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Vecchio 10-10-11, 10:56   #1 (permalink)
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La Cina - Thread unico

Si e' parlato di Cina in vari topic, ma spesso con notizie frammentarie ed talvolta inesatte.
Mi farebbe piacere raccogliere in un thread organico esperienze personali ed opinioni fondate nonche' domande alle quali si cerchera' di dare risposte non mitologiche su uno dei piu' grandi player a livello mondiale .
In particolare analizzare punti di forza e di debolezza e, perche' no, azzardare qualche ipotesi sugli sviluppi futuri e le ricadute a livello macroeconomico.
Comincerei da questa affermazione: il neo-mercantilismo cinese sta decelerando.
andy74rc non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-10-11, 16:17   #2 (permalink)
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qualche news:

Roma, 10 ott. (TMNews) - La Cina interviene in soccorso delle sue banche, e indirettamente dell'economia, annunciando nuovi acquisti pubblici di azioni dei suoi mega istituti di credito dopo che la Borsa di Shanghai è finita ai minimi da 30 mesi. Oggi il maggior mercato azionario della Cina continentale è stato tra i pochi ad accusare un ribasso - un meno 0,61 per cento, peraltro il calo si è attenuato proprio dopo l'annuncio sulle banche - mentre in generale il gigante dell'Asia ha visto incupirsi le prospettive negli ultimi mesi. Si temono ricadute della frenata della ripresa economica negli Usa e della crisi debitoria in Europa: sono i due maggiori mercati di sbocco per il gigantesco export cinese. L'agenzia di stampa statale Xinhua ha riferito che la divisione nazionale del fondo sovrano cinese, la Huijin, acquisterà azioni delle banche in modo da stabilizzare i pilastri del sistema finanziario del paese. Annuncio che ha contribuito oggi a limitare le perdite di Shanghai. Ma la manovra mette anche in rilievo le crescenti preoccupazioni delle autorità cinesi sul quadro di economia e finanza nazionali, su cui da mesi, a dispetto anzi anche a causa della persistentemente elevata crescita economica, si registrano timori di bolle finanziarie. Le forti performance della Cina, a fronte delle dinamiche a rilento di Europa e Usa, hanno richiamato ingenti capitali dall'estero, che tuttavia in un quadro di incertezza globale potrebbero volatilizzarsi rapidamente. Inoltre vi sono crescenti timori nella stessa Cina sulla situazione del mercato immobiliare. Proprio oggi lo Shanghai Securities News ha riferito che le transazioni immobiliari sono diminuite in 16 delle 20 metropoli monitorate dalla China Index Academy, società di ricerche sul settore.
Capitan_D non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-10-11, 16:59   #3 (permalink)
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Aggiungiamo qualche elemento reale alla notizia riportata:
1) Nulla di nuovo sull'intervento governativo a sostegno di alcuni corsi azionari. Gli andamenti della borsa di Shanghai sono prevedibili, sia al rialzo che al ribasso. L'intervento governativo storicamente non permette mai oscillazioni oltre una banda definita. Economia comunista sulla carta e liberista di facciata.
2) timori di bolle finanziarie: di certo un'eventuale bolla non e' data dal libero afflusso di capitali speculativi. Quello che preoccupa maggiormente e' l'indebitamento dei governi e delle istituzioni a livello locale, che spesso foraggiano attivita' imprenditoriali senza basi solide. Aggiungiamo che buona parte di tali finanziamenti sono erogati non sulla base di un business plan, ma sulla base di relazioni personali fra richiedente e concedente. Qui entrano in gioco gli aspetti culturali del modo di condurre affari fra cinesi.
3) dire che la diminuzione delle transazioni immobiliari crea timori e' una sparata dell'articolista e una stupidaggine. E' l'effetto di una stretta all'espansione del mercato immobiliare fortemente voluto dal governo centrale, che riducendo la percentuale mutuabile sulla seconda casa e vietando l'acquisto di piu' di due abitazione per nucleo familiare, sta cercando di calmierare un mercato che scottava, mantenendo al contempo sufficiente margine per i costruttori di continuare ad edificare (= posti di lavoro e indotto). Se consideriamo che i prezzi delle abitazioni sono mediamente triplicati negli ultimi 5-6 anni, si capisce che la cosa puo' provocare anche disordini sociali. Disordine sociale = la paura piu' grossa in Cina. L'armonia della societa' e' un principio cardine. Ci ritorneremo raccontando come sta in realta' e quali implicazioni macro puo' avere. E anche qualche considerazione sul rapporto qualita'/prezzo degli immobili in Cina.
Nota di colore: in alcune zone della costa Est (una delle parti piu' ricche e sviluppate) chi non si accontenta di 2 case per nucleo familiare, opta per un divorzio di comodo per incrementare il numero di abitazioni acquistabili.

Una cortesia agli amministratori se leggono. Se possibile potreste cambiare il titolo del thread in "La Cina - Thread unico". Non ho fatto in tempo.....

