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Vecchio 04-11-11, 17:56   #1 (permalink)
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La democrazia è spazzatura....

Bell'articolo del Frankfurter Algemeine, tradotto in italiano..


l referendum indetto da Papandreou ha scatenato l’indignazione di tutta Europa, ma si tratta di un basilare esercizio di sovranità popolare. Il sacrificio dei valori fondamentali sull’altare dei mercati è ormai compiuto.
Frank Schirrmacher

Il sentimento di apparente stabilità tra le élite europee è durato appena due giorni. Sono trascorse 48 ore tra l'immagine della matriarca Merkel, a cui il mondo intero si è rivolto, e quella della depressione. Un medico direbbe che si tratta di una patologia, e ci spiegherebbe che la psiche collettiva è malata, e i fantasmi della grandezza e della fiducia di cui si nutre sono ingannevoli.

Costernazione in Germania, Finlandia, Francia e persino nel Regno Unito. Costernazione sui mercati finanziari e nelle banche. Il motivo? Il primo ministro greco George Papandreou ha deciso di indire un referendum per chiedere l'opinione del suo popolo su una questione decisiva per il futuro del paese.

Il primo novembre abbiamo visto i banchieri e i politici europei lanciare l'allarme di un crollo delle borse. Il messaggio era chiarissimo: se i greci diranno sì, vorrà dire che sono degli ******. Quanto a Papandreou, è uno scriteriato soltanto perché ha pensato di porre la domanda. Forse però, prima di sprofondare nella spirale del panico, è arrivato il momento di fare un passo indietro e osservare la situazione in modo distaccato. Davanti ai nostri occhi si sta svolgendo lo spettacolo della degenerazione dei valori che l'Europa dovrebbe incarnare.

Sui mercati finanziari, alcuni protagonisti analizzano senza scomporsi la storia di questa decadenza annunciata. Il Daily Telegraph riporta una voce che circolerebbe nei circoli della finanza e anche all'interno del governo britannico: sarebbe bello se una giunta militare prendesse il potere in Grecia, perché nessuna giunta militare potrebbe essere accettata dall'Ue. Forbes, che non è certo una voce ininfluente nel mondo della finanza, si spinge addirittura oltre: "La cosa più triste della battuta è che se ignoriamo il fatto che si tratterebbe di una dittatura militare, sarebbe in realtà una buona soluzione per il paese".

Non c'è bisogno di sottolineare tutti i collegamenti di questa battuta con il subconscio per capire che siamo davanti al sacrificio totale dei principi morali del dopoguerra sull'altare di un'entità economica e finanziaria superiore. Processi come questo si sviluppano sotto traccia. A volte durano decenni, e spesso si concludono con la nascita di una nuova ideologia. È accaduto in occasione di tutte le grandi crisi autoritarie del XX secolo.

Vogliamo ricordare le parole di Papandreou, che sono risuonate nelle orecchie dell'Europa come i vaneggiamenti di un pazzo: "la volontà del popolo finirà con l'imporsi". Se il popolo rifiuterà l'accordo con l'Ue, "non lo porteremo avanti". In Germania, ricordiamocelo, fino a qualche giorno fa consideravamo la democrazia come l'affermazione del potere legislativo, imposta dalla Corte costituzionale e acclamata da tutti i partiti. In nome di questo principio abbiamo addirittura rinviato un summit dell'Ue. Ma oggi lo stesso non vale per la Grecia.
Prigionieri dei mercati

Ma cos'ha di così insopportabile l'iniziativa del governo greco? Risposta: il fatto che il primo ministro sottometta il futuro del paese al parere del popolo. Davanti a una simile decisione i tedeschi, i cosiddetti cittadini modello, sono andati nel panico, ma soltanto perché prima di loro lo hanno fatto i mercati finanziari. La verità è che siamo tutti prigionieri dei mercati ancora prima che si esprimano.

Ormai è sempre più evidente che la crisi che sta stritolando l'Europa non è una difficoltà passeggera, ma l'espressione di una lotta per la supremazia tra il potere economico e quello politico. Quest'ultimo ha già perso molto terreno, e continua a perderne sempre più rapidamente. L'incomprensione totale suscitata dal gesto di Papandreou riguarda anche lo spazio pubblico democratico. Nessuno sembra ricordarsi che la democrazia ha un prezzo, e dobbiamo essere tutti disposti a pagarlo.

