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Vecchio 21-09-11, 00:34   #1 (permalink)
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l'austerità, da un altro punto di vista

Leggendo un blog sono incappato in queste parole di Enrico Berliguer,
questi sono alcuni passaggi di suoi interventi al Teatro Eliseo di Roma (1977) e al Teatro Lirico di Milano (1979) che delineavano la cosiddetta politica dell’austerità:

“…Questa esigenza nasce dalla consapevolezza che occorre dare un senso e uno scopo a quella politica di austerità che è una scelta obbligata e duratura, e che, al tempo stesso, è una condizione di salvezza per i popoli dell'occidente, io ritengo, in linea generale, ma, in modo particolare, per il popolo italiano. L'austerità non è oggi un mero strumento di politica economica cui si debba ricorrere per superare una difficoltà temporanea, congiunturale, per poter consentire la ripresa e il ripristino dei vecchi meccanismi economici e sociali. Questo è il modo con cui l'austerità viene concepita e presentata dai gruppi dominanti e dalle forze politiche conservatrici. Ma non è così per noi. Per noi l'austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell'individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato. L'austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia; cioè il contrario di tutto ciò che abbiamo conosciuto e pagato finora, e che ci ha portato alla crisi gravissima i cui guasti si accumulano da anni e che oggi si manifesta in Italia in tutta la sua drammatica portata…”
“…L’austerità per definizione comporta restrizioni di certe disponibilità a cui ci si è abituati, rinunce a certi vantaggi acquisiti: ma noi siamo convinti che non è detto affatto che la sostituzione di certe abitudini attuali con altre, più rigorose e non sperperatrici, conduca a un peggioramento della qualità e della umanità della vita. Una società più austera può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana. (...) La politica di austerità … può recidere alla base la possibilità di continuare a fondare lo sviluppo economico italiano su quel dissennato gonfiamento del solo consumo privato, che è fonte di parassitismi e di privilegi, e può invece condurre verso un assetto economico e sociale ispirato e guidato dai principi della massima produttività generale, della razionalità, del rigore, della giustizia, del godimento di beni autentici, quali sono la cultura, l’istruzione, la salute, un libero e sano rapporto con la natura.”


E' straordinaria l'attualità di queste riflessioni...

Ultima modifica di Capitan_D : 21-09-11 alle ore 11:49
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Vecchio 21-09-11, 02:38   #2 (permalink)
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e' straordinario come lo stesso enrico berlinguer non si fosse mai chiesto da dove arrivavassero i soldi per mantenere tutto l'apparato di via delle botteghe oscure (che di austerity non aveva nulla...)...solo molti anni dopo il buon cossutta ha spiegato come e quanti soldi tiravano in quegli anni.
Per carita', la DC faceva lo stesso ma -con le parole del Garante Etico luigi berlinguer- "Bisogna (ndc gli appartenenti al partito) essere più corretti di un cittadino comune"...
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Vecchio 21-09-11, 09:07   #3 (permalink)
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Leggendo un blog sono incappato in queste parole di Enrico Berliguer,
questi sono alcuni passaggi di suoi interventi al Teatro Eliseo di Roma (1977) e al Teatro Lirico di Milano (1979) che delineavano la cosiddetta politica dell’austerità:


“…L’austerità per definizione comporta restrizioni di certe disponibilità a cui ci si è abituati, rinunce a certi vantaggi acquisiti: ma noi siamo convinti che non è detto affatto che la sostituzione di certe abitudini attuali con altre, più rigorose e non sperperatrici, conduca a un peggioramento della qualità e della umanità della vita. Una società più austera può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana. (...) La politica di austerità … può recidere alla base la possibilità di continuare a fondare lo sviluppo economico italiano su quel dissennato gonfiamento del solo consumo privato, che è fonte di parassitismi e di privilegi, e può invece condurre verso un assetto economico e sociale ispirato e guidato dai principi della massima produttività generale, della razionalità, del rigore, della giustizia, del godimento di beni autentici, quali sono la cultura, l’istruzione, la salute, un libero e sano rapporto con la natura.”


E' straordinaria l'attualità di queste riflessioni...
Parole che possono abbagliare molto, ma che di pratico non hanno nulla e denotano una visione profondamente sbagliata dei meccanismi sociali.

Se il consumo privato è fonte di parassitismi e privilegi, beh con cosa dovrebbe essere sostituito, con la spesa pubblica? La quale, invece, non è fonte di parassitismo e privilegio, vero?

Anche il discorso sulla razionalità e l'efficienza della produzione... a che fine essa deve essere razionale ed efficiente? Per soddisfare al meglio i bisogni individuali. E i bisogni individuali come si manifestano se non tramite i consumi privati? Ovviamente Berlinguer, da buon politico ed aspirante ingegnere sociale, pensava, come molti suoi colleghi, di sapere lui cosa è meglio per gli altri. Cittadini considerati alla stregua di greggi di pecore.

