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9,5 per cento
Nel secondo trimestre del 2011 il pil della Cina è cresciuto del 9,5 per cento rispetto all'anno precedente. L'economia del gigante asiatico continua ad alimentare la crescita globale, dal momento che il resto del pianeta arretra. Come ricorda Francesco Daveri su lavoce.info, una crescita del 10 per cento in Cina vuol dire 600 miliardi di dollari di redditi in più, tanti quanti verrebbero generati se l'Europa e gli Stati Uniti crescessero del 2 per cento. Purtroppo la domanda cinese è soprattutto orientata ai paesi asiatici. La nuova classe media cinese compra smartphone taiwanesi e sempre meno un Nokia finlandese. La spinta che viene dall'est, quindi, sarà limitata.
Quant'è forte il rischio che una nuova recessione negli Stati Uniti coinvolga la Cina? Mentre statunitensi ed europei erano impegnati con i piani di salvataggio, in Cina la crisi è stata un'occasione per far avanzare l'integrazione economica in Asia. Dal 1 gennaio 2010 è entrato in vigore un accordo doganale che riduce le barriere e amplia al 90 per cento dei prodotti l'accordo tariffario tra la Cina e l'Associazione dei paesi del sudest asiatico, un miliardo e mezzo di persone che stanno uscendo dalla sussistenza e dalle campagne per lavorare e consumare prodotti e servizi. Per approfittare della crescita asiatica, gli imprenditori italiani dovranno essere presenti nella regione con impianti, marchi e catene di distribuzione. Altrimenti la speranza cinese porterà profitti solo alle multinazionali statunitensi, giapponesi e tedesche mentre il resto dell'Europa comincerà ad arrancare. Tito Boeri |
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egr sig Boeri (signor perchè dottor non se lo merita)
lo sa, vero, che tutti concordano sul fatto che un pil cinese che cresce dell'8% (numero enorme, sembrerebbe) è IL MINIMO INDISPENSABILE PER MANTENERE I LIVELLI DI OCCUPAZIONE ATTUALI ? In altre parole un pil italiano che cresce dell'1% probabilmente è comparabile ad uno cinese del 9%. Ah la demografia questa sconosciuta... |
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