la lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e all’evasione fiscale. Per quest’ultimo reato lo stesso Berlusconi rischia un processo. L’unica vera novità contenuta nella lettera era un accenno a un nuovo pacchetto di tagli che sarà comunicato alla metà di novembre. Nonostante il clima pesante di Roma, dove da settimane si parla di elezioni anticipate, l’opposizione non è riuscita a mettersi d’accordo né su un candidato né su un programma. Non ci sono proposte per riformare l’attuale legge elettorale, grazie alla quale il partito che conquista la maggioranza relativa si prende più della metà dei seggi in parlamento. La sinistra è interamente concentrata su Berlusconi, ma quanto più continua questo crepuscolo degli dèi, cioè il tramonto del potere berlusconiano, tanto più è chiaro che neanche l’opposizione è un’alternativa proponibile. Ecco il vero dramma della politica italiana. fonte: Internazionale n.922 - trascritto da me sul FOL |
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