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Data registrazione: Oct 2008
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La letterina Bce
Visto che ormai qui si leggono quasi solo proposte cialtronesche e che vanno nella direzione sbagliata, cerchiamo di capire cosa "suggeriscono" quegli ignoranti di Draghi e Trichet.
La famosa letterina, in italiano, è visibile qui: «C'è l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita» - Corriere della Sera A grandi linee la lettera parla di due argomenti: 1) accrescere il potenziale di crescita 2) riduzione del deficit. NB: nella lettera, passando ai suggerimenti concreti, si parla esclusivamente di modi per ridurre la spesa pubblica. Non c'è mezza riga dedicata a nuove e maggiori tasse o alla fantomatica "lotta all'evasione". Fin qui la cosa sembra ottima, in quanto individua i due problemi cruciali del paese: 1) scarsa crescita, dovuta - come si vede poi passando ai suggerimenti - ad eccessiva regolamentazione e spesa pubblica 2) eccessiva spesa pubblica. I punti 1 e 2 sono legati tra loro. Vediamo poi nel dettaglio cosa suggeriscono. |
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Data registrazione: Oct 2008
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1) Per accrescere il potenziale di crescita viene detto:
Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro. Nel dettaglio: a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala. Se non avessimo tutti la mente obnubilata dalla retorica statalista, questo punto apparirebbe piuttosto banale: per crescere serve concorrenza e libertà d'impresa. Cosa che vale per tutti, dai servizi professionali - oggi gestiti in modo troppo corporativo - ai servizi pubblici - oggi gestiti troppo direttamente dalla politica e quindi in modo clientelare ed inefficiente. Occorre quindi, ove possibile, liberarsi del controllo della politica e fare affidamento sul funzionamento di mkt liberi e concorrenziali. Cosa che chiunque non ignori la storia degli ultimi secolo sa perfettamente. b) C'è anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione. Qui si affronta uno dei nodi della rigidità del mkt del lavoro, che non funziona in quanto troppo ingessato da regole "uniche". Anche in questo caso si tratta di "liberare" il potenziale inespresso, mediante maggiore libertà. Deve essere lasciata libertà alle singole realtà di contrattare le condizioni più consonde per quella situazione: questo permette una maggiore efficienza e di sfruttare le diverse opportunità che si presentano nei diversi campi. Un altro aspetto riguarda, secondo me, le differenze territoriali. Salari e condizioni imposti in modo unico su tutto il territorio nazionale non hanno senso. Si tratta anche in questo caso di permettere che realtà diverse si esprimano in modo diverso. c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi. Anche in questo caso si tratta di misure volte a far funzionare meglio il mkt del lavoro, troppo ingessato. Questo significa da un lato maggiore libertà di gestione dei rapporti di lavoro, e dall'altro avere degli ammortizzatori sociali che siano in grado di far fronte a tale "mobilità", andando oltre le vetuste modalità attuali, che come al solito iperproteggono alcuni - tipo i dipendenti Alitalia, coi loro 7 anni ci cig - e lasciano totalmente al loro destino altri (i giovani, coloro che hanno contratti atipici, i lavoratori indipendenti o formalmente tali, ecc. Nel complesso, si tratta di misure o neutre o immediatamente espansive, e vanno tutte nella stessa direzione: facciamo funzionare i mkt, smontiamo le rendite parassitarie, facciamo sì che il sistema economico si muova e si evolva verso ciò che serve, anzichè tenerlo arroccato su posizioni non più sostenibili. |
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#3 (permalink) |
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Gamma Ray Burst
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Manca del tutto una voce fondamentale di risparmio, una bella sforbiciata alle pensioni retributive che farebbe risparmiare parecchio.