Grazie
andy74rc non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-10-11, 19:26   #4 (permalink)
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I Paesi occidentali da anni si sentono minacciati dall'espansione cinese. Ma, secondo un'analisi pubblicata stamattina dall'agenzia Bloomberg, dovrebbero preoccuparsi più che altro del contrario: vale a dire della possibilità che il gigante asiatico perda colpi.

I tassi di crescita cinesi, finora, sono stati da capogiro. Lo dimostrano i dati: dal 2008 al 2010 la Cina ha contribuito per il 40% alla crescita economica mondiale. Frutto di una combinazione di basso costo del lavoro, svalutazione della moneta, investimenti ed esportazioni. Un modello finora vincente ma che – avverte l'agenzia di stampa statunitense – ha dei limiti ben precisi. Le esportazioni, innanzitutto. Ormai ammontano al 10% del volume dell'export globale: quindi è praticamente impossibile che crescano ulteriormente, a meno che le industrie cinesi non abbassino ulteriormente i prezzi, azzerando i propri profitti. Tanto più che i principali esportatori di prodotti cinesi sono in crisi già da tempo. E proprio oggi il Senato statunitense ha iniziato a discutere una proposta di legge per alzare i dazi doganali.

Ma gli elementi critici non vengono solo dall'esterno. In Cina migliorano le condizioni di vita, e con esse le rivendicazioni salariali. Il costo del lavoro, dunque, è destinato ad aumentare: altrimenti, le tensioni sociali sono alle porte. Soprattutto in presenza di un'inflazione stabilmente superiore al 6%, che erode il potere d'acquisto, e di prezzi immobiliari gonfiati dalla speculazione (e ormai insostenibili per la maggior parte delle famiglie).

L'esecutivo di Pechino ne è consapevole e cerca in tutti i modi di ridurre la dipendenza dalle esportazioni e spingere per un aumento dei consumi da parte dei cittadini. Ma una scelta del genere richiederebbe di porre fine a molte delle politiche che finora hanno alimentato la crescita. Il tutto mentre si profila la necessità di dover intervenire in futuro con un massiccio piano di ricapitalizzazione per le banche, la cui solidità è minacciata dall'enorme volume di prestiti a rischio insolvenza concessi agli enti locali.

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale l'impatto della domanda cinese sulle maggiori economie del mondo è più che raddoppiato nell'ultimo decennio. Il che significa che, in un eventuale momento di difficoltà per il gigante asiatico, le conseguenze sarebbero di vasta portata. Per questo l'editoriale di Bloomberg avverte: il primo obiettivo, per i Paesi occidentali, è quello di rendersi meno vulnerabili. Il che nel Vecchio Continente significa trovare una via d'uscita alla crisi del debito; e, negli Stati Uniti, risollevare un'economia ancora stagnante e risolvere gli strascichi della crisi dei mutui.

4 Ottobre 2011
Bloomberg: «Bisogna temere una crisi cinese» - Finanza - Valori.it




Dopo anni di preoccupazioni legate ad un boom del credito senza precedenti, a giudicare dalle parole del premier cinese Wen Jiabao, sembra che a Pechino si tema una netta diminuzione dei prestiti. Che si passi, insomma, da una sovra-alimentazione ad una fase di credit crunch.

Sembra incredibile per un’economia che da anni si batte proprio per cercare di evitare un surriscaldamento del sistema che in buona parte è stato alimentato proprio dai capitali concessi dalle banche. Eppure ieri il capo del governo di Pechino ha chiesto maggiore supporto finanziario per le piccole imprese, secondo quanto riportato dall’agenzia di Stato Xinhua. Wen ha precisato che le realtà di dimensioni ridotte dovranno costituire una priorità per il settore bancario, e che in questa ottica gli istituti di credito dovranno ridurre il costo degli stessi finanziamenti.

Secondo alcuni analisti, le strette che a più riprese le autorità cinesi hanno imposto al flusso dei prestiti hanno infatti colpito soprattutto i piccoli imprenditori: i primi a vedersi preclusa la possibilità di ottenere capitali da investire. Le banche, dunque, dovendo evitare di superare i limiti massimi imposti ai crediti concessi, avrebbero privilegiato le grandi compagnie. Non a caso, l’ultima analisi di HSBC Holdings segnala un rallentamento delle attività proprio delle piccole imprese, soprattutto nel comparto manifatturiero, nonostante il dato complessivo nazionale rimanga positivo.

6 Ottobre 2011
Pechino fa retromarcia sui prestiti bancari - Finanza - Valori.it




In Cina si sta assistendo ad un graduale aumento del costo del lavoro. E ne potrebbe derivare una radicale inversione di tendenza: rappresentata da migliaia di posti di lavoro che stanno ritornando nei confini degli Stati Uniti.

Si tratta del cosiddetto fenomeno del “re-shoring”: una sorta di “marcia indietro” rispetto alla delocalizzazione imperante degli ultimi anni. A offrirne un'analisi – riportata stamattina sulle colonne del Financial Times – è la società di consulenza Boston Consulting Group. Si tratta di un fenomeno che riguarda soprattutto i dipendenti del comparto industriale. E che potrebbe contribuire alla creazione di tre milioni di posti di lavoro negli Usa entro il 2020.

