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Vecchio 10-07-01, 21:47   #1 (permalink)
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LucMan non è ancora classificato
Dopo tutti i veloci tagli ai tassi di Alan Greenspan e se si hanno dubbi che questi possano fare ripartire l'economia americana destinata piuttosto a ristagnare o affogare in un oceano di denaro a buon mercato che nessuno sa più investire (investire in senso macroeconomico non finanziario) ?
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Vecchio 10-07-01, 21:53   #2 (permalink)
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Marco2706 non è ancora classificato
non mi pare che ci sia il pericolo, l'unico che finora la sperimentata e' il giappone e non ci sono similitudini con gli usa
Marco2706 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-07-01, 21:54   #3 (permalink)
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mocari non è ancora classificato
J. M. KEYNES.....

......è morto nel '45.....
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Vecchio 10-07-01, 21:54   #4 (permalink)
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Marco2706 non è ancora classificato
" .... l'ha" e non "la "
sorry
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Vecchio 10-07-01, 22:22   #5 (permalink)
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Re: J. M. KEYNES.....

Citazione:
Originally posted by mocari
......è morto nel '45.....
Forse oggi ci servirebbe Keynes con le sue politiche fiscali unite ad un ripensamento delle politiche monetarie alla Milton Friedman?
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Vecchio 10-07-01, 22:27   #6 (permalink)
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KEYNES E MILTON .......

......fanno a pugni....!
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Vecchio 10-07-01, 22:28   #7 (permalink)
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Black Sheep non è ancora classificato
secondo me in teoria SI.
in pratica è molto difficile che ciò avvenga visto il comportamento degli americani negli ultimi decenni.

Secondo alcuni economisti le variabili chiave di questo rallentamento (recessione) sono due:
investimenti e effetto ricchezza.
il primo è a livelli critici in quanto legato alla capacita produttiva in esubero che c'è ora negli u.s.a.
il secondo quello che ha permesso agli americani di vivere allegramente negli ultimi anni grazie alle plusvalenze di borsa è quello che pùo dare le maggiori preoccupazioni. Basta pensare che chi ha investito in titoli azionari 2 o 3 anni fa è ancora in guadagno e ancora spende senza preoccupazione. cosa potrebbe avvenire se gli americani cominciano a spaventarsi ed a ridurre drasticamente le proprie spese di consumo?
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Vecchio 10-07-01, 22:47   #8 (permalink)
sparate sul pianista
 
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[QUOTE]Originally posted by Black Sheep
secondo me in teoria SI.
in pratica è molto difficile che ciò avvenga visto il comportamento degli americani negli ultimi decenni.