Poi c'è un punto che non condivido perchè è il solito dirigismo che odio È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico ognuno deve essere libero di andare in pensione quando vuole, ovviamente con i propri contributi e se vuole vivere con 200€ al mese nessuno glielo deve impedire. |
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#4 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2008
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2) per la sostenibilità delle finanze pubbliche viene detto che occorre fare in fretta - non è più tempo di blaterare - e di agire principalmente dal lato della spesa.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. Non nuove tasse, "rimodulazione delle tasse", lotta all'evasione o cose del genere. Meno spesa. La spesa pubblica al 50% del pil va ridotta, punto e basta, ed ecco alcuni modi per farlo: È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Ciò di cui sentiamo sempre parlare e che nessuno fa: l'età pensionabile in un modo o nell'altro va alzata, e si suggerisce di farlo partendo dalle maggiori anomali. Cioè le donne che vanno in pensione molto prima degli uomini pur vivendo di più, e le pensioni di anzianità che rendono più macroscopicamente evidente il gap tra contributi versati e pensioni erogate (per una semplice questione attuariale dovuta al più lungo periodo di erogazione della pensione). NB: questa non è una misura con effetti recessivi neanche nel breve, perchè nessuno si trova ad avere "meno soldi in tasca". Semplicemente si lavora un po' di più. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi. Questo è un altro dei nodi cruciali: il pubblico impiego costa troppo, e su questo bisogna intervenire. E' un dato innegabile: basti pensare che in Lombardia, a fronte di servizi forniti mediamente migliori del resto del paese, il numero/costo dei dipendenti pubblici è decisamente minore. E dire che ovviamente anche in Lombardia ci sono politiche clientelari, sprechi, ecc., per cui anche qui ci sarebbe molto da migliorare. Quindi non serve affatto diventare "perfetti" o scandinavi, ma allinearsi semplicemente a quanto risulta già oggi possibile fare in Italia. Ridurre il turn-over non ha effetti depressivi neanche di breve. Solo ridurre gli stipendi - seconda scelta - potrebbe averne. Ma, in questo caso, basterebbe gestire la cosa per bene, con un minimo di gradualità. Senza contare che la cosa potrebbe nel breve essere compensata dalle liberalizzazioni (espansive) suggerite in precedenza. b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali. Questo serve ad evitare le italiche furbizie. Si riducono le spese, punto e basta. Mal che vada, tagliando le spese discrezionali - immagino le più gradite a politici e burocrati. c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo Questo parla da sè: anche gli enti locali devono sottostare a criteri simili. Non è pensabile avere enti locali che si indebitano oltremodo, che falliscono, e poi uno stato che ripiana questi disastri. |
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#5 (permalink) |
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Data registrazione: Oct 2008
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Infine, c'è un terzo punto dedicato all'efficienza della pubblica amministrazione, evidentemente considerata un problema non di poco conto.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'è l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali. Il presupposto è che la pa è: 1) poco produttiva, quindi inefficiente 2) molto "burocratica", cioè fine a sè stessa, e poco rivolta alle esigenze dei "clienti". Si tratta di considerazioni piuttosto forti - ma vere. Suggerimenti come "indicatori di performance" sono per la verità piuttosto vaghi, ma la direzione è molto chiara: deve essere "misurato" anche il prodotto della pa. Infine, la solita questione del numero eccessivo di amministrazioni esistenti, che include in senso lato anche la scarsa collaborazione tra essi e le diseconomie che da ciò scaturiscono. |
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#6 (permalink) | |
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Data registrazione: Oct 2008
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Diciamo che secondo me i "suggerimenti" vanno nella giusta direzione ma si fermano ad un certo livello. Fare ciò che dici (tagliare pensioni retributive, "liberare" l'età pensionabile) vuol dire fare un passo - giusto - in più, quindi politicamente e culturalmente è più difficile da gestire. |
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#7 (permalink) | |
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Prospersenzacrescita
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Per quelle di vecchiaia siamo ormai quasi a 67 anni (con le finestre); ma toccano principalmente il centro sud e si possono alzare ancora un pò le età di pensionamento. Il governatore della banca d'Italia deve essere di Milano. Bisogna fare i Ministeri al nord. Purtroppo sono questi i temi che guidano la politica economica del paese; e di conseguenza la crescita, la sostenibilità del debito, la competitività. |
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#8 (permalink) |
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Dav c G, visto che tanto sappiamo già cosa pensano i nostri brillanti politici in relazione a queste idee, cerchiamo di valutarle per quello che sono, lasciando fuori le ovvie e scontate considerazioni sull'inettitudine di tali soggetti.
O meglio, se volessimo parlare anche di queste cose, finiremmo con le solite questioni di public choice, palesemente vere in Italia, per cui vasti gruppi cercano di fare i parassiti (e ci riescono) grazie all'intermediazione dello stato e della politica. Cerchiamo di parlare di queste misure macro per quello che sono, se possibile. |
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Prospersenzacrescita
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Come fai a tagliare la spesa pensionistica se non cominci dall'allungamento di età delle pensioni di anzianità con sistema retributivo? Perchè continuare a spremere le pensioni di vecchiaia visto che siamo già a quasi 67 anni dal 2016? In Europa le pensioni di anzianità non esistono! |
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