Senza dubbio ciò andrà a incidere sull'enorme deficit della bilancia commerciale degli Stati Uniti, che nel 2010 ammontava a 360 miliardi di dollari (ad eccezione del petrolio): e, secondo le ultime stime, potrebbe ridursi a 260 miliardi entro la fine del decennio. Proprio il disavanzo commerciale con la Cina (schizzato alla quota di 273 miliardi di dollari nel 2010) in questi giorni è al centro del dibattito politico: martedì prossimo il Senato statunitense si esprimerà su una controversa bozza di legge per l'imposizione di nuove tariffe sull'importazione di beni e prodotti cinesi.

Non sarà sorda a questi dati l'amministrazione guidata da Barack Obama, che medita di puntare proprio sulla produzione industriale per raggiungere il tanto atteso rilancio dell'economia, ancora stagnante a seguito della crisi. Tanto più in presenza di una disoccupazione che la stessa Casa Bianca ha definito «inaccettabile». Nella giornata di oggi è in programma la diffusione delle statistiche relative ai nuovi posti di lavoro creati nel mese di settembre. Per ora le previsioni parlano di circa 60 mila unità, cifra che non sarebbe sufficiente a incidere su un tasso di disoccupazione che ad agosto continuava ad attestarsi al 9,1% della forza lavoro.

7 Ottobre 2011
Cina, aumenta il costo del lavoro: le industrie tornano negli Usa - Economia - Valori.it
bodyhammer non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-10-11, 19:31   #5 (permalink)
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Yuan: Rialzo Record Sul Dollaro, +30% Da Rivalutazione 2005

lunedì, 10 ottobre 2011 - 12:35

(AGI) Shanghai - Lo yuan cinese segna un rialzo record dello 0,6% a quota 6,3486 sul dollaro e arriva a valere il 30,4% in piu' rispetto al livello che aveva all'epoca della rivalutazione del luglio 2005. Il governo di Pechino intende proseguire la sua politica di graduale apprezzamento sul biglietto verde. Il rialzo record gionaliero arriva al termine di una lunga festivita' in Cina e dopo che il Senato Usa ha rinviato il voto su una legge, fortemente avversata dalle autorita' cinesi, che mira a rialzare i dazi dei paesi che manipolano le loro valute e dunque punta a a colpire in primo luogo Pechino costringendola ad apprezzare lo yuan .

Yuan: Rialzo Record Sul Dollaro, +30% Da Rivalutazione 2005 - Yahoo! Finanza
bodyhammer non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-10-11, 08:32   #6 (permalink)
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Originalmente inviato da andy74rc Visualizza messaggio
il neo-mercantilismo cinese sta decelerando.
Non so cosa intendi per neo-mercantilismo... io dico che la Cina è il campione mondiale dei malinvestimenti, cioè di investimenti che non portano ricchezza ma soltanto una crescita disordinata, non sostenibile e molto sporca (nel senso di inquinante), in particolare la Cina ha un economia troppo dipendente dall'export tanto da dover addirittura finanziarsi i compratori delle proprie merci... io questo lo chiamo lavorare a gratis.
pixy non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-10-11, 08:51   #7 (permalink)
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Originalmente inviato da pixy Visualizza messaggio
io questo lo chiamo lavorare a gratis.
io questa la chiamo una manna dal cielo!

E' semplicemente folle avversare la Cina: fornitore di prodotti finiti a basso costo, finanziatore e importatore di beni ad alto VA (quest'ultimo aspetto sempre più in prospettiva, leggasi alla voce aumenti salariali)
Razionalista non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-10-11, 09:17   #8 (permalink)
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la Cina è entrato nel WTO per fare da fabbrica mondiale per i delocalizzatori , , fabbrica a volte primordiale , con possibilità di violare ogni regola di lavoro del mondo occidentale , con moneta non fluttuante ma legata al dollaro quindi in continua svalutazione reale nonostante un Pil a due cifre da innumerevoli anni . La truffa del secolo .
Amundsen non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-10-11, 09:19   #9 (permalink)
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quel che posso dire, è che a parte le zone centrali delle grandi megalopoli il resto è piena campagna, con stili di vita e di benessere completamente differenti.
se in pieno centro (per quanto riguarda l'ostentazione) sembra di essere in una città occidentale, altrove mi ricorda molto l'Italia degli anni '30 e rispetto a 10 anni fa non è cambiato assolutamente nulla.
le periferie sono interminabili e mettono angoscia, con quei palazzoni grigi pieni di persone.
rispetto all'india ho visto più ordine, meno miseria, più dignità, perfino nei paesini della cina centrale e occidentale anche se sembra di essere in un altro stato.
ho notato che c'è abbondanza di corruzione, anche quando mi hanno fermato per la patente sono stato "quasi" invitato a dare una mancia ed in questo come in altre cose li vedo molto simili a noi italiani.
per il resto non mi ha fatto una grande impressione di magnificenza, anzi al contrario li vedo molto fragili, troppo dipendenti dagli occidentali.
dottoraus non  è collegato   Rispondi citando
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