Vogliamo davvero che il processo democratico cada in balìa delle agenzie di rating, degli analisti e di altri gruppi bancari? Nelle ultime 24 ore tutti questi attori si sono affrettati a porre interrogativi di ogni sorta, come se davvero avessero voce in capitolo per interferire con il diritto del popolo greco a decidere il futuro del proprio paese.

La supposta razionalità dei meccanismi finanziari ha lasciato il posto all'atavica tendenza a generalizzare. Ci eravamo illusi che l'arroganza di trattare un popolo intero come se fosse composto soltanto da truffatori e scansafatiche fosse sparita insieme al nazionalismo. E invece oggi assistiamo a un ritorno di questa mentalità, sostenuta addirittura da "prove ragionevoli". La deformazione del parlamentarismo, schiacciato dalle logiche di mercato, non cancella il fatto che il popolo greco deve essere considerato un "legislatore straordinario". I cittadini della Grecia hanno il diritto e il dovere di esprimere il loro parere. In Germania i deputati che seguono la loro coscienza sanno che nessuno metterà loro la museruola. E ciò che è valido per un deputato tedesco, in quanto individuo, vale anche per uno stato e per l'Europa intera.

Papandreou fa benissimo a fare quello che sta facendo. La sua decisione indica al vecchio continente la via da percorrere. L'Europa dovrebbe fare di tutto per convincere i greci che la soluzione proposta è la migliore. Ma dovrebbe prima convincere se stessa. Per gli altri paesi europei indebitati, invece, sarebbe un modo esemplare di dar prova di lucidità e capire fino a che punto sono disposti a sacrificarsi in nome di un'Europa unita. (traduzione di Andrea Sparacino)
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Vecchio 04-11-11, 17:58   #2 (permalink)
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quindi non è affatto vero che in Germania sono tutti monolitici..anche i tedeschi si interrogano, sul futuro dell'unione, e lo fanno dal punto di visto politico, non solo economico....
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Vecchio 04-11-11, 18:16   #3 (permalink)
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The daily Telegraph...

Sono bastati tre giorni a Francia e Germania per affossare il referendum proposto dal governo greco. Se la risposta alla crisi sarà l'istituzione di un'unione fiscale, simili violazioni della sovranità diventeranno la norma.

Non c'è da meravigliarsi che la proposta di George Papandreou di indire un referendum sul piano di salvataggio europeo abbia resistito soltanto 72 ore prima di essere spazzata via da tedeschi e francesi. Angela Merkel e Nikolas Sarkozy non hanno neppure tentato di mostrarsi diplomatici quando hanno deciso di aprire il fuoco su questo problematico slancio democratico. Il referendum greco non deve esserci, hanno insistito, e pertanto non ci sarà. È stato brutale osservare come sono andate le cose.

Benvenuti nella nuova Europa. Ormai è assodato che l’unione fiscale, oltre a quella monetaria, è l’unica strada praticabile perché la valuta unica funzioni. Ciò significa che questo tipo di pressioni diverranno la norma, giacché la sovranità nazionale dovrà avere una parte del tutto secondaria nei confronti dei diktat non soltanto della Banca centrale europea, ma anche del Tesoro centrale europeo, la cui creazione è ormai soltanto questione di tempo. Entrambi, in ogni caso, saranno naturalmente dominati dall’economia più forte e autorevole dell’unione monetaria, la Germania.

La Grecia sarà anche vittima di una forza maggiore, ma non è del tutto esente da colpe, anzi. Caso economico disperato nel quale prolifera la corruzione politica, la Grecia ha mancato alle proprie responsabilità di membro dell’unione monetaria, continuando a vivere al di sopra dei propri mezzi. Ma che dire della Germania? Ha fatto fronte alle proprie responsabilità? Continua a insistere sulla valuta unica, e la Banca centrale europea che è al suo servizio è gestita in modo conforme alla sua agenda economica, non a quella della zona euro nel complesso.

