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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Dec 2003
Messaggi: 1,424
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Perché chiedere l’allungamento dell’età pensionistica? Forse per trattenere il TFR ?
Non è effettivamente subito intuitivo perché Confindustria sia cosi determinata sull’ aspetto dell’ allungamento dell’ età di pensionamento.
Penso che Confindustria dovrebbe essere più sensibile a misure più marcatamente espansive. Ma anche ieri Bombassei, a Ballarò, ha rimarcato la priorità di questo punto per Confindustria. Allora vado ad analizzare una elemento che non viene spesso citato, ma che potrebbe spiegare la razio di questo spasmodico interesse: il TFR accantonato nei lato destro dei bilanci delle industrie ( quelle più grandi e quelle più consolidate ). Essendo una componente del passivo, i Fondi TFR, concorrono a finanziare gli attivi di tutte le imprese: rappresentano un ammontare consistenti nelle aziende con più dipendenti e più consolidate; ed ovviamente si assottigliano quando i dipendenti si pensionano. E’ vero che di recente l’ INPS ha preso ad accantonare lei direttamente le quote del nuovi assunti: ma i lavoratori che erano in forza da molti anni nel 2006 hanno optato per mantenere in azienda i loro TFR ( e non hanno sbagliato visto i risultati mediocri della previdenza integrativa ). Per giunta ora siamo in una fase in cui molti dei lavoratori che hanno ampi accantonamenti di TFR nelle aziende sarebbero in procinto di accedere alla pensione. E le aziende associate a Confindustria dovrebbero ricercare un’altra fonte di finanziamento ( certamente più onerosa per loro ) per sostituire le poste decrescenti dei fondi TFR: anche perché la nuova moda dei contratti a DT non permette che si accumulino gli stessi alti valori di TFR presso le aziende. … di questi tempi ? ![]() Da questo punto di vista però, e se così fosse, parrebbe allora più una misura contingente che strutturale ! |
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#2 (permalink) |
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Data registrazione: Sep 2011
Messaggi: 275
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Non credo sia solo questione di TFR, ma anche di sostenibilità dei conti pubblici.
L'unico modo di abbassare le tasse (che sulle imprese, in Italia sono ai massimi storici) è ridimensionare la spesa pubblica, e le pensioni sono il capitolo dove c'è pure una giustificazione se vogliamo storica e generazionale. Perchè non è molto equo che chi entri nel mondo del lavoro oggi a 20 anni oggi vedrà la pensione, siamo realisti, non prima dei 67-70 anni col metodo contributivo (quindi ridottissima), mentre chi va in pensione oggi a 57-58-59 anni ci vada con quella retributiva. Meglio fare fin d'ora regole che siano ragionevolmente le stesse cui saranno sottoposti i giovani, altrimenti lasceranno questa valle di lacrime e le pensioni le pagheranno solo i contributi dei maghrebini. Studio Eurostat sulle pensioni: in Italia l |
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#6 (permalink) | |
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Data registrazione: Jan 2006
Messaggi: 345
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Citazione:
Invece di lottare per avere una pensione decorosa i giovani si lasciano abbindolare da 4 industriali del menga che vivono e soppravvivano grazie a contributi pubblici , sveglia gente!!!!!!! la vita è nostra e non della signora marcegaglia. |
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#7 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Sep 2011
Messaggi: 275
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Uso Chrome, che non mi dà particolari problemi.