E se l'austerità comporta rinunce a disponibilità e privilegi, chi deve fare queste rinunce? Ovviamente i cittadini. Lui e i suoi colleghi, anche in quei tempi, si sono ben guardati dal rinunciare ai privilegi e alle loro disponibilità.
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Vecchio 21-09-11, 09:32   #4 (permalink)
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io sinceramente ancora devo capire perché berlinguer è così amato e così rimpianto.
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Vecchio 21-09-11, 09:36   #5 (permalink)
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praticamente quello che stava cercando di dire è: "cari proletari, ripudiate il consumismo e abituatevi ad una vita misera, così voglia il cielo andiamo al potere noi, sarete già abituati"
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Vecchio 21-09-11, 11:25   #6 (permalink)
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Parole che possono abbagliare molto, ma che di pratico non hanno nulla e denotano una visione profondamente sbagliata dei meccanismi sociali.

Se il consumo privato è fonte di parassitismi e privilegi, beh con cosa dovrebbe essere sostituito, con la spesa pubblica? La quale, invece, non è fonte di parassitismo e privilegio, vero?

Anche il discorso sulla razionalità e l'efficienza della produzione... a che fine essa deve essere razionale ed efficiente? Per soddisfare al meglio i bisogni individuali. E i bisogni individuali come si manifestano se non tramite i consumi privati? Ovviamente Berlinguer, da buon politico ed aspirante ingegnere sociale, pensava, come molti suoi colleghi, di sapere lui cosa è meglio per gli altri. Cittadini considerati alla stregua di greggi di pecore.

E se l'austerità comporta rinunce a disponibilità e privilegi, chi deve fare queste rinunce? Ovviamente i cittadini. Lui e i suoi colleghi, anche in quei tempi, si sono ben guardati dal rinunciare ai privilegi e alle loro disponibilità.
no Larry se cerchi qualcosa di pratico ovviamente non lo troverai, non è una manovra economica. Sono solo constatazioni fatte in un passato non molto lontano, che io trovo straordianriamente aderenti ai giorni che stiamo vivendo adesso.
il suo pensiero in questi discorsi, per come lo interpreto io, non è contro il "consumo privato" o la rinuncia a primarie necessità, ma "..lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell'individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato.".
la politica di austerità "può invece condurre verso un assetto economico e sociale ispirato e guidato dai principi della massima produttività generale, della razionalità, del rigore, della giustizia, del godimento di beni autentici, quali sono la cultura, l’istruzione, la salute, un libero e sano rapporto con la natura.”
La direzione in cui ci siamo mossi negli anni è esattamente il contrario di ciò che lui 40 anni fa auspicava: l'individualismo e gli interessi particolari, il consumo inteso come spreco e sperpero hanno portato alla dissolutezza etica e morale che sta segnando la nostra decadenza, egregiamente rappresentata dai politici che ci governano e dalla società povera di valori dove l'apparenza è la centralità e tutto ha un prezzo.

non sono un ingenuo, i suoi pensieri sono utopistici, ma non per questo non condivisibili. Se il Pil è cresciuto nel frattempo.. beh va bene così
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Vecchio 21-09-11, 11:32   #7 (permalink)
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Si, ma qualunque riflessione estrapolata senza fare un sunto delle vicende politiche ed economiche del tempo risulta fuorviante.

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io sinceramente ancora devo capire perché berlinguer è così amato e così rimpianto.
perchè a prescindere dalle idee che aveva, le ha sempre portate avanti con più coerenza di altri dimostrando di avere rispetto per le istituzioni e quindi per il popolo che in queste credeva.
un altro fattore fondamentale è quell'ostentato bisogno di professare moralità ed umanità che per molti può essere visto come segno di ipocrisia, ma per altri è stato a lungo fonte di speranza e lotta.
pur negli errori che ha fatto è quindi ritenuto un simbolo positivo della politica, a differenza di "uomini" come andreotti o craxi.

p.s. Capitano correggi il 3d
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Vecchio 21-09-11, 11:40   #8 (permalink)
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Si, ma qualunque riflessione estrapolata senza fare un sunto delle vicende politiche ed economiche del tempo risulta fuorviante.



perchè a prescindere dalle idee che aveva, le ha sempre portate avanti con più coerenza di altri dimostrando di avere rispetto per le istituzioni e quindi per il popolo che in queste credeva.
un altro fattore fondamentale è quell'ostentato bisogno di professare moralità ed umanità che per molti può essere visto come segno di ipocrisia, ma per altri è stato a lungo fonte di speranza e lotta.
pur negli errori che ha fatto è quindi ritenuto un simbolo positivo della politica, a differenza di "uomini" come andreotti o craxi.
Ok. beato il popolo che non ha bisogno di santi, insomma

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p.s. Capitano correggi il 3d
Sì, in "La grammatica, un'altro punto di vista"
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Vecchio 21-09-11, 11:55   #9 (permalink)
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Vecchio 21-09-11, 13:08   #10 (permalink)
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L'Italia è un paese con molti comunisti (comunisti con i soldi degli altri, s'intende) e Berlinguer è stato uno dei più importanti tra i comunisti, oltre ad essere uno dei pochi a livello mondiale in qualche modo presentabile, xchè ebbe la fortuna di non andare mai al potere. Quelli all'estero che non ebbero tale fortuna combinarono tali sfraceli tra deportati, morti d'esecuzione capitale, miseria generata, ecc... che sono improponibili come modello. Anche il comunista più sfegatatato farebbe fatica a prendere tra i modelli Mao, Stalin e simili.
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