Ecco dove tutta la retorica sul grande progetto europeo entra in collisione con la dura realtà del potere. La Germania è abile ad affermare i propri diritti sovrani, perché ha il potere economico per farlo. Le nazioni periferiche come la Grecia e l’Irlanda sono spazzate via. Sembra proprio che paralizzate come sono dall’ossessione di puntellare l’euro, le élite politiche europee non abbiano affatto compreso che stanno piantando i semi di un’infelice alleanza con un partner dominante, più che quelli di un’unione sempre più stretta tra paesi allo stesso livello. E questo potrebbe essere un cattivo presagio per l’intera Unione europea.

Nel frattempo la crisi ha raggiunto un tale acme che il Fondo monetario internazionale dovrà rivestire un ruolo più che significativo in qualsiasi piano di ripresa. David Cameron ha ragione quando sostiene che quantunque il suo paese non supporti alcun investimento diretto in un bailout della zona euro, si tiene pronto in qualità di membro di tale fondo a rendere disponibili maggiori quantità di denaro qualora servissero. Questo spaventoso caos è interamente opera della zona euro stessa, e dovrebbero essere i membri della zona euro a trovarne una via d’uscita. In caso di catastrofe, tuttavia, ogni altra nazione potrebbe trovarsi a essere trascinata nell’abisso. (traduzione di Anna Bissanti)
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Vecchio 04-11-11, 18:22   #4 (permalink)
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Non è corretto dire che i merkozy (due imbe.cilli, su questo non ci sono dubbi) hanno impedito il referendum, semplicemente non ci sarebbero state altre tranche di aiuti e questo è comprensibile. Qualche altro paese dell'area euro sarebbe stato disposto a foraggiarli ? non credo proprio, i due capataz hanno messo la faccia per tutti.
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Vecchio 04-11-11, 18:34   #5 (permalink)
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Sì, l'avevo letto qualche giorno fa e volevo postarlo su pianeta Germania (non avevo voglia di tradurlo). Davvero un bell'articolo.
La stampa tedesca non è affatto monoliticamente a favore della gestione Merkeliana della questione-Europa. Se leggi il Suddeutsche Zeitung - giornale schierato maggiormente a sinistra rispetto al FAZ - troverai quasi giornalmente articoli dai toni simili a quello da te postato.

Qui c'è una risposta all'articolo, uscita in data odierna: Euro-Krise: Rettet die Würde der Demokratie - Feuilleton - FAZ

Abbastanza bello il finale, anche se irrealistico nel suo ottimismo, dal mio pdv:

Citazione:
Es fehlt am politischen Willen zur globalen Einigung, weil die Institutionen fehlen, die eine supranationale Willensbildung und die globale Durchsetzung von Beschlüssen erst ermöglichen würden. Auch aus diesem Grunde müssten die Staaten der Europäischen Währungsgemeinschaft die Krise als Chance begreifen und mit der Absicht, ihre politische Handlungsfähigkeit auf supranationaler Ebene zu verstärken, Ernst machen. Das griechische Desaster ist jedoch eine deutliche Warnung vor dem postdemokratischen Weg, den Merkel und Sarkozy eingeschlagen haben. Eine Konzentration der Macht bei einem intergouvernementalen Ausschuss der Regierungschefs, die ihre Vereinbarungen den nationalen Parlamenten aufs Auge drücken, ist der falsche Weg. Ein demokratisches Europa, das keineswegs die Gestalt eines europäischen Bundesstaates annehmen muss, muss anders aussehen.

Dieses Projekt verlangt nicht nur institutionelle Phantasie. Die überfällige Kontroverse über Notwendigkeit und Nutzen eines solchen Projekts muss in der breiten Öffentlichkeit ausgetragen werden. Das verlangt allerdings von den politischen Eliten nicht nur den üblichen Spagat zwischen Bürgerinteressen und dem Rat der Experten. Die erneute Anbahnung eines verfassungsgebenden Prozesses würde vielmehr ein Engagement verlangen, das von den Routinen des Machtopportunismus abweicht und Risiken eingeht. Dieses Mal müssten die Politiker in der ersten Person sprechen, um die Bürger zu überzeugen.

Der Politik und Parteipolitik wäre eine solche Initiative gar nicht mehr zuzumuten, wenn sie sich tatsächlich zu einem selbstbezüglichen System geschlossen und gegenüber der Umwelt einer nur noch administrativ als Stimmenreservoir wahrgenommenen politischen Öffentlichkeit abgekapselt hätten. Dann könnten sich die Parameter für das, was in der Öffentlichkeit als selbstverständlich gilt, nur noch im Zuge einer sozialen Bewegung verschieben. Wer die überregionale Presse in Amerika verfolgt hat, wird über die Reaktionen erstaunt sein, die „Occupy Wall Street“ ausgelöst hat.