Il link dice che Studio Eurostat sulle pensioni: in Italia l�et� pi� bassa della Ue L’Unione europea punta ancora una volta il dito contro l’Italia sul tema delle pensioni, dopo che la Commissione nelle scorse settimane aveva rivolto all’Italia un chiaro richiamo: l’et� pensionabile nella Penisola � tra le pi� basse d’Europa. Ora l’ultimo studio di Eurostat conferma che, nonostante le riforme fatte dall’inizio degli anni ‘90, in Italia l’et� effettiva di pensionamento resta la pi� bassa di tutta l’Ue: poco pi� di 58 anni per gli uomini e circa 57 anni per le donne. Solo il Belgio presenta dei numeri di poco inferiori. Il recente accordo raggiunto tra il Governo Prodi e i sindacati per riformare ulteriormente il sistema previdenziale non cambierebbe di molto la situazione. Infatti, non solo l’et� per la pensione di vecchiaia rimane invariata (65 anni per gli uomini e 60 per le donne), ma il cosiddetto “scalone” della riforma Maroni viene ammorbidito, rendendo pi� graduale il cammino verso l’innalzamento dell’et� pensionabile. Lo studio di Eurostat sottolinea come l’et� ufficiale per la pensione sia simile in quasi tutti i Paesi europei, variando tra tra i 62 e i 65 anni per gli uomini e tra i 60 e i 65 anni per le donne. Ma l’et� in cui effettivamente ci si ritira dal mercato del lavoro varia da Paese a Paese, e in molti di essi �� ben al di sotto� dell’et� ufficiale. � questo il caso dell’Italia - evidenzia l’istituto europeo di statistica - dove �l’et� media della pensione per le donne � solo di 57,2 anni, 3 anni pi� bassa dei 60 anni ufficiali�; e dove �anche gli uomini si ritirano dal lavoro ad un’et� relativamente giovane, che si attesta sui 58,4 anni, circa 7 anni prima dei 65 anni ufficiali�. Questi dati pongono l’Italia in fondo alla classifica di Eurostat, ben distante da altri Paesi, come la Germania, dove l’et� effettiva di pensionamento � in media di 59,9 anni per le donne e di 61,6 anni per gli uomini, la Spagna (59,5 e 62,6 anni), in Olanda di (59,3 e 60,5 anni), in Svezia (63,3 e 63,9 anni). Gli esperti dell’istituto di statistica sottolineano come dal 1998 l’et� media effettiva di pensionamento sia gradualmente aumentata in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europa. Ma non in Italia, dove anzi �si � registrata una caduta�, anche se dall’attuazione della riforma Maroni l’Ue si attendeva un’inversione di tendenza, che ora dovr� essere confermata dalla riforma Prodi. Lo studio di Eurostat mette in evidenza come siano ancora troppo pochi in Europa i lavoratori che scelgono la via del part-time o dell’orario ridotto in alternativa al pensionamento anticipato. Anche in questo caso l’Italia � agli ultimi posti. Nel nostro Paese, inoltre, quasi tutte le persone che vanno prima in pensione non rientrano pi� nel mercato del lavoro - anche se ancora relativamente giovani e in buona salute - sia per scelta personale sia per difficolt� nel trovare una nuova attivit�. Fermo restando che non sono pochi quelli che scelgono la strada del lavoro sommerso, soprattutto nel Mezzogiorno.� � � � PAESE ET� UOMINI ET� DONNE IRLANDA 64,4 61,5 SVEZIA 63,9 63,3 PORTOGALLO 64,2 61,4 REGNO UNITO 63,8 60,3 SPAGNA 62,6 59,5 DANIMARCA 62,2 60,1 GERMANIA 61,6 59,9 FINLANDIA 61,5 60,7 GRECIA 61,7 58,4 OLANDA 60,5 59,3 AUSTRIA 59,6 56,4 FRANCIA 58,8 58,3 LUSSEMBURGO 57,7 58,7 ITALIA 58,4 57,2 BELGIO 57,9 56,8 � � � MEDIA UE-25 60,7 59,4 (Il Sole 24 Ore) |
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#8 (permalink) |
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Data registrazione: Sep 2011
Messaggi: 275
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Le pensioni tecnicamente NON POSSONO essere assieme decorose e entro i 65-67 anni di vita, proprio per l'allungamento dell'età di vita e per il numero basso di lavoratori che pagano le relative pensioni. E' stata per tanti anni una piramide finanziaria che si è ormai sfaldata alla base: i pensionati sono già oggi più dei lavoratori che pagano le loro pensioni, figuratevi tra 20 anni...
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#9 (permalink) | |
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Data registrazione: Jan 2006
Messaggi: 345
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Citazione:
Prova a fare un semplice calcolo , moltiplica il 33% di uno stipendio medio di un lavoratore per 41-42 anni di lavoro e poi vedi che cifra enorme hai versato all'inps , con i salari attuali grosso modo sono quasi 500000 euro . Cosa credi che l'inps ti restituisca ? nella maggior parte dei casi neanche la metà di quello che hai versato , non ci vuole un genio della finanza per capirlo. |
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#10 (permalink) | |
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Data registrazione: Sep 2011
Messaggi: 275
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Citazione:
Per una vita residua media in pensione che è pari a 25 anni. Quindi, non ci vuole un genio per capire che, MEDIAMENTE, ottiene almeno il doppio di quanto ha versato. La domanda quindi è: chi paga? Chi sarà colui che otterrà MEDIAMENTE meno di quanto ha versato? Indovinate un pò? |
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