Secondo alcuni economisti le variabili chiave di questo rallentamento (recessione) sono due:
investimenti e effetto ricchezza.
il primo è a livelli critici in quanto legato alla capacita produttiva in esubero che c'è ora negli u.s.a.
il secondo quello che ha permesso agli americani di vivere allegramente negli ultimi anni grazie alle plusvalenze di borsa è quello che pùo dare le maggiori preoccupazioni. Basta pensare che chi ha investito in titoli azionari 2 o 3 anni fa è ancora in guadagno e ancora spende senza preoccupazione. cosa potrebbe avvenire se gli americani cominciano a spaventarsi ed a ridurre drasticamente le proprie spese di consumo?
[/QUOTE
il problema, secondo me, non è semplicemente "comprare", ma essenzialmente "che cosa" comprare. il mercato è saturo di oggetti privi di richiamo. le novità, al contrario, funzionano benissimo. in una società post-industriale, in cui i soli consumi espansivi di massa sembrano rimasti quelli legati all’evoluzione informatica e alla telefonia mobile, diventa necessario puntare su quei settori che tendono a costituire nicchie significative di consumi “individuali” di massa. Dal momento che la lotta serrata alle spinte inflazionistiche su scala mondiale impedisce l’aumento significativo dei volumi monetari (e frena di conseguenza i consumi), la necessità per le aziende è diventata quella, da una parte, di aumentare considerevolmente la massa “critica” dei propri fatturati (acquisizione di aziende, join venture, etc.); dall’altra, quella di modellare i bisogni individuali dei consumatori dell’epoca post-industriale verso “oggetti” destinati a rinnovarne i gusti e, soprattutto, i flussi di spesa. In terzo luogo, la necessità di potenziare la “visibilità” delle aziende nell’epoca della competizione globale, ha indotto le stesse ad incrementare in modo massiccio le spese pubblicitarie – spese destinate, da una parte, a rendere più efficaci le strategie di marketing, dall’altra ad assicurarne il successo grazie ad una più raffinata gestione dei contenuti socio-culturali dell’immagine commerciale specifica di ogni singola azienda. In tale prospettiva, negli ultimi anni (a partire soprattutto dagli anni ’80), si è andati dal ritorno prepotente attribuito al valore dei “marchi” e/o delle “marche” all’esplosione di “nuovi” consumi (il tutto diretto e organizzato attraverso il potenziamento massiccio di strategie di comunicazione d’impresa sempre più complesse e “globali”). “Nuovi” consumi, in breve, possono essere definiti quelli tipici delle società post-industriali: quelli relativi, per esempio, alle acque minerali; al ritorno prepotente della produzione di occhiali; all’evoluzione della produzione di orologi - vedi Swatch - e dei mezzi di locomozione (dalle biciclette ai nuovi modelli di “concept-car” - vedi Smart - destinati alla grande produzione).
Ora, per l’investitore, la domanda chiave per delineare strategie d’investimento vincenti di lungo periodo deve essere: quali possono essere i settori su cui puntare nell’era della crescita contenuta? La risposta, per quanto mi concerne, può essere così formulata:
Fascia 1: “bancassicurazioni” (settore destinato all’integrazione tra “gestione del credito-previdenza-gestione patrimoniale”);
Fascia 2: “nuovi” consumi (settore di nicchia, destinato a congiungere alta tecnologia industriale ad “oggetti” destinati alla grande produzione);
Fascia 3: strategie di comunicazione e marketing per i media tradizionali e per i nuovi canali interattivi, progettazione della comunicazione, fornitura di soluzioni integrate per i diversi media (Internet, CD, video, telefonia cellulare).
Sono solo delle idee, ma il problema della selettività esiste, e si fa sempre più delicato. non è semplicemente un problema di spesa, ma di "qualità" della spesa, che il consumatore e le aziende del nuovo millennio cominciano ad avvertire come cruciale.
jump st. man non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-07-01, 22:55   #9 (permalink)
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Originally posted by Black Sheep
cosa potrebbe avvenire se gli americani cominciano a spaventarsi ed a ridurre drasticamente le proprie spese di consumo?
Non succederà.Non fà parte del loro stile di vita.

Miguelangel
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Vecchio 10-07-01, 23:06   #10 (permalink)
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Citazione:
Originally posted by LUCMAN
Dopo tutti i veloci tagli ai tassi di Alan Greenspan e se si hanno dubbi che questi possano fare ripartire l'economia americana destinata piuttosto a ristagnare o affogare in un oceano di denaro a buon mercato che nessuno sa più investire (investire in senso macroeconomico non finanziario) ?
Da quello ce abbiamo visto sin da Ottobre, la Fed ha rimpinzato il mercato con liquidita'. Ormai non lo riporto neanche piu' ma ogni giorno la Fed mette sul mercato miliardi di dollari e pratica operazioni di buy-back per diverse decine di miliardi.

insomma la Fed tiene il mercato liquido.

Questo vuol dire che nonostante i tagli di tassi non c'e' ancora pericolo di eccesso di liquidita'.

Il motivo, secondo me, sta nel fatto che gli americani sono indebitati fino al collo ed hanno speso molto piu' di quanto avevano a disposizione, sia perche' e' loro cultura quella di consumare eccessivamente, sia perche' si erno lasciati cullare dal boom che prometteva di continuare all'infinito.

i prodotti finanziari americani sono una galassia, paragonata al nostro sistema solare. L'America e' una nazione fondata sul debito ed esisteono variegate forme di investimento nel Paese. La liquidita' finisce nei Mutual Funds e nei Municipal Bonds.

Gli americani hanno continuato a consumare anche se in misura non eccessiva ed e' proprio questo che sta mantenendo l'America a livelli di crisi e non l'ha portata in recessione. Ora pero' questi consumi devono crescere altrimenti il problema si potrebbe riproporre.

Concordo sia con l'analisi di jump che con quella sintetica, ma che rende effettivamente l'idea, dell'amico Miguelangel.

Ciao a tutti
Pace In Medioriente non  è collegato   Rispondi citando
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