Ultima modifica di fdg86 : 04-11-11 alle ore 18:46
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Vecchio 04-11-11, 19:22   #6 (permalink)
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Citazione:
Originalmente inviato da fdg86 Visualizza messaggio
Sì, l'avevo letto qualche giorno fa e volevo postarlo su pianeta Germania (non avevo voglia di tradurlo). Davvero un bell'articolo.
La stampa tedesca non è affatto monoliticamente a favore della gestione Merkeliana della questione-Europa. Se leggi il Suddeutsche Zeitung - giornale schierato maggiormente a sinistra rispetto al FAZ - troverai quasi giornalmente articoli dai toni simili a quello da te postato.

Qui c'è una risposta all'articolo, uscita in data odierna: Euro-Krise: Rettet die Würde der Demokratie - Feuilleton - FAZ

Abbastanza bello il finale, anche se irrealistico nel suo ottimismo, dal mio pdv:
C'è una mancanza di volontà politica per un accordo globale, perché le istituzioni sono mancanti, che consentirebbe un processo decisionale sovranazionale e l'applicazione globale delle decisioni solo se si volesse. Per questo motivo, i paesi dell'Unione Monetaria Europea dovrebbere vedere la crisi come un'opportunità e con l'intento di fare qualcosa per migliorare la loro capacità di azione politica a livello sovranazionale, sul serio.
Il disastro greco è un chiaro avvertimento del percorso post-democratico che Merkel e Sarkozy hanno preso. Una concentrazione di potere data ad un comitato intergovernativo di capi di governo, la stampa dei loro accordi con i parlamenti nazionali per gli occhi, è il modo sbagliato. Un'Europa democratica, che non assumono la forma di uno Stato federale europeo deve essere un aspetto diverso.

Questo progetto richiede non solo l'immaginazione istituzionale. La controversia in ritardo sulla necessità e i vantaggi di un tale progetto deve essere tenuta presso il grande pubblico. Ciò richiede, tuttavia, le élite politiche non solo l'equilibrio al solito tra gli interessi dei cittadini e il Consiglio di esperti. La ri-avvio di un processo costituzionale sarebbe piuttosto bisogno di un impegno che è diversa dalla routine della Machtopportunismus ea rischio. Questa volta i politici devono parlare in prima persona per convincere i cittadini.

La politica e la politica di partito, tale iniziativa ci si aspetterebbe di fare altro, se avessero effettivamente formato un sistema auto-referenziale e isolato dall'ambiente solo amministrativamente come un serbatoio di voti percepito politica pubblica. Poi ci potrebbero essere i parametri per ciò che è nel pubblico come una cosa naturale, spostare solo nel contesto di un movimento sociale. Chiunque abbia seguito la stampa nazionale in America, sarà stupito dalle risposte,che "Occupare Wall Street" ha innescato.

traduzione veloce...
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Vecchio 04-11-11, 19:26   #7 (permalink)
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Questo invece è del Berliner Zeitung...


IL FALSO SALVATAGGIO DELL'EURO....


I politici europei vorrebbero celebrare le decisioni del vertice del 26 ottobre come un evento storico. Ma la crisi della moneta unica non finirà certo nell'immediato futuro. Il problema di fondo è un paradosso sempre più lampante: i governi vogliono comprare la fiducia degli investitori con denaro che non posseggono.

Stephan Kaufmann

Chi si era affezionato alla crisi dell'euro non ha motivo di preoccuparsi: ad oggi, non esiste il pericolo che ci abbandoni. Nemmeno l'ultimo summit di emergenza dell'Ue riuscirà a scacciarla. Da un lato, tutti quelli che danno la colpa ai politici hanno ragione, ma dall'altro non capiscono che i leader europei sono alle prese con una spaventosa contraddizione, legata indissolubilmente alla logica del sistema europeo e dunque difficile da cancellare.

Innanzitutto, bisogna tenere presente che gli stati membri hanno accumulato troppo debito pubblico. Questo verdetto viene costantemente ribadito dai creditori dello stato, ossia i mercati finanziari, in linea con i loro invariabili principi di investimento: sicurezza e ricavo.

