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Vecchio 04-10-11, 16:35   #1 (permalink)
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Guerra economica tra Cina e Usa?

MILANO - Il Senato americano ha iniziato il dibattito su un disegno di legge per penalizzare, anche con dazi e sanzioni, la Cina, accusata di sottovalutare la propria moneta per sostenere le esportazioni a scapito di un'industria americana duramente colpita dalla recessione. I senatori hanno votato per 79 voti contro 19 per aprire il dibattito sul testo del disegno di legge per la possibile approvazione nel corso della settimana.

L'accusa alla Cina è di manipolare la propria valuta. Uno dei principali sostenitori del testo, il senatore democratico Chuck Schumer, ha detto che prima del voto questa è una "opportunità per aiutare la classe media americana a tornare al lavoro". Il tasso di disoccupazione Usa supera il 9%. "Non abbiamo scelta se non quella di correggere i danni provocati dalla Cina", ha detto. I critici del provvedimento, invece, temono una guerra commerciale e sostengono che: "Siamo già in guerra commerciale con la Cina e siamo destinati a perdere". L'amministrazione del presidente Barack Obama, che favorisce una politica di dialogo con la cina, non supporta la misura.

Pechino dal canto suo ha dichiarato di essere "fortemente contraria" a un nuovo progetto di legge presentato dai senatori degli Stati Uniti. Il disegno di legge "viola gravemente le norme dell'organizzazione mondiale del commercio, interferisce seriamente nelle relazioni commerciali sino-americane e la cina si oppone fermamente a questa ipotesi", ha detto Ma Zhaoxu, il portavoce della diplomazia cinese.


Guerra economica tra Cina e Usa Una legge contro lo yuan e le proteste di Pechino - Repubblica.it

hanno scoperto l'acqua calda, sono almeno due decenni che questo accade. Ritorno al protezionismo o è solo un modo per fare pressione sulla Cina affiché rivaluti?
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Vecchio 04-10-11, 18:06   #2 (permalink)
Watashi
 
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MILANO - Il Senato americano ha iniziato il dibattito su un disegno di legge per penalizzare, anche con dazi e sanzioni, la Cina, accusata di sottovalutare la propria moneta per sostenere le esportazioni a scapito di un'industria americana duramente colpita dalla recessione. I senatori hanno votato per 79 voti contro 19 per aprire il dibattito sul testo del disegno di legge per la possibile approvazione nel corso della settimana.

L'accusa alla Cina è di manipolare la propria valuta. Uno dei principali sostenitori del testo, il senatore democratico Chuck Schumer, ha detto che prima del voto questa è una "opportunità per aiutare la classe media americana a tornare al lavoro". Il tasso di disoccupazione Usa supera il 9%. "Non abbiamo scelta se non quella di correggere i danni provocati dalla Cina", ha detto. I critici del provvedimento, invece, temono una guerra commerciale e sostengono che: "Siamo già in guerra commerciale con la Cina e siamo destinati a perdere". L'amministrazione del presidente Barack Obama, che favorisce una politica di dialogo con la cina, non supporta la misura.

Pechino dal canto suo ha dichiarato di essere "fortemente contraria" a un nuovo progetto di legge presentato dai senatori degli Stati Uniti. Il disegno di legge "viola gravemente le norme dell'organizzazione mondiale del commercio, interferisce seriamente nelle relazioni commerciali sino-americane e la cina si oppone fermamente a questa ipotesi", ha detto Ma Zhaoxu, il portavoce della diplomazia cinese.


Guerra economica tra Cina e Usa Una legge contro lo yuan e le proteste di Pechino - Repubblica.it

hanno scoperto l'acqua calda, sono almeno due decenni che questo accade. Ritorno al protezionismo o è solo un modo per fare pressione sulla Cina affiché rivaluti?
Obama in questa circostanza mi sembra Berlusconi
Probabilmente sono pressioni, poi passeranno ad altre vie di fatto.

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"Siamo già in guerra commerciale con la Cina e siamo destinati a perdere"
Questo è vero, ma nel breve periodo la misura dei dazi è vincente, ed è ciò che serve ai politici.
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Vecchio 04-10-11, 19:15   #3 (permalink)
nel blù ..
 
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Basterebbe molto più semplicemente fare uscire la Cina dal WTO finché non consente un regime di cambi liberi ed il rispetto di norme basilari sulla sicurezza e la dignità dei lavoratori.
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Vecchio 04-10-11, 20:36   #4 (permalink)
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Basterebbe molto più semplicemente fare uscire la Cina dal WTO finché non consente un regime di cambi liberi ed il rispetto di norme basilari sulla sicurezza e la dignità dei lavoratori.
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Vecchio 05-10-11, 03:37   #5 (permalink)
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Basterebbe molto più semplicemente fare uscire la Cina dal WTO finché non consente un regime di cambi liberi ed il rispetto di norme basilari sulla sicurezza e la dignità dei lavoratori.

Le norme basilari su sicurezza e dignita' dei lavoratori ci sono gia'. Che poi vengano non applicate o disattese, e' un altro paio di maniche.
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Vecchio 05-10-11, 10:06   #6 (permalink)
sunt tecum quae fugi
 
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Basterebbe molto più semplicemente fare uscire la Cina dal WTO finché non consente un regime di cambi liberi ed il rispetto di norme basilari sulla sicurezza e la dignità dei lavoratori.
e anche qualche regoletta sull'inquinamento aggiungerei.
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Vecchio 05-10-11, 15:24   #7 (permalink)
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come è possibile penalizzare le esportazioni cinesi se queste sono filiari del capitalismo occidentale.
incidere sulle multinazionali che hanno in cina le produzioni è l'unica soluzione,anche se penso difficilmente praticabile dato che queste finanziano le campagne elettorali dei politici di turno
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Vecchio 08-10-11, 14:57   #8 (permalink)
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In Cina si sta assistendo ad un graduale aumento del costo del lavoro. E ne potrebbe derivare una radicale inversione di tendenza: rappresentata da migliaia di posti di lavoro che stanno ritornando nei confini degli Stati Uniti.

Si tratta del cosiddetto fenomeno del “re-shoring”: una sorta di “marcia indietro” rispetto alla delocalizzazione imperante degli ultimi anni. A offrirne un'analisi – riportata stamattina sulle colonne del Financial Times – è la società di consulenza Boston Consulting Group. Si tratta di un fenomeno che riguarda soprattutto i dipendenti del comparto industriale. E che potrebbe contribuire alla creazione di tre milioni di posti di lavoro negli Usa entro il 2020.

Senza dubbio ciò andrà a incidere sull'enorme deficit della bilancia commerciale degli Stati Uniti, che nel 2010 ammontava a 360 miliardi di dollari (ad eccezione del petrolio): e, secondo le ultime stime, potrebbe ridursi a 260 miliardi entro la fine del decennio. Proprio il disavanzo commerciale con la Cina (schizzato alla quota di 273 miliardi di dollari nel 2010) in questi giorni è al centro del dibattito politico: martedì prossimo il Senato statunitense si esprimerà su una controversa bozza di legge per l'imposizione di nuove tariffe sull'importazione di beni e prodotti cinesi.

Non sarà sorda a questi dati l'amministrazione guidata da Barack Obama, che medita di puntare proprio sulla produzione industriale per raggiungere il tanto atteso rilancio dell'economia, ancora stagnante a seguito della crisi. Tanto più in presenza di una disoccupazione che la stessa Casa Bianca ha definito «inaccettabile». Nella giornata di oggi è in programma la diffusione delle statistiche relative ai nuovi posti di lavoro creati nel mese di settembre. Per ora le previsioni parlano di circa 60 mila unità, cifra che non sarebbe sufficiente a incidere su un tasso di disoccupazione che ad agosto continuava ad attestarsi al 9,1% della forza lavoro.


Cina, aumenta il costo del lavoro: le industrie tornano negli Usa - Economia - Valori.it
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