I governi hanno preso in prestito troppo denaro, ma allo stesso modo si potrebbe dire che sono stati i mercati ad accumulare troppo credito. Invertire la prospettiva non significa dare agli investitori la colpa della crisi, ma aiuta a individuare un problema alla base: il debito degli stati rappresenta un patrimonio per le banche, le compagnie assicurative e i fondi d'investimento. Il benessere finanziario del mondo si basa sulla promessa dei governi di pagare il debito e oggi è proprio la validità di questa promessa a essere messa in discussione. In sostanza ciò significa che i mercati hanno esagerato nell'accumulare debito pubblico e dunque adesso hanno tra le mani troppo capitale per pensare di poterlo trasformare in contante spendibile.

Questo tipo di situazione è abbastanza comune nelle economie capitalistiche. Per fare un esempio, l'industria produce regolarmente beni che non è in grado di vendere. Nel campo della produzione industriale la soluzione al problema è sempre la stessa: la svalutazione. I prodotti in eccesso vengono regolarmente svenduti o distrutti. Ritornando alla crisi del debito, la svalutazione è esattamente ciò che si vuole evitare in ogni modo, perché c'è il timore che una riduzione su larga scala del capitale finanziario potrebbe spingere i governi e le banche sull'orlo dell'abisso. C'è un nome per la minaccia che incomberà sulle nostre teste fino a quando i mercati si mostreranno timorosi: "contagio".
Le solite contraddizioni

Per calmare i mercati, i politici stanno cercando affannosamente una soluzione. Approvano programmi di austerity radicali nei paesi in crisi per far tornare gli investimenti e rendere di nuovo "solide" le montagne di debito pubblico degli stati nazionali. L'obiettivo sarebbe quello di offrire ai creditori garanzie sugli investimenti. Ma il problema è che gli investitori hanno molti dubbi sulla credibilità di chi li vuole rassicurare. Di conseguenza, i governi sono costretti a salvare gli stati, sostenere le banche e comprare la fiducia nei confronti della loro impostazione finanziaria con denaro che in realtà non posseggono.

Questa contraddizione è ormai davanti agli occhi di tutti da mesi. La crisi di fiducia sta innescando un circolo vizioso che potrebbe essere interrotto soltanto da un intervento della Banca centrale nel ruolo di garante. La Bce è infatti l'unica istituzione a poter accedere (in teoria) a capitali illimitati. Tuttavia i leader europei (e soprattutto la Germania) si rifiutano di autorizzare l'intervento della Banca centrale e sperano che la crisi possa essere risolta senza ricorrere all'"opzione atomica".

Così aspettiamoci nuovi tagli, la cancellazione parziale del debito greco, la ricapitalizzazione delle banche e un nuovo rafforzamento del Fondo di stabilità finanziaria (Efsf). Il tutto nel disperato tentativo di convincere i mercati della credibilità del progetto europeo.

Ma è difficile che questo piano possa funzionare. Con ogni probabilità, infatti, le decisioni dei leader europei non faranno altro che aumentare la sfiducia: cancellando il debito ammettono indirettamente che i programmi di austerity del passato recente non hanno funzionato come avrebbero dovuto (e come era stato promesso); ricapitalizzando gli istituti di credito smentiscono l'affermazione che il sistema bancario avrebbe retto; autorizzando l'Efsf a sostenere le banche riconoscono (contrariamente a quanto detto in precedenza) che la ricapitalizzazione non è sufficiente a proteggerle dalla crisi; rafforzando l'Efsf, ammettono di essersi sbagliati quando sostenevano che la crisi era limitata ad alcuni piccoli stati incapaci di tenere in ordine i libri contabili. Inoltre, le dimensioni del nuovo Fondo di stabilità finanziaria contraddicono palesemente la teoria secondo la quale l'eurozona è finalmente fuori pericolo. E intanto si continua a litigare sul costo complessivo del piano di salvataggio dell'euro e a rifiutare gli eurobond e qualsiasi intervento più diretto della Bce. I leader europei dicono che stanno facendo tutto il possibile per salvare l'euro. Ma credergli non è facile. (traduzione di Andrea Sparacino)


quindi anche sugli eurobond la posizione tedesca non è affatto